Incontro ravvicinato nelle Langhe

UNOSTRANO OGGETTO DECOLLA E SI LEVA IN VOLO TRA LE

COLLINE PIEMONTESI

di Paolo Fiorino e Matteo Leone

L'incontro ravvicinato avvenuto lo scorso 10 luglio a Monesiglio, in località Bricco, è

stato oggetto di numerosi sopraluoghi da parte degli inquirenti del CISU. Le ragioni di

questo accanimento sono essenzialmente tre: in primo luogo l'interesse intrinseco del

caso, poi la credibilità dei testimoni e la loro disponibilità al dialogo, infine, last

but not least, le attrazioni paesaggistico-gastronomiche di questo scorcio delle Langhe

cuneesi.

Abbiamo saputo del caso per la prima volta grazie al dinamismo di Piercarlo Bormida,

collaboratore del CISU per la provincia di Cuneo, il quale in data 11 luglio apprende da

un articolo apparso sulla cronaca di Cuneo de La Stampa che ®contadini avvistano un UFO a

Monesiglio¯. Il pomeriggio del giorno successivo Piercarlo si reca sul luogo

dell'avvistamento, dove ha modo di parlare con tutti i testimoni e di scattare alcune

foto. Il breve rapporto, immediatamente stilato, suscita l'interesse degli altri

inquirenti del CISU, che pianificano una nuova spedizione a Monesigèio, la mattina del 27

luglio. A questa ne seguiranno delle altre nel mese di agosto.

Monesiglio: luogo di sentinella

Se un UFO ha da essere avvistato, quale posto più adeguato di Monesiglio, il cui nome era

Monexilium, corruzione di Mons Ocelli che significa "luogo di sentinella"?

Il paese, un tempo considerato il più importante centro di fondovalle della Bormida di

Millesimo (da non confondersi con la Bormida di Spigno, passante per Acqui Terme), è ora

ridotto a poche centinaia di anime, perlopiù dedite all'agricoltura e all'allevamento di

bestiame.

L'avvistamento si è verificato in località Bricco, circa un chilometro in linea d'aria dal

centro del paese (in cui spicca un castello di epoca medievale), e un centinaio di metri

più in alto. A Bricco la popolazione residente è ridotta ormai a sole cinque persone,

quattro delle quali hanno assistito a diverse fasi dell'avvistamento. Il paesaggio

collinare è caratterizzato da boschi (castagni, noccioleti, ecc.), vigneti, orti, campi di

cereali, patate, erba e così via. In direzione nord-ovest si staglia inconfondibile, circa

cinquecento metri più in alto, e ad alcuni chilometri di distanza, Mombarcaro, la vetta

delle Langhe.

Prima fase: "mah! Può essere uno straccio, può essere... che ne so cosa poteva essere!"

Sono circa le sette di mattina. Il cielo è in parte velato, ma il tempo è sostanzialmentea

buono. L'agricoltore Giuseppe N. (70 anni), esce di casa e si reca, come di consueto,

nell'attigèa stalla per dar da mangiare alle mucche. Ha così modo di notare, in direzione

di un campo di erba medica di sua proprietà, a circa duecento metri di distanza, un "coso"

che attira la sua attenzione. Fino alla sera prima non c'era. Sembra appoggiato al suolo,

o comunque poco sollevato da terra: il terreno in leggero pendio impedisce di vederne la

parte sottostante. _ di forma tondeggiante, "cupoloso", di colore azzurro o grigio

metallizzato, apparentemente fermo. Da una parte della cupola si nota una luce

lampeggiante verde. Ripromettendosi di andare in seguito a verificare sul posto di cosa

effettivamente si tratti (uno straccio, una persona,...) si reca nella stalla per

adempiere alle quotidiane occupazioni.

Seconda fase: "Si _ alzato da solo senza rumore...ci ha lasciato tranquilli...più che gli altri..."

Dopo circa 10-15 minuti, il testimone esce dalla stalla e nota con stupore che l'oggetto

sta iniziando a muoversi, lentamente con moto ondulatorio, in verticale. Il coso, senza

produrre alcun rumore, si dirige, continuando a salire con un moto ad arco, verso un

gruppo di case sovrastante il Bricco. L'oggetto, dalle apparenti dimensioni di una Fiat

500, pres

enta, nella parte sottostante due protuberanze (definite "gambe", "piedini",

"cosi") corte e "tozze". Continua ad essere evidente la presenza della luce lampeggiante.

Terza fase: "non andava veloce...piuttosto, si inabissava..."

