Il giorno dopo Corso

NUOVE RIVELAZIONI RIDISEGNANO LA STORIA DI ROSWELL E DELLA STESSA SCIENZA

MATTEO LEONE

 

 

Generale Ripper - «Mandrake. Ha mai visto un Comunista bere un bicchiere d’acqua?»
Capitano Mandrake - «Ehh...no...veramente non l’ho mai visto».
G.R. - «Vodka! Ecco quello che bevono. Mai acqua. (...) Per nessuna ragione un Comunista berrà mai acqua. E sanno bene quello che fanno».
C.M. - «Ah...già...però non vedo dove vuole arrivare Generale».
G.R. - «All’acqua. (...) Lei sa cos’è la fluorocontaminazione dell’acqua? (...) La fluorocontaminazione è forse il piano più mostruoso che i Comunisti abbiano mai concepito ai nostri danni. (...) Mandrake, lo sa che oltre a contaminare l’acqua, stanno studiando anche il modo di contaminare il sale, la farina, i succhi di frutta, oltre allo zucchero, al latte. Ai gelati. I gelati, Mandrake, quelli per i bambini! E lo sa quando hanno incominciato? (...) Nel 1946. Nel 1946, Mandrake! Lo vede come combina con il Complotto Comunista che ha seguito la guerra?»

Stanley Kubrick, Il Dottor Stranamore.

 

Nel luglio del 1947, un anno dopo l’inizio del Complotto Comunista, un astronave aliena precipitò nel deserto del New Mexico. Il Generale Twining, comandante dell’Air Materiel Command presso la base aerea di Wright Patterson, cancellò improvvisamente un suo viaggio programmato verso la costa occidentale e si recò alla base di Alamogordo nel New Mexico rimanendovi sino al giorno 10. L’incidente venne spiegato dall’USAF come il risultato della caduta di un banale pallone sonda e la vicenda finì ben presto nel dimenticatoio. Nel frattempo i frammenti dell’ordigno furono inviati a Wright Patterson, e su decisione del Presidente Truman venne istituito un comitato speciale formato da scienziati e militari (Majestic-12) avente lo scopo di studiare l’astronave e il suo equipaggio alieno. Twining, dietro suggerimento di alcuni scienziati di Alamogordo, fece pervenire una parte del materiale ai Bell Laboratories a Murray Hill, nel New Jersey. In quegli stessi laboratori pochi mesi dopo, e precisamente l’antivigilia di Natale del 1947, verrà inventato il transistor.

 

La storia infinita di ROSWELL

L’idea che degli esseri alieni possano fornirci, in modo più o meno intenzionale, tecnologia elettronica d’avanguardia non è nuova. In uno dei più suggestivi film di fantascienza degli anni ’50 - Cittadino dello spazio - uno scienziato americano, Cal Meacham, si trova al centro di alcuni episodi sconcertanti. Una misteriosa luce verde impedisce all’aereo su cui sta volando di schiantarsi al suolo a causa di un problema tecnico. Nei giorni successivi si accorge di aver ricevuto, tra le normali forniture di apparecchiature elettroniche, alcuni minuscoli condensatori dalle proprietà eccezionali. Tali dispositivi si rivelano in grado di resistere a cariche elettriche notevoli rispetto ai normali condensatori usati all’epoca.

Anche l’idea secondo la quale alcuni sviluppi tecnologici della Civiltà Occidentale affondino le proprie radici nei rottami di un qualche disco volante precipitato non è particolarmente originale.

La ritroviamo, ad esempio, in New Mexico nella madre di tutti gli UFO-crash. Se pensate che ci stiamo riferendo al famigerato “caso Roswell”, allora significa che il dilagante lavaggio del cervello operato in questi ultimi tempi sta avendo effetto anche su di voi. In realtà, l’incidente che ha fornito sin dalla sua origine un codice per tutte le successive storie di UFO precipitati ebbe luogo, non a Roswell, bensì ad Aztec (Scully, 1949; 1950). Avvenuto presumibilmente il 25 marzo 1948, questo evento contiene in se tutti gli elementi chiave di un UFO-crash: disco volante precipitato costruito in materiale allo stesso tempo leggerissimo e robustissimo, cadaveri dell’equipaggio alieno formato da esseri minuscoli (vestiti, curiosamente, nello «stile del 1890»), operazione di recupero dei militari, consolle di comando dotata di strani apparecchi elettronici e corredata da scritte simili ai geroglifici ecc. Il caso Aztec, divulgato insieme ad altre storie di dischi precipitati dal giornalista Frank Scully, in quello che fu il primo best-seller ufologico (Behind the Flying Saucers), è stato negli anni via via ridimensionato al suo nucleo centrale: quello di una voce priva di fondamento concreto (Cahn, 1952; Moore, 1985; Jones-Minshall, 1991).

