ALIENI IN VIDEO

di Massimiliano Teso

 

In questi ultimi tempi sono usciti come funghi filmati che ritraggono alieni o comunque esseri non umani. I più famosi sono sicuramente quelli commercializzati da Ray Santilli, a cui dedicheremo molto spazio. Esistono però dei precedenti come, tanto per citarne uno, il filmato del caso Guardian in cui si vedono le immagini di un presunto essere alieno fosforescente.

Tratteremo in questo capitolo solo quei filmati che, in qualche modo, hanno interessato anche la stampa non specializzata e metteremo in luce tutte quelle contraddizioni che difficilmente troverete su sfolgoranti riviste patinate.

Siamo sicuri che quelli trattati non saranno gli ultimi filmati di alieni. Probabilmente ne usciranno altri, seguiti da altrettante polemiche. Nel momento in cui scrivo Italia 1 ha mandato in onda uno "straordinario" filmato che riprenderebbe il momento in cui un’intera famiglia viene rapita dagli alieni. Naturalmente non manca l’inquadratura dell’extraterrestre.

Non vogliamo essere scettici a priori. Sarebbe un passo veramente enorme per la scienza e per l’umanità se si riuscisse a trovare un filmato autentico, senza ombra di dubbio, in cui viene ripreso un essere extraterrestre. Purtroppo, però, molti, addirittura troppi, sono i dubbi sul materiale, sulle persone che gli gravitano attorno e sul modo in cui esso viene gestito.

 

L’alieno di Santilli

Su un tavolo autoptico, In una sala apparentemente asettica, è disteso un misterioso essere. È glabro e apparentemente privo dei caratteri distintivi dei mammiferi (capezzoli e ombellico). Ha la gamba sinistra quasi completamente carbonizzata e due grandi e inquietanti occhi scuri. Su entrambe le mani e i piedi presenta un polidattilismo di sei dita. Si può notare, inoltre, una piccola vagina, mentre mancano gli attributi femminili secondari.

Entra in scena un uomo protetto da un’ingobrante tuta, si tratta presumibilmente di un medico. Inizia ad esaminare il cadavere soffermandosi molto sulla gamba carbonizzata. L’orologio analogico presente in sala segna le 10:06 (non si sa se antimeridiane o pomeridiane). Dietro un pannello trasparente appare un secondo uomo in camice bianco con il viso coperto da una mascherina e da un cappello.

Aiutato da due assistenti il medico inizia l’autopsia (sono le 10 :30) operando un’incisione a Y sul torace. Vengono estratti diversi organi, tra i quali una specie di cristallo contenuto in un involucro all’interno del torace. Il cineoperatore si muove continuamente e la telecamera sfoca ogni volta che inquadra il corpo da vicino. Malgrado questo, nessun organo sembra somigliare a quelli umani. L’attenzione si sposta ora sugli occhi. Vengono prelevate delle strane lenti nere che li ricoprono rilevando un bulbo oculare bianco. A questo punto viene aperto il cranio mettendo in evidenza il cervello dell’essere. La sua struttura è completamente dissimile a quella umana. L’orologio segna le 11:45 e le riprese finiscono qui. Il filmato dura circa 21 minuti. l’autopsia (intesa dal momento del taglio) un ora e un quarto. Il filmato presenta diversi tagli. Le riprese sono molto movimentate. Mancano, inoltre, le scene dell’apertura della gabbia toracica e della calotta cranica. Si vede, ad esempio, il medico che opera con una sega a mano sulla testa dell’essere. Un attimo dopo le immagini mostrano il cranio già completamente aperto, mentre il medico cerca di estrarre il cervello.

Questo è ciò che si è visto nel filmato "la seconda autopsia" diffuso in Italia dalla trasmissione "Misteri" (16/17 ottobre 1995) e dal Centro Ufologico Nazionale (Cun) nella videocassetta "Caddero sulla terra. Il caso Roswell" allegata al numero 4 della loro rivista Notiziario UFO.

Le immagini rappresentano un alieno o una donna affetta da strane malformazioni genetiche? È autentico o no? Per rispondere a queste domande bisogna risalire a chi ha divulgato il filmato ma soprattutto al mondo con cui è stata gestita tutta l’operazione.

Tutto iniziò nel marzo del 1995 quando il documentarista londinese Ray Santilli dichiarò di aver acquistato negli Stati Uniti del materiale visivo sulle prime apparizioni pubbliche di Elvis Presley da un anziano ex cineoperatore militare di 83 anni di nome Jack Barnett. In un secondo tempo il cineoperatore avrebbe proposto a Santilli un filmato straordinario da lui conservato accuratamente per quasi cinquant’anni: l’autopsia di un alieno recuperato dall’USAF. Santilli acquistò in totale 22 bobine da 3 minuti ciascuna.

Jack Barnett riferì di essere un ex cineoperatore militare di stanza a Washington D.C. dal 1942 al 1952. Nel giugno del 1947 gli venne ordinato di recarsi a sud-ovest di Socorro, per riprendere un velivolo spia russo precipitato. Quando arrivò sul luogo però scoprì che quanto doveva documentare era un Ufo crash. Riprese tutto: il disco conficcato nel terreno, gli alieni piangenti e i rottami catalogati all’interno di una tenda militare. Circa un mese dopo venne mandato a Fort Worth (Dallas) per riprendere due autopsie sui corpi degli alieni. Dopo aver sviluppato le pellicole fece una prima spedizione a Washington. La spedizione dell’altro materiale non avvenne mai. L’USAF non andò mai a ritirare le altre bobine malgrado fosse stata più volte contattata da Jack Barnett.