Giuseppe N., a questo punto, richiama l'attenzione della vicina di casa, la signora

Mariangela C. (60 anni), che in quel momento servendosi di una scala è intenta a

trasportare delle balle di fieno riposte nel sottotetto ("vieni a vedere, lesta! Fa

presto!") Incuriosita, si reca col signor Giuseppe in un piazzale posto nella parte

posteriore della sua abitazione. Ha così modo di vedere lo strano oggetto procedere senza

rumore n‚ scia, ad alcune centinaia di metri di altezza.

La velocità è costante e non elevata; la direzione è sud-sud-est. La signora Mariangela

descrive l'oggetto come un "bidone" ovale di colore grigio, grande come una Fiat 500. Vede

anch'essa la luce verde lampeggiante sul fianco sinistro dell'oggetto. Durante questa, che

è la fase centrale dell'avvistamento, il "coso" ha mantenuto un'elevazione angolare

intorno ai 30 gradi. Non è stato quindi possibile ai testimoni osservarlo dal di sotto, ma

solo e sempre di profilo. Tanto è vero che la signora Mariangela ha potuto osservare il

cielo tra le due protuberanze ("appoggi") tozze e di colore grigio.

Nel frattempo la testimone chiama il marito Luigi G. (65 anni) che osserva la fase finale

dell'avvistamento, quando ormai l'oggetto è alto e molto distante, grande come un "falco".

Ridotto a un puntino nero, l'oggetto scompare in lontananza in direzione di Saliceto,

paese della Val Bormida dopo Monesiglio subito prima del confine con la Liguria. A questa

fase assiste anche la moglie settantaduenne del sig. Giuseppe.

Quarta fase: "sa, si viene, a un certo punto, che uno racconta e non sembra neanche piU'

di raccontare la cosa vera..."

L'avvistamento è concluso. Il signor Giuseppe va ad ispezionare il luogo sopra il quale si

è librato l'oggetto. Si tratta dell'angolo di un campo di erba medica confinante verso

nord con un noccioleto, e verso est con un campo di mais. Il giorno dell'avvistamento

l'erba medica non era stata ancora falciata ed era piuttosto alta, ma il testimone non

riscontra la presenza di alcuna traccia insolita.

Un giovane di Monesiglio, Oscar M., dopo essersi recato sul posto avverte la redazione

cuneese del quotidiano La Stampa.

La notizia si sparge rapidamente in tutto il paese, e nei paesi vicini, grazie anche e

soprattutto alla funzione di "notiziario locale" svolta dal mercato settimanale di

Monesiglio, che si tiene tutti i martedì mattina, e quindi in particolare anche la mattina

di martedì 11 luglio, il giorno dopo l'avvistamento.

Tutti i settimanali locali riprendono la notizia. Paola Scola, autrice dell'articolo

apparso su La Stampa, scrive "UFO nel cielo di Monesiglio!" (L'Unione Monregalese del 13

luglio). "Un UFO a Monesiglio?", titola la Provincia Granda del 14 luglio. E ancora: "Un

UFO atterra nell'alta Langa" scrive Gianfranco Corino su Il Corriere di Alba e Bra, Langhe

e Roero del 18 luglio. L'incontro ravvicinato di Monesiglio diventa addirittura spunto per

una nuova rubrica della Gazzetta d'Alba a cura di Donato Bosca, esperto di folklore e

tradizioni locali, e autore tra le altre cose dell'interessante testo Langa magica. Cento

storie di masche tra finzione e realtà. La rubrica è significativamente intitolata "L'UFO

culturale".

In seguito all'avvistamento giungono sul luogo e/o telefonano vicini, curiosi,

giornalisti, qualche studioso. Alcuni per ascoltare, altri per proporre, tra il serio e il

faceto, improbabili spiegazioni. Chiamano addirittura i testimoni (anonimi) di un altro

presunto incontro ravvicinato! Si alimentano tante voci, la maggior parte delle quali

prive di fondamento.

I testimoni sono chiaramente infastiditi dall'improvvisa popolarità. Mariangela C. ci ha

riferito che i giorni dopo l'avvistamento quando scendeva in paese per fare acquisti

cercava di evitare incontri con i compaesani troppo curiosi: "Giù, per il paese, mettevo

la macchina proprio lì dove dovevo andare, davanti al portone, e..."zacchete"...facevo che

andare dentro [al negozio. NdA]...ci fan diventare matti...Sa che si viene, a un certo

punto, che uno racconta e [a forza di raccontare. NdA] non sembra neanche più di

raccontare la cosa vera...".

