ROSWELL: PARLANO I MILITARI… E CONFONDONO LE ACQUE

 

Dopo le autopsie dei pupazzi,
i lanci di manichini

Matteo Leone & Edoardo Russo

 

 

"Se un pallone o velivolo speciale, predisposto per monitorare la radioattività atmosferica nell’area, fosse stato fatto volare sopra il New Mexico, tale dispositivo avrebbe potuto benissimo precipitare durante un temporale. In quell’epoca, dato il carattere estremamente delicato di qualsiasi cosa legata alla bomba [atomica - NdT] o alla radioattività, sarebbe stata un’operazione top secret di elevatissima priorità quella di recuperare qualsiasi dispositivo del genere eventualmente smarrito e di giustificare l’accaduto a tutti i costi: come un pallone meteorologico, come uno strumento per test radarici, come una sonda, o anche come un disco volante precipitato. Non sarebbe stato difficile collocare nel deserto un dispositivo ovoidale per distrarre l’attenzione dai veri frammenti, e sparpagliare alcuni corpi minuti a rappresentare i cadaveri alieni. L’Air Force aveva diversi giorni per farlo. E se il misterioso "gruppo di archeologi" che era sul sito all’arrivo delle prime truppe di recupero, e che non è mai stato individuato nonostante gli sforzi fatti per localizzarlo, fosse stato formato in realtà dagli operai specializzati che dovevano posizionare il falso disco e i falsi corpi, a miglia di distanza dal luogo del vero incidente?"

Jacques Vallée, Revelations, Ballantine Books, New York 1991, p. 253.

 

I primi mesi del ’97 sono stati ricchi di sviluppi per quanto riguarda la controversa vicenda dell’UFO precipitato a Roswell nel ’47, forse non a caso in concomitanza con il cinquantennale dell’episodio, che per una parte almeno dell’ambiente ufologico ha sostituito nelle celebrazioni il "primo avvistamento" di Kenneth Arnold.

Vediamo di riassumere le ultime vicende.

Ai primi di marzo, l’ufologo Robert Todd, pioniere da vent’anni nella caccia ai documenti segreti militari tramite la Legge sulla libertà di informazione, ha reso pubblico il ritrovamento dell’originale di un documento dell’USAF classificato "segreto" e redatto nell’ottobre 1947 dall’ufficio del generale George Schulgen, capo dei servizi segreti dell’U.S. Air Force, per sollecitare agli addetti militari all’estero l’invio di notizie di avvistamenti locali di dischi volanti. Copia di tale documento - la cui esistenza venne rivelata nel 1986 da William Moore - è stata fatta circolare da autori come Stanton Friedman, Timothy Good, Bruce Maccabee (e ancora recentissimamente, ad esempio, da Pier Luigi Sani, sullo Speciale Mistero di giugno, "Tutto Ufo minuto per minuto") , che lo citano nei propri libri ed articoli come la prova che già nel ‘47, proprio a seguito della pretesa caduta di un disco volante a Roswell, l’Aeronautica militare americana avesse indicazioni che i dischi volanti potessero essere velivoli extraterrestri.

Recuperando il documento originale, Todd ha scoperto che in realtà la copia finora nota era stata grossolanamente contraffatta: al posto delle frasi originali, in cui si parlava dei sospetti che i dischi fossero armi segrete russe, sono state inserite frasi che citano esplicitamente le parole "velivoli interplanetari", capovolgendone il senso. L’autore del falso ha addirittura ribattuto l’intero promemoria (e perfino la lettera di accompagnamento originale e gli allegati) con un’altra macchina da scrivere. I sospetti sono caduti ancora una volta su Bill Moore, studioso ed autore a suo tempo molto noto per essere stato il primo divulgatore del caso Roswell nel 1980, ma anche per aver diffuso nell’87 i documenti (anch’essi poi dimostratisi falsi) del cosiddetto "Majestic 12", ed infine ampiamente screditatosi dopo aver ammesso nel 1989 di essersi prestato alla diffusione di informazioni false su incarico di ufficiali dei servizi segreti americani.

Il documento originale capovolge le interpretazioni finora attribuitegli e — analogamente ad un altro secret memorandum dei servizi segreti dell’USAF, scoperto l’anno scorso — assesta un duro colpo alla tesi secondo cui a Roswell sarebbe caduta (e sarebbe stata recuperata dai militari americani) un’astronave aliena.

