LA FIERA DELL'ASSURDO

di Paolo Toselli

 

Due piani più in basso rombava il traffico cittadino. Paolo Gastaldi, seduto nella sua piccola stanza, stava aprendo la posta del mattino. Preziosi rita-gli di giornale e rapporti dattiloscritti coprivano il ripiano della scriva-nia. Un quotidiano dell'Emilia parlava di un "disco ruotante come un budino capovolto" avvistato da alcuni camionisti nei pressi del locale cimitero. Il budino aveva preso quota ad altissima velocità... Il "Messaggero" di Venezia riferiva di un "misterioso oggetto volante" fermo a mezz'aria su una base militare a Istrana, visto da un aviere di sentinella e da un contadino che lavorava nei paraggi. E così via. Avvistamenti più o meno recenti, sepolti in giornali di tutto il mondo. Centinaia ogni anno. Incontri ravvicinati del primo tipo, in massima parte, cioè oggetti strani visti in cielo. Qualcuno anche del secondo tipo, con prove reali del passaggio, tracce visibili. Non ne mancavano nemmeno del terzo tipo, gente cioè che aveva "visto" gli occupanti dei misteriosi aeromo-bili e talvolta erano entrati in contatto con loro... A quanto pareva, negli ultimi tempi la terza categoria era in aumento. Gastaldi, che non aveva passato i trenta, sfoggiava una barbetta bionda e dei capelli rigorosamente tagliati a spazzola: un misto fra un serioso yuppie ed un esploratore alla Indiana Jones. Librerie appena impolverate si allineavano lungo le pareti. Un "clone" IBM posava sulla scrivania accanto a una pila di "AFCA Newsletters", la rivista mensile dell'Associazione Fenomeni Celesti Anomali, nome, secondo lui, non molto appropriato. La sua era stata una preparazione minuziosa e ragionata. Trascorsero gli anni durante i quali lesse decine di volumi dedicati al suo argomento preferito. Molti erano disdicevoli, altri appena accettabili. Si abbonò a numerose riviste "specializzate" pubblicate in Italia ed all'estero. Instaurò un contatto epistolare con altri appassionati del fenomeno ed interrogò decine di suoi simili che affermavano di aver visto strani oggetti in cielo o addi-rittura di aver parlato coi loro occupanti. Aveva catalogato diligentemente il tutto. Condusse anche un certo numero di conferenze pubbliche sul tema ed intervenne ad alcuni programmi radiotelevisivi. Era così diventato un "ufolo-go", anche se la designazione non gli garbava. Ogni tanto gli tornava in mente, come un brutto sogno, un episodio della sua infanzia. Era insieme a Sergio, il suo compagno di giochi, quando, una sera d'estate, vide una grossa "nave" scendere dal cielo e posarsi sul campo del Giovanni. Ne uscirono due "bambini" vestiti di nero che, dopo aver raccolto qualcosa da terra, risalirono di corsa sulla "nave" che si allontanò silen-ziosamente. All'epoca tutto il paese parlava dell'accaduto e le donne avevano timore a passare da sole vicino al campo dopo il tramonto. Negli anni a seguire, però, aveva cominciato a chiedersi se quel fatto era successo vera-mente. Lui sapeva benissimo che era successo, tuttavia, col passare del tempo e degli altri avvistamenti raccolti, sempre contraddittori e paradossali, non era venuto a capo di niente con assoluta certezza, e più ne veniva a sapere, meno in realtà ne sapeva. Una notte, forse perchè fuori pioveva o a causa di un suo particolare stato d'animo, Paolo iniziò a frugare fra i meandri della sua memoria, alla ricerca di un barlume, seppur piccolo, che potesse rischiarare le tenebre in cui era sprofondato. Continuare a chiamarli "dischi volanti" sarebbe stato per lo meno inopportu-no. La sua "nave", ad esempio, assomigliava a tutt'altro che un disco volan-te. E le altre testimonianze riferivano di tutto: sfere infuocate, cappelli da prete, triangoli, uova volanti, coni gelato, scodelle rovesciate, pesci volanti, cubi, gusci di noce, insetti metallici gigantesci, vasi da notte volanti, sigari di ogni dimensione, croci luminose, cilindri e covoni, pere e funghi volanti, ciambelle di tutti i colori, girini e meduse fosforescenti, boomerang, vagoni ferroviari, amebe, manubri da ginnasta, abeti volanti,... e via di questo passo. Si sono viste "astronavi" con cupole trasparenti, oblò e finestrini tutt'in-torno, con flange girevoli, ali, antenne, ruote, luci lampeggianti, carelli d'atterraggio più o meno complessi, escrescenze di ogni genere e colore. E, come se ciò non bastasse, simboli vari, insegne, "targhe" hanno fatto