In una ricca, affascinante, confusa e del tutto inattendibile raccolta di rumors sull’evento di Aztec, William Steinman - un semisconosciuto ufologo americano - ha ricostruito le operazioni di recupero dell’ordigno. Dietro ordine del Generale Marshall, il Dr. Vannevar Bush, direttore dell’Ufficio Ricerche e Sviluppo, fu nominato capo di un team investigativo sul caso Aztec. «Mentre l’oggetto veniva smontato, Von Neumann (il fisico e matematico di Princeton che pose le basi dei calcolatori elettronici) e Bush concentrarono la loro attenzione sul pannello di controllo, e notarono che era costituito da cassetti senza alcun cavo di collegamento. Tali cassetti sembravano essere parte di un circuito ‘elettrico’ dal quale il pannello riceveva la propria alimentazione (un po’ come negli odierni dispositivi elettronici a circuiti integrati). (...) Ciascuno di questi ‘cassetti’ estraibili conteneva migliaia di microscopici chip a loro volta estraibili». (Steinman-Stevens, 1986)

Il caso Roswell, nato per gli ufologi nel 1978, in origine riguardava solo il recupero di frammenti insolitamente tenaci e di strane asticelle ricoperte di «geroglifici». Nessun alieno. Nessuna consolle di comando. Ma, soprattutto, nessun disco volante! Da allora, per dirla con le parole dell’ufologo e fortiano John Keel, i testimoni si sono moltiplicati più dei conigli, e lo scenario si è fatto sempre più elaborato. Due siti di impatto. Cinque alieni recuperati. Ciascuno di essi avente quattro dita per mano. E via enumerando. Ed è così che l’idea di uno sviluppo tecnologico condizionato dal recupero di materiale extraterrestre fa capolino non solo nel caso Aztec, ma anche nel caso Roswell, come evidenziato da una testimonianza di seconda mano raccolta dal padre di tutti gli UFO-crash, Leonard Stringfield, l’ufologo americano pioniere nelle ricerche sugli UFO precipitati che condusse una sistematica raccolta di segnalazioni perlopiù anonime da parte di testimoni soprattutto militari.

Un analista radarico avrebbe riferito a un amico di Stringfield, alto ufficiale dell’Esercito in congedo, di aver avuto l’accesso nel 1955 a una Blue Room in località segreta, ovvero a una stanza contenente i resti di dischi precipitati e i cadaveri recuperati a Roswell. L’analista, unitamente ad alcuni colleghi, avrebbe dovuto analizzare ciascun oggetto e determinarne gli usi. «A posteriori, egli può dire che tra le varie cose vi erano laser, circuiti integrati e supporti di circuiti stampati di fattura ora piuttosto comune (inclusi microprocessori)». (Stringfield, 1991)

 

Sesso, bugie e UFO-crash

Cosa accomuna tutte queste storie? L’ufologo americano Jerome Clark ha suggerito che «c’è tutto un settore del folklore moderno in attesa di essere affrontato e catalogato dagli studiosi di cultura popolare. Sono quelli che chiamo ‘Racconti del Soldato; ovvero, gli Orrendi Segreti che ho Scoperto durante il Servizio Militare.’ Tra questi abbiamo le storie di UFO precipitati, facenti parte del folklore istituzionale dei militari e dei servizi di intelligence; l’ambiente stesso nel quale tali storie circolano può contribuire ad assegnare loro un’aura di falsa autorevolezza.

Può benissimo darsi che alcune di queste storie si basino su eventi reali, ma la stragrande maggioranza sono in tutto o in parte fittizie, un po’ come le voci sugli alligatori nel sistema fognario di New York. Alcuni individui che un tempo occupavano posizioni delicate, possono aver sentito storie simili, per poi raccontarle in seguito al fine di impressionare famiglia, amici, conoscenti». (Clark, 1991)

Sacrosante considerazioni. Però non bastano.

Il racconto con cui abbiamo aperto l’articolo, non solo non è di fonte anonima, non solo ha un’origine autorevole, ma è anche il risultato di una partecipazione attiva, in prima persona, di un ex Ufficiale dell’Esercito dalle credenziali verificabili. Stiamo parlando del Colonnello in congedo Philip J. Corso, che di recente ha rivelato la storia del suo contributo alle operazioni di retroingeneria sui frammenti dell’UFO precipitato a Roswell nel 1947.

Nel suo Il Giorno Dopo Roswell, Corso racconta di aver gestito nel 1961, come Capo della Divisione Tecnologia Straniera dell’Esercito, i materiali recuperati nel crash. Lavorando agli ordini del Generale Trudeau, Corso avrebbe fornito porzioni di tale materiale a diversi laboratori di ricerca, civili e militari, i quali, all’oscuro dell’incidente di Roswell, sarebbero poi giunti a realizzare circuiti integrati, fibre ottiche, laser e altri ritrovati tecnologici. Poiché le contraddizioni emerse sono tante e lo spazio disponibile è poco, in questa sede entreremo in qualche dettaglio solo per quanto riguarda la realizzazione di transistor e circuiti integrati, certi che questo esempio sia comunque sufficiente per comprendere la distanza tra le storie di Corso e la Storia.

Corso, circa la progettazione dei transistor, sostiene:

a) di aver saputo dallo scienziato missilistico Hermann Oberth che «tutti quelli di Alamogordo volarono a Roswell con il Generale Twining per controllare il trasporto fino a Wright Field». (p. 160 dell’edizione italiana) Dietro suggerimento di Wernher von Braun, che riconobbe nei chip i componenti «di un circuito allo stato solido molto avanzato» (p. 160), Twining inoltrò il materiale ai Bell Laboratories. «L’Esercito fornì, segretamente, alcuni dei componenti agli ingegneri perché li esaminassero. All’inizio degli anni Cinquanta furono ufficialmente inventati i transistor e i circuiti transistorizzati cominciarono ad essere utilizzati in alcuni prodotti commerciali di largo consumo e nei sistemi elettronici militari». (p. 161)