Sulla scia di tali rivelazioni, a fine aprile, ha suscitato notevole scalpore l’inaspettata marcia indietro di Kent Jeffrey, il promotore dell’"Iniziativa internazionale per Roswell" che da quattro anni stava promuovendo una colossale raccolta di firme per chiedere al presidente degli Stati Uniti di aprire gli archivi militari americani e rivelare quello che riguarda il notissimo caso. Anticipando un suo lungo articolo (poi pubblicato sul numero di giugno del MUFON UFO Journal) in un’intervista televisiva Jeffrey ha affermato di non credere più che a Roswell fosse caduta un’astronave aliena, come inizialmente pensava e sperava, sulla base di tutta una serie di considerazioni e indagini, oltre che sui risultati (inconcludenti) della regressione ipnotica cui proprio Jeffrey aveva finalmente convinto a sottoporsi Jesse Marcel, il testimone che a undici anni vide i frammenti ritrovati sui pascoli del New Mexico.

L’improvviso voltafaccia di Jeffrey ha immediatamente scatenato l’ala paranoica dei fautori del cover-up, che hanno apertamente ipotizzato che Jeffrey sia stato fin dall’inizio un infiltrato dei servizi segreti, avente lo scopo di screditare il caso Roswell, tanto più che già l’anno scorso si era permesso di diffondere un duro attacco alla credibilità del "filmato dell’autopsia". In difesa della buona fede di Jeffrey si sono però subito schierati ufologi insospettabili, fra i quali il maggiore esperto americano sul caso Roswell, Kevin Randle, il direttore dell’International UFO Reporter, Jerome Clark, e il maggiore storico del 1947, Jan Aldrich.

Di segno — apparentemente — opposto è stata invece a giugno la pubblicazione dell’annunciato libro di un nuovo super-testimone: The Day After Roswell ("Il giorno dopo Roswell") è stato non a torto definito "una storia esplosiva" di come l’incidente di un velivolo alieno avrebbe in realtà cambiato l’intera storia del nostro secolo. Ne è autore Philip Corso, un ex-tenente colonnello dei servizi di informazione dell’esercito americano che racconta come nel 1961 partecipò al coordinamento delle ricerche scientifiche sull’astronave aliena che sarebbe stata recuperata proprio a Roswell nel 1947, e che fino a quel momento era stata tenuta nascosta agli stessi servizi segreti americani (CIA), che si temevano infiltrati dalle spie sovietiche. Secondo Corso, dallo studio dell’astronave sarebbero derivate numerose scoperte di tecnologia avanzata, fra cui il laser, le fibre ottiche, la micro-informatica.

Particolare risonanza ha avuto sui mass media - anche italiani - il fatto che la prefazione del volume sia stata firmata dal senatore Strom Thurmond, presidente della commissione parlamentare sulle forze armate, di cui Corso fu a lungo assistente. Ma quando i giornalisti hanno intervistato Thurmond, il 94enne senatore è caduto dalle nuvole e ha categoricamente smentito di condividere o addirittura conoscere il contenuto del libro, che Corso gli aveva presentato come una sua autobiografia militare. Sono seguite smentite, contro-smentite e precisazioni varie, ma alla fine l’editore ha dovuto eliminare la prefazione dalle edizioni successive alla prima.

In effetti, sono ben sette i libri usciti in questi mesi negli USA sul caso Roswell, in occasione del cinquantesimo anniversario del ritrovamento di misteriosi frammenti in un pascolo del Nuovo Messico. Fra questi, merita menzionare UFO Crash at Roswell: Genesis of a Modern Myth, scritto dagli antropologi Benson Saler e Charles Ziegler, che - a differenza di tutti gli altri autori - si concentrano, più che sulla veridicità del caso, sulla sua storia e sui resoconti ad esso relativi, confrontando le sei diverse versioni principali della storia, le loro differenze (circa i luoghi, i testimoni, l’aspetto e il numero delle astronavi e degli alieni) e la loro evoluzione nel tempo in correlazione con variabili culturali, religiose e popolari del luogo.