Inizialmente Santilli contattò Philip Mantle della British UFO Research Association (Bufora), per fargli visionare il materiale. Dopo diversi appuntamenti saltati, a Mantle venne presentato un filmato di scarsa qualità che raffigurava la ricognizione medica di un essere all’interno di una tenda militare (di questo filmato parleremo nel prossimo paragrafo). Solo nell’aprile del 1995 venne proiettato il filmato della prima autopsia ad un ristretto numero di persone. In essa si nota un essere molto simile all’autopsia descritta precedentemente, in cui però mancano ferite esterne di rilievo (come ad esempio la gamba carbonizzata) [1]. Nel maggio dello stesso anno, presso una sala del Museo di Londra, venne proiettata ad un vasto pubblico il filmato della seconda, e più famosa, autopsia. La notizia dei filmati fece il giro del mondo e iniziarono, inevitabilmente, anche le polemiche. Vennero rilasciate gradualmente fotogrammi del filmato con l’evidente intento di aumentare l’interesse verso un prodotto che Santilli avrebbe voluto vendere a tutte le televisioni del mondo. L’operazione riuscì perfettamente. Moltissime televisioni pagarono ingenti somme per accaparrasi lo scoop (come è successo in Italia con Rai 2). Oltre a questo, Santilli realizzò il video "Roswell-The Footage", venduto a circa 90 mila lire, il quale, si legge, "contiene tutto il materiale visibile estratto dalle bobine consegnate dall’uomo ritenuto essere il cameraman di Roswell". In realtà nel video ci sono le immagini relative alla seconda autopsia (9 bobine) e ai rottami del disco (3 bobine). Mancherebbero quindi 10 bobine (relative alla prima autopsia, al filmato della tenda  e forse ad altre riprese non ancora note).

Che fine aveva fatto la prima autopsia? Inizialmente, come abbiamo visto, venne proiettata ad un ristretto numero di persone (per l’Italia venne invitato Maurizio Baiata del CUN). Dopo di che, Santilli riferì di aver venduto il filmato ad un facoltoso collezionista tedesco che non aveva alcuna intenzione di divulgarlo. Il team investigativo della Tele France Une (Tf 1) riuscì però a scoprire la vera identità del presunto collezionista: Volker Spielberg, impiegato come Santilli nel campo della distribuzione video nonché amico e socio in affari dello stesso Santilli. Le approfondite indagini di Tf1 misero in evidenza che Spielberg non era un collezionista di filmati.

Il 19 dicembre 1996 venne mandato in onda dalla Fuji Tv parte (circa 8 minuti) di un intervista al presunto cineoperatore. Il video venne realizzato con una videocamera amatoriale dal figlio. Le domande, scritte dal produttore Bob Kiviat, vennero passate al cineoperatore attraverso Ray Santilli. L’intervista, però, non aggiunge niente di nuovo alla storia. L’unica discrepanza con il racconto di Santilli riguarda il numero delle bobine vendute (circa 25 secondo il cineoperatore). Inoltre il volto del cineoperatore è poco riconoscibile sia per la scarsa qualità delle immagini divulgate sia perché indossa cappello e occhiali.

Analizziamo ora singolarmente i vari aspetti di quello che è stato chiamato il "Roswell Footage" o il "Santilli Footage"

Uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori della veridicità del filmato è rappresentato dalla sua datazione. Alcuni ufologi concordano nel sostenere che la Kodak abbia effettuato delle analisi sulla pellicola datandola intorno al 1947. In realtà, questa datazione è avvenuta in maniera indiretta. A quanto pare infatti, Santilli ha faxato in copia all’esperto americano in tecniche fotografiche Bob Shell il codice presente su una pellicola (la scritta KODA seguita da un quadrato e da un triangolo). Stando alla Kodak , tale codice potrebbe riferirsi ad uno dei seguenti anni: 1927, 1947, 1967. Il secondo sarebbe coerente quindi con il racconto del cineoperatore.

Sul numero 17 di UFO, la rivista del Cento Italiano Studi Ufologici (Cisu), viene riportata una dichiarazione dello stesso Bob Shell, inoltrata il 10 gennaio 1996 sull’area ufologica Encounters della rete telematica CompuServe : "ho operato da collegamento informale tra Ray Santilli e la Kodak di Rochester, NY" dice Shell "nel tentativo di ottenere che la Kodak effettuasse analisi chimiche sulla pellicola...Come ho già detto in altre occasioni, i bordi marchiati che Ray mi ha faxato in copia sono stati positivamente identificati dalla Kodak come provenienti da una pellicola prodotta nel 1947 ma, finora, non mi è stato mostrato o spedito alcun frammento della pellicola originale, con impresso il codice a figura geometriche..." .