"Ciliegine" non richieste

Alcuni dettagli della storia, così come è stata riportata dai settimanali, vengono però

seccamente smentiti dai testimoni. Particolarmente fuorviante risulta l'articolo

pubblicato da Gianfranco Corino sul Corriere delle Langhe, dove vengono riportate tra

virgolette delle frasi, attribuite al signor Giuseppe. Sia per il contenuto che per la

forma ci sentiamo di dubitare che quelle frasi rappresentino correttamente il pensiero

dell'agricoltore.

Si parla di un ®cestello con due gambe¯ alla base dell'oggetto e si correda l'articolo con

una ricostruzione definita, dalla signora Mariangela, del tutto "fantasiosa (...)sembrano

le mammelle di una mucca da mungere, con il secchiello sotto...". Inoltre, mentre nella

ricostruzione le appendici sono sottili e divaricate, i testimoni sono tutti concordi nel

descriverle tozze e parallele.

Secondo Corino i testimoni ®affermano inoltre di aver intravisto anche un piccolo esserino

vicino all'oggetto sferico¯. Anche in questo caso tutti i testimoni sono concordi nello

smentire. Commenta la signora Mariangela: "hanno fatto un po' di confusione. Non mi hanno

capito o mi hanno frainteso". Ed è lei stessa ad avanzare una spiegazione che ci trova

sostanzialmente d'accordo: "Pierino [il signor Giuseppe. NdA] diceva che [l'UFO. NdA]

sembrava un uomo da lontano(...)Poi ha detto: ma quello non è un uomo, è una cosa troppo

mastodontica, non è un uomo. Poi guardando bene gli sembrava un pallone..." A favore di

questa congettura va il fatto che la giornalista Paola Scola nel suo articolo per La

Stampa riferisce che il signor Giuseppe gli avrebbe detto: ®nel campo ho visto un oggetto

o un essere fermo da cinque minuti¯. Da noi interpellata la giornalista ha detto di

essersi limitata a tradurre in senso lato una delle poche espressioni in piemontese più

volte utilizzate dal signor Giuseppe per definire quanto aveva osservato: la parola

"cosu".

Il giornalista del Corriere delle Langhe ha inoltre affermato che tale piccolo esserino

®avrebbe anche lasciato alcune impronte simili a quelle di un animale¯. Nell'articolo de

La Stampa. Paola Scola parla anche di ®erba chiaramente schiacciata¯, oltre a riferire una

frase presumibilmente pronunciata dalla signora Mariangela su ®impronte simili a quelle

degli animali¯. La giornalista ci ha poi riferito che il signor Giuseppe non ha parlato di

tracce ma di erba un po' schiacciata; e, durante il colloquio avuto con noi il testimone

ha sostenuto che l'erba poteva apparire "smossa" ma senza alcuna apparente connessione con

l'avvistamento dell'oggetto. Riguardo alle impronte è la stessa Paola Scola a precisarci

che non fu la signora Mariangela a vederle, bensì un giovane che, andato a ispezionare il

campo, avrebbe poi riferito questa sua ®scoperta¯ alla testimone. Scoperta che è però

smentita da tutti i testimoni dell'avvistamento.

Per parte nostra non abbiamo rinvenuto sul campo alcuna traccia insolita. Sull'erba

"smossa" non siamo stati in grado di valutare poich‚ il signor Giuseppe falciò il campo il

giorno dopo l'avvistamento.

Un altro particolare alquanto deformato nell'articolo di Corino riguarda il numero di

persone recatesi a visitare il luogo dell'"atterraggio". ®Oltre 200 persone¯ secondo il

giornalista, "diverse si, ma non così tante" per i coniugi Luigi e Mariangela.

Riteniamo che l'imprecisione con cui sono stati riferiti questi dettagli sia, in misura

diversa per i diversi articoli citati, figlia della fretta, della ricerca dello scoop

giornalistico, e di tecniche di intervista non adeguate alla circostanza.

Tale atteggiamento sembra purtroppo abbastanza diffuso sui giornali italiani quando si

riportano notizie "leggere"come sono ritenute quelle ufologiche. La lezione per l'ufologo

è che le notizie di stampa possono essere un'utile fonte iniziale di informazione, ma non

possono mai sostituire un'indagine condotta direttamente presso i testimoni, pena

l'introduzione di dati spuri e deformati negli archivi su cui si andrà poi a costruire il

lavoro di studio e ricerca.

