ITALIA '94: IL RITORNO DEGLI UMANOIDI VOLANTI

Nuovi avvistamenti in tutto il paese: un nuovo tipo di UFO o un nuovo IFO?

a cura di Paolo Fiorino

Nell'estate 1993 si E' avuta una vera e propria mini-ondata di segnalazioni di "umanoidi volanti" alla quale abbiamo dato ampio spazio su UFO n. 13, riportando in sintesi i risultati delle nostre indagini ed alcune considerazioni generali sulle possibili spiegazioni avanzate.

Nel corso del 1994, con nostra sorpresa, segnalazioni di questo tipo - finora pressoch‚ inedite nella casistica italiana - hanno continuato a pervenirci un po' da tutta la penisola.

Qui di seguito riportiamo in sintesi i risultati dell'inchiesta su un caso del '93 che era gia' stato menzionato solo brevemente, e le nostre indagini su altri sette casi italiani dell'anno successivo, cui si aggiunge anche un analogo avvistamento avvenuto quest'estate in Svizzera.

Per tutte queste testimonianze continua a valere la premessa che E' talvolta difficile stabilire se sia stato osservato un oggetto inanimato o invece un essere animato, ed E' forse arbitrario aver raggruppato casi con caratteristiche anche molto diverse l'uno dall'altro. Lasciamo come sempre ogni valutazione in proposito ai lettori.

SIRACUSA - 7 novembre 1993

Indagine di Antonio Blanco e Antonio Rampulla

L'inchiesta su questo caso, brevemente riportato nel nostro precedente servizio sulla base dei soli dati di fonte giornalistica, si E' svolta con non poche difficolta' nell'arco di sei mesi, soprattutto per la riluttanza dei testimoni ad ammettere e riferire la propria osservazione.

Come si ricordera', la notizia venne inizialmente riportata dal quotidiano La Sicilia e dai notiziari delle televisioni locali catanesi il 9 novembre '93. Proprio il tono sensazionalistico adottato da giornali e TV ha causato la ritrosia dei testimoni, i quali non hanno gradito che una confidenza fatta da uno di loro ad un amico giornalista sia diventata di pubblico dominio e pretesto per articoli scandalistici. Risentiti e intimoriti per l'improvvisa e non voluta notorieta', hanno pertanto evitato ogni ulteriore coinvolgimento.

I nostri inquirenti hanno comunque preso contatto con i tre testimoni fin dai primi giorni successivi all'episodio, che chiameremo con nomi di fantasia per proteggerne la riservatezza: Mario, un noto professionista di 37 anni, la madre Laura, casalinga di 63 anni, e la zia di Mario, Carla, titolare di un bar. Le reticenze dei tre pero' appaiono insormontabili. La signora Carla nega addirittura di essere lei; Mario, pur ammettendo di conoscere i testimoni, rifiuta ogni incontro con gli inquirenti.

Un nostro appello pubblicato sul quotidiano La Sicilia e rivolto a chiunque potesse fornire informazioni utili sulla vicenda ha richiamato l'attenzione di un altro testimone, che ci ha dichiarato di aver visto volare un'oggetto ottagonale nel cielo di Siracusa proprio quella mattina verso le ore 9.40. La situazione si E' sbloccata solo quando Mario, dopo aver saputo di un avvistamento simile al suo da parte di una sua conoscente, ne riferisce i particolari ad Antonio Rampulla il quale, sfruttando l'occasione, fissa con lui un incontro nel corso del quale riusciamo finalmente a ricostruire con discreta approssimazione lo svolgersi degli eventi di quella mattina, sulla base della testimonianza del sig. Mario e su quanto lo stesso ha riconosciuto rispondente al vero nei racconti pubblicati dai giornali, mentre le altre due testimoni non hanno accettato di rispondere alle nostre domande.

Il teatro dell'avvistamento E' una zona centrale nella parte piu' nuova ed elegante di Siracusa; a strade ampie e delimitate da moderni palazzi, fa riscontro il cantiere edile sorto per la costruzione di una strada. Il cantiere in questione E' il luogo dove E' stato notato il presunto "umanoide" quando ancora era al suolo (o poco piu' sollevato). Esso, nei giorni festivi E' completamente racchiuso da lamiere che ne sbarrano l'ingresso e che non ne consentono la vista dall'esterno per eventuali pedoni e automobilisti. Si puo' vedere al suo interno quindi solo affacciandosi ai balconi di alcuni condomini prospicienti. Due di questi rappresentano i punti di osservazione dai quali i testimoni hanno notato lo strano essere.

Sono circa le ore 9 di domenica 7 novembre 1993. La signora Carla sta sbattendo i tappeti da una finestra di casa quando la sua attenzione viene attirata da una strana figura all'interno del cantiere edile. Piu' o meno al centro del cantiere, ad una sessantina di metri circa da lei (dato stimato dagli inquirenti nel corso del sopralluogo) nei pressi di una piccola catasta di canalette c'E' un essere di bassa statura, alto circa un metro e venti centimetri, che levita ad una trentina di centimetri dal suolo. L'essere indossa una tuta verde, un copricapo giallo e calza scarpe color argento. Tiene le mani come infilate in una tasca sul davanti (un qualcosa che da' l'impressione di fare un tutt'uno con il resto del corpo, come una specie di marsupio). Le ginocchia sono leggermente reclinate all'indietro e continua ad ondeggiare in senso rotatorio verso sinistra e verso destra. A questo punto la signora telefona alla cognata Laura, per raccontarle quello che sta osservando e chiederle di affacciarsi a sua volta per verificare di persona.

Laura esce allora sul balcone che comunica visivamente con quello della cognata ma non ha modo di osservare niente. Il punto nel quale sta ondeggiando l'umanoide infatti E' coperto da un edificio che ne impedisce la visuale. Pensa allora di cambiare punto di osservazione e si sposta su un balcone del suo appartamento che si affaccia su un altro prospetto, e da li', stupefatta, osserva anche lei l'entita'. Questa, ad una distanza di una settantina di metri (sempre secondo le stime degli inquirenti), continua ad ondeggiare per una decina di minuti, tanto che la signora ha il tempo di andare a prendere il binocolo nella camera del figlio. Quindi l'entita' si solleva da terra e comincia ad allontanarsi lentamente dalle sue osservatrici.