In un’intervista riportata anche su Notiziario UFO numero 6, Ray Santilli afferma che "è stata rilasciata pellicola in abbondanza con grande varietà di immagini, incluse quelle della stanza dell’autopsia". In realtà sono stati consegnati a Bob Shell solo due brevi strisce lunghe poco più di due centimetri e mezzo[2]. Tre fotogrammi raffigurano esclusivamente lo stipite di una porta illuminata. Gli altri tre fotogrammi, secondo Shell, dovrebbero rappresentare la stanza buia con all’interno il tavolo dell’autopsia prima che il corpo vi fosse poggiato. Difficilmente però si riesce ad individuare tale scena e i fotogrammi sembrerebbero rappresentare più dei "gradini" che non una parte del filmato. Ulteriori analisi fatte da Shell e da Clive Tobin [3] hanno messo in evidenza che la pellicola rilasciata da Santilli era a perforazione singola mentre la cinepresa Bell & Howell del 1947 (quella che il cameraman dice di aver utilizzato) poteva utilizzare esclusivamente pellicole con perforazione su ambo i lati. "Sono in possesso" afferma Shell " di strisce che sono riproduzioni di terza generazione ottenute da un internegativo di seconda generazione che, a sua volta, deriva da una pellicola cinematografica originale. Posso affermare con sicurezza che la pellicola in mio possesso è stata prodotta prima del 1957, ma questo è tutto quello che posso dire". Quindi il cineoperatore avrebbe tirato un brutto tiro a Santilli, consegnandogli del materiale di seconda o addirittura terza generazione. Il fatto però chela pellicola sia anteriore al 1957 potrebbe, comunque, essere una prova a sostegno dell’autenticità del filmato.

Le analisi su questi fotogrammi però, qualunque sia il loro esito, hanno un valore pressoché nullo. Il fatto principale è che non è stato dimostrata la loro appartenenza alla pellicola originale (o comunque alla copia in possesso di Santilli). Essi potrebbero appartenere ad una pellicola del 1947 (o anteriore al 1957) senza necessariamente far parte del filmato originale. Proprio per questi motivi la Kodak si è rifiutata di effettuare analisi su quei frammenti. Le richieste della Kodak sono molto precise: 50 fotogrammi in cui sia rappresentata la creatura in modo da effettuare delle analisi sull’interdistanza delle perforazioni. Infatti la spaziatura dei fori di perforazione è mutata intorno al 1955 dovendosi adeguare ai nuovi equipaggiamenti. Questa analisi, non distruttiva, potrebbe indicare se la pellicola è stata prodotta prima o dopo quella data. Inoltre richiede che venga effettuato un piccolo foro su un fotogramma per determinare la composizione chimiche della pellicola. Questa infatti, da quanto si evince dalle fotocopie delle etichette relative alle bobine, dovrebbe essere una Kodak "High Speed Super-XX Panchromatic Safety Film". La composizione chimica delle pellicole Kodak è cambiata negli anni e questo tipo di analisi permetterebbe di datare in maniera abbastanza precisa il filmato. La Kodak asserisce che non è affatto necessario sacrificare un fotogramma con la creatura (considerato di inestimabile valore), in quanto sarebbe sufficiente effettuare il foro su un fotogramma appartenente ad una striscia intatta in cui essa appare. Se consideriamo poi che nella pellicola in questione (da 16 millimetri) ci sono 24 fotogrammi al secondo, si può capire quanto sia esiguo il danno prodotto a fronte dell’enorme aumento di valore ,anche economico, che tale autenticazione porterebbe alla pellicola. Ad oggi, malgrado molte voci continuino a girare sull’avvenuta autenticazione, nessun frammento di pellicola, con le caratteristiche indicate, è stato spedito alla Kodak, né, tantomeno, a chiunque altro.

La mancata consegna di pellicola originale pone quindi il problema della reale esistenza delle 22 bobine che Santilli dice di possedere. Tranne lui, a quanto pare, nessuno ha mai visto il filmato proiettato dalla pellicola originale [4].

Un discorso particolarmente attendo va riservato alla figura del fantomatico cineoperatore "Jack Barnett" e alle sue dichiarazioni. Si è scoperto che un certo Jack D. Barrett (e non Barnet) di Los Angeles ha realmente prestato servizio come cineoperatore nell’Army Air Force negli anni quaranta. Solo che uscì dall’esercito nel 1945 e morì il 3 agosto 1995. Ben più importante è la scoperta fatta dal giornalista Nicolas Maillard della televisione francese Tf1. Egli ha infatti scoperto a Cleveland, Ohio, l’origine del filmato di Elvis Presley acquistato da Santilli. Il disc jockey Bill Randle ha affermato che Santilli andò proprio a Cleveland nel 1992 e che l’acquisto del filmato di Elvis Presley avvenne proprio nel suo ufficio. Tale filmato è il primo a mostrare Elvis da vivo e venne prodotto nel 1955 dallo stesso Randle e dalla Union Pictures. La cosa ancora più singolare è che il filmato, diretto da Arthur Cohen, venne girato da un noto cameraman di cinegiornali di Chicago di nome Jack Barnett. Sembrerebbe quindi che, finalmente, il cameraman sia stato trovato. Purtroppo però questo Barnett, sebbene fosse un cameraman, non fece mai parte dell’esercito americano ed è deceduto nel 1967. Dopo la scoperta di Nicolas Maillard, Ray Santilli ha nuovamente cambiato la versione dei fatti. Jack Barnett, ha infatti dichiarato, è un nome di copertura per evitargli guai con l’esercito e con il fisco. Egli infatti sarebbe imputabile di tradimento per aver, teoricamente, venduto materiale segreto di proprietà degli Stati Uniti d’America. Inoltre dovrebbe dichiarare la somma ricevuta da Santilli e pagarci le tasse. A quanto pare, però, non è intenzionato a farlo.

Lo scenario descritto da Santilli potrebbe, in parte, apparire verosimile, ma sono molte, troppe, le coincidenze tra il suo Jack Barnett e quello scoperto da Nicolas Maillard.