b) di aver fatto pervenire, in prima persona, alle industrie quei componenti del disco di Roswell che consentirono lo sviluppo dei circuiti integrati. «Mi diceva il Generale Trudeau (...) ‘ricorda che hai un nutrito gruppo di scienziati da contattare a che la Bell Laboratories attende i tuoi rapporti una volta che avrai finito con il gruppo di Alamogordo.’ Eravamo nel 1961 e la miniaturizzazione dei computer e dei microcircuiti era già iniziata, ma i rapporti che il Generale mi aveva chiesto di preparare e gli appuntamenti che stava organizzando per me con la Sperry-Rand, la Hughes e la Bell Laboratories mi avrebbero permesso di incontrare alcuni scienziati e di sapere come le loro società avrebbero applicato i circuiti miniaturizzati ai sistemi d’arma». (p. 173)

 

Il VIAGGIO MISTERIOSO del Generale Twining

La storia narrata da Corso sulla cancellazione da parte di Twining di «un suo previsto viaggio aereo verso la costa occidentale» (p. 58), vorrebbe farci intendere che lo scopo del Generale era quello di seguire direttamente gli sviluppi dell’UFO-crash dalla base aerea militare di Alamogordo. Non è la prima volta che viene formulata una congettura del genere. Il primo a proporla fu l’ufologo americano William Moore (Moore, 1982; cfr. anche Friedman-Berliner, 1992).

Secondo i diari di bordo di Twining e del suo pilota, il Generale si sarebbe recato in aereo all’Alamogordo Army Air Field il 7 luglio del 1947, rimanendovi fino all’11 luglio, giorno nel quale fece ritorno a Wright Field. In una lettera a un funzionario della Boeing Airplane Co., datata 17 luglio, Twining scrisse: «È con profondo rammarico che siamo stati costretti a cancellare il nostro viaggio all’industria Boeing, a causa di un’improvvisa e assai importante questione che è sorta qui».

Un documento, recentemente declassificato, spiega quale motivo si cela dietro la cancellazione del viaggio, motivo che non ha nulla a che vedere col caso Roswell. La comunicazione, datata 5 giugno 1947 (un mese prima dell’ipotetica caduta dell’astronave aliena), proviene dal Quartier Generale dell’Army Air Force a Washington, ed è inviata al comandante dell’Air Materiel Command. In essa si richiede che vengano emessi, nei riguardi di Twining e altri ufficiali, degli ordini confidenziali di distacco temporaneo (tre giorni) alla base di Sandia, ad Albuquerque, nel New Mexico.

Lo scopo era quello di consentire a Twining di partecipare al corso Bomb Commanders Course previsto per il giorno 8 luglio. Il diario dei visitatori e il calendario dei presenti provano che i Generali Twining, Chidlaw, Brentnall e Thomas, parteciparono al corso fino al giorno 11, ovvero durante la finestra temporale nella quale si sarebbero condotte le operazioni di recupero dell’UFO. Secondo la documentazione dell’Air Force, parteciparono anche altri tre generali, tra i quali George Kenney, a capo dello Strategic Air Command (SAC). (Todd, 1996; cfr. anche Korff, 1997)

Si suppone che la caduta di un’astronave aliena avrebbe dovuto alterare i piani di almeno uno di questi generali. E si suppone che Corso, se fossero reali i colloqui da lui avuti ad Alamogordo, avrebbe dovuto essere a conoscenza di tutto questo.

Twining fu costretto a cancellare all’improvviso il previsto viaggio alla Boeing, poiché non ricevette conferma di distacco al corso fino al 3 luglio, pochi giorni prima dell’inizio dell’evento.

 

L’Invenzione più importante del secolo

Philip Corso afferma testualmente che «l’invenzione del transistor e la sua naturale trasformazione in chip di silicio dei circuiti integrati rappresentavano un ‘salto quantico’ a livello tecnologico. L’arco dello sviluppo delle valvole, dai primi esperimenti condotti da Edison sui filamenti per la lampadina, alle valvole di commutazione dell’ENIAC [il primo modello sperimentale di computer. N.d.R.], durò circa cinquant’anni, mentre l’evoluzione dei transistor al silicio si ebbe nel giro di qualche mese. Se non avessi visto con i miei occhi le schede di silicio recuperate sul luogo dell’incidente di Roswell, se non le avessi tenute in mano, se non avessi parlato con Hermann Oberth, Wernher von Braun o Hans Kohler e non avessi ascoltato le relazioni di questi scienziati, ormai deceduti, durante gli incontri con Nathan Twining, Vannevar Bush ed i ricercatori della Bell, avrei pensato che l’invenzione del transistor era stato frutto di un miracolo. Ora, invece, so come sono andate le cose». (p.168, corsivo nostro)

Accidenti! L’uomo che sa come sono veramente andate le cose è venuto allo scoperto. L’uomo verso cui tutta la tecnologia occidentale è debitrice, ha accettato di renderci partecipi delle sue informazioni.

Primo. Le fonti. Corso avrebbe ottenuto le informazioni sulla genesi del transistor da Hermann Oberth, Wenher von Braun e gli altri «scienziati aerospaziali tedeschi che, allora, lavoravano ad Alamogordo ed a White Sands» (p.105). Curioso. Sembra che all’epoca né Oberth né von Braun lavorassero in New Mexico. Von Braun lavorava ad Huntsville, in Alabama, in qualità di direttore del Marshall Space Flight Center della NASA, mentre Oberth aveva addirittura fatto ritorno in Germania (Klass, 1998).