bella mostra sulle fiancate di ogni tipo di UFO, forse per designarne la provenien-za. Malgrado però tutto questo sfoggio, i "costruttori" di queste belle cose si sono dimostrati alquanto incomprensibili. E' complesso, infatti, intuire il motivo che spinge loro a continuare ad utilizzare sempre gli stessi modelli di "dischi volanti", anche a distanza di oltre quarant'anni dalla prima apparizione in pubblico. Perchè non danno la preferenza ad altri "modelli", decisamente più evoluti, da tempo a loro disposizione? Ed infatti, accanto agli oggetti che appaiono solidi e concreti, muniti dei più complicati carrelli di atterraggio, di riflettori di ogni genere, lampeg-giatori multicolori come le auto della polizia, luci di stop e di avviamento, e forse anche lampeggiatori e fari di retromarcia, e lasciano pensare ad apparecchi "dadi e bulloni" provenienti dallo spazio, prodotti da una tecno-logia superiore (tanto è vero che nel maggio 1967 il meccanico industriale Steve Michalak riuscì addirittura a toccarne uno; per fortuna la mano era protetta da un guanto, poichè al contatto la punta di questo si fuse all'istante), ecco comparire UFO che hanno la facoltà non solo di cambiare forma ma anche dimensioni, il tutto condito con un pizzico di magia. Inutile ricercarne il motivo. Può darsi che vogliano spaventarci o che sia il loro modo di cambiare marcia, oppure ancora che abbiano raccolto troppi campioni di... cipolle ed abbiano bisogno di spazio, o che il comandante debba stende-re le sue voluminose mappe stellari! Un ulteriore tocco di bacchetta magica e troviamo "oggetti" che si scindono all'improvviso, sotto gli occhi esterefatti dei testimoni, in due o più parti, ognuna delle quali acquista poi una autonomia di volo e di comporta-mento indipendente. Così una "nave aerea argentea", vista in America nel 1952, si può spezzettare improvvisamente in sette "dischi" come se "le monete di un rotolo si fossero lentamente separate le une dalle altre". Oppure una sfera di aspetto metallico può "partorire" in volo altre due sfere identiche in forma e dimensioni come avvenuto nel 1954 a Lux in Francia. Per citare appena quei casi di avvistamento di "sigari" fuoriusciti da "sfere" di dimen-sioni almeno ridotte della metà rispetto ai primi. Un pò come se un giorno capitasse di vedere uscire da un nostro "Piper Cub" in volo uno stupendo "C-130 Hercules". E che dire delle numerose testimonianze relative ad UFO trasparenti, vere e proprie "bolle di sapone"? Nel novembre 1968, in Florida, un'intera famiglia assistè ad un insolito spettacolo. Una sfera di color rosso porpora emanante un forte odore di ammoniaca stava sospesa a circa tre metri dal suolo. L'og-getto, di una decina di metri di diametro, era totalmente trasparente e all'interno si potevano notare unicamente due figure umane che manovravano una leva avanti e indietro. Dopo poco l'UFO si mosse verso l'alto e scompar-ve. Un oggetto luminosissimo e trasparente posato al suolo fu osservato nottetempo nell'agosto 1962 presso la cittadina di Dolores, in Argentina. L'oggetto, nel cui interno si muovevano figure umane, era lungo una decina di metri ed alto quasi cinque. Nell'agosto 1965 un oggetto circolare, trasparen-te e scintillante, fu visto da sei persone posarsi su un campo da golf nel North Dakota. Dentro c'erano figure minuscole. L'oggetto sparì con una forte esplosione quando i testimoni si avvicinarono. Una sfera di una trentina di metri di diametro, stazionante nei pressi del suolo e totalmente trasparente, tanto che attraverso di essa si potevano distinguere le stelle del cielo, fu incrociata da due attoniti automobilisti nel giugno 1976 lungo una strada delle Canarie. All'interno, come sospesa nel vuoto, vi era una specie di piattaforma su cui poggiavano due figure, dall'aspetto umano, indossanti uno scafandro rossastro. Improvvisamente la sfera prese a crescere sempre di più fino a farsi enorme come una casa di venti piani, sebbene la piattaforma e gli occupanti rimanessero delle stesse dimensioni. Si alzò, dapprima lenta-mente, e poi scomparve ad una velocità vertiginosa deformandosi in qualcosa di fusiforme. Astronavi provenienti da altri mondi? Non si parlò nè di motori, nè di appa-recchiature meccaniche o di qualunque altro marchingegno propulsivo. Solo di alcuni "individui" all'interno di "cose" trasparenti. E allora? La confusione mentale è tale che