LIMMAGINE UFO NELLA STORIA DEL CINEMA,
DAGLI ANNI 50 A INDEPENDENCE DAY
Tre film ufologici di successo in meno di tre anni sono senzaltro un bel record. Hollywood, come al solito, ha saputo sfruttare e alimentare al tempo stesso la febbre da UFO che sembra aver assalito il pubblico della metà degli anni 90 e che si è manifestata anche nel nostro Paese con il fiorire (qualcuna sta già appassendo) di una miriade di pubblicazioni più o meno serie sullargomento: roba da far invidia al boom del 1978.
Della trilogia, se non lo avete ancora capito, fanno parte Independence Day, Mars Attacks e Men in Black: tutti con tematiche più o meno direttamente legate al mondo dellufologia e mediati dagli ormai inevitabili effettoni senza i quali, pare, non si possa più andare al cinema. A parte la mole di recensioni che li hanno accompagnati, credo sia curioso osservare lideale filo rosso che li lega e che surroga simbolicamente il percorso del cinema dei dischi volanti dalla sua nascita ad oggi.
Tre sono i gruppi in cui è idealmente possibile suddividere il cinema ufologico: un primo in cui la spettacolarità delle situazioni e degli effetti speciali crea di per sé un sottogenere nellambito della fantascienza cinematografica, a sua volta emanazione di quella letteraria e fumettistica degli anni 30 e 40.
In una seconda fase, la cinematografia ufologica si sgancia dallesclusiva visione apocalittica di uninvasione marziana, smaliziandosi e aprendo la strada della parodia, segno inequivocabile di un inaridimento delle tematiche originarie e al tempo stesso di una conoscenza generalizzata di queste ultime da parte del grande pubblico: lo spettatore infatti non potrebbe cogliere delle sfumature ironiche di un argomento senza prima conoscerlo a fondo.
Lultima evoluzione presuppone infine una conoscenza ancora più radicata di questi temi, che vengono dati per scontati da parte degli sceneggiatori, e che non sono necessariamente funzionali alla storia.
KlaatÙ barada nikto
I film del primo gruppo, che coincidono in gran parte con quelli degli anni 50 con eccezioni straordinarie (Incontri ravvicinati del terzo tipo) o deprecabili (Blu Tornado), includono a grandi linee quei film che pongono loggetto UFO, e più in generale lufologia, al centro della storia, con implicazioni più o meno fantascientifiche. E il caso di film spesso citati come Ultimatum alla Terra, Cittadino dallo spazio o La guerra dei mondi, titoli che riportiamo, consapevolmente banali, per rispetto alla grande stagione dei cosiddetti B-movies americani.Independence Day reincarna volutamente la spettacolarità delle trovate e soprattutto la retorica a stelle e strisce tipica delle pellicole del dopoguerra hollywoodiano: quando il gioco si fa duro, insomma, i duri cominciano a giocare, e chi può essere più risolutivo dellesercito americano, meglio se guidato da un presidente amabile e ben pettinato?
Il fatto che lalieno sia pacifico o guerrafondaio, almeno in questo tipo di film, non fa grande differenza: limportante è che linvasore sia motivo di riflessione per lUomo (in maiuscolo!) che deve saper cambiare il suo atteggiamento nei confronti della Natura, dellAltro, del Progresso sfrenato e via così, con argomentazioni che, quando mancano dellingenuità di Klaatù, sanno di predica di stampo contattista.
La critica negativa del kolossal di Emmerich non sta tanto nellaver scopiazzato (e non citato) decine di film di fantascienza degli ultimi quarantanni, quanto di averlo fatto senza la benché minima ironia e con una sequela di luoghi comuni di situazioni e personaggi macchiettistici, accettabili in un B-movie del 1950, e non oltre.
La rappresentazione iconica di Independence Day è fra le più classiche. Limmagine dellenorme astronave che copre lo schermo con la sua sagoma spaventosa richiama le tenebre in cui la Terra sta per piombare, ben simboleggiate dalla bandiera americana che viene oscurata, rimandando ancora una volta al sano concetto di America =Terra, modestamente come sempre: unidea per niente nuova, nemmeno nella fantascienza.