Anche Mario, sebbene a modo suo, segue gli avvenimenti. Svegliato da una telefonata alla quale risponde la madre, non guarda l'orologio, ma intuisce che sono circa le ore 8.30-9, e che quindi puo' concedersi ancora un po' di riposo. Oltretutto, dalle parole della madre capisce che la telefonata non E' per lui. Nel dormiveglia segue quindi i movimenti della madre, il suo andirivieni tra il telefono ed il balcone, ne sente alcune frasi che crede pronunciate al telefono: "Lo vedo... Non lo vedo... Lo vedo". Ad un certo punto, mentre comincia ad incuriosirsi per lo stato di agitazione in cui sente la madre e che gli sembra ormai protrarsi da parecchi minuti, questa irrompe in camera sua cercando il binocolo. Afferrato il binocolo, torna precipitosamente indietro dicendo al figlio: "Alzati! Alzati! Che ti faccio vedere una cosa!". Dopo qualche minuto anche Mario si alza e raggiunge la madre sul balcone. Quello che Domenico riesce a vedere giunto sul balcone E' un "puntino nero, come se fosse un aquilone". La madre gli sporge quindi il binocolo che precedentemente aveva preso dalla camera del figlio e tramite il quale egli riesce ad ingrandire il puntino, ma senza riuscire a distinguere nessun dettaglio utile. La distanza interpostasi tra l'entita' - che nel frattempo si era sollevata da terra - e gli osservatori E' ormai diventata proibitiva per tentare una qualsiasi identificazione. Dopo un quarto d'ora dal primo avvistamento da parte della signora Laura, l'umanoide E' scomparso del tutto, lasciando dietro di s‚ solo una scia di interrogativi.

Per la verita', sarebbe giunta a nostra conoscenza un'altra testimonianza relativa alla stessa giornata, sempre a Siracusa ma in orario leggermente successivo. Verso le ore 9.40, il sig. Calogero B. sta facendo un giro con la sua auto per le vie quasi deserte del centro di Siracusa. Lo accompagnano due dei suoi figli, Paolo e Carmelo, rispettivamente di 9 e 3 anni. Sta procedendo a velocita' moderata lungo viale Tica, a circa centocinquanta metri in linea d'aria da via Costanza Bruno. Ad un certo punto vede un oggetto di forma ottagonale (una specie di oggetto a forma di prisma; in una rappresentazione schematica dell'oggetto, il testimone lo disegnera' poi a sezione esagonale). "Pareva che viaggiasse... da via Costanza Bruno verso viale Zecchino" in direzione ovest/sudovest ad una velocita' approssimativa di 60-80 chilometri orari (questa valutazione, piu' di altre, se fornita dal testimone su stime soggettive puo' essere in larga misura errata) senza emettere alcun rumore. Le dimensioni apparenti di questo oggetto sono relativamente piccole, "come una moneta da 5 lire a distanza di braccio teso"; l'altezza da terra viene indicata in circa 100 metri. Nonostante le piccole dimensioni, riesce a distinguerne il colore che gli pare "bronzeo dorato" con riflessi argentei. Il sig. Calogero non ritiene necessario indicare al figlio lo strano oggetto in cielo, perch‚..."non ha toccato molto la mia... diciamo curiosita', ho pensato ad un pallone, di quelli che vendono per i ragazzi... c'E' scritto UFO...". Nel tentativo di non perderlo di vista, poich‚ l'oggetto scorre tra i palazzi intorno, il testimone svolta in una traversa della via che sta percorrendo, in viale Zecchino, e da li' riesce a seguirlo per qualche istante ancora. Dopo circa quindici secondi dall'inizio dell'avvistamento l'oggetto scompare dalla sua vista, coperto da uno dei tanti palazzi che si ergono in quella zona.

Lasciamo a questo punto al lettore trovare una eventuale correlazione tra questi due casi.

ANCONA - 3 febbraio 1994

Indagine di Renzo Cabassi, Paolo Fiorino e Marcello Pupilli

Il 5 febbraio 1994 numerosi quotidiani e alcuni radio-notiziari hanno ripreso un dispaccio dell'AGI relativo all'osservazione di un "extraterrestre" che "faceva il bagno" tra gli scogli di Ancona, in localita' Passetto.

L'episodio si sarebbe verificato il mattino del 3 febbraio alle ore 9 circa: ben sei testimoni avrebbero osservato aggirarsi tra le rocce marine uno "strano essere" dalla figura umanoide. Alto circa un metro e mezzo, sarebbe stato ricoperto da una tuta nerastra. Aveva dei piedi molto grandi, il torace largo, la vita stretta. Il volto era affilato e gli occhi sarebbero stati molto grandi con le pupille in evidenza. Portava inoltre delle strane cuffiette da cui spuntavano delle antennine. Procedeva come se barcollasse e si muoveva solo lentamente. Dopo circa 10 minuti l'"essere" avrebbe preso il volo in verticale scomparendo gradatamente in direzione est-nord-est dalla vista degli esterrefatti testimoni. Fin qui le notizie giornalistiche.

La fonte dell'episodio risultava essere il giornalista e studioso anconetano dell'insolito Gabriele Petromilli, il quale ci ha direttamente confermato la vicenda fornendoci il nome di uno dei testimoni (l'unico con cui avrebbe parlato su iniziativa del di lui figlio), sulle cui generalita' E' stato richiesto il piu' rigoroso anonimato.

I testimoni, la cui eta' E' compresa tra i 58 e i 75 anni, sarebbero perlopiu' pensionati e "grottaioli". Alcuni di questi, peraltro, sono stati intervistati dal giornalista televisivo Remo Croci, che ha redatto un breve ed ironico servizio andato in onda su Rete 4 il 10 febbraio nel corso del TG4 delle ore 13.30 (e ripreso poi nel corso di altre edizioni). Un ulteriore servizio E' apparso sul rotocalco Visto del 18 febbraio, basato unicamente su un'intervista allo stesso Petromilli che ha effettuato un disegno dell'entita' basandosi su quanto lui stesso aveva raccolto in merito alla vicenda.

Il clamore dato alla notizia, unitamente all'ironia di alcuni quotidiani locali (soprattutto il Corriere Adriatico), ha fatto si' che i testimoni non volessero piu' collaborare, rifiutando di incontrarsi non solo con i giornalisti, ma anche con gli ufologi, noi compresi.

In data 15 febbraio Marcello Pupilli ha telefonato all'unico testimone di cui si conosce l'identita', che chiameremo Giulio (pensionato, 75 anni), il quale si E' fermamente rifiutato di partecipare ad un'inchiesta sul posto ed un incontro di persona. Ha dichiarato, comunque, di avere visto un "coso" alto circa un metro e largo ottanta centimetri, di colore nero, con protuberanze che lasciavano presupporre l'esistenza di arti superiori e inferiori, i piedi in particolare molto lunghi.

Il "coso" ondeggiava sul bagnasciuga e dava l'impressione di essere una specie di "gommone" gonfiato. Incuriositi per la strana forma ed a seguito delle notizie di presunti incontri ravvicinati con "omini volanti", a suo dire i presenti si sarebbero lasciati prendere un po' dalla fantasia, anche perch‚ verso le 10.30, con il sole che irraggiava l'arenile, l'oggetto improvvisamente, ed altrettanto lentamente, avrebbe cominciato ad innalzarsi verso l'alto scomparendo in breve alla vista.