il nostro ufologo pare ormai deciso ad eti-chettare il tutto come semplici frodi o prodotti della mente allucinata di centinaia di migliaia di psicopatici, fra cui potrebbe sinceramente inserire anche se stesso. Forse l'unica soluzione starebbe nella decisione di mandare al macero la sua variopinta biblioteca ufologica, traboccante delle più grandi fesserie, tutte le annate diligentemente rilegate in similpelle delle numerose riviste specializzate a cui è abbonato, insieme ai suoi archivi sonori, alle migliaia di ritagli raccolti con la pazienza di un certosino, al frammento di un paio di centimetri che crede appartenere ad un UFO un poco distratto, alle inquietanti diapositive che lo seguivano nelle sue conferen-ze, e, infine, a tutti i rapporti relativi a casi di avvistamento da lui solertemente investigati. Dopodiche potrebbe concedersi, anima e corpo, allo studio dei cetacei, che almeno comprendono solo poco più di un centinaio di specie perfettamente catalogate. Ma tutto ciò non sarebbe onesto. Il gioco non può interrompersi per semplice abbandono. E poi è più forte di lui. Come è possibile accettare pedestramente la follia allucinatoria di quasi un decimo della popolazione terrestre? Così il nostro "eroe", scartata l'idea di distruggere tutto, si ributta a capofitto fra le migliaia di pagine stampate che la sua stanza fagocita. La sua attenzione viene subito attratta da un curioso particolare. Si potreb-be definire come il più fantastico "ballo in maschera" a cui uomo abbia assistito. Tra il novembre 1986 e il maggio 1987 furono aperte le "danze". Gli stati dell'America centro-settentrionale vennero invasi da misteriose "aeronavi" osservate da migliaia di persone nel cielo di decine di città e piccoli borghi. Attualmente sono noti circa 2500 casi, dei quali duecento sembrano resistere ai tentativi di spiegazione. La gente che vide le "aeronavi" le descrisse a forma di grosso sigaro con una specie di cabina di controllo nella parte inferiore. Altre strutture simili a timoni, eliche e ruote furono osservate. Gli avvistamenti notturni erano identici a quelli odierni: luci brillanti circondate da aloni colorati. Ed il comportamento delle aeronavi era molto simile a quello degli UFO: cambiamenti improvvisi di traiettoria e di quota, sorvoli delle campagne con potenti fasci di luce, atterraggi e partenze in verticale, e così via. Tuttavia le aeronavi non furono mai viste volare in formazione, ma la simultaneità delle osservazioni in località diverse lascia pensare che non si trattò di una sola, ma di numerose navi aeree simili tra loro. Come oggi, anche allora gli occupanti dei misteriosi velivoli intrapresero colloqui in perfetto inglese con i testimoni degli atterraggi dell'"airship". Gli operatori erano fondamentalmente indistingui-bili dalla popolazione americana del tempo. A volte si presentavano con una folta barba e in compagnia di donne, altre volte con fattezze orientali. Sembra, inoltre, che questi misteriosi personaggi ci conoscessero molto bene e sapessero oltre che parlare anche scrivere perfettamente la nostra lingua. Cosa piuttosto insolita per degli eventuali abitanti di Marte o di Venere! All'epoca molti giornali locali spiegarono le apparizioni come il prodotto del genio di un inventore solitario. Non riuscirono però a spiegare il fatto che nello stesso momento in zone lontanissime fra loro si verificavano avvi-stamenti molto simili. E allora da dove provenivano le "airships"? In quegli anni i primi dirigibili avevano fatto la loro comparsa in Europa e le loro immagini erano giunte anche negli Stati Uniti. Tuttavia nessuna "vera" aero-nave era capace delle prestazioni descritte. Dopo le "aeronavi" anche aerei "quasi" convenzionali, con ali e contorni ben definiti, sono stati inseriti nella casistica ufologica. Sin dal 1896 si segnalarono sporadicamente avvistamenti di aerei "fantasma". Ma il massimo delle apparizioni si ebbe a partire dal 1932 sulla penisola scandinava, dove l'attività dei fantomatici aviatori aumentò notevolmente dopo il Natale del '33, sviluppandosi poi per tutto il 1934. Si trattava di enormi aerei di color grigio o nero che volavano senza nessun contrassegno nè distintivo di identificazione, spesso e volentieri in condizioni atmosferiche decisamente impossibili, con la cabina di pilotaggio fortemente illuminata. Gli avvista-menti furono numerosissimi e aerei "fantasma" vennero scorti sia volare a bassa quota a motore spento, sia volteggiare lentamente sulle città, sia sfoderare potenti fasci di luce verso il suolo. Atterraggi furono segnalati qua e là, mostrando come alcuni velivoli fossero dotati di pattini per l'atterraggio sulla neve. Il governo svedese considerò con molta attenzione questi resoconti, dato che in quell'epoca quasi non esistevano in Scandinavia aerei privati e i voli notturni erano decisamente rari. Gli uomini scorti a bordo vennero invariabilmente descritti come persone dal normale aspetto umano, spesso con casco o sciarpa attorno al collo. Come nelle "manifestazioni" degli anni 1896-97, le segnalazioni del 1934 mo-strarono due tipi differenti di rapporti: quelli di oggetti facilmente iden-tificabili, in volo a bassa quota, e quelli di semplici fonti luminose ad alta quota. Un ulteriore "gioco" ufologico per camuffarsi ma in realtà voler esseri visti sempre e ovunque? Ma questo tipo di "macchina" non fece la sua apparizione solamente durante gli anni '30. Sovente velivoli simili, molte volte con la cabina di pilotag-gio illuminata, vengono avvistati in aree di intensa attività ufologica. Di solito si tratta di aeromobili simili a giganteschi cargo privi, naturalmen-te, di segni distintivi. Nel dicembre 1969 gli abitanti di Saint Louis, Missouri, rimasero attoniti nel vedere uno strano aereo grigio, senza insegne nè luci, volare per due volte sotto l'arco Gateway, da poco eretto. Un aereo sconosciuto di notevoli dimensioni sembrò divertirsi ad eseguire prolungate evoluzioni, impossibili per un normale aereo, su un aeroporto nei pressi della città argentina di Bahia Blanca in un pomeriggio del luglio 1968. Lo strano ordigno aveva una fusoliera insolitamente lunga ed un'apertura alare troppo piccola per il motore che lo sorreggeva. Nel novembre 1975 un enorme aereo privo di contrassegni, finestrini, portelli, carrello d'atterraggio, fu visto sorvolare lentamente ad una quota non superiore ai centocinquanta metri la città di Preston in Inghilterra. Quasi un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale una serie di straor-dinari rapporti circa fenomeni aerei inspiegabili cominciò a riversarsi nelle redazioni dei giornali ed al Ministero della Difesa in Svezia. Nel periodo da maggio a dicembre del 1946 sarebbero accadute circa 1700 segnalazioni di oggetti a forma di razzo - o fenomeni luminosi - che precipitavano verso la superficie terrestre. I "razzi fantasma", come il fenomeno venne battezzato dalla stampa, furono studiati da una commissione appositamente creata all'in-terno del Quartier Generale della Difesa svedese, la quale tuttavia non riuscì a dare una spiegazione agli inquietanti avvistamenti. Documenti dei servizi segreti inglese e americano mostrano inoltre un certo interesse delle stesse grandi potenze. Le osservazioni notturne si riferivano a fenomeni luminosi o ad oggetti scuri a forma di razzo con fiammate intermittenti dalla coda. Di giorno il fenomeno si presentava come oggetti dall'aspetto metallico di forma perlopiù sigariforme e dall'andatura lenta, particolare che fa escludere la possibilità che si fosse trattato di razzi V-2 tedeschi. Malgra-do molti razzi fantasma furono visti precipitare al suolo nessun frammento metallico o altro tipo di rottame fu rinvenuto dalle autorità svedesi. A questo punto il nostro ricercatore dopo aver digerito "aeronavi", "aerei" e "razzi fantasma" prosegue scoraggiato, ma non vinto, la sua marcia nel labi-rinto ufologico, privo tuttavia di quel filo che rese tanto famosa una certa Arianna. Ma ecco aprirsi nella sua mente un barlume di luce. Gli UFO hanno un compor-tamento generale coerente, visto che, ad esempio, gli schemi di volo sono uguali in ogni parte del mondo. Influenzano la nostra vita fisica: spezzano rami, lasciano impronte, disidratano il terreno, influenzano i circuiti elettrici di ogni tipo, provocano ustioni e sensi di nausea nelle persone che li hanno avvicinati, fermano le auto, spaventano ogni genere di animali. Eppure c'è qualcosa che non quadra. Il loro comportamento non è coerente nè con quello che ci si aspetterebbe da parte di reali visitatori dallo spazio, nè con le nostre conoscenze di fisi-ca. Ci è difficile accettare una macchina antigravitazionale o una tecnologia capace di provocare effetti fisici nonchè psichici che non comprendiamo, se poi non esiste