Unaltra immagine significativa, già portata alleccellenza da Incontri ravvicinati, è quella di masse di individui che guardano verso il cielo, carichi di uno stupore vagamente ipnotico, e che ritorna sovente nei film di invasione conosciuti, oltre che in parecchie pubblicità: lidea, per quanto banale possa apparire, è che loggetto disco sia un simbolo di rinascita etica, metaforica materializzazione di un futuro diverso e migliore, sia che preannunci un nuovo messia o un barattolo di Nutella.
In un particolare soltanto Indipendence Day si dimostra stranamente originale e moderatamente divertito: lidea della setta dischista che interpreta come una liberazione larrivo degli alieni e che si autopropone come gruppo di eletti, venendo impietosamente zottata da unastronave aliena che pone fine ai loro ridicoli slogan messianici, è perfida e al tempo stesso geniale. Soprattutto è lo specchio dei nostri tempi, con il deteriorarsi dellapproccio di numerosi gruppi ufologici e il proliferare incontrollato - e un po inquietante - di comunità mistico-religiose più o meno sensatamente connesse allargomento UFO.
A parte i primi grandi film già nominati e di cui ribadiamo lassoluto valore storico, sia cinematograficamente, sia per quanto riguarda lufologia in senso stretto, avendone contribuito non poco alla divulgazione, esistono decine di titoli di cui si è parlato molto di rado.
Oltre lufologia trash di un film culto come Plan-9 from outer space, la cui storia è stata ben ricostruita dal recente Ed Wood, una visione ironica della nostra materia è stata ad esempio proposta in Repo-man, di Alex Cox, uno dei pochi film ufologici in senso stretto che non seguano i filoni classici.
Un altro filone, come abbiamo già accennato per Independence Day, è quello militaresco. Esempio tipico é Blu Tornado, spot patinato e autocelebrativo girato con la collaborazione dellAeronautica Militare Italiana nel quale, in una sorta di Top Gun dei poveri, gli eroi di turno si scontrano con lomertà dei loro superiori; così come in altri film del genere le istituzioni militari vengono accusate di nascondere allopinione pubblica chissà mai quali segreti fino a sfociare nel più banale dei fanta-politici.
E qui lelenco si farebbe lungo, soprattutto a causa dellultima moda degli americani, che dopo la passione per i rapimenti (Intruders e Bagliori nel buio ne sono il riflesso), hanno preso una vera e propria sbandata per i complotti e le teorie cospirazioniste in genere, culminate nei recenti The Truman show e Dark city. E come se non bastasse, in un ormai collaudato gioco di specchi, in cui non si capisce se il mito UFO nutra il fenomeno o viceversa, assistiamo in questi ultimi tempi ad una produzione televisiva (guidata dagli X-Files, ma ci sono anche Dark Skies e PSI Factor) e cinematografica incentrata sul segreto di Stato: lepopea di Roswell (con limmancabile film omonimo) ne è solo un esempio, preceduto da mediocri pellicole similari come Hangar 18, e UFO: pioggia mortale.
Non vi sono grosse differenze, in fondo, con certi film catastrofici degli anni Settanta con burocrati cinici e spietati, sempre al servizio della Ragion di Stato (Cassandra Crossing di Cosmatos, Ultimi bagliori di un crepuscolo di Aldrich e molti altri): in questi film è lUFO, e non un virus qualunque, che materializza le paure della società.
Paure iniziate con le invasioni aliene, metafora di quella strisciante del comunismo, poi parodiate in 1941 Allarme a Hollywood di Spielberg, e sempre presenti nelle recensioni viste da sinistra de Linvasione degli Ultracorpi, più verosimilmente un monito alla massificazione della società e alla alienazione dellindividuo al suo interno. E si pensi ad un film come La cortina di bambù in cui la guerra fredda fa da sfondo alla ricerca di un disco volante, simbolica arma finale in grado di incrinare gli equilibri di forza fra le due grandi potenze militari degli anni sessanta.