Piu' tardi, ragionando con alcuni pescatori del luogo, il sig. Giulio si sarebbe fatto la convinzione che si trattasse di un pallone gonfiato ad elio, forse lasciato li' per gioco da alcuni ragazzi ed incastratosi tra le rocce, e che in seguito al calore solare si sarebbe innalzato, volando via.

Un accurato sopralluogo sul posto, unitamente al Petromilli, E' stato effettuato il 24 aprile dagli inquirenti Renzo Cabassi e Marcello Pupilli senza che pero' siano emersi ulteriori e nuovi particolari al di fuori di quelli gia' noti.

SIRACUSA - 27 marzo 1994

Indagine di Antonio Blanco e Antonio Rampulla

Nonostante la giornata domenicale ed il passaggio dall'ora solare a quella legale avvenuto nel corso della notte, la signora Laura [i dati personali completi sono riservati], insegnante, alle 7.30 era gia' in piedi da alcuni minuti, abituata a svegliarsi ogni mattina alle 6.30.

Tra i suoi primi gesti quotidiani, da anni c'E' quello di spalancare le finestre della camera da letto e del soggiorno per far prendere aria all'appartamento e, indossata una vestaglia, di uscire sul balcone della cucina per aprire l'impianto del gas e godere per qualche minuto della vista del mare, distante in linea d'aria poche centinaia di metri.

Quella mattina pero' qualcosa di insolito attrasse la sua attenzione: una sorta di palloncino, alto in cielo, che dal mare si avvicinava lentamente alla costa con una traiettoria rettilinea.

Dapprima piuttosto piccolo, tanto da non distinguerne quasi il colore nella tenue foschia del primo mattino (oltretutto la giornata era un po' nuvolosa ed il sole non era visibile, un po' perch‚ ancora basso sull'orizzonte, un po' perch‚ nascosto da alcune costruzioni antistanti l'edificio dove abita la testimone), poi via via piu' grande man mano che si approssimava, lo strano palloncino proseguiva imperturbabile nel suo moto, incuriosendo la sua osservatrice.

Finch‚, avvicinatasi ancora di piu', Laura riusci' a scorgere anche ad occhio nudo che quell'oggetto si componeva di tre parti: un corpo centrale piu' grosso e due appendici piu' corte e strette.

Laura tradusse immediatamente quelle forme in un busto privo di testa e due gambe mozze e, correndo al pensiero all'"umanoide volante" che alcuni mesi fa era stato avvistato in citta' (tra gli altri, anche da un suo conoscente), eccitata dall'idea di stare assistendo alla visione di qualcosa di simile, rientro' in casa per prendere il binocolo del figlio ed osservare meglio quell'"individuo".

Pochi secondi dopo era nuovamente al posto di osservazione e potE' vedere che quell'essere, giunto quasi sulla verticale di un campetto di calcio in terra battuta (che insieme ad un tratto di terreno incolto si frappone tra la costa ed il palazzo in cui abita), stava cambiando inclinazione di circa 80ø rispetto all'assetto fino ad allora mantenuto e cominciava a scendere "senza esitazione" verso terra, con la parte superiore, piu' gonfia, verso l'alto e le due appendici verso il basso.

Laura non provava paura, ma si sentiva molto emozionata, al punto da avere le mani che le tremavano. Cosi', per osservare col binocolo quell'essere a circa 200 metri da lei, forse poco piu', fu costretta ad appoggiarsi coi gomiti sulla ringhiera del balcone.

L'entita' era intanto atterrata al di la' del lato di recinzione del campetto opposto al palazzo dove la testimone abita, in una zona di terreno incolto, piuttosto accidentato per i diversi dislivelli, semicoperto da erbe, arbusti selvatici e laterizi disordinatamente gettati qua e la'.

In questa posizione, Laura non poteva piu' vedere le gambe, che risultavano nascoste dalla vegetazione, al di sopra della quale sporgeva solo il busto. La testimone non E' pertanto in grado di affermare se l'UFO si sia o meno effettivamente poggiato al suolo.

Della figura, che spiccava per la vivace tinta arancione ("come quello dei pompieri") che la colora, grazie al binocolo Laura potE' osservare alcuni particolari. Sulla sommita', piu' o meno al centro, c'era una specie di "maniglia" sottile. Nella parte superiore del busto vide invece due aperture rettangolari e grigie che, divenendo ora piu' chiare ora piu' scure, le davano l'impressione di aprirsi e chiudersi come una saracinesca.

A tratti, lungo il profilo superiore della figura, all'altezza delle due aperture descritte, si manifestavano dei "flussi di colore grigio", in concomitanza dei quali l'essere pareva allungarsi, modificando in tal senso la sua forma che, nella sua parte superiore, da rotondeggiante appariva spigolosa e trapezoidale.

Sempre piu' convinta che dentro quell'involucro ci fosse un essere vivente, Laura cerco' di memorizzare il maggior numero di dettagli di cio' che stava osservando ma, per quanto si impegnasse, le sembrava di non riuscire a mettere a fuoco la forma della parte superiore di quell'individuo.

Ricorda invece perfettamente il movimento di torsione che l'essere piu' volte e lentamente compi' col busto, da sinistra verso destra finch‚, giunto nel punto di maggior torsione, non riusci' piu' a vederne le due aperture sul corpo.

Lo squillo del telefono la distolse dall'osservazione e dopo aver raccontato al marito, autore della chiamata, quello che aveva appena visto, constato' che di quell'"individuo" purtroppo si era persa ogni traccia. Al suo posto erano visibili soltanto un gruppo di cani randagi, al cui avvicinamento la testimone ha imputato la fuga dell'essere.

A Laura non rimase quindi che rientrare in casa, non senza un pizzico di delusione, che per un po' l'avrebbe spinta a continuare a sbirciare fuori nella speranza di veder ricomparire l'UFO.

Piu' tardi racconto' ai figli l'accaduto e al ritorno dalla messa, con gli stessi, si avvio' verso il luogo del presunto atterraggio, ma senza raggiungerne il punto esatto a causa della natura accidentata del terreno e temendo che i bambini potessero pungersi con una delle numerose siringhe usate sparse nella zona.

L'intero avvistamento, la cui durata E' stata stimata dalla testimone in circa dieci minuti (sino allo squillo del telefono), si E' svolto in condizioni di visibilita' definite buone dalla testimone. Infatti, sebbene il sole non fosse ancora visibile e nell'aria fosse presente una leggera foschia tipica delle prime ore successive all'alba, la testimone afferma che vi fosse una luminosita' diffusa sufficientemente da non alterare l'osservazione di un oggetto piu' o meno ravvicinato come quello apparsole.