Jeffrey Kent, coordinatore dell’International Roswell Initiative[5], in un ormai famoso articolo pubblicato sul MUFON UFO Journal, riferisce di aver rintracciato tre cameraman da combattimento [6]: Joe Longo, presidente dll’Internatiopnal Combat Camera Association, arruolato nell’Air Force durante la seconda guerra mondiale, partecipò a diversi progetti classificati; Bill Gibson, cameraman da combattimento in tutti e tre i corpi militari, fotografò i primi lanci di V-2 e quelli di lancio e recupero dei palloni sonda del Progetto Mogul (probabilmente responsabili dell’ Ufo-crash a Roswell nel 1947), lavorò negli anni ’40 a due progetti classificati dell’Air Force sugli Ufo e fu consulente della NASA; Il tenente colonnello a riposo Daniel A. McGovern, attivo in Europa durante la seconda guerra mondiale su bombardieri B-17, riprese per primo Hiroshima e Nagasaki dopo il lancio delle bombe atomiche. Kent ha chiesto loro di commentare le immagini del "Roswell Footage". Tutti e tre hanno evidenziato molte perplessità sia sul filmato che sulla storia raccontata da Santilli.

Per quanto riguarda le procedure militari non aveva senso chiamare un cameraman da Washington D.C. e mandarlo a Roswell, New Mexico. Tutte le installazioni militari infatti hanno cameraman qualificati con possibilità di accesso a progetti top-secret. I posti in cui poteva essere reperito un cameraman qualificato erano quindi Roswell o Alamogordo e non Washington. Jack Barnett (sempre tramite Santilli) ha affermato di aver sviluppato da solo le pellicole. Secondo i tre militari interpellati, un cameraman non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere. Per quanto riguarda la qualità delle riprese, nel 1947, per progetti importanti, e in tutte le procedure mediche, si utilizzavano pellicole da 16 millimetri a colori. Per procedure mediche importanti, inoltre, venivano utilizzate due cineprese: una su un treppiedi e una montata sul soffitto (quindi entrambe fisse). Inoltre ogni autopsia era ripresa, oltre che da un cineoperatore, anche da un fotografo che, inevitabilmente, verrebbe inquadrato dalle telecamere. Tutto ciò non appare nel filmato di Santilli. Inoltre, secondo i tre militari, le riprese sono di pessima qualità. "Se qualcuno nella mia unità avesse girato un filmato del genere" commenta Joe Longo "sarebbe finito in cucina a pelare le patate".

I tre cameramen non hanno mancato di criticare le etichette raffigurate nelle fotocopie distribuite da Santilli. Su di esse infatti vi è un timbro mai visto da loro sulle migliaia di scatole di pellicole ordinate alla Kodak dai militari.

Malgrado tutto il colonnello McGovern si è detto disponibile ad autenticare le affermazioni del cameraman. Gli basterebbe infatti parlare con lui al telefono per quindici minuti. Negli anni quaranta McGovern, infatti, oltre a essere uno dei più grandi esperti fotografici militari, era "ufficiale del progetto pellicole cinematografiche" per l’Air Force proprio a Wahington D.C.

Sulla questione delle etichette Paolo Toselli del Cisu ha riferito che il sigillo (l'aquila), secondo quanto appurato dall'inglese Robert Irving, sarebbe stato identificato come quello del National Military Establishment (NME), rinominato nell'agosto 1949 Dipartimento della Difesa. Secondo quanto scritto a Irving il 15 maggio 96 da Alfred Golberg, storico presso l'Office of the Secretary of Defence, al Pentagono, il NME è stato istituito non prima dell'ottobre ’47, quindi dopo il presunto crash a Roswell( NOTE CON DATE). La scritta attorno all'aquila non pare corrispondere comunque al NME.

Qualche giorno dopo i National Archives informano Irving di "non essere in grado di identificare il simbolo". Il più vicino (come somiglianza) è quello del Dipartimento della Difesa del 19.09.49[15].

Veniamo ora all’autopsia. Secondo autorevoli medici come l’anatomo-patologo Dr. Paul O’Higgins dello University College di Londra [7] e il prof. Baima Bollone [8], ordinario di medicina legale all’Università di Torino, l’autopsia è fatta secondo nessun canone e sicuramente non è stata eseguita da un patologo. "Non ci siamo come manualità" dice il prof. Bollone "non ci siamo come tempi, non ci siamo come ferri. Non vengono eseguiti prelievi e mancano i ferri necessari". Insomma quello che dovrebbe essere l’evento scientifico più importante della storia umana viene trattato come carne da macello. L’obiezione sollevata dal dott. Pinotti [9] in cui sostiene che l’autopsia è stata condotta in condizioni di emergenze è fuori da ogni riscontro, visto che lo stesso Jack Barnett ha dichiarato che questa venne eseguita a Fort Worth Texas circa tre settimane dopo l’incidente [10]. Per quanto riguarda l’aspetto antropomorfico del presunto alieno il patologo Ed Uthman [11] e lo stesso prof. Bollone concordano nel dire che esso rappresenta un "non senso biologico". " Le immagini si riferisco a strutture troppo vicine a quella umana ma" dice Bollone "contemporaneamente, l’assenza della muscolatura mimica del volto e l’assenza dei muscoli propri della mano rendono assurda l’ipotesi di una accomunanza ad un corpo umano". Ciò che non convince i patologi sono, inoltre, gli organi interni, per quello che è possibile vedere, completamente dissimili dai nostri. Naturalmente un alieno potrebbe (anzi dovrebbe) avere delle strutture completamente differenti dalle nostre ma, ci dicono i medici, allora dovrebbe essere diverso anche esternamente. Il prof. Bollone afferma, ad esempio, che "una mano, che mostra di essere così vicina a quella umana ma che manca delle strutture muscolari destinate alla sua utilizzazione è un non senso biologico".