E proprio la cittadina di Roswell ha ospitato, nella settimana attorno alla festa nazionale americana dell’Independence Day (il 4 luglio), una pittoresca kermesse turistico-ufologica promossa dalla locale Camera di commercio e dal  ministero  statale  del turismo, che ha attirato decine di migliaia di persone da tutti gli States e giornalisti da tutto il mondo, con una rassegna cinematografica di due  giorni, seguita da una dozzina di  conferenze ufologiche,  piuù varie manifestazioni  teatrali, musicali e sportive ispirate agli UFO. Ne hanno parlato tutti i mass media, dando purtroppo spazio agli aspetti più folcloristici e deteriori della manifestazione, che è stata peraltro disertata da quasi tutti gli ufologi seri.

A margine del festival, merita segnalare una conferenza stampa tenuta il 4 luglio, che negli annunci avrebbe visto le dichiarazioni di vari scienziati circa la dimostrata natura extraterrestre di un nuovo frammento relativo all’oggetto precipitato a Roswell nell’estate 1947. In effetti la conferenza, organizzata dal produttore cinematografico Paul Davids (che nel ’94 ha diretto un film TV su Roswell) e dal noto "cacciatore di alieni" Derrel Sims [si veda l’articolo a pag. __], ha visto solo la presenza di un giovane chimico californiano che ha affermato di aver condotto un’analisi spettroscopica sul frammento, la quale ne avrebbe dimostrato la natura inequivocabilmente extraterrestre ed artificiale, trovando rapporti anomali tra le componenti isotopiche del silicio e delle impurità metalliche in esso contenute. Una seconda analisi condotta da un altro laboratorio avrebbe confermato tali risultati.

I relatori (letteralmente fuggiti al termine della conferenza stampa da una porta laterale dove li attendeva una macchina col motore acceso!) hanno rifiutato di esibire il frammento, rivelarne la provenienza, fornire copia delle analisi, identificare il secondo laboratorio che le avrebbe condotte o rispondere a domande più precise, scatenando una polemica che si è trascinata per settimane, portando fra l’altro ad una parziale retromarcia dello stesso autore, che — davanti alle contestazioni di alcuni scienziati- ha dovuto ammettere di aver erroneamente attribuito a Germanio-75 (il cui rapidissimo decadimento sarebbe incompatibile con un frammento che si vorrebbe di 50 anni fa) le tracce spettrografiche relative invece ad Arsenico.

Fra tutti i libri e le rivelazioni di quest’incredibile 1997, nessuno ha però conquistato tanto spazio sui mass media di tutto il mondo quanto la notizia, diffusa proprio il 24 giugno (anniversario, questo sì, del primo avvistamento di un disco volante), secondo cui nel luglio del 1947, sui pascoli desertici del Nuovo Messico, non cadde né fu recuperata dai militari alcuna astronave extraterrestre con alieni a bordo, ma tutto il mito di Roswell sarebbe derivato dal recupero di alcuni palloni aerostatici e da alcuni episodi - posteriori in realtà di alcuni anni - in cui dei fantocci di sembianze umane, fatti appositamente cadere dall’alto per simulare gli effetti di incidenti aerei, sarebbero stati recuperati dai militari.

Come si vede, la varietà e vivacità di tutti questi sviluppi è stata talmente grande, e lo spazio disponibile in questa sede è talmente poco, che dovremo limitarci a trattare con qualche dettaglio solo uno di questi avvenimenti: quella che costituisce in sostanza la revisione della posizione ufficiale dell’aeronautica militare americana sul caso Roswell. Inutile sottolineare la scelta dell’USAF di rendere nota questa posizione il giorno del compleanno dell’ufologia, a cinquant’anni esatti dall’avvistamento di Kenneth Arnold nei pressi delle pendici del Monte Rainier. Una scelta oculata, visto il risalto dato alla notizia dalla stampa di tutto il mondo.