Secondo. Il tatto. Corso afferma di aver toccato le schede di silicio recuperate sul disco di Roswell, e che tali schede sarebbero state utilizzate dagli scienziati dei Bell Laboratories nella realizzazione del primo transistor...transistor che però era costruito in un diverso materiale semiconduttore: il germanio! (Bardeen-Brattain, 1949)

Terzo. Il primo transistor. Gli autori dell’invenzione furono un fisico teorico, John Bardeen, e un fisico sperimentale, Walter Brattain. Nell’ambito di ricerche sulla superficie dei semiconduttori, Bardeen e Brattain scoprirono, mediante due elettrodi a filo finemente spaziati, che una piccola carica positiva situata su un elettrodo iniettava lacune (zone di assenza di carica negativa) nella superficie del semiconduttore accrescendone enormemente le sue proprietà conduttive.

Questo risultato suggerì a Bardeen l’idea di realizzare un amplificatore collegando due elettrodi a filo, poco spaziati tra loro, su un cristallo di germanio (la teoria di Bardeen sugli stati di superficie, che stimolò i successivi esperimenti ai Bell Laboratories risale al febbraio del 1947. Cfr. Bardeen, 1947). Brattain sperimentò il suggerimento, e nel giro di poco tempo creò il primo transistor point contact, che venne dimostrato per la prima volta il 23 dicembre 1947. (Brattain, 1968)

Sebbene il primo transistor point contact fosse stato inventato da Bardeen e Brattain, tutte le fotografie sugli inventori del transistor includono anche William Shockley, il leader del gruppo di ricerca; quest’ultimo però, non soddisfatto dell’indirizzo che avevano preso gli studi sul transistor, seguiva un diverso programma di ricerca. Il risultato fu che Bardeen e Brattain non ebbero alcuna difficoltà a ottenere il brevetto del loro transistor nel 1948. Shockley, d’altro canto, non riuscì ad ottenere un brevetto primario sul suo principio dell’effetto di campo a causa del lavoro svolto nel periodo pre-bellico da Pohl e Lilienfeld (cfr. intervista a Brattain, citata su Braun-MacDonald, 1978).

Ed è a Shockley che Corso fa riferimento quando scrive: «poi, un’astronave aliena precipitò sopra Roswell, i suoi pezzi si sparpagliarono nel deserto e nel giro di una notte la situazione si capovolse. Nel 1948, il fisico William Shockley realizzò il primo transistor a giunzione, formato da una microscopica e sottile scheda al silicio caricato negativamente, dove gli atomi hanno un elettrone in più, e di silicio caricato positivamente, nel quale gli atomi hanno un elettone in meno. L’invenzione fu attribuita alla Bell Telephone Laboratories e, come per magia, il punto morto che aveva bloccato lo sviluppo dell’intera generazione di computer ENIAC svanì, cedendo il passo ad una nuove generazione di circuiti miniaturizzati». (p.167)

Dunque, secondo Corso, il crash di Roswell consentì a Shockley di inventare il primo transistor, un transistor a giunzione, in silicio. Al di là delle imprecisioni che abbiamo evidenziato, caratteristiche di chi abbia letto un po’ di fretta una qualche rivista di divulgazione scientifica (il transistor fu inventato nel 1947, e non nel 1948, da Bardeen e Brattain, e non da Shockley), rimane un fatto sconcertante. Ammettiamo pure che a Roswell siano state rinvenute schede di silicio funzionanti secondo il principio del transistor a giunzione (la giunzione p-n sommariamente descritta da Corso): come si spiega che gli scienziati della Bell, ricevute schede di Roswell, realizzarono un transistor costruito in un materiale diverso, e funzionante secondo un diverso principio fisico? Il transistor inventato in quella lontana antivigilia di Natale non aveva nulla a che vedere coi transistor a giunzione che conosciamo oggi (o, meglio, ieri).

Non solo. William Pfann, l’uomo della Bell che svilupperà in seguito la tecnica di raffinamento delle zone a drogaggio p ed n, assolutamente decisiva nella costruzione dei transistor a giunzione, fu attivamente dissuaso dal perseguire le sue idee (Braun-MacDonald, 1978). Lo stesso Shockley non credeva che il raffinamento delle zone fosse importante nel campo dei semiconduttori. E cosa dire di Gordon Teal, le cui proposte di ricerca sul germanio, trasmesse alla Bell tra il febbraio e l’agosto del 1948, non ricevettero alcun supporto? Come commentò Brattain, «molte delle cose di cui i Bell Laboratories vanno ora più orgogliosi, furono fatte a dispetto del management».

Shockley persistette nella sua convinzione che era possibile un transistor migliore di quello point contact. Il suo libro, che contiene un’esposizione completa della teoria del transistor a giunzione fu iniziato nel 1949, e pubblicato nel 1950 (Shockley, 1950). Il primo transistor a giunzione funzionante risale al 1951, e dall’aprile del 1952 è entrato in produzione presso la Western Electric (il comparto produttivo della American Telephone and Telegraph, di cui i Bell Laboratories rappresentavano la divisione dedita alla ricerca) (Fergus, 1997).

Qualunque cosa sia stata trovata a Roswell, pare che gli scienziati della Bell abbiano fatto piuttosto di testa loro.