Naturalmente ci si potrebbe trovare di fronte ad un essere umano affetto da qualche deformazione genetica. L’ipotesi iniziale, proposta dall’ufologo statunitense Stanton Friedman, proponeva come spiegazione la sindrome di Erich Turner. L’analisi condotta dal prof. Bollone ha però escluso questa ipotesi. In questa sindrome infatti non si riscontra un polidattilismo (addirittura su entrambe le mani e i piedi) ma bensì un ipotrofismo del primo---CONTROLLARE. Se mai dovesse trattarsi di una malattia genetica si potrebbe ipotizzare una Trisomia del cromosoma 13 o del cromosoma 18. Il fatto però che esiste una secondo filmato (non divulgato e di cui sono note solo 5 fotografie) con un essere simile, ci può far scartare l’ipotesi che ci si trovi di fronte a due esseri umani con le stesse malformazioni.

Potrebbe allora trattarsi di un artefatto. Esperti di fama mondiale negli effetti speciali come Trey Stokes (The Abyss, The Blob, Il ritorno di Batman, Robocop 2), Cliff Wallace della Creatures Effects dei Pinewood Studios di Londra e Stan Winston (Jurassic Park) hanno unanimamente affermato che l’autopsia è probabilmente un falso[5]. La posizione del cadavere, ad esempio, è inconsistente per un corpo disteso. Probabilmente, dicono, è stato utilizzato il modello di un corpo in posizione eretta. Tutti concordano comunque sulla facile riproducibilità del filmato, addirittura migliorando molti aspetti considerati il prodotto di un dilettante. Dello stesso avviso è Carlo Rambaldi (premio oscar per gli effetti speciali, padre di E.T. e degli alieni di incontri ravvicinati del terzo tipo), il quale, inoltre, asserisce che il cameramen muove volutamente la telecamera per evitare di soffermarsi su particolari che potrebbero svelare l’inganno. La giusta critica che alcuni ufologi hanno mosso a queste affermazioni riguarda l’onerosa fattibilità di un simile filmato nel 1947. "In considerazione del fatto che la pellicola è quasi certamente del 1947" scrive Baiata "e che il filmato fu girato e sviluppato in tempi assai vicini a quella data, resta da dimostrare con quali mezzi sarebbe stato perpetrato un falso a quell’epoca" [12]. Critica giusta e difficilmente smontabile se non fosse per il fatto che il filmato non ha avuto, come abbiamo visto, alcuna datazione. Il corpo del presunto alieno pare non presentare né capezzoli, né ombellico (segni caratteristici dei mammiferi). L’analisi coputerizzata del Prof. Nello Balossino, ordinario di informatica presso l’Università di Torino, ha però messo in evidenza la presenza di questi due elementi. Il prof. Bollone inoltre, dall’analisi di queste immagini, ha ipotizzato che sia stato utilizzato del cerone o qualcosa di simile allo scopo di celare capezzoli e ombellico. "Nella costruzione dell’essere" dice Bollone "potrebbe essere stato usato del materiale autoptico, il che giustificherebbe la presenza del cerone" [8]. Dal punto di vista medico-legale quindi l’essere raffigurato, senza ulteriori accertamenti, può essere considerato un artefatto, realizzato, probabilmente, con elementi sintetici e parti anatomiche umane di persone affette da qualche malformazione genetica.

Nel 1996 la rivista del Comitato Italiano per il controllo delle Affermazioni sul Paranormale (Cicap), Scienza & Paranormale, ha assegnato la "Bufala d’oro" al controverso filmato. "Il premio" si "è stato assegnato al signor Ray Santilli, proprietario del filmato, per essere riuscito a vendere il suo prodotto a mezzo mondo"[13].

Molte altre sono le critiche mosse a Santilli, ai suoi racconti e al filmato. La loro completa e approfondita trattazione richiederebbe un intero libro e proprio per questo ci siamo limitati ad indicare esclusivamente le critiche di maggior spessore. Come abbiamo visto quindi, non solo non c’è alcuna prova dell’autenticità del filmato, ma nemmeno un piccolo indizio. Di contro esistono moltissimi indizi che posso indicarne la falsità. La prova finale e definitiva della veridicità o meno del filmato si potrebbe ottenere se Santilli accettasse le offerte fatte dalla Kodak e dal Colonnello McGovern. Fin’ora, a tre anni dall’inizio della questione, Santilli non ha ancora risposto[14].

Ultima è la dichiarazione del ricercatore americano Kal Korff, noto per aver dimostrato la falsità delle foto prodotte dal contattista svizzero Eduard "Billy" Meier, secondo la quale in ottobre andrà in onda sulla Fox Tv il documentario a cura di Bob Kiviat in cui verranno esposte le nuove scoperte sul filmato. A quanto pare le indagini del ricercatore hanno portato a scoprire il nome del vero autore del filmato[16].

 

Il filmato della tenda

Il filmato dura circa 7 minuti e mostra , con un’inquadratura fissa, quella che sembra essere una ricognizione sommaria su di un essere all’interno di una tenda militare. La qualità delle immagini divulgate è pessima. Ciò è imputato, probabilmente, anche alla scarsa illuminazione derivante da un’unica lampada a petrolio. L’essere è completamente ricoperto da uno o più lenzuoli ad eccezione dei piedi, della mano destra e del capo. Due uomini con il camice, presumibilmente medici, operano sul corpo estraendo del materiale di ignota natura che viene poi riposto in sacchetti trasparenti contenenti del liquido incolore. I due operano apparentemente senza guanti. Un’altro uomo, privo di camice, è ripreso di spalle. Si muove continuamente sparendo a volte dall’inquadratura. Del presunto alieno si vede molto poco. E’ sicuramente diverso degli "alieni" raffigurati nelle altre due autopsie: è più alto ed è privo del ventre rigonfio. Si intravedono grandi occhi scuri e a mandorla.