Effetto trascinamento

Dagli esiti delle nostre indagini non risulta che altre persone abbiano osservato in

questa data il fenomeno in questione. Sono invece emerse, come il più delle volte succede

dopo la circolazione di tali notizie, numerose segnalazioni risalenti anche ad epoche

diverse relative ad osservazioni UFO (soprattutto luci notturne) che si sarebbero

verificate nelle zone limitrofe. Tenuto conto che diversi di questi avvistamenti paiono

piuttosto singolari (un luminoso "panettone volante", luci viste periodicamente cadere in

un ruscello, eccetera), e trattandosi per ora di voci non controllate, è nostra intenzione

- per quanto possibile - proseguire le necessarie indagini.

Diverse persone hanno inoltre confidato le loro esperienze direttamente ai testimoni,

soprattutto alla signora Mariangela. Tra questi ricordiamo in particolare una coppia di

giovani - al momento anonimi - che sarebbero stati testimoni circa sei anni fa di un

inconsueto ed eclatante incontro ravvicinato del terzo tipo nella zona di Ormea (CN) e una

donna di Monesiglio, della quale la signora Mariangela non ha voluto fornirci le

generalità per sua esplicita richiesta, che avrebbe visto circa tre o quattro mesi prima

mentre era in auto un "affare grosso" di colore grigio in mezzo alla strada, che poi si

sarebbe alzato scomparendo in cielo.

La giornalista Paola Scola ci ha inoltre fornito il nominativo di un giovane di Mondovì

(CN) il quale sostiene di avere lui stesso più volte osservato anche in quei giorni

misteriosi velivoli ed oggetti inconsueti nella zona, riconducendo il tutto a "palloni

meteorologici" in uso all'Aeronautica Militare oppure a prototipi di aerei sperimentali a

decollo verticale. Inutile dire che si tratta di informazioni frammentarie, peraltro poco

utili ai fini della nostra indagine, che comunque possono mettere in risalto l'evolversi

di un certo folklore vivente, non solo ufologico, tutt'ora in fieri.

_ risultata invece del tutto infondata e priva di ogni interesse la notizia relativa a un

giovane commerciante di Fossano che avrebbe addirittura fotografato l'UFO, vendendone poi

l'esclusiva, a sua detta, al settimanale Visto. Questa almeno è la versione da lui

raccontata ai testimoni e agli altri frequentatori del mercato settimanale di Monesiglio

(presso il quale occasionalmente tiene un banco di biancheria). Dopo lunghe ricerche

abbiamo appurato l'identità dell'individuo ma, nonostante l'evidenza schiacciante e le

palesi contraddizioni manifestate, costui si è pero rifiutato di ammettere di aver

raccontato la storia. Dunque non solo è scomparsa la foto dell'UFO, ma anche l'autore

della medesima! Come se non bastasse, la signora Mariangela ci ha confidato che il ragazzo

le consigliò addirittura di bruciare con un tizzone il terreno dove si era presumibilmente

posato l'UFO con l'intento di creare una traccia ad hoc, in modo da richiamare sul posto i

giornalisti, fare eseguire delle foto e farsi dare dei soldi. No comment!

Ulteriori conferme

Segnaliamo, per la loro particolare rilevanza, i coinvolgimenti di Carabinieri e sindaco

del paese.

La notizia è giunta alla caserma dei Carabinieri di Monesiglio, competenti per territorio,

il giorno stesso tramite una telefonata della giornalista Paola Scola che chiedeva un

parere in merito ed eventuali ulteriori conferme.

Un sopralluogo, con intervista ai diretti testimoni e visita del sito di stazionamento

dell'oggetto, è stato eseguito dal comandante della stazione. Questi, pienamente convinto

della buona fede e serietà dei testimoni, ha verbalizzato l'accaduto informando in merito

gli enti preposti. Egli ci ha inoltre fornito, a puro titolo informativo, alcuni

particolari non direttamente connessi all'avvistamento (almeno per quanto ne sappiamo): la

precisa zona di terreno sopra la quale pare essersi librato l'UFO sarebbe stata più volte

in passato colpita da fulmini; nei giorni seguenti l'avvistamento si sarebbero verificati

black out elettrici intorno alle ore 24 e della durata di 10-15 minuti senza "ragioni

apparenti".