Per completare il quadro delle condizioni meteorologiche di quella mattina occorre aggiungere che il cielo si presentava parzialmente coperto da nubi alte e stratificate. A tal proposito la testimone non ricorda se nel corso della giornata vi siano state addirittura delle brevi e leggere precipitazioni. Parimenti non ricorda che vi fosse vento.

La testimone non ha difetti alla vista, non usa quindi occhiali di alcun tipo, e per oltre meta' della durata dell'avvistamento ha osservato l'UFO attraverso un binocolo.

ZIMELLA (VR) - 17 aprile 1994

Indagine di Paolo Fiorino e Matteo Leone

Il caso E' avvenuto la mattina di domenica 17 aprile 1994 a Zimella (VR) in frazione Santo Stefano. La zona dell'avvistamento E' pianeggiante e caratterizzata perlopiu' da coltivazioni di frumento e mais. I dettagli sul caso sono stati inizialmente pubblicati sul quotidiano veronese La Cronaca del 4 maggio, e sono venuti a nostra conoscenza grazie all'aiuto di un collaboratore locale, Fausto Ferretto, che ci ha fornito copia del ritaglio. Il giornalista autore dell'articolo ci ha riferito di essere venuto a conoscenza dell'episodio attraverso le chiacchiere che circolavano in merito per il paese, e di aver quindi deciso di intervistare alcuni testimoni la sera del 29 aprile.

L'avvistamento E' sembrato da subito potenzialmente interessante per molteplici ragioni: si tratta di una segnalazione di entita' isolata del tipo comunemente denominato "omino volante"; ben sette testimoni, alcuni dei quali indipendenti tra loro, hanno assistito a varie fasi dell'avvistamento; i fatti si sono svolti a breve distanza dai testimoni. Anche lasciando cadere la connotazione di "entita' isolata", il caso potrebbe essere benissimo classificato come "incontro ravvicinato"; la durata totale dell'osservazione E' veramente notevole: quasi cinque ore!

La nostra inchiesta, avvenuta il 17 maggio scorso, si E' svolta a Santo Stefano di Zimella, dove abbiamo avuto modo di intervistare cinque dei sette testimoni dell'avvistamento e di effettuare un sopralluogo nell'ambiente teatro degli eventi. Abbiamo incontrato anche il giornalista Dario Crestan il quale in seguito ci ha fornito copia dell'audiocassetta contenente la sua intervista originale ai testimoni.

Veniamo ora alla ricostruzione del caso (tutti i testimoni sono indicati con pseudonimi). Sono all'incirca le 7.00/7.30. Il primo a notare qualcosa di strano E' Roberto (71 anni, agricoltore) il quale, come tutte le mattine, sta lavorando in un campo di sua proprieta' attiguo alla propria abitazione. Nella notte precedente ha piovuto e c'E' stato un forte temporale, il terreno E' fangoso. Ad un tratto la sua attenzione E' attratta da una specie di "telo" o nylon di colore bianco-azzurro adagiato, a circa 200-300 metri da lui, su un terreno seminato a granoturco confinante attraverso un fossato con un campo di grano, le cui spighe sono gia' alte circa 70 centimetri. Non ci fa molto caso reputando che possa trattarsi di un telo (o nylon o sacco di plastica) trasportato dal vento, forse gia' nel corso della notte, come talvolta succede, da una vicina discarica di immondizia.

Rientrato in casa dopo circa un'ora, un'ora e mezza (sono piu' o meno le 8.30) ne fa cenno al fratello Giulio e a sua cognata, senza pero' dare eccessiva importanza all'accaduto. Questi, a sua volta uscito, vede una "cosa distesa" proprio nei pressi del campo di grano: non ci fa pero' neanche lui caso piu' di tanto e pensa unicamente che dovra' in seguito andare a rimuoverla.

Solo verso le ore 10.30/11.00 - quando il fratello Roberto gli dice che "c'E' come qualcuno che cammina nel grano" simile a una "bestia" - Giulio si rende conto che nel frattempo la "cosa" E' avanzata di circa dieci metri e procede lentamente (di poco sospesa sulle spighe di grano) come se stesse "dondolando". Pensa quindi che non possa semplicemente trattarsi di un telo, di un nylon o di un sacco di plastica perch‚ nel frattempo, alzandosi da terra, si E' come gonfiato assumendo la forma di una "tanica".

Intorno alle 11.30 Giulio, perplesso da quanto sta accadendo ed essendosi anche un po' intimorito, decide di andare dai vicini di casa, i coniugi Aldo e Gianna, per coinvolgerli nell'osservazione ed avere un loro parere. Sono casualmente presenti anche una nipote della moglie residente a Milano e il suo fidanzato, i quali sono venuti a far loro visita.

Ora i testimoni sono sette e si trovano tutti sul piazzale antistante il campo di grano, posto rispetto a loro in direzione est. Stanno tutti osservando il punto dove, a circa un metro di altezza dal grano, E' sospesa quella "strana cosa" (che nel frattempo E' ulteriormente avanzata di circa due o tre metri). L'oggetto E' ora simile a un "canestro", a una di quelle "taniche della nafta che si usavano una volta". E' di forma rettangolare e sembra come "avvolto a dei righetti di nylon di tutti i colori" (verde, rosso, nero, azzurro, marrone, giallo, ecc.). Si valuta che sia alto circa 1 metro e largo 70 centimetri. Sembra procedere come se "camminasse" con un'andatura "strana", "goffa", quasi come se "dondolasse"..."tanto che pareva una forma di un uomo". Alcuni tra loro, tra cui la signora Bianca e Roberto, avrebbero notato anche due "orecchiette", simili a quelle dei canguri, e nella parte inferiore, al posto delle gambe, delle protuberanze simili a degli speroni.

A questo punto Giulio e Aldo decidono di rientrare a casa e di infilarsi gli stivali. Nuovamente sul piazzale, impossibilitati ad attraversare il campo di grano, sia per il terreno fangoso che per la possibilita' di rovinarne la crescita al loro passaggio, decidono di costeggiarlo percorrendo una strada campestre.

Giunti a circa 30-50 metri di distanza, l'"oggetto" all'improvviso e lentamente si alza in verticale e, dopo aver effettuato "qualche sbalzo (_) come trasportato dal vento", devia ad un'altezza di 30-40 metri, come se stesse virando, e si allontana alzandosi sempre piu' in direzione di Verona (ovest-nord-ovest). Dopo aver dato quasi l'impressione di volersi fermare, scompare alla vista nel giro di 5-10 minuti quando E' ormai solo piu' visibile come un puntino scuro nel cielo. Durante l'avvistamento i cani avrebbero abbaiato ripetutamente. Se cio' sia imputabile alla presenza dell'oggetto o piuttosto all'agitazione dei testimoni, E' naturalmente materia di congetture.