Quarto. Il “miracolo”. Per Corso, senza Roswell, l’invenzione del transistor sembrerebbe un miracolo. Ma, come direbbe Agatha Christie, «un miracolo è un caso (o è dovuto a Roswell); due miracoli sono una coincidenza; tre miracoli sono un indizio». Un indizio che quella del transistor «era un’idea della quale era venuto il momento» (intervista a John Tilton, citata su Braun-MacDonald, 1978), tanto che la Bell temeva di essere battuta nella presentazione di un paper scientifico (intervista a Brattain). I lavori avevano raggiunto in Francia uno stadio avanzato (Braun-MacDonald, 1978), e sembra che in Inghilterra sia stato costruito un transistor una settimana dopo l’annuncio della Bell, avvenuto il 30 giugno del 1948. Per i militari fu organizzata un’anteprima della presentazione, con appena una settimana di anticipo sulla conferenza stampa ufficiale.

Se dietro la Bell c’era Roswell, chi c’era dietro la Purdue University?

Ralph Bray e Seymour Benzer, due scienziati della Purdue, riferirono dei risultati da loro ottenuti col germanio a un incontro dell’American Physical Society all’inizio del 1948: poche settimane dopo l’invenzione del transistor alla Bell, ma alcuni mesi prima che il segreto fosse annunciato. Brattain, che si trovava nell’uditorio, sapeva bene che i fenomeni osservati da Bray e Benzer erano dovuti ai portatori di carica minoritari, e che i due erano vicinissimi alla scoperta del transistor. Come Bray disse in seguito: «quello che è perfettamente chiaro è che se avessi posto il mio elettrodo vicino a quello di Benzer… avremmo ottenuto un effetto transistor». All’epoca Brattain era preoccupato che la Bell fosse battuta nella pubblicazione di un paper scientifico sul transistor. A proposito delle sue conversazioni con Bray, Brattain ricorda: «Lo lasciai parlare, senza dire nulla. Alla fine Bray disse, ‘Sai, penso che se mettessimo un altro punto sulla superficie del germanio e misurassimo il potenziale intorno a questo punto, potremmo scoprire ciò che sta succedendo.’ E io non riuscii a trattenermi dal dire, ‘Si Bray, penso che sarebbe proprio un esperimento interessante!’, dopodiché me ne andai». (intervista a Brattain)

Bray aveva appena descritto proprio l’esperimento che condusse all’invenzione del transistor solo poche settimane prima!

Anche sulla testa di Bray era caduto un disco volante funzionante a transistor?

Quinto e ultimo. A proposito di salti quantici. Sostenere che l’invenzione del transistor sia stato una sorta di fulmine a ciel sereno è credibile solo a patto di ignorare una serie di eventi ben stabiliti. Già nel 1938 il direttore di ricerca della Bell, Mervin Kelly, costituiva un piccolo gruppo di studio in fisica dello stato solido (Easton, 1997). Il 29 dicembre 1939 Shockley menziona nel suo quaderno di laboratorio che dovrebbe essere possibile rimpiazzare i tubi a vuoto con semiconduttori, ben oltre 7 anni prima di Roswell! (Williamson, 1997).

Durante la seconda guerra mondiale le ricerche sui semiconduttori furono stimolate dalla necessità di ottimizzare le prestazioni dei radar. Per poter rilevare segnali ad alta frequenza, i rilevatori dovevano possedere una capacità estremamente contenuta. Poiché i diodi a vuoto non consentivano di raggiungere capacità sufficientemente basse, si ricorse al rettificatore allo stato solido: piccole tavolette di silicio con contatti costituiti da sottili fili in tungsteno (Braun-MacDonald, 1978). All’inizio del 1945, Kelly spiegò che l’avvento della meccanica quantistica rendeva promettente «un approccio unificato ai problemi dello stato solido», e nel luglio costituì il Dipartimento di Fisica dello Stato Solido (Easton, 1997).

Sembra proprio che il disco volante di Roswell sia caduto su un terreno piuttosto fertile...

 

«La Bell attende i tuoi rapporti...»

...disse il Generale Trudeau a Corso. Siamo nel 1961 e Corso è in procinto di fornire la tecnologia dei circuiti integrati alla Bell.

Perché nei 14 anni trascorsi dal 1947 non è intervenuto nessuno scienziato del Pentagono. Perché si è dovuto attendere l’intervento di un Colonnello dell’Esercito, oltretutto privo di una particolare competenza di questioni fisiche o ingegneristiche? Cosa ha fatto nel frattempo il fantomatico Majestic-12 (ritenuto, per inciso, una bufala dalla maggioranza degli ufologi)? Domande destinate a rimanere prive di risposta. Poco male: il caso si chiude prima ancora di aprirsi.

Contrariamente a quanto contenuto nel memoriale di Corso, non è stato l’Esercito, bensì l’Air Force a sponsorizzare maggiormente i progressi nella tecnologia microcircuitale - in primo luogo per il suo uso nell’ambito dei missili balistici Minuteman. (Klass, 1997)

Contrariamente a quanto sostenuto da Corso, la Bell non ebbe un ruolo prioritario nella genesi dei circuiti integrati. Il primo circuito integrato è stato brevettato il 6 febbraio 1959 da Jack Kilby della Texas Instruments. Circuito che era stato realizzato dallo stesso Kilby nell’ottobre del 1958. L’assemblaggio economico ed efficace dei componenti del circuito fu realizzato, nello stesso periodo, da Robert Noyce della Fairchild (brevetto: 30 luglio 1959). La prima applicazione commerciale dei circuiti integrati, risalente al dicembre 1963, riguardò gli apparecchi per l’udito (Braun-MacDonald, 1978).