Il filmato venne consegnato in formato VHS a Philip Mantle il 17 marzo 1995. La sua provenienza è ancora incerta in quanto secondo Santilli esso non sarebbe ricollegabile al materiale consegnatogli da Jack Barnett. Faceva parte delle pellicole acquistate insieme alle autopsie o no? Sono riprese effettuate da Jack Barnett o no? In alcune dichiarazioni fatte da Santilli sembrerebbe di si. "Quando ho acquistato le pellicole della dissezione degli alieni" ha dichiarato Santilli "ho ricevuto anche delle pellicole di scarto in cui ho trovato spezzoni, collegati fra loro. Uno in particolare mi è parso molto interessante. Mostra una specie di creatura il cui corpo viene ispezionato all’interno di una tenda da campo"[1].

Il filmato inizialmente non venne venduto ma servì a catalizzare l’interesse di ufologi e media sulla figura di Santilli che avrebbe poi tirato fuori il pezzo grosso. Alcuni però ne acquistarono i diritti come la televisione francese Tf1 e il Cun che lo ha proposto nella videocassetta "Autopsie Aliene? Volume 2" allegata all’enciclopedia Ufo Dossier X.

Il giornalista Maurice Chittenden ebbe modo di visionare una versione del filmato in cui sull’estremità inferiore dello schermo appariva uno strano codice di sicurezza : "RESTICTED ACCESS A01 CLASSIFICATION SUBJECT 1 OF 2 JULY 30th 1947" [2]. Esso però non è un codice militare americano riconosciuto. Risulta inoltre completamente errato il formato mese-giorno-anno della data. I militari americani infatti usano il formato giorno-mese-anno. Dopo queste critiche il codice di sicurezza è sparito. Inizialmente Santilli affermò che si trattava di un codice presente sulla pellicola originale. Contattato dal giornalista, dichiarò invece di averlo trovato su una delle scatole della pellicola e di averlo riportato sul video. Ci domandiamo se Santilli avrebbe rivelato spontaneamente questo particolare se non fosse stato scoperta l’inconsistenza del codice. Inoltre, unendo questa dichiarazione ad altre, possiamo dedurre che Santilli possedeva la pellicola originale del filmato della tenda[5].

Un altro evento strano caratterizza questo filmato. Durante una riunione nell’ufficio del produttore cinematografico John Purdie di Channel Four, Santilli proiettò una versione del filmato della tenda molto più nitida e chiara di quella divulgata. Philip Mantle, presente alla proiezione, afferma che le facce dei dottori erano chiaramente visibili[3]. Perché allora divulgare un video di scarsa qualità quando si è in possesso di una versione più definita? Forse, dice Jeffrey Kent, per evitare che venissero riconosciuti gli attori. Lo stesso discorso si potrebbe fare per il filmato dell’autopsia. Perché, ad esempio, il medico dietro la vetrata nel filmato della seconda autopsia porta cappellino, occhiali e mascherina ?

Ultimamente però la vera rivelazione su questo controverso filmato è firmata Philip Mantle. L’orami ex direttore della Bufora ha diffuso il testo di un suo colloquio con un tecnico che avrebbe fatto il nome dell’azienda di effetti speciali autrice del "filmato della tenda" [4], la A.R.K. Music Ltd. Il tecnico, che è voluto rimanere anonimo, ha dichiarato di aver consegnato una copia di buona qualità al produttore televisivo americano Bob Kiviat che ha intenzione di preparare un documentario critico sulle presunte autopsie. Santilli, a quanto pare, non è rimasto colpito da queste rivelazioni. Ha dichiarato infatti che anche lui aveva dei forti dubbi sull’autenticità di quel filmato. Perché Santilli era dubbioso di quel materiale proveniente sempre da Jack Barnet ? Santilli ha o no le pellicole originali del filmato? Molte altre sono le domande che, probabilmente, rimarranno senza risposta.

 

 

Alieni o clonati ?

Sean David Morton è un personaggio abbastanza conosciuto in ambito ufologico. Possiamo trovare le sue interviste in molte riviste italiane ed estere e, con una breve ricerca su internet, è possibile trovare molti documenti che parlano di lui.