nessun contatto inteso secondo la nostra logica, nè tantomeno secondo le prospettive offerte dalle più svariate correnti della letteratura fantascientifica. Per di più, l'UFO "sembra" non avere nessun motivo per venire qua. Non porta aiuto e, apparentemente, non costituisce una minaccia. E' qua e basta. Eppure se si affanna così tanto, vorra pur dire che sta facendo qualcosa! E' uso comune credere che gli UFO atterrino in zone isolate per non essere visti da occhi indiscreti e svolgere la loro attività (chissà poi quale?!) indisturbati. Sfogliando la casistica il nostro novello "Teseo" vedrà scorre-re velocemente decine di casi che danno ragione a questa teoria: atterraggi in pieno deserto, incontri con "entità" all'interno di foreste, in aperta campagna, e via dicendo. Ma ad un tratto ecco profilarsi all'orizzonte un caso "scomodo", e poi un altro, e un altro ancora... fino a constatare che, obiettivamente, una buona percentuale di "atterraggi" ed incontri ravvicinati ha avuto luogo addirittu-ra all'interno di grandi centri abitati o nelle loro immediate periferie a qualunque ora del giorno, senza considerare gli altrettanto numerosi e scon-certanti rapporti di incontri con "entità" all'interno di appartamenti! Nel dicembre 1962, la guardia giurata Francesco Rizzi si trovava, nottetempo, nel cortile di un'azienda nel centro di Milano per un giro d'ispezione. Ad un tratto si incrociò con uno strano oggetto metallico di forma discoidale stazionante vicinissimo al suolo e a pochi metri da lui. Nella "pancia" dell'oggetto si aprì un portello e si affacciò uno strano essere, alto non più di un metro e vestito di una tuta fluorescente. Il testimone era come paralizzato. Un secondo individuo, dall'interno dell'oggetto, fece un gesto al primo, e i due rientrarono nel disco che si allontanò emettendo uno strano sibilo. Per non parlare poi del vero e proprio "scacco matto": ci si è mai accorti come gli UFO amino atterrare sui tetti delle case? (Naturalmente su quelli a terrazza, dato che avrebbero anche loro delle serie difficoltà a posarsi su un tetto a falde inclinate). Basti ricordare il rapporto relativo alla disce-sa di un disco bianco luminoso sul tetto di una casa nel pieno centro di Montreal (Canada) il 6 gennaio 1977. Qualche attimo dopo comparvero sul tetto anche due esseri dall'aspetto umano coperti da una tuta bianchissima e con tanto di casco. Sul tetto, coperto di neve ghiacciata, verranno ritrovate una depressione di circa cinque metri di diametro e accanto quattro orme di "piedi" calzati. Nessuna "entità" fu vista invece nel caso di Grenoble (Francia) dell'ottobre 1965. Un congegno rotondo sormontato da una cupola, provvisto di oblò illuminati e "zampe" di atterraggio si posò sul tetto di un garage sotto gli occhi esterefatti di una donna. L'oggetto scomparve improv-visamente cinque minuti dopo con un ronzio simile a quello di un ventilatore. Altri luoghi scelti dagli UFO per "scaricare" uno o più occupanti per una veloce deambulazione sono anche i più impervi pendii montani, come narra, ad esempio, un certo sig. Johannis relativamente al suo "incontro" a Raveo, Friuli, del 14 agosto 1947: "L'oggetto, largo una decina di metri, era incan-strato per circa un quarto del suo bordo in una grossa fenditura trasversale della roccia...". A questo punto al nostro ufologo inizia a sorgere un dubbio. E' possibile che gli UFO vogliano, o debbano, farsi vedere? Ed eccolo nuovamente immerso nella casistica, con la speranza di trovare la risposta. Ha così modo di constatare la notevole diversificazione tra il comportamento di un UFO visto a grande distanza e quello relativo ad un caso di bassa quota. Ed infatti, ad una certa distanza il nostro UFO manovrerà nei modi più assurdi e stravaganti: dalle fermate e partenze istantanee alle discese cosidette a "foglia morta", dalle rotte serpentine alle improvvise virate a novanta gradi, ai "dondolii" che possono durare ore. Al contrario, gli UFO osservati evoluire a bassa quota sono di solito descritti procedere in linea retta, o in un'ampia curva, oppure partire velocissimi in verticale e scomparire in pochi secondi. Se effettivamente gli UFO non volessero esser visti basterebbe che nelle ore notturne invece di muoversi irregolarmente per i nostri cieli procedessero in linea retta ed ognuno di noi li scambierebbe per normali aerei con la soddi-sfazione dei loro