Dunque, il brevetto dei circuiti integrati anticipa di due anni l’intervento di Corso. Come dicevamo, caso chiuso.

 

«Ha mai visto un Comunista bere un bicchiere d’acqua?»

Chi è Corso in realtà? Non lo sappiamo. Un tranquillo vecchietto un po’ arteriosclerotico? Un ex militare con il senso per gli affari? Un agente del discredito?

Quello che è certo è che si tratta di un fanatico di estrema destra, piuttosto guerrafondaio e con una spiccata tendenza alla paranoia. Egli, ad un certo punto, sentendosi pedinato dalla CIA, si recò dal suo direttore Frank Wisner («uno dei migliori amici che il KGB abbia mai avuto») e, posando una pistola sulla sua scrivania, lo apostrofò che se la situazione fosse continuata avrebbero trovato il pedinatore in fondo al fiume Potomac con due buchi insanguinati al posto degli occhi. Il tono delle sue memorie ricorda quello del Generale Ripper nel magistrale Il Dottor Stranamore di Kubrick. Il pericolo vero è la CIA. Perché la CIA è infiltrata fino al midollo dal KGB e, quindi, da Comunisti. Quegli stessi Comunisti che condizionano la politica estera di Kennedy.

Ed è forse su questo argomento, più che sugli UFO o Roswell, che il punto di vista di Corso rischia di rivelarsi interessante. Di Corso sono state discusse le connessioni col gruppo, paramilitare e dagli interessi politici, dei Cavalieri di Malta a Shickshinny, in Pennsylvania. O l’amicizia col Senatore segregazionista Strom Thurmond (il quale prima scrisse e poi - una volta visto il contenuto di Il Giorno Dopo Roswell - ripudiò un’introduzione al volume). O il lavoro per C.D. Jackson, aiuto di Ike Eisenhower, coautore del discorso “Atomo per la pace” che tanto fece infuriare lo psicologo Wilhelm Reich. O il ruolo nel colpo di stato che rovesciò il governo di Jabob Arbenz in Guatemala.

Secondo William Birnes (coautore de Il Giorno Dopo Roswell), Corso apprese nel 1963, prima dell’assassinio di Kennedy, che la CIA aveva un agente in Unione Sovietica di nome Lee Harvey Oswald. Inoltre «Corso sapeva, sapeva, non speculava, ma sapeva, che l’Unione Sovietica stava creando quelli che egli chiamò ‘playback’, personale americano in Corea, che sarebbe dovuto tornare negli USA sotto nuove identità per realizzare atti di spionaggio ai danni degli Stati Uniti». (Thomas, 1997)

Philip Corso: paranoico o fanatico? Non necessariamente le due categorie sono disgiunte. Come non necessariamente tutte le storie hanno una loro morale. Ma anche se non ce l’hanno è sempre possibile inventarne una. Quale la morale di questa storia? Ne proponiamo una, magari non troppo intelligente: Corso è come Von Däniken. Entrambi ritengono che gli esseri umani non siano abbastanza intelligenti per inventare qualcosa di buono. Per Von Däniken le piramidi sono state costruite dagli extraterrestri. Come di origine aliena sarebbero le pile di Baghdad, la mappa di Piri Rei’s, e la macchina di Antikythera. Allo stesso modo, per Corso, il transistor è un regalo degli alieni di Roswell.

La sola differenza è che Von Däniken non sostiene di essersi imbattuto personalmente nei suoi costruttori!

 

 

NOTE

Bardeen, John. "Surface states and rectification at a metal semi-conductor contact", Physical Review Vol.71 (1947), N.10, p.717-727 (ricevuto 13/2/1947).

Bardeen, John e Brattain, Walter, "Physical principles involved in transistor action", Physical Review Vol.75 (1949), N.8, p.1208-1225 (ricevuto il 27 dicembre 1948).

Brattain, Walter, "Genesis of the transistor", The Physics Teacher, marzo 1968.

Braun, Ernest and MacDonald, Stuart. Revolution in miniature, Cambridge University Press, 1978.

Cahn, J.P. "The flying saucers and the mysterious little men", True, settembre 1952.

Clark, Jerome. "Crashed-saucer residue", Fate Vol.44, N.1 (issue N.490), gennaio 1991.

Easton, James. "Re: Transistor from Roswell", UFO Updates, 20 settembre 1997.

Fergus, George. "Transistor from Roswell: claims and reality", UFO Updates, 18 settembre 1997.

Friedman, Stanton e Berliner Don. Crash at Corona, Paragon House, 1992.

Jones, William e Minshall, Rebecca. "Aztec, New Mexico - a crash story reexamined", International UFO Reporter, ottobre 1991.

Klass, Philip. Skeptic UFO Newsletter, 1997-98.

Korff, Kal. The Roswell Ufo crash: what they don’t want you to know, Prometheus Books, 1997.

Moore, William. "The Roswell investigation: new evidence in the search for a crashed ufo", MUFON Symposium Proceedings, 1982.

Moore, William. "Crashed saucers: evidence in search of proof", MUFON Symposium Proceedings, 1985.

Scully, Frank. "Scully’s scrapbook", Variety, 12/10/1949.