Poiché, come dicevamo, di revisione si tratta, è opportuno riferire come prima cosa il contenuto della posizione revisionata. Il 27 luglio 1994 il Colonnello del’USAF Richard Weaver inviò al Segretario dell’Air Force un memorandum sul caso Roswell - il Report of Air Force research regarding the "Roswell Incident" - risultato di un’indagine interna all’USAF concomitante a un’inchiesta parlamentare sull’incidente condotta dal General Accounting Office (GAO). In tale rapporto veniva individuata "la causa più probabile dei frammenti ricuperati nel ranch di Brazel": un grappolo di palloni, sfuggito al controllo, appartenente al Progetto Top Secret Mogul, di spionaggio delle attività atomiche dell’Unione Sovietica. Nelle conclusioni del rapporto si poteva poi leggere: "Si noterà che in questo rapporto non si fa praticamente menzione del recupero dei cosiddetti "corpi alieni". Ciò è dovuto a diverse ragioni: primo, i rottami recuperati provenivano da un pallone del Progetto Mogul, e dentro di esso non c’erano passeggeri "alieni". Secondo, i gruppi pro-UFO che sposano le teorie sui corpi alieni non riescono neanche a mettersi d’accordo tra loro sul numero e il luogo del loro presunto rinvenimento. Terzo, le testimonianze sono spesso attribuite a persone sotto pseudonimo o che non vogliono essere identificate pubblicamente (...). Quarto, molte delle persone autrici delle affermazioni più sensazionali su "corpi alieni" si guadagnano da vivere sull’"incidente di Roswell"".

Nel 1995 il rapporto di Weaver venne pubblicato, unitamente a una Synopsis of Balloon Research Findings (scritta dal Capitano James McAndrews) e a centinaia di pagine di allegati costituiti da lettere, promemoria, interviste a testimoni e documenti sul Progetto Mogul, in un ponderoso volume di un migliaio di pagine dal titolo The Roswell Report: Fact vs. Fiction in the New Mexico Desert.

Il 24 giugno di quest’anno, a sorpresa, l’Air Force ha fatto nuovamente sentire la propria voce sul caso Roswell rilasciando il seguente comunicato stampa, col quale ha per l’’appunto capovolto la sua linea a proposito delle testimonianze su esseri alieni: i palloni Mogul sarebbero solo una parte della soluzione dell’enigma Roswell.

"Il 24 giugno l’Air Force ha rilasciato il suo secondo rapporto su quello che è ormai noto come "Incidente di Roswell". Questo rapporto, dal titolo The Roswell Report: Case Closed [Il Rapporto Roswell: Caso Chiuso. NdR] , insieme a quello divulgato nel settembre 1994 (...), spiega e illumina gli eventi verificatisi in New Mexico circa 50 anni fa. Durante gli anni ‘40 e ‘50 l’Air Force condusse molteplici esperimenti con palloni d’alta quota, alcuni dei quali prevedevano l’uso di palloni per il trasporto e il lancio di manichini antropomorfi, equipaggiati con paracadute, al fine di capire il modo migliore per far tornare a terra piloti o astronauti in caso di cadute da elevate altitudini. (...) Questo rapporto è rilevante per l’ampio background che fornisce sulla portata delle attività dell’Air Force nei pressi di Roswell, N.M., tra metà degli anni ‘40 e inizio degli anni ‘60. "

L’autore di Roswell: Case Closed altri non è altri che il Capitano James McAndrews. Scorrendo l’introduzione del rapporto possiamo attingere altri dettagli sulla spiegazione:

"Le conclusioni delle ricerche addizionali sono le seguenti:

Le attività dell’Air Force svoltesi in un periodo di molti anni si sono come collassate e ora vengono collocate [dagli ufologi. NdR] in due o tre giorni del luglio 1947.

Gli "alieni" osservati nel deserto del New Mexico erano probabilmente il risultato di test con manichini antropomorfi portati in aria dall’USAF con palloni d’alta quota, a fini di ricerca scientifica.

Le "insolite" attività militari nel deserto del New Mexico erano le operazioni di lancio e recupero di questi palloni d’alta quota. Le segnalazioni su unità militari che sembravano giungere poco dopo la caduta di un disco volante, e recuperare il velivolo e l’"equipaggio", erano in realtà descrizioni accurate di personale dell’Air Force impegnato nelle operazioni di recupero dei manichini antropomorfi.

Le testimonianze su corpi all’ospedale della base aerea di Roswell erano molto probabilmente la combinazione di due fatti separati tra loro: 1) l’incidente di un aereo KC-97, avvenuto nel 1956, nel quale persero la vita 11 membri dell’Air Force e, 2) una disgrazia, risalente al 1959, coinvolgente un pallone con equipaggio, e durante la quale si ferirono due piloti dell’Air Force".