Il sindaco di Monesiglio è anche il medico curante dei testimoni. La sua opinione è quindi

di speciale interesse. Egli ci ha confermato che il signor Giuseppe, la signora Mariangela

e il signor Luigi "sono per quanto mi consta persone serie ed affidabili, non hanno mai in

passato presentato segni di turbe psichiche, non assumono farmaci psicoattivi n‚ sono

dediti all'alcool".

Chi l'ha visto

A nostro giudizio ci troviamo di fronte a testimonianze e a testimoni che possiamo senza

ombra di dubbio ritenere attendibili. Non sono emerse contraddizioni di alcun tipo, se non

piccole differenze di sfumatura legate alla soggettività della percezione umana (si veda

ad esempio il colore dell'oggetto o l'interpretazione data alla luce "lampeggiante").

Anche in queste piccole differenze le loro testimonianze sono sempre rimaste coerenti e

prive di aggiunte o abbellimenti, nei diversi colloqui avuti con noi e con i Carabinieri

di Monesiglio.

Il signor Giuseppe, l'unico testimone ad aver osservato l'oggetto a terra, è apparso

guardingo e introverso, tanto che inizialmente si è dimostrato restio e poco disponibile a

collaborare. La fiducia nei nostri confronti ha però rapidamente prevalso sulla diffidenza

verso gli estranei, soprattutto se interessati a "una cosa da nulla" come l'avvistamento.

Egli si è dimostrato un testimone tanto sintetico e preciso quanto attento nel non cercare

di abbellire il racconto nonostante il nostro intenzionale ricorso a domande-guida. Ad

esempio all'interrogativo "E come sembrava? Metallico? Sembrava...?", il signor Giuseppe

rispondeva fermamente: "Eeeeeh...come faccio a sapere se era metallico, se

era...Bisogna(va) andarci a vedere! Io non ci sono andato: tutto lì!"

C'è da dire che, a parte l'iniziale trascuratezza, il testimone non ha nascosto

meraviglia, stupore, curiosità per ciò che ha visto, in considerazione soprattutto del

fatto di non essersene data una ragione, quasi rimpiangendo di non aver avuto all'inizio

un minimo di iniziativa recandosi sul posto per constatare da vicino di che cosa si

trattasse.

La moglie dell'agricoltore non ha mai fatto cenno dell'essere stata anch'essa testimone

dell'oggetto in allontanamento, se non nel nostro ultimo sopralluogo (e difatti su tutti i

resoconti giornalistici si parla sempre di tre testimoni), quasi a voler evitare noie o

seccature. La sua testimonianza, pur essendo limitata alla fase finale, conferma quelle

rilasciate dalle altre persone presenti.

La signora Mariangela, a differenza del signor Giuseppe, è sempre apparsa estremamente

disponibile a parlare, essendo, come carattere, decisamente più estroversa e logorroica.

Pur infastidita per l'eccessiva importanza data alla vicenda, si è dimostrata, per quanto

concerne l'avvistamento in s‚, un'accurata osservatrice, contribuendo notevolmente a

chiarire la dinamica dell'evento. _ la sola testimone ad aver eseguito di proprio pugno

uno schizzo dell'oggetto avvistato. Oltre a fornire un'accurata panoramica del suo

vissuto, ha dimostrato di ricordare nitidamente i diversi particolari riferitigli dagli

altri testimoni (soprattutto il signor Giuseppe e il marito, Luigi), evidenziandone i

punti di contatto o le apparenti discrepanze. Grazie all'ottima memoria e ad una spiccata

dimestichezza al dialogo, si è rivelata un'attenta raccoglitrice di informazioni, voci,

rumori.

A questo proposito un ruolo speciale hanno avuto la telefonata sul presunto IR-3 di Ormea,

le voci su basi militari in zona, la vicenda della foto, e il diffuso folklore (di origine

principalmente televisiva) a base di alieni, autopsie e rapimenti. Voci che in altre

circostanze avrebbero fatto parlare di inquinamento della testimonianza, ma che in questo

caso speciale hanno tutto sommato un'importanza limitata. _ infatti parso evidente il suo

tentativo di razionalizzare tutte le varie voci, aneddoti e testimonianze raccolte

(attuando una metodologia che per certi versi ricorda l'ufologia anni '50),

confrontandole, senza integrarle, con la sua testimonianza e senza alterare i ricordi

tutt'ora vivi e riferiti in maniera asettica.

Il marito, Luigi, testimone delle ultime fasi dell'avvistamento, estremamente disponibile

e cordiale, sebbene meno meticoloso della consorte, si è più volte dimostrato seccato per

la derisione della gente. Un sentimento solo in parte giustificato poich‚, al di là di

alcuni commenti ironici, in genere non è stata mai messa in discussione la buona fede dei

testimoni.