Nel Novembre del 1996 esce in edicola Notiziario Ufo numero 9 con allegate ben due videocassette contenenti l’inchiesta dell’antropologo tedesco Michael Heseman (convinto assertore della natura extraterrestre degli Ufo e direttore della rivista Magazine 2000) intitolata "Area 51, al centro del mistero". Tra i vari intervistati c’è anche Sean David Morton che commenta diversi filmati da lui realizzati nell’Area 51. In uno di essi una luce si muove su uno sfondo scuro. La telecamera la inquadra e la ingrandisce fino a fargli occupare buona parte dello schermo. "Come vedete" commenta Morton "L’Ufo ha la forma di un pipistello" . Effettivamente la forma richiama quella di un pipistrello stilizzato. Purtroppo però quella particolare forma è dovuta ad una classica aberrazione della videocamera che un "esperto" ufologo dovrebbe ben conoscere. Tra questi filmati uno è particolarmente interessante, malgrado nella video-inchiesta non venga presa molto in considerazione. Le immagini mostrano l’interno di quella che dovrebbe essere un’installazione segreta militare [1]. Al suo interno vi sono delle grandi contenitori trasparenti. Le immagini, seppur non di pessima qualità, non ci permettono di vedere cosa vi sia contenuto. Malgrado questo ci viene detto che essi contengono alieni in stato di conservazione. Tutto ciò corrisponderebbe alle rivelazioni di alcuni sedicenti soldati o scienziati che avrebbero lavorato nell’Area 51, sebbene le immagini differiscano di molto dai disegni fatti da uno di questi [2]. Il video è noto sin dal 1987. Esso sarebbe stato trafugato da un certo "Thomas C." che lavorava come guardia di sicurezza presso l’Area 51. Sarebbe infatti stato girato da una telecamera di sicurezza all’interno di sotterranei. "Thomas C." avrebbe quindi trafugato la pellicola attorcigliandosela attorno al braccio. Una volta fuori avrebbe contattato David Morton e poi sarebbe sparito. Fin qui nulla di strano, nel senso che si ripropone in veste seminuova lo scenario classico dell’ufologia commerciale moderna. Abbiamo un video (non una pellicola originale) e un fantomaico testimone. Il 21 aprile 1997 però lo stesso filmato, nella doppia versione in bianco e nero e colorato dalla Nippon TV, viene proposto durante la trasmissione "Misteri" dallo stesso Sean David Morton, in una veste del tutto diversa. La puntata infatti non era affatto dedicata agli Ufo ma alla clonazione. Cosa c’entrava un ufologo in una simile puntata ? Naturalmente Morton non venne presentato come ufologo ma semplicemente come ricercatore. Intervistato da Paolo Longo, Morton ha dichiarato che le immagini si riferivano ad esperimenti di clonazione effettuati in gran segreto in America. "Le ampolle" dice Morton " contengono feti e parti umanoidi, mantenuti in vita artificialemente, risultati di esperimenti di clonazioni umane con sovvenzioni federali...questa è una versione molto semplice dell’essere umano. Si tratta di esseri senza apparato digerente, non avevano organi riproduttivi...". In tutto questo quindi gli alieni non c’entrerebbero. Alla dura protesta del Professor Renato Dulbecco (premio nobel della medicina nel 1975) Lorenza Foschini, conduttrice del programma, ha dichiarrato che si trattava di una "provocazione", di uno "spunto per una domanda". Una "provocazione" venduta da Morton alla Rai a caro prezzo.

Il filmato di per sé è poco significativo e non ritrae niente da cui si possano trarre delle informazioni. Esistono inoltre alcuni elementi che andrebbero verificati. Nella versione presentata nella videocassetta distribuita dal Cun è presente la scritta : "Secret U.S. Government, Underground Installation, Securituy Camera Film" assente invece nella versione presentata a "Misteri".

 

Intervista con l’Alieno

L’ultimo sensazionale filmato divulgato in Italia è l’ormai famosa intervista con l’alieno. In una stanza semibuia spicca il volto sofferente di un alieno intervistato telepaticamente da un presunto agente americano che ha le spalle rivolte alla telecamera. Il video è a colori e senza audio. L’essere muove lentamente la grande testa. Il suo aspetto coincide quasi perfettamente con la classica descrizione di un alieno: macrocefalo, occhi grandi e scuri e corpo esile. Solo il colore della pelle è diverso: nocciola scuro invece di grigio. Sulla destra ci sono delle strumentazioni medica. Una luce verde pulsa ininterrottamente indicando presumibilmente il battito cardiaco dell’alieno (se questi ha un cuore). Una scritta bianca alla base del video, DNI/27 con la data, i minuti e i secondi, dovrebbe in qualche modo rappresentare una sorta di classificazione dell’intervista.

Dopo qualche secondo l’essere si sente male e due medici accorrono per medicarlo. Sono ricoperti da maschere e cappellino medico e indossano dei guanti. Anche in questo caso quindi i volti dei protagonisti non sono riconoscibili. Uno di loro regge l’alieno, mentre l’altro lo illumina con una torcia tascabile e asciuga una sorta di liquido fuoriuscito dalla bocca. Dopo 3 minuti scarsi il filmato si interrompe. L’oscurità della stanza non fa intravvedere altro. Essa è dovuta, a quanto pare, alla particolare sensibilità dell’alieno alla luce forte.

Il filmato venne presentato lunedì 14 aprile 1997 alla trasmissione Strange Universe mentre in Italia ne parlò per primo la testata Notiziario Ufo dedicando la copertina del numero 7 all’evento. All’interno un articolo di Sean David Morton spiega la provenienza filmato. La fonte sarebbe un certo Victor (naturalmente un nome di copertura) che avrebbe lavorato nell’Area 51. Stava assistendo allo scaricamento di una grande quantità di materiale video top-secret da analogico a digitale. Fu lasciato per un po’ di tempo senza alcun tipo di controllo e riuscì a riversare su videocassetta parte del materiale. Con il prezioso bottino nascosto, riuscì ad uscire dalla base senza essere scoperto. Contattò inizialmente la FOX per la vendita del materiale, ma ricevette un rifiuto. Allora chiamò la Rocket Pictures che, a quanto pare, lo pago profumatamente per l’acquisto dei diritti .

Era tutto pronto per un nuovo affare basato su un filmato di un presunto alieno. Ciò che mancava era l’avallo di "esperti" ufologi che non tardò ad arrivare. Persone come Sean David Morton, il maggiore in pensione Robert Dean, l’antropologo Michael Heseman e uno tra i rapiti più famosi Whitley Stieber [1], dopo la visione del filmato si sono espressi favorevolmente riguardo la sua autenticità.