Nessun rumore E' stato percepito e tanto meno sono stati visibili effetti di un eventuale combustione (scie, fuochi, ecc.). Al momento di levarsi in volo, a detta di tutti i testimoni, era visibile, nella parte sottostante, una specie di filo; secondo gli uni (i coniugi Gianna e Aldo) rigido e fisso (simile a un'antenna), secondo gli altri (i coniugi Roberto e Bianca) simile proprio a uno spago che dondolava. Particolarmente fastidioso, per Aldo e Giulio, E' risultato il fatto che l'oggetto fosse partito proprio mentre loro tentavano di raggiungerlo, intravedendo in questo un rapporto causale. Recatisi poi sul posto in cui stazionava la "tanica", essi non trovano alcuna traccia. Anche le spighe di grano sono intatte.

Occorre inoltre precisare che la fase finale dell'avvistamento non E' stata osservata dai due giovani milanesi, in quanto sarebbero ripartiti in auto avendo altri impegni.

Dopo che uno dei testimoni, la signora Bianca, parla del fatto con alcuni in paese, la notizia giunge all'orecchio attento del cronista locale. La notizia crea in paese, come sempre accade, reazioni differenti, non ultimo lo scherno e l'ironia a cui pero' i testimoni non sembrano aver dato eccessivo peso. Nessuna autorita', tantomeno i Carabinieri della stazione di Cologna Veneta (VR) competente per territorio, si E' interessata all'episodio neanche dopo la pubblicazione della notizia.

A puro titolo informativo aggiungiamo due dettagli riguardanti il sito in cui si sono svolti gli eventi: a circa 500 metri dal luogo dell'avvistamento, al confine tra i comuni di Lonigo e Santo Stefano di Zimella, vi E' una discarica controllata di immondizie (rifiuti urbani), a detta dei testimoni attiva anche di notte; a 42 chilometri E' localizzato l'aeroporto militare, aperto anche al traffico commerciale e di aviazione generale autorizzato, di Verona-Villafranca (VR) sede del 3' stormo. Un'altra base dell'Aeronautica Militare E' situata a Isola Rizza (VR), comune a 27 chilometri da Verona.

E' probabilmente significativo notare come i testimoni non abbiano mai utilizzato il termine UFO (o "marziano") se non inizialmente dalla signora Bianca.

Nonostante certi caratteri antropomorfi emersi, i piu' reputano possa essersi trattato di un aquilone. Solo Roberto, con un'ipotesi piu' tendente all'"arma segreta" (parlando addirittura di un possibile ordigno telecomandato con un carico di dinamite!) e i coniugi S., soprattutto il marito, ritengono possa trattarsi di un velivolo teleguidato a distanza. Duplice E' anche l'interpretazione del filo sottostante l'oggetto: spago di un aquilone oppure antenna di un ordigno.

A confermare la difficolta' di un'identificazione non equivoca dell'oggetto osservato, valgano, a titolo di esempio, le parole di uno dei testimoni, la signora Bianca: "piu' lo guardavi e piu' pareva tante cose".

ROCCHETTA E CABELLA LIGURE (AL) - fine aprile 1994

Indagine di Paolo Toselli

L'inchiesta E' stata avviata dopo la pubblicazione sul quotidiano La Stampa del 27 luglio 1994, nella cronaca di Alessandria, della notizia riguardante la presenza di un oggetto volante misterioso in Val Borbera, regione del Basso Piemonte al confine col territorio della provincia di Genova. Contattato il giornalista che aveva redatto il pezzo, venni a sapere che la notizia si era diffusa solo recentemente, dopo che era stata riportata dal periodico della locale Comunita' montana, ma che in realta' l'avvistamento risaliva ai mesi precedenti. Dopo di che ho rintracciato e intervistato telefonicamente i testimoni, che hanno confermato la ricostruzione dei fatti riferiti sul giornale.

Il caso puo' essere diviso in due fasi ben distinte, ognuna coi propri testimoni e, come vedremo, forse non necessariamente riferite ad uno stesso fenomeno.

Una fase ha come protagonisti Ettore G., 80 anni ben portati, e la moglie, Carolina, 75 anni. I coniugi abitano a Celio, frazione di Rocchetta Ligure, un pugno di case sulla sponda sinistra del torrente Borbera. In lontananza, oltre il Borbera, si scorge l'abitato di Cabella, nel cui territorio si E' verificato l'altro avvistamento. Ma procediamo con ordine.

Rintracciata la signora Carolina, questa mi spiego' che il fatto risaliva a pochi giorni (due o tre) dopo il 25 aprile e che a vedere per primo la "cosa" era stato suo marito che recandosi nel pollaio per dare da mangiare alle galline ha scorto, poco distante, un oggetto di colore rosso chiaro, "con quattro fanaletti che si accendevano e si spegnevano". Saranno state le otto, otto e un quarto del mattino. Allora E' rincasato e l'ha chiamata. "Era una cosa strana. Mio marito voleva avvicinarsi, ma io l'ho dissuaso, perch‚ avevo paura. Li' per li' lui l'aveva preso per un pallone che si era afflosciato su quell'alberetto ed era scoppiato li'. Due o tre giorni prima c'era stata la festa a Pertuso. Era una cosa che stava sollevata da terra, ma non tanto, neanche un metro. La forma non era proprio rotonda, ma piuttosto bislunga, un po' sul quadrato [dapprima lo paragona a una specie di "alberetto", poi a una mela - NdS]. Sara' stato un metro di larghezza e un metro e mezzo di altezza. Era tutto rosso, come il fuoco, ma non faceva fumo. E poi c'erano questi 'lampeggetti', le luci simili a dei fanaletti, uno per angolo". Rispondendo a una mia domanda specifica la signora preciso' che non dava l'impressione di qualcosa di metallico. "Dopo una mezz'oretta, nella quale la cosa rimase sempre ferma, siamo rientrati a casa, abbiamo fatto colazione, e quando siamo tornati fuori non c'era piu'. Sul momento comunque non vi abbiamo dato molta importanza. Dopo, mio marito E' andato sul posto per vedere se c'era qualche segno, ma non ha trovato niente. Noi subito non abbiamo detto niente a nessuno, poi dopo una ventina di giorni mio marito ne ha parlato in paese venendo a sapere che altre due persone l'avevano visto da Cabella, e da li' la cosa E' uscita sui giornali".