Scully, Frank. Behind the flying saucers, 1950.

Shockley, William. Electrons and holes in semiconductors, 1950.

Steinman, William e Stevens, Wendelle. UFO crash at Aztec, UFO Photo Archives, 1986.

Stringfied, Leonard. UFO crash/retrievals: the inner sanctum - Status Report VI, luglio 1991.

Thomas, Kenn. "The day after Corso", Fortean Times N.105, dicembre 1997, p.46.

Todd, Robert. "Blunder alert: Roswell record found", The Cowflop Quarterly, N.4, 8 marzo 1996.

Williamson, Drew. "Phil Corso stole my book!", UFO Updates, 9 settembre 1997.

 

 

 

 

 

LA CARRIERA DI UN OSCURO UFFICIALE

 

n Corso effettua tutto il servizio militare quale ufficiale di artiglieria antiaerea dell’US Army.

n Durante la seconda guerra modiale riveste marginali impieghi nell’intelligence militare (interrogatorio dei prigionieri, interprete). E’ in Italia dal ‘44 all’inizio del ‘47 come capitano dell’intelligence.

n Tra il ‘50 e il ‘53, durante il conflitto coreano, fa parte dello staff di un’ufficio di intelligence presso il quartiere generale dell’US Army in Corea e Tokio.

n Nel 1953viene nominato Tenenete Colonnello.

n Rientrato negli USA, fa parte per tre anni dello staff di supporto ai gruppi di lavoro dell’ Operations Coordinating Board (OCB), i quali dipendevano dal gruppo dirigente dell’OCB che a sua volta riferiva all’NSC (NSC). Non partecipa a nessun meeting dell’OCB e dell’NSC.

n Nel 1957, dopo un corso di addestramento per comandanti di artiglieria antiaerea missilistica viene inviato in Germania dove presta servizio fino al 1959 come comandante di un battaglione missili Nike. Nel 1960 è nominato Ispettore Generale presso il Comando Supporto della 7ª Armata.

n Tra il 20 giugno 1961 ed il 18 luglio 1962 , cioè per soli 18 mesi, fa parte del Foreign Tecnology Department come ufficiale subordinato. In questo periodo, è a capo dell’ufficio per 90 giorni; il dipartimento ha un organico di ben due persone!

n Nel 1963 lascia l’esercito e viene assunto come consulente militare del senatore Thurmond.

Come si vede, l’impiego presso l’FTD è del tutto marginale rispetto al curriculum complessivo di Corso, è inoltre molto strano come la sua carriera sia stata decisamente scarsa, venendo congedato nel 1963 con lo stesso grado che aveva conseguito nel 1953. Per essere uno dei personaggi chiave del XX secolo, che ha contribuito a sconfiggere le due maggiori minacce dell’umanità, gli alieni e i comunisti, l’esercito è stato un po’ avaro di riconoscimenti.

[Dati dell’archivio del Personale US Army, fonte: Project 47, Aldrich e altri]

 

 

L’AMBIGUO RUOLO DI UN MILITARE IN PENSIONE

EDOARDO RUSSO

 

Forse è ancora presto per poter fare un bilancio di quello che Philip Corso ha rappresentato per l’ufologia nella breve parabola (circa dodici mesi) della sua sortita pubblica: la prova finale del (e al tempo stesso la spallata definitiva al) cover-up o invece solo la versione anni-90 dell’infausto libro-rivelazione di Frank Scully, Behind the Flying Saucers (1950)?

Per un singolare paradosso, in Italia il "ciclone Corso" ha avuto una risonanza ben maggiore che negli Stati Uniti, se si considera la pubblicistica ufologica, ed invece una risonanza ben minore se si considera il pubblico. In altre parole, se si leggono le riviste che hanno la parola "UFO" in copertina, di Corso e su Corso si è parlato e pubblicato più nel nostro paese che non negli USA; mentre il successo di vendite americano del suo libro non si è finora riprodotto in Italia.

Quando al merito delle rivelazioni che l’ex-ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti ha addensato nelle 340 pagine de Il giorno dopo Roswell, c’è di che restare senza parole: non solo in quel di Roswell sarebbe davvero caduto un velivolo extraterrestre (e lo stesso Corso avrebbe casualmente visto coi suoi occhi il cadavere alieno poi oggetto della famosa e controversa autopsia), ma addirittura una gran parte dei progressi della tecnologia degli ultimi cinquant’anni deriverebbe direttamente dalla retro-ingegneria che le industrie americane legate al Pentagono sarebbero riuscite a realizzare sullo scafo alieno, dai transistor alle fibre ottiche, dal laser ai forni a microonde, dall’invisibilità radarica degli stealth ai circuiti integrati, dalla visione notturna ad infrarossi.

Al di là di tali rivelazioni, già di per sé sensazionali e rivoluzionarie (se vere), è il ruolo che in tale vicenda avrebbe avuto lo stesso Corso, a destare stupore e incredulità: sarebbe praticamente lui solo il protagonista finora sconosciuto di tutta una serie di eventi che ne farebbero una figura centrale della storia del nostro secolo. Non solo, dalle sue personali decisioni ed operazioni sarebbero derivate un gran numero di scoperte e invenzioni che hanno cambiato il mondo, ma questo tenente colonnello dell’intelligence militare avrebbe avuto un ruolo non secondario nello sviluppo della guerra fredda, nelle lotte intestine fra i servizi segreti americani, nell’omicidio Kennedy (sul quale ci era anzi stato promesso un suo nuovo libro, intitolato Il giorno dopo Dallas) e in alcune altre vicende meno banali, tipo l’Esperimento Filadelfia (che avrebbe spedito nella quarta dimensione una nave nel ’43) e la costruzione di una macchina del tempo.