UN OGGETTO CHE RIMANE SCONOSCIUTO

Rimane a questo punto la domanda delle domande: che cos'era l'oggetto che volava per i

cieli dell'alta Langa la mattina del 10 luglio 1995?

Un RPV? Ossia un Remotely Piloted Vehicle (Veicolo pilotato a distanza)?

Difficilmente. Sono almeno tre le obiezioni, suscettibili comunque di modifiche: a)

l'assenza di manovre militari in zona (come dichiaratoci dal brigadiere dei Carabinieri);

b) il fatto che questi velivoli siano solitamente utilizzati (al di là delle aree di

guerra), dati i costi e i rischi, in aree appositamente prestabilite lontane dai centri

abitati - come il poligono militare di Perdasdefogu in Sardegna; c) la totale assenza di

rumore.

Un oggetto aerostatico?

L'ipotesi appare più plausibile. Diversi sono i punti a sostegno:

1) l'iniziale impressione del signor Giuseppe di trovarsi di fronte a un qualcosa non ben

definito simile a un telo, uno straccio o a un sacchetto di plastica apparentemente

immobile sulla vegetazione (un pallone floscio e/o sgonfio?);

2) il fatto che l'oggetto abbia iniziato a levarsi in volo dopo il sorgere del sole

(correlazione causale col calore solare?);

3) i paragoni descrittivi che emergono dalle dichiarazioni dei testimoni: simile a una

"mongolfiera" (sebbene molto piccola e senza il fuoco sottostante) per il signor Giuseppe

o a un "bidone" per la signora Mariangela;

4) il lento levarsi e procedere in volo "come se fosse una barca dondolata dalle onde"

(signora Mariangela), dapprima verticalmente e poi oscillando in avanti con moto lento e

regolare scomparendo sempre più in alto nel cielo;

5) la lunga durata dell'avvistamento valutabile, se si considerano i 10-15 minuti in cui

il signor Giuseppe si è intrattenuto nella stalla, in 20-30 minuti.

Sussistono comunque degli elementi che contraddicono almeno in parte tale ipotesi

esplicativa:

a) l'apparente assenza di vento, anche se non abbiamo elementi quantitativi a supporto su

eventuali correnti al suolo o in quota. Disponiamo solo dei dati della stazione

meteorologica di Belvedere Mondovì - circa a 30 Km di distanza - in base ai quali alle ore

6 vi era un vento di 5 nodi (circa 9 Km/h) proveniente da ovest, mentre alle ore 12 il

vento era di 4 nodi (circa 7 Km/h) proveniente da nord-est;

b) l'apparente moto proprio assunto dall'oggetto;

c) l'apparente struttura tecnologica dell'oggetto, pur considerando i limiti percettivi e

descrittivi propri di ogni testimonianza. Si consideri ad esempio la luce lampeggiante

verde, o la sagoma dell'oggetto che per certi versi richiama quello avvistato a Pettorano

sul Gizio (AQ) e in altri siti dell'ondata dei cosiddetti "umanoidi volanti", e per altri

quello di Varzi (PV) del 5 giugno 1983. Tanti i punti di contatto: la sagoma dell'oggetto,

il suo moto, la presenza di una partenza e non di un atterraggio.

Un UFO? Beh, in senso stretto, sì.

Non disponiamo ancora di elementi sufficienti per identificare l'oggetto in questo o in

quel senso. Certo, la possibile identificazione che ci sembra meno inadeguata è quella

dell'oggetto aerostatico, ma ciò non ci autorizza ancora a classificare l'avvistamento

come IFO, soprattutto perchè manca un'idea precisa su quale tipo di oggetto aerostatico

potrebbe avere le caratteristiche descritte. Crediamo poi che l'avvistamento possa

stimolare delle ulteriori, interessanti riflessioni se messo in rapporto con la già citata

ondata di "umanoidi volanti" (si veda UFO n. 13 e n. 15).

In definitiva ci troviamo di fronte a un fenomeno, di indiscutibile matrice tecnologica e

di non banale identificazione il quale, al di là di ogni riduzionismo di comodo - come è

solito dire un sedicente esperto nostrano di ufologia - "esiste resiste e persiste" anche

dopo gli adeguati approfondimenti d'indagine.

Alle indagini hanno partecipato Pier Carlo Bormida, Fabrizio Dividi, Paolo Fiorino e Matteo Leone