E infatti, a vedere qualcosa di simile, ma al contempo di diverso, sono stati un custode, Dino S., e un suo conoscente, Gino M., ambedue residenti a Cabella. Quest'ultimo, telefonicamente mi confessa che non si ricordava piu' la data dell'avvistamento: poteva essere due mesi prima, ma non ne era sicuro. "Mi rammento invece - racconta Moro - che erano le nove, nove e trenta di mattina [orario poi confermato dall'amico - NdS]. Ero con S., vicino alla sua casa, e gettando uno sguardo verso il mio campo vedo un affare rosso e celestino che sembrava uno in moto. Dato che la settimana prima erano passati dei ragazzi con le moto da cross, ero preoccupato perch‚ non mi rovinasse l'erba. E invece, vedendo che era venuto giu' saltando la siepe del mio campo, ho capito che non era una moto. Poi E' risalito per una strada che va al paese di Cremonte, piu' larga, e poi ha saltato dei cespugli abbastanza alti che fanno da confine tra i terreni. Si muoveva di poco sollevato da terra. Poi ha attraversato un rio, E' andato su per i boschi di roveri, a filo boschi, E' andato sulla costiera. Quando E' arrivato sulla costiera si E' alzato dritto, ed E' scomparso alla vista entrando in alcune nuvole. Il tutto sara' durato dai 5 ai 10 minuti perch‚ non andava molto forte, e anche quando si E' alzato ha mantenuto sempre la stessa velocita'. A seconda di come si muoveva, si vedeva celeste o rosso, poich‚ rifletteva i raggi del sole. Sembrava un ragazzo in moto, ma era un poco distante, la forma non era ben distinta. Sono andato a vedere dove era passato, c'era il fieno un po' battuto, anche nel mio campo il fieno era non tanto schiacciato, ma 'strisciato' un poco."

La descrizione fornita dal sig. Dino dell'avvistamento E' pressoch‚ identica. "Era come vedere - racconta - un faro di notte, in un momento, e poi ogni tanto diventava un celestino. Cambiava colore, non era sempre uguale. Era una mattina bella, di sole. Avra' fatto da in fondo alla collina alla cima, tutto il tragitto, in non piu' di cinque minuti, mentre quando si E' alzato si muoveva alla velocita' paragonabile a quella di un elicottero. Noi, finch‚ era per terra, a tutto potevamo pensare: una cosa telecomandata, un apparecchio, ma non faceva nessun rumore. Era una mattinata perfettamente silenziosa. Se uno tossiva da quella posizione si sarebbe sentito. Io da casa, avevo da fare solo venti metri e prendere i cannocchiali, ma non siamo stati svelti abbastanza, e sul momento non ci abbiamo pensato. Prima sembrava stesse seguendo la strada, ma poi l'abbiamo visto passare nei campi, tra gli argini. Allora abbiamo capito che non era una moto, ma qualcosa di strano. Da noi a questa cosa ci saranno stati in linea d'aria 250 metri".

In effetti, non ci sono molti elementi che possano certificare che le due coppie di testimoni, seppur distanti tra loro poco meno di un chilometro, abbiano assistito a due fasi dello stesso fenomeno, dapprima stazionario e poi in movimento. Purtroppo i dubbi sulle date, e il fatto che loro stessi sono venuti a conoscenza dell'altro avvistamento solo trascorse alcune settimane ci impedisce di avere la certezza che stiamo parlando del medesimo evento. Di fatti, potrebbero essere anche due casi ben distinti. Un appello del CISU rivolto ad eventuali altri testimoni, pubblicato su La Stampa, nelle pagine dell'edizione di Alessandria il 7 agosto, non ha avuto alcuna risposta malgrado gli sia stato dedicato anche uno spazio di rilievo. Tra l'altro, ci risulta che della vicenda non si sono occupati n‚ i carabinieri di Cabella n‚ i colleghi di Rocchetta Ligure.

Resta da sottolineare la similitudine di queste testimonianze con gli ultimi casi accaduti in varie localita' italiane, da un paio d'anni a questa parte e riguardanti piccoli oggetti o "omini volanti" che sostano per un certo periodo nei pressi del suolo in campi o zone isolate, poi si muovono a bassissima quota, seguendo il profilo del terreno, per sparire infine in verticale. L'avvistamento di Celio ricorda poi quello del 5 giugno '83 a Varzi, in provincia di Pavia. Anche in quell'occasione i testimoni furono due anziani, marito e moglie, che subito non diedero peso al fenomeno. L'UFO sembro' loro, inizialmente, carta stagnola distesa su un campo che rifletteva i raggi del sole emettendo una luminosita' intermittente tipo faro d'auto. Poi pero' si sollevo' e si allontano' in volo seguendo il profilo delle colline.

In ultimo si puo' rilevare che la zona dell'Alessandrino a confine con la Liguria E' stata, dallo scorso anno, teatro del maggior numero di segnalazioni di presunti UFO di tutta la provincia.

HO VISTO ANCH'IO L'UMANOIDE VOLANTE!

di Nico Sgarlato

In una delle tante giornate dal cielo limpidissimo che abbiamo avuto quest'estate ad Albenga, nel pomeriggio inoltrato stavo andando in ufficio, ad Albenga, e guardando il cielo (come faccio molto spesso: E' incredibile quante cose si vedano guardando in aria!) ho visto un oggetto che a prima vista non sono riuscito ad identificare.

Bench‚ fosse apparentemente lontano, riuscii a distinguere una forma lanceolata, mentre il suo movimento era irregolare, dando l'impressione che le raffiche di vento ne aumentassero la velocita'. Pensai, perch‚ ne avevo visto uno pochi giorni prima, ad un paramotore. Si tratta di uno dei piu' recenti attrezzi per volare costituito da uno zaino che contiene un'elica spingente carenata, che il pilota indossa, sospeso ad una "vela" simile alla calotta dei paracadute che si usano per il parapendio. Possiamo dire che quasi non passa giorno che non vengano inventate nuove formule aerodinamiche per quella congerie di attrezzi che vanno sotto il nome di ultraleggeri, deltaplani, parapendio, paramotore, paracadute ascensionali, ecc.

Nel cielo assolutamente privo di nubi (le nuvole sono un riferimento telemetrico in quanto dato il tipo, se ne puo' intuire approssimativamente la quota, e se un oggetto in cielo E' visibile vuol dire che E' al di sotto di esse) e con i problemi di stereoscopia della mia vista (ho due-tre decimi di differenza di acutezza visiva tra un occhio e l'altro) non riuscii a farmi un idea della altitudine alla quale volava l'oggetto. Se realmente era un paramotore, mi sembrava troppo alto: normalmente questi mezzi non dovrebbero superare i 300 metri di quota, mentre se l'oggetto ovale che vedevo era realmente l'ala di un simile aggeggio, la sua quota sarebbe stata almeno cinque volte tanto.

Troppo veloce era anche il movimento, perlomeno nei momenti in cui l'oggetto sembrava compiere un vero e proprio balzo in avanti. Bench‚ a terra vi fosse solo una leggera brezza, ebbi la netta sensazione che a comandare gli spostamenti dell'oggetto fosse il vento. Sforzai la vista ed ebbi l'impressione di vedere qualcosa che somigliava moltissimo all'"umanoide volante" che ha imperversato nell'Italia centrale l'anno scorso; quasi mi parve di vedere proprio la sagoma nera (per l'effetto controluce del cielo), disposta in piedi con una specie di zaino sulla schiena, che si muoveva come i testimoni dei casi di umanoidi volanti ci hanno riferito.