Troviamo le loro interviste all’interno della videocassetta "Area 51, il filmato di un alieno vivo" pubblicizzata sulla rivista Terzo Millennio oltre la speranza, entrambe edite dal gruppo Nonsiamosoli la cui figura di spicco è il contattista stigmatizzato Giorgio Bongiovanni. Tale gruppo ha, per così dire, il merito di aver divulgato per primo il filmato in Italia presentandolo alla trasmissione ******* andati in onda su Italia 1. Il modo con cui Bongiovanni è venuto in possesso del filmato è a dir poco singolare. La Rocket Picture infatti chiedeva, a quanto pare, ben 100.000 dollari per i diritti di divulgazione. Bongiovanni però non ha pagato nemmeno una lira in quanto, riferisce, il filmato gli è stato consegnato da un fonte anonima, diversa dal quella che ha contattato la Rocket Pictures. Il fatto quindi che ci siano diverse fonti di un filmato già di per sé aumenta il dubbio sulla sua veridicità.

Ciò che spicca in questa faccenda, soprattutto nelle interviste contenute nella videocassetta curata da Bongiovanni, è l’assoluta mancanza di volontà di indagare a fondo la questione per determinare la vera identità di Victor e la veridicità del filmato. Tutti gli intervistati infatti si sono espressi positivamente dopo aver semplicemente visionato il filmato. Ciò che si dice è che potrebbe essere falso ma se fosse vero il messaggio spirituale e morale che ne verrebbe sarebbe enorme. Tutta l’inchiesta però parte dal presupposto che il filmato è vero e lo stesso fanno gli ufologi intervistati.

Cosa possiamo dire di questo filmato? Alcuni esperti in effetti speciali come John Criwell e Rick Baker hanno riferito che il filmato sarebbe facilmente riproducibile e migliorabile. La cosa, a dire il vero , era prevedibile anche se questo non costituisce la prova della sua falsità. Purtroppo però lo scenario del filmato autentico fino a prova contraria si ripropone di nuovo. Abbiamo un video, e non una pellicola, un fantomatico personaggio non rintracciabile e una schiera compatta di ufologi "esperti" che difendono a spada tratta la veridicità del filmato fino a prova contraria. Non pensiamo che questo sia il miglior metodo per arrivare alla verità. Troppi, anche in questo caso, sono in dubbi e le incongruenza che ci portano a dire che, come in casi precedenti, il filmato non può essere preso seriamente in considerazione finché non si avrà la possibilità si attingere a tutti i dati disponibili.

 

Note (L’alieno di Santilli):

Baiata Maurizio su Notiziario Ufo numero 1 e numero 4

Altri, pochi, frammenti di pellicola sono stati rilasciati, ma il loro contenuto, come per quelli in mano a Bob Shell, non è assolutamente significativo.

MUFON UFO, Journal, Ottobre 1995

Maurizio Baiata del Cun ha affermato di avere visto, insieme ad altre poche persone, nello studio di Santilli, una bobina contenente della pellicola. Anche in questo caso bisogna fidarsi di Mr. Santilli che afferma di aver mostrato loro la pellicola originale. (Notiziario UFO Numero 4)

E’ un progetto portato avanti dalle maggiori associazioni ufologiche statunitensi con lo scopo di ottenere il rilascio di tutte le informazioni sul caso Roswell.

Kent Jeffrey,"Santilli Controversial Autopsy Movie : a Comprehensive Review", MUFON UFO Jurnal, marzo 1996

The Observer, 23 luglio 1995

"Misteri. Speciale UFO", 16/17/18 ottobre 1995

"Misteri. Speciale UFO", 16/17/18 ottobre 1995

"Erano Vivi" su Notiziario UFO n3 (novembre-dicembre 1995)

Skeptical Inquirer, vol 19, numero 1 e numero 4 (1995)

Baiata Maurizio, "Operazione debunking", Notiziario UFO numero 6 (maggio-giugno 1996)

Scienza & Paranormale, numero 11

Molte informazioni sono state tratte dal servizio UFOTEL a cura di Edoardo Russo (Cisu) e dalla circolare informativa "Notizie UFO" del Cisu.

Comunicazione personale

Ufotel numero 181 del 19/08/1998

 

Note (Il filmato della tenda):

 

[1] Dichiarazione fatta durante un’intervista alla Fuji TV (Notiziario UFO numero 8)

[2] Sunday Times 30 luglio 1995 "Il film che dovrebbe provare che gli alieni hanno visitato la terra è falso", Maurice Chittenden

[3] Kent Jeffrey,"Santilli Controversial Autopsy Movie : a Comprehensive Review", MUFON UFO Jurnal, marzo 1996

[4] Mantle Philip sulla mailing list UFO Updates (18 giugno 1998) ; Russo Edoardo, Ufotel n.176 (25 giugno 1998),

[5] In una mail datata 18/6/’98 pubblicata su Notiziario UFO numero 20 Santilli dichiara di aver ricevuto le pellicole da 16 millimetri del filmato della tenda proprio da Jack Barnett.

 

Note (Alieni o clonati ?) :

 

[1] Secondo Hesemann si tratterebbe della sezione S4 della base segreta americana Area 51

[3] I disegni di un certo Derek Hennessy, definitasi guardia di sicurezza al livello 2 dell’Area S4 ,ritraggono contenitori molto differenti da quelli del filmato divulgato.

 

Note (Intervista con l’alieno) :

 

[1] Autore di best seller dal contenuto piuttosto dubbio come "Visitors", "Trasformation" e il più famoso "Communion"