piloti che potrebbero operare in santa pace! Oppure potreb-bero mimetizzarsi in forma di normali aeromobili terrestri, dato che hanno dimostrato fin dallo scorso secolo di essere abili "camaleonti". Ed invece, di giorno gli UFO appaiono di aspetto metallico e di notte sfog-giano luminosità multicolori, tanto per risaltare meglio sullo sfondo di un cielo azzurro o stellato! E come mai, in molti casi di UFO avvistati al suolo, i testimoni sembrano esserci esattamente nell'istante stesso in cui l'UFO si trova nel bel mezzo della strada e viene "riparato"? Esistono decine di testimonianze, anche assolutamente affidabili, in cui persone che stavano tranquillamente guidando si sono imbattuti d'improvviso in un UFO che gli sbarrava la strada, i cui occupanti si prodigavano in laboriose riparazioni. Spesso gli ufonauti escono dal velivolo per ispezio-narlo con potentissime torce, come accaduto, ad esempio, in Italia, Austra-lia, Sud America, Scandinavia e Stati Uniti. Se gli UFO sono davvero macchi-nari tenuti assieme da dadi e bulloni, allora è da spiegare come tali ferra-glie possano cambiare forma davanti ai nostri occhi, svanire apparententemen-te dissolti nrl nulla, oppure "materializzarsi" proprio di fronte all'ignaro testimone senza essere stati rilevati da parte di altri individui della stessa zona o nelle località vicine. I resoconti delle "avarie" sono tanto simili tra loro e talmente "terrestri" che pare gli ufonauti si comportino in un modo prefissato,... il che non ha molto senso! Se fossero veramente impegnati a riparare il loro velivolo, secondo quale legge delle coincidenze si spiega il fatto che non appena si accorgono della presenza inopportuna (?!) di un nostro "rappresentante" risalgono fulmineamente a bordo e prendono il volo? E il guasto? E poi, perchè proprio nel bel mezzo della strada? Se gli UFO si guastassero "realmente" sarebbe auspicabile che si fermassero per le loro riparazioni sulla vetta di una collina abbandonata o in luoghi completamente isolati. Invece preferiscono le aie delle fattorie oppure le grosse arterie vicine a grandi città. Le regole del gioco dell'avaria sono varie e complesse. In volo, gli UFO pre-sentano ogni tanto la curiosa caratteristica di perdere i pezzi per la stra-da. Nel 1897 le "aeronavi" facevano cadere dal cielo patate, giornali e messaggi che stupirono i nostri progenitori. Oggi lasciano cadere altri generi di rifiuti: striscie di metallo, filamenti estremamente volatili, scorie di varie colorazioni che lasciano pensare a "intelligenze superiori dotate di una tecnologia altamente avanzata". Ma poi, una volta esaminato in laboratorio, tutto questo "ben di Dio" risulta essere costituito da magnesio, alluminio, stagno e silicio: elementi del tutto comuni sulla superficie terrestre. Eppure, a dare retta a numerose testimonianze di persone al di sopra di ogni sospetto, alcuni UFO sarebbero addirittura precipitati, per poi mai più rialzarsi in volo. Era un sabato, nell'estate 1978, quando l'ufologo americano Leonard String-field relazionò per oltre due ore di fronte ad un attento uditorio, riunitosi in una sala per congressi in occasione del convegno annuale di uno dei mag-giori centri statunitensi di ricerca ufologica, su un argomento sino allora considerato puramente favolistico. Dopo anni di studi e ricerche, Stringfield era certo di quanto affermava: l'Aeronautica statunitense ha in suo possesso i corpi senza vita di esseri extraterrestri e le carcasse dei relativi "dischi volanti". La notizia sollevò scalpore e fece rumore in tutto il mondo. Stringfield aveva raccolto decine di testimonianze (poche purtroppo di prima mano), fra cui alcune di graduati dell'esercito e personale dell'USAF, relative a rap-porti di UFO "schiantatisi" al suolo e catturati dall'Aeronautica statuniten-se dal 1948 fino agli anni '70. A seguito di quella conferenza, numerose altre testimonianze su "dischi" precipitati si aggiunsero, tra le quali alcune fotografie di presunti extra-terrestri carbonizzati, ma, come al solito, nulla è stato veramente provato. Di tangibile resterebbero quindi quasi unicamente i segni lasciati dagli UFO sul terreno nei casi di atterraggio. Ci si imbatte così nei fori con gallerie laterali scavate nel sottosuolo rinvenuti negli anni '60 a Valensole e Mar-liens (Francia), nel tenore anormale di calcio e relativa sterilità del suolo a Delphos (USA), nelle