Poi mi diedi del cretino perch‚ in ufficio, a pochi metri, avevo due binocoli che molti mi invidierebbero: un San Giorgio 8x50 ed un Nikon 7x50.

Mentre regolavo gli oculari, il parapendio-umanoide volante assumeva contorni sempre piu' netti e non ho potuto fare a meno di sghignazzare: si trattava di... un pesce! Uno di quei palloncini "semirigidi", gonfiati a elio, che si vendono nelle fiere di paese, la cui sagoma, appunto, riproduceva un pesce (ed aveva quindi la stessa forma che in pianta hanno le ali di paramotore e parapendio).

Cio' conferma l'estrema difficolta' di stimare correttamente dimensioni, distanza e velocita' di un oggetto di natura ignota; si nota anche il disperato tentativo del nostro cervello di trasformare l'UFO in IFO, dando alla percezione osservata dei contorni noti, anche se incongrui con la situazione. In questo caso vidi un paramotore ed un "ominide volante" solamente perch‚ erano due soggetti che avevano colpito la mia attenzione e la mia memoria in tempi recenti.

(Nico Sgarlato E' giornalista aeronautico e consulente del Centro Italiano Studi Ufologici)

COLLECCHIO (PR) - 23 settembre 1994

Indagine di Giorgio Pattera

Intorno alle ore 18, una ragazza di 15 anni vede dalla finestra di casa, nel cielo coperto e nebbioso verso ovest, un puntolino nero in cielo, che inizialmente le sembra un pezzo di carta sospinto in aria dal vento, ma dopo un minuto che lo vede sempre sospeso richiama l'attenzione del padre e di una conoscente, che si trovano in casa.

L'oggetto sembra un grosso uccello o un aquilone, e si libra a circa 200 metri di distanza, sopra ad un campo arato. Con due binocoli, i testimoni osservano per diversi minuti l'oggetto, che staziona ad un'altezza stimata intorno ai 20 o 30 metri dal suolo, compiendo quello che sembra un movimento rotatorio ritmico intorno al proprio asse verticale.

La ragazza nel descrive la forma come simile ad "un pezzo di puzzle di cartone", mentre il padre lo trova piuttosto simile ad un cavalluccio di mare o allo "scudo dorsale di un artropoide", a secondo della prospettiva che assume.

Prima che pensino a procurarsi una macchina fotografica, l'oggetto, sempre oscillando, comincia lentamente ad allontanarsi e risalire lungo una traiettoria di circa 45ø, scomparendo poco a poco nella nebbia.

ROCCHETTA SANT'ANTONIO (FG) - 8 ottobre 1994

Indagine di Arcangelo Cassano

Rocchetta Sant'Antonio E' un paese a circa 700 metri di altezza sul livello del mare, sito sulle prime propaggini dell'appennino dauno, quasi al confine fra la Puglia e la Campania, in provincia di Foggia.

In questo paese si E' trasferito dal Lussemburgo, dove ha svolto il lavoro di autista, il sig. Piero [generalita' complete in archivio CISU], di 67 anni, attualmente pensionato.

L'8 ottobre 1994, il sig. Piero si era recato, come ogni giorno, in un campo di proprieta' del suocero, per fare alcuni lavori presso una vigna. Verso le ore 11.15, mentre percorreva un viottolo, vide, nei pressi di un roveto, a circa 50-60 metri di distanza, una "sagoma" (come l'ha definita lui) che, ogni tanto, si "piegava" come per prendere qualcosa dal terreno. In un primo momento il testimone penso' che fosse qualche persona intenta a raccogliere delle more, ma dovette ricredersi in quanto, ad una piu' attenta visione, la "sagoma" presentava delle caratteristiche non proprio umane.

Era infatti tutta di colore argento, con la parte superiore sinistra di colore blu scuro, e con dei raggi luminosi blu abbaglianti che venivano fuori dalla parte centrale; le dimensioni apparenti erano di circa 50 centimetri di altezza, 30 di larghezza e 20 di profondita'. Era quindi molto simile ad un piccolo "armadio". Rendendosi conto di trovarsi di fronte a qualcosa di misterioso e ricordando alcune trasmissioni televisive in cui si parlava di esseri umani che avevano avuto esperienze traumatiche (rapimento ed altro) dall'incontro con esseri simili, il sig. Piero decise di allontanarsi dal viottolo e, camminando per i campi adiacenti, si reco' verso la sua vigna, sempre tenendo d'occhio la "sagoma".

Dopo qualche minuto, il testimone vide che questa si alzo' dal roveto per portarsi, volando, al di sopra di un albero rinsecchito, a circa 20 metri di altezza dal terreno; potE' inoltre notare una cosa che non aveva potuto vedere prima perch‚ coperta dai rovi: dalla parte inferiore della "sagoma" spuntava una specie di antenna rigida di quasi un metro e mezzo di lunghezza, di colore scuro.

Sempre piu' impaurito, il sig. Piero si nascose sotto le foglie della vite, da dove assist‚ all'ultima parte della sua esperienza: dopo aver sostato per un attimo, la "sagoma" si innalzo' verso il cielo fino a scomparire.

Le condizioni meteorologiche erano ottime: nessuna nuvola in cielo ed un leggero vento che spirava da est/sud-est. Nessun'altra persona vide o ha segnalato di aver visto il fenomeno.

ALLA RICERCA DI UNA SPIEGAZIONE

Come gia' scrivevamo a commento dei primi avvistamenti, nel 1993, diverse caratteristiche dei casi sopra descritti sembrano indicare il comportamento di corpi aerostatici: lo stazionamento, gli ondeggiamenti, alcuni movimenti dolci, talvolta il seguire il profilo del terreno, le modalita' del decollo. Non a caso la prima ipotesi che - anche per i casi del 1994 - abbiamo preso in considerazione E' stata quella del pallone, in particolare palloncini giocattolo che talvolta hanno forme insolite e colori vivaci (illuminante in proposito E' la testimonianza di Sgarlato).

Ma mentre per alcuni di questi avvistamenti tale ipotesi potrebbe essere quella corretta (e lasciamo a ciascun lettore di verificarla caso per caso e scegliere per quali sembra adeguata e per quali no), alcune altre testimonianze sembrano invece indicare un'apparente intenzionalita' nei movimenti dell'UFO/entita': in particolare lo stazionamento prolungato, interrotto proprio all'avvicinarsi degli osservatori incuriositi, come gia' era stato descritto ad esempio nel caso del 15 giugno 1993 a Pettorano sul Gizio (AQ).