Tutto questo sullo sfondo di una carriera militare senza né infamia né lode, che, abbellita con un certo numero di esagerazioni e deformazioni, è stata sbandierata dai suoi editori come una conferma della veridicità delle sue memorie ufologiche (in realtà redatte da uno scrittore professionista, William Birnes).

Con la pignoleria che contraddistingue talvolta gli studiosi americani, diversi colleghi d’oltreoceano hanno già rilevato e contestato diverse affermazioni contraddittorie, false o anche solo errate. A queste contestazioni non è stata data finora alcuna risposta seria: Corso si è limitato a fuggire il confronto diretto coi suoi critici (seppure invitato) per offrirsi invece volentieri (proprio e solo in Italia) a platee compiacenti; se imprevistamente messo di fronte a contraddizioni (come avvenuto nel corso di una conferenza a Montesilvano, ad opera di Goffredo Pierpaoli) si è limitato a ribadire la sua versione; e quando le critiche sono divenute un coro non più ignorabile, i suoi promotori non hanno saputo far altro che scaricare ogni colpa sul co-autore del libro.

 

Sono state inoltre avviate alcune controversie legali, tra l’anziano ufficiale e i suoi editore, agente, co-autore, soprattutto in tema di soldi dovuti e non pagati, da una parte e dall’altra.

Va ancora detto che l’ambiente ufologico statunitense è rimasto freddo (per non dire ostile) davanti alle pretese rivelazioni de Il giorno dopo Roswell: le recensioni pubblicate sulle riviste delle associazioni ufologiche hanno espresso non poche riserve e dubbi sulla realtà di quanto da lui raccontato, e persino tutti gli studiosi e promotori della veridicità del caso Roswell si sono pronunciati apertamente contro Philip Corso, da Kevin Randle a Stanton Friedman, da Karl Pflock a Brad Sparks, da Jerome Clark a Dennis Stacy, da Jan Aldrich a Kal Korff. Le opinioni variano fra chi accusa l’anziano ufficiale (o i suoi cointeressati) di aver semplicemente cercato di farsi i soldi per sfruttare il clamore del caso Roswell in occasione del suo cinquantennale, a chi sospetta invece che si tratti solo dell’ennesimo tentativo di depistaggio operato proprio dai servizi di intelligence (di cui Corso faceva in effetti parte) allo scopo di mantenere il cover-up sugli UFO. L’unica pubblicazione ufologica americana a dare ampio spazio a Corso è ormai la rivista commerciale UFO Magazine, per lo meno da quando è stata acquistata dal suo coautore William Birnes!

Al momento in cui scriviamo queste righe ci giunge la notizia che l’ottantatreenne pensionato non è sopravvissuto ad un secondo infarto, che lo ha colpito a metà luglio. Al di là delle prevedibili illazioni (circa una morte non naturale) da parte di chi crede sempre di vivere in un episodio di X-Files o di Dark Skies, la scomparsa di Corso consentirà ai suoi promotori di proseguirne la propaganda senza timori di smentite (e il figlio ha già avuto cura di far sapere che nelle ultime settimane ha raccolto un sacco di appunti con nuove rivelazioni paterne, che prima o poi ritroveremo pubblicate in forma di libro).

Quel che si può dire con certezza è che Philip Corso è stato l’ultimo di tutta una serie di (veri e falsi) ex-militari o ex-agenti dei servizi, che a partire dalla metà degli anni ’80 (dal Majestic 12 a John Lear, da William Cooper a Bill English) si sono regolarmente fatti avanti con rivelazioni il cui solo risultato è stato quello di inquinare l’ufologia, distogliere l’attenzione e le risorse degli studiosi portandoli su false piste, e screditare sempre più l’argomento UFO. Sarà anche un caso, ma quasi tutti questi personaggi sono risultati legati a una ben precisa area politica: quella delle milizie razziste e neo-fasciste dell’estrema destra americana; un’area contigua a quella frequentata e rappresentata da Philip Corso, per la quale lo stesso governo degli Stati Uniti (e la CIA in primo luogo) sarebbe da sempre infiltrato dai ebrei e comunisti, che - anche grazie all’orribile verità del patto scellerato con gli invasori alieni - starebbero per imporre il famigerato "Nuovo Ordine Mondiale".

A questo punto gli UFO e gli extraterrestri diventano forse soltanto un pretesto per qualcos’altro, per far passare un certo tipo di messaggio cospirazionista e anti-governativo; come già si temette che potesse avvenire negli anni ’50, quando i consulenti della CIA (riuniti nel celebre Robertson Panel) suggerirono di tenere discretamente sotto controllo le associazioni ufologiche che, accusando il governo di gestire una congiura del silenzio sugli UFO, potevano contribuire a minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni. Ironia della sorte, ieri si temeva che l’ufologia si prestasse a un’infiltrazione comunista, oggi la tematica ufologica risulta sfruttata nella stessa direzione dall’estrema destra. E - altra ironia - proprio gli zeloti che gridano al cover-up diventano l’inconsapevole strumento (qualcuno direbbe: «gli utili idioti») di una manipolazione dell’argomento ufologico.