tre depressioni circolari su cui si sarebbe esercitata una pressione non inferiore alle quaranta tonnellate riscontrate nel caso Sturno, in provincia di Napoli, nell'agosto 1977, nel campo di soia devastato per un raggio di circa tredici metri nell'Iowa (USA) nell'estate 1969, sino alle piante di granoturno piegate a 90[ all'interno di un'area rettangolare rinvenute nel settembre 1978 in un campo nei pressi di Alessandria, od all'inspiegabile impoverimento di quasi il 50% della clorofilla riscontrato a Trans-en-Provence (Francia) nelle piante insistenti nelle vicinanze del terreno dove sarebbe atterrato un UFO nel gennaio 1981. Il nostro ufologo è sempre più sconcertato. Il ridicolo, la confusione e l'incredulità che gli UFO producono sono forse voluti? Ma da chi o da che cosa? Gli UFO sono guidati da qualcuno? Conducenti o semplici passeggeri, una marea di strani "figuri" sono stati visti in prossimità di UFO al suolo. Sfogliando la nutrita casistica dei cosidetti "incontri ravvicinati del terzo tipo" si passa disinvoltamente dagli "esserini" alti nemmeno settanta centi-metri ai giganti monocoli di oltre tre metri, dalle entità alate a personaggi perfettamente simili a noi, dagli omini pelosi e particolarmente bellicosi agli esseri unipedi, dalle entità eteree ai mostri con la pelle a squame e la testa spinosa alti quasi quattro metri, dalle "lattine di birra" deambulanti agli ufonauti con gli occhi da insetto, dagli omini macrocefali molto simili a feti umani cresciuti ai robot sferraglianti dalle movenze impacciate, dagli esseri praticamente di nulla vestiti a quelli ricoperti da pesanti scafandri rilucenti, dagli ufonauti con grosse orecchie elefantiache agli esseri privi della testa, dagli umanoidi circondati da aureole luminose ai tipici "omini Michelin", dalla "zolletta di zucchero" di Premanon ai "diavoli volanti" di Cussac, dagli esseri in tuta da sommozzatore alle entità di tipo "nordico", e così via... A quanto pare, sembra non esistano due soli rapporti di avvistamento, in cui le "entità" associate all'UFO siano state descritte dai testimoni in maniera uguale. Simile talvolta, identica mai. Quindi, perchè una volta fatta la loro "apparizione" in un certo luogo non tornano a "manifestarsi" ad altri testi-moni? Che il fenomeno "entità" sia soprattutto un'ulteriore abile messinsce-na? Ma ecco le "entità" all'opera. Raccolgono lavanda, sassi, acqua, piante di tabacco e granoturco, materiale calcareo dalla riva di un fiume. Prelevano ciuffi d'erba, foglie, ramoscelli e frasche. Certamente, anche noi quando siamo andati sulla Luna abbiamo raccolto quello che ci veniva sotto mano. Ma perchè dovrebbero farlo una volta, e poi un'al-tra, e poi un'altra ancora, per quarant'anni e più? Tuttavia, i nostri "burloni cosmici" non sembrano accontentarsi di rompere rami e raccogliere pietruzze. Le loro "missioni" sono di ben altra vastità. Fermare un ciclista per obbligarlo a ingerire qualcosa di simile a un pezzo di cioccolata; fare un "salto" fino in Nuova Guinea per un salutino agli indigeni; assediare, senza una ragione palese, un'intera famiglia dentro la loro casa o un uomo arrampicatosi su un albero; chiedere del fertilizzante ad un allevatore di bovini; fare un paio di fotografie a due sciatori in Scandi-navia; strappare di mano un giornale ad un testimone terrorizzato, per poi farlo a pezzi; sorridere ad un contadino brasiliano; chiedere dell'acqua ad un minatore cileno; esaminare una pianta di pomodori; riposarsi sul troncone di un banano abbattuto; divertirsi a far "levitare" pietre tombali; camminare sui tetti; terrorizzare due coniugi inglesi affacciandosi alla finestra della loro casa; calare i pantaloni ad un attonito sessantatreenne americano; avvicinarsi ad un ciclista, o ad un panettiere, per toccarlo sulle spalle e allontanarsi; spaventare gli automobilisti curiosando attraversoi finestrini delle loro auto; farsi inseguire a settanta chilometri orari da un'auto della polizia; darsi il cambio alla "guida" di due oggetti volanti identici; rubare conigli sotto gli occhi esterefatti del proprietario; cimentarsi in un corpo a corpo con due camionisti venezuelani; esaminare il reticolato di un filo spinato; raccogliere la zappa ad un contadino a cui era caduta dalla sorpre-sa; fare capriole in un prato; travasare un secchio d'acqua in un recipiente lucente; esaminare una cavalla non curandosi