L'ambivalenza di queste due sensazioni (aerostaticita' e intenzionalita') non ci consente di chiudere in maniera univoca il dossier degli "umanoidi volanti", ma anzi spinge a continuare l'indagine a raggio sempre piu' ampio.

Un'altra suggestiva spiegazione E' ad esempio emersa a seguito di un avvistamento della serie, avvenuto stavolta in Svizzera. Il 27 giugno 1994, verso le ore 21.10, due famiglie di tre persone ciascuna hanno osservato per circa un minuto a Seuzach (nel Cantone di Zurigo) un "oggetto simile a un essere umano" scuro, a circa 250-300 metri di altezza da terra, che volava senza rumore da sud-ovest verso nord-est, ad una velocita' paragonabile a quella di un piccolo aereo.

Dall'indagine condotta da Bruno Mancusi, l'umanoide assomigliava ad uno skysurfer, come vengono chiamati gli appassionati di un nuovo sport che consiste nel gettarsi da un aereo restando il piu' possibile in piedi su una tavola da surf o su altri oggetti che consentano di planare nell'aria, scendendo a 200 chilometri all'ora da una quota di 3500 a quella di 1500 metri dal suolo circa, dopodich‚ la discesa prosegue frenata da un paracadute.

Proprio la quota minima necessaria per l'apertura del paracadute sembrerebbe pero' escludere tale ipotesi sia nel caso svizzero sia negli altri episodi italiani. In compenso abbiamo scoperto un altro tipo ancora di "oggetto aereo antropomorfo".

UNA NUOVA IPOTESI: GLI AQUILONI

Nel corso delle nostre ricerche, protrattesi per alcuni mesi, di quali altri possibili oggetti convenzionali potessero aver eventualmente causato questo tipo di segnalazioni, ci siamo imbattuti in qualcosa di totalmente inaspettato: gli aquiloni!

Se, come noi, eravate rimasti fermi al concetto tradizionale di aquilone romboidale con due bacchette incrociate a telaio, sappiate che esistono modelli di ogni forma, dimensione e colore, capaci di evoluzioni aeree incredibili. Gli aquiloni oggi vengono costruiti in leggerissimo e resistente nylon da spinnaker e da stecche in fibra di carbonio e godono di un notevole interesse, evidenziato da manifestazioni, gare e da associazioni di appassionati.

Il dubbio che un aquilone c'entrasse per qualcosa E' emerso relativamente al caso verificatosi a Zimella il 17 aprile 1994, sul quale torniamo brevemente. Fin dall'inizio, infatti, E' risultata evidente e netta agli inquirenti l'impressione/ sensazione di trovarsi di fronte a un qualcosa di identificabile: specificatamente, e in accordo con gran parte dei testimoni, a un palloncino (o, in alternativa, a un aquilone). Ecco alcuni degli elementi a supporto dell'ipotesi aquilone:

1) La lunga durata dell'avvistamento (prima fermo a terra, poi in volo ascensionale).

2) Il fatto che all'inizio dell'avvistamento fosse unicamente visibile, come se fosse disteso nel campo, una specie di "telo" o "nylon". E' una congettura seducente, e non priva di fondamento, quella che ci porta a pensare che il "telo" si sia "gonfiato", col passare delle ore, per effetto del riscaldamento solare degli strati d'aria a livello del suolo. A sostegno di questa ipotesi vengono le dichiarazioni dei testimoni nonch‚ del giornalista Crestan, secondo i quali, dopo una notte di pioggia, la giornata era serena, senza nuvole e con il sole. Naturalmente non E' dimostrato che il telo visto inizialmente fosse la stessa cosa vista successivamente sotto forma di tanica. E' comunque un dato di fatto che cio' che era stato definito"telo" non E' piu' stato ritrovato in seguito nel campo.

3) Il "filo" sottostante resosi visibile quando l'UFO-entita' si E' alzato dal terreno. La rigidita' segnalata da alcuni testimoni potrebbe giustificarsi col fatto che per gli aquiloni, oltre al nylon si usano cavi rigidi in dacron e kevlar, a seconda dell'utilizzo.

4) Le caratteristiche visibili quando l'UFO-entita' E' transitato sopra i testimoni ad una quota non ben precisata ma relativamente bassa: l'oggetto inferiormente era vuoto, come se si trattasse di una "gonna da donna" osservata dal di sotto.

5) Il lento modo di procedere, come se "dondolasse".

6) Le forme descritte a termine di paragone (pinguino, bestia, tartaruga, ecc.) e la descrizione "a filetti" o "a quadretti" dai colori variopinti, vivaci e luminosi, tipici del materiale utilizzato per costruire gli aquiloni.

7) Il fatto che si fosse allontanato in direzione del vento dando agli stessi testimoni l'impressione che fosse trasportato da esso.

A tutto cio' si aggiunga infine la notizia riportata dal quotidiano Corriere della Sera. Nell'edizione di venerdi' 15 aprile si riferiva che ad Alzano Lombardo (BG), nei giorni 16 e 17 aprile (l'avvistamento risale al 17) si sarebbe tenuta una manifestazione di circa 500 aquilonisti dell'AIA (Associazione Italiana Aquilonisti)!

E se quello avvistato dai nostri testimoni fosse stato uno di questi aquiloni sfuggito al controllo del proprietario, trasportato dal vento sino a Zimella e poi caduto, forse a causa del temporale notturno o per qualche inconveniente strutturale?

E che l'improvviso ma nel contempo lento sollevarsi dell'UFO-entita' al-l'avvicinarsi dei testimoni, fosse dovuto alla presenza in zona di particolari correnti ascensionali? E' lecito quantomeno sospettarlo.

Per concludere, anche per l'ipotesi aquilone valgono le limitazioni e i problemi espressi per quella dei palloni-giocattolo, e quindi, se puo' forse valere anche per qualcun' altro dei casi riportati, non riesce certamente a spiegarne la totalita'.

Al di la' pero' della scoperta di un nuovo possibile tipo di IFO, da tener ben presente anche in futuro, rimangono aperti tutti gli interrogativi sulla casistica degli "umanoidi volanti" ed in particolare quello fondamentale se ci troviamo veramente di fronte ad una nuova tipologia di avvistamento, ad un "oggetto identificato" ancora sconosciuto oppure ad avvistamenti tra loro diversi, uniti solamente dalle semplificazioni dei mass media e dal legittimo tentativo di analisi d'insieme del nostro approccio ufologico.

Sara' il lavoro di approfondimento dei prossimi mesi a darci una risposta, nel frattempo E' quindi sempre piu' valido per gli ufologi quel monito tratto da un film di fantascienza degli anni '50: "Attenti al cielo!".

Tratto da 'UFO - Rivista di informazione ufologica' n. 15, gennaio 1995, semestrale a cura del Centro Italiano Studi Ufologici, Casella postale 82, 10100 Torino, tel. 011-329.02.79