Dunque, se nel 1994 le testimonianze sulla presenza, oltre ai frammenti, di esseri alieni venivano rigettate dall’USAF poiché dentro i Palloni Mogul "non c’erano passeggeri alieni", tre anni dopo quelle stesse testimonianze sono divenute improvvisamente credibili e degne di ascolto?

Si tratta di testimonianze quali quella di Jim Ragsdale che alcune decine di chilometri a nord di Roswell avrebbe visto, assieme ad un’amica, qualcosa cadere dal cielo. Recatosi il mattino seguente sul luogo d’impatto, avrebbe scoperto un velivolo conficcato nel terreno con un angolo di circa trenta gradi. Accanto ad esso "c’erano dei corpi... corpi o manichini. (...) Loro [il governo federale. NdR] usavano manichini in quei dannati giorni... potevano usare un controllo a distanza". Poi sarebbe arrivato l’esercito, e Ragsdale e compagna sarebbero stati caricati su una jeep militare ed allontanati.

O la testimonianze (di seconda mano) di Grady "Barney" Barnett sull’impatto di un disco volante avvenuto in data imprecisata nella Piana di San Agustin, circa 280 chilometri a nord-ovest di Roswell. Secondo due amici di Barnett, "Vern" Maltais e Alice Knight, egli avrebbe visto un grosso oggetto metallico fracassato a terra e tutto intorno un gruppo di archeologi. Vicino all’oggetto vi sarebbero stati degli esseri "simili agli umani, anche se non erano umani", glabri, bassi, con la testa a pera e quattro dita per mano, che indossavano una divisa di color grigio di un pezzo unico.

Sempre sul caso di San Agustin abbiamo poi la testimonianza (questa volta di prima mano) di Gerald Anderson che nel 1947, all’età di cinque anni, avrebbe visto sul terreno una sorta di velivolo e i membri dell’equipaggio: "pensavo fossero bambole di plastica... Non credevo fossero reali".

Tutti questi testimoni avrebbero in realtà assistito alle operazioni di recupero dei manichini usati per i test dell’USAF; però, a causa del lungo intervallo di tempo trascorso, avrebbero confuso alcuni particolari, aggiunto dettagli in origine assenti, dimenticato alcuni dati, tra i quali... proprio la data degli incidenti. I primi lanci di manichini da palloni dell’Air Force risalgono infatti al 1950, anno di grazia 3 d.R. (terzo dopo Roswell!).

Tra il 1953 e il 1959, secondo McAndrews, l’USAF portò avanti due progetti di lancio di manichini, denominati High Dive e Excelsior. Negli anni ‘50 furono lanciati in totale 67 manichini da palloni in volo nei cieli del New Mexico. Nel 1959 furono invece lanciati 150 manichini sull’Ohio, tramite aerei dell’Air Force; manichini — è bene precisarlo - che le operazioni di recupero dell’USAF riuscirono a rintracciare solo dopo giorni, settimane, anni, e che in alcuni casi non furono addirittura mai ritrovati.

Ma quella dei manichini è solo una parte della spiegazione per i casi di corpi alieni. L’altra, come menzionato, riguarda l’errata interpretazione di due ben precisi incidenti aerei avvenuti negli anni ‘50: i corpi degli equipaggi, trasportati all’ospedale della Roswell Army Air Field (allora denominata Walker Air Force Base), sarebbero stati scambiati da alcuni testimoni per quelli di esseri alieni. In questo modo si spiegherebbe, ad esempio, la testimonianza dell’impresario di pompe funebri Glenn Dennis al quale nel ‘47 sarebbe stato raccontato, da un’amica infermiera presso la base di Roswell, dell’autopsia di esseri alieni. O quella di Frankie Rowe (di ennesima mano) sull’alieno ancora vivo trasportato nell’ospedale della base.

Ma che valutazione possiamo dare delle nuove spiegazioni dell’Air Force? Facciamo qualche breve riflessione.