minimamente dei testimoni; graffiare con uno strano strumento l'avambraccio di un brasiliano impietrito dalla paura; fissare, immobili e senza parlare, per tre minuti due testimoni barricati nel loro camion; sparare contro gli occasionali testimoni raggi paralizzanti multicolori; rapire un contadino e costringerlo ad avere rappor-ti sessuali con una "donna" di ignota provenienza; strappare di mano le calze e i fiori ad una esterefatta contadina toscana; incidere sull'auto di due testimoni paralizzati degli strani geroglifici; scavare buchi nel terreno; organizzare un blocco stradale per rapire due coniugi americani e sottoporli ad un accurato esame medico sulla loro astronave; salire, in posizione oriz-zontale, su di un muro; osservare maliziosi un povero terrestre, appartato nella campagna emiliana, mentre soddisfa una sua necessità fisiologica... No, non avete letto alcuni stralci di un racconto dei fratelli Grimm o di qualche stravagante scrittore in preda ai fumi dell'alcool, ma le inquietanti scene che la casistica ufologica propone. Uno scenario assurdo, illogico, incredibile, ma purtuttavia reale. Esistono migliaia di testimonianze del genere provenienti da ogni parte del mondo, fatte da gente credibile, spesso riferite da più persone contemporaneamente, e talvolta confermate da tracce sul terreno. E' possibile che la popolazione di questo pianeta sia diventata vittima di una malattia mentale, particolarmente insidiosa ed evidentemente contagiosa, che provoca allucinazioni a base di navi spaziali ed esseri dalle sembianze umanoidi? La malattia intanto si propaga. Un bel giorno gli ufonauti si scoprirono capaci di intraprendere interessanti colloqui con alcuni nostri rappresentanti. Ma, a seconda dei casi, ci si è trovati a fronteggiare "entità" che usano esprimersi in un linguaggio del tutto incomprensibile (forse la loro lingua!?), altre che tentano faticosa-mente di pronunciare un paio di parole nella lingua del testimone a cui si manifestano, altre ancora, veri e propri dizionari ambulanti, parlano perfet-tamente la lingua madre dell'umano che hanno di fronte, spingendosi addirit-tura, in alcuni casi, all'uso di inflessioni dialettali. Infine vi sono "entità" che paiono comunicare con il testimone "telepaticamente", mentre fra di loro si esprimono attraverso suoni inarticolati. Tuttavia, malgrado tutto questo gran vociare, nessun nostro simile è stato reso partecipe delle loro fantastiche conoscenze tecnico-scientifiche. Nulla è trapelato, se non pettegolezzi e banalità. Di fatti, gli occupanti degli UFO sembrano avere una straordinaria capacità nel diffondere notizie contrastanti. Gli umanoidi alti, belli e biondi che George Adamski dichiarò di aver incontrato nel deserto della California nel 1952 lo informarono che provenivano da Venere, e che anche altri pianeti del nostro sistema solare erano abitati da popolazioni capaci di viaggi nello spazio. Quando un'astronave rapì un'intera famiglia lungo una strada di campagna ad Oxfordshire, in Inghilterra, nel 1978, questi furono dapprima sottoposti ad un'esame medico e poi condotti a visitare l'astronave. Uno degli occupanti, che disse di chiamarsi Uxiaulia, raccontò che l'equipaggio era solo una minima parte dei dieci milioni di profughi fuggiti dal pianeta Janos distrut-to dalla collisione con i resti di una luna disintegrata. Il "popolo di Janos", in orbita in varie luoghi del nostro sistema solare, era in attesa del momento opportuno per manifestarsi alle superpotenze terrestrri, nella speranza di stabilirsi in pace assieme a noi sulla Terra. Nel dicembre 1978, nell'entroterra genovese, un metronotte ebbe il suo primo traumatizzante incontro con alcune creature mostruose, i Dargos, provenienti, a loro detta, dal pianeta Titania, quattro volte più grande della Terra, situato in un sistema della Terza Galassia distante 4000 anni luce da noi. Per qualche strana ragione, i dieci milioni di Janosiani erano totalmente ignoranti dell'esistenza dei Venusiani di Adamski, così come del popolo dei Dargos, e viceversa. Ogni terrestre sembra essere stato visitato da un tipo diverso di alieno proveniente da pianeti differenti. Se accettiamo questi resoconti alla lettera, l'universo è pieno di civiltà che visitano la Terra, come tante api attorno ad un alveare, ma che tuttavia si ignorano tra di loro. Chiaramente, qualcuno - o qualcosa - sta mentendo.