Rileviamo innanzi tutto una certa pomposità da parte di McAndrews nell’evidenziare le metodologie attuate nel processo di scoperta dei fatti nuovi. Un’attenzione "non solo su quali conclusioni sono state raggiunte, ma anche su come sono state raggiunte, nel tentativo di demistificare il processo di ricerca sottolineando le semplici e logiche tecniche che hanno permesso l’identificazione degli eventi reali sottostanti". E stato perciò necessario affidarsi alle "descrizioni fornite dagli stessi proponenti UFO", in modo da comprendere "le interconnessioni di eventi completamente separati, ritenuti responsabili dell’"incidente"".

Una lettura attenta del testo della conferenza stampa tenuta dall’USAF il 24 giugno stesso, dimostra come il caso abbia avuto invece un ruolo ben maggiore nel processo di scoperta dei nuovi dati. Alla domanda, "Perché ci avete messo così tanto a raggiungere queste conclusioni?", il Colonnello John Haynes rispose: "Il primo rapporto è stato provocato dall’inchiesta del GAO e rigurdava il Progetto Mogul. Dopo l’invio del rapporto al Segretario dell’Air Force, il Capitano McAndrews stava conducendo ulteriori ricerche e, in attesa di pubblicare un secondo rapporto, stava cercando delle fotografie da aggiungere al testo. Fu così che si imbattè nei filmati sui test con i palloni e i manichini e che iniziò a fare altre ricerche".

Mentre i riscontri relativi agli incidenti aerei nei pressi della base di Roswell paiono completi e circostanziati, e in particolare il legame con la testimonianza di Glenn Dennis pare difficilmente casuale, non così sembra potersi dire per i casi di caduta di manichini. L’impressione è che il collegamento tra i resoconti testimoniali e l’ipotesi dei manifichini si fondi perlopiù su alcune analogie qualitative. Non sembra esserci l’indicazione di un preciso responsabile a cui attribuire la spiegazione di una ben determinata testimonianza.

Questo ci porta ad uno dei punti caldi dell’intera questione: l’attendibilità dei testimoni. Sembrerà paradossale, ma pare che i soli a prestare fiducia quasi totale alle parole dei vari Ragsdale, Anderson, Maltais, ecc., siano proprio gli analisti dell’USAF! La testimonianza di Ragsdale non viene ormai ritenuta credibile neppure dai più accesi sostenitori della spiegazione di Roswell in chiave ETH: troppe le contraddizioni emerse, troppi gli scenari incompatibili proposti. Idem dicasi per quella di Anderson: anche un ortodosso credente nel "Watergate cosmico" come Stanton Friedman era stato infine costretto a metterla in dubbio, viste le palesi falsificazioni di numerosi elementi testimoniali. E riguardo alle asserzioni di Maltais e Knight, che peso dare a una spiegazione di cui si ignorano il dove, il come e il quando, a testimonianze di seconda mano altrettanto generiche?

Quanto alle reazioni degli ufologi americani alle nuove rivelazioni dell’Air Force, vanno dalla prevedibile contrarietà di alcuni (Friedman, Randle), ad un’accettazione con riserva da parte di altri (Todd, Pflock, Korff). Coloro i quali rifiutano la spiegazione dei manichini fanno leva sul fatto che si tratta di test condotti negli anni ‘50 - una decina di anni dopo il caso Roswell. In effetti viene quasi da sorridere al ricordo delle discussioni accanite in cui si dibatteva se l’ordigno fosse precipitato il 2 o il 4 luglio del 1947... prima di tutto ora occorre mettersi d’accordo addirittura sul decennio!

Quelli che invece accettano con riserva la spiegazione USAF puntano l’indice sul fatto che l’aeronautica americana è stata troppo prudente, e che molti di questi "testimoni", lungi dall’essersi innocentemente confusi, hanno — a suo tempo - colto la palla al balzo per saltare sul carrozzone di Roswell e guadagnarsi una pagina sui libri di storia.

Al di là di tutto, ci sembra le nuove indagini dell’Air Force abbiano portato alla luce fatti inediti ed interessanti. Ma hanno qualche rilevanza per spiegare il caso Roswell? O invece è sufficiente considerare l’ipotesi del Progetto Mogul (unitamente a una certa dose di malafede) per spiegare il tutto? C’è dell’altro, o il caso è veramente closed?

Tutte domande che in realtà restano ancora in attesa di una risposta definitiva, se mai ci sarà.

m.l. & e.r.