Sul medesimo piano, un film minore quanto imperdibile prodotto in Italia: 2 + 5: missione Hydra, in cui scienziati russi, americani e cinesi si scontrano in una ingarbugliata storia di spionaggio, allinterno di una curiosa astronave aliena in viaggio nello spazio e nel tempo. La pellicola, girata nel 1960, sfrutta in anticipo temi che saranno ampiamente sfruttati per tutto il decennio, (soprattutto nel cinema di fantascienza), riflettendo le paure conseguenti alla guerra fredda e ai timori di olocausto nucleare che si affermarono appieno a partire dagli anni 70 con pellicole quali 2022: i sopravvissuti di Fleisher, o 2002, la seconda odissea di Trumbull, sino ad arrivare al 1983 con The Day After di Meyer.
...ci stanno attaccando, vengono da Marte!
Al secondo gruppo, si diceva, appartengono le parodie che si ispirano alle tematiche ufologiche. Mars Attacks è un bellesempio di questo genere cinematografico che ama sviscerare un modello preesistente, rovesciandolo del suo significato originario, generalmente per scopi comici. E naturale che una buona parodia sfrutti un modello già fortemente affermato, e nel caso del film di Tim Burton, il più naturale contrappunto è proprio Independence Day; ma solo una lettura superficiale del film porterebbe ad affermare che questa è uninfluenza esclusiva.
Mars Attacks è particolarmente interessante perché si appropria di tutte le figure sfruttate più o meno consapevolmente dal cinema di genere, rileggendole in maniera ironica e dissacrante. Già la struttura si dimostra fedele alla tradizione con la focalizzazione di alcuni personaggi, completamente diversi fra di loro, che si troveranno loro malgrado a dover difendere il mondo dal bieco invasore. Le caratteristiche dei personaggi sono un perfetto compendio della storia del cinema di fantascienza con una galleria fra le più esaustive: lo scienziato, il Presidente, il giornalista, il ragazzino sveglio e il militare affamato di guerra. Personaggi cliché che, comunque, rinviano alle parti in causa di ogni avvistamento ufologico reale che si rispetti: lesperto ufologo, il testimone, le autorità militari e pubbliche, e, naturalmente, gli organi di stampa, precisi e disinteressati, come al solito.
Dopo la fase descrittiva, la figure narrative che immancabilmente fanno seguito ad essa sono nellordine: lannuncio dellinvasione, linvasione stessa, la disfatta apparente e la rimonta vincente, generalmente dovuta ad una scoperta casuale ma decisiva. Vedi Blob (il gelo), La cosa da un altro mondo (una scarica elettrica), La guerra dei mondi (il raffreddore...) fino alle sempre più improbabili e ridicole conclusioni dei Visitors in cui la salvezza dellumanità è appesa alle migliaia di palloncini che seminano polveri letali ai lucertoloni alieni.
Nella pellicola di Burton, la soluzione finale consiste nel diffondere insulse musichette in tutto il pianeta, come dire che la stessa cultura americana (simboleggiata anche dalla funzione della gomma americana necessaria alla sopravvivenza degli ET sotto le fattezze umane) è unarma assai più pericolosa degli eventuali laser con cui potrebbero bombardarci gli alieni [1]. Idea doppiamente geniale quella di usare la musica come arma finale contro gli invasori, ideale rovesciamento ironico di Incontri ravvicinati in cui la celebre sequenza di cinque note era la chiave per entrare in contatto pacifico con le entità extraterrestri. E per finire, anche la figura del presidente degli Stati Uniti, doppiogiochista ed esaltato, non corrisponde appieno ai dettami di Hollywood, grazie alla solita incisiva interpretazione del cattivo per eccellenza, Jack (Torrance) Nicholson.
Un ulteriore pregio del film è quello di non voler, almeno per una volta, conferire alle entità aliene alcun significato pseudo religioso o ammonitore: sono semplicemente degli esserini brutti, cattivi e traditori, alla faccia di tutte le letture canoniche che ci hanno abituato a interpretare il mostro di turno come un doppio, una sorta di alter-ego, icona rovesciata del nostro Io.
Letture comiche o per lo meno ironiche della tematica ufologica non sono rare, sfruttate fra gli altri da attori del calibro di Jerry Lewis (Un marziano sulla Terra), Totò (Totò nella luna), oltre che da filmetti minori come I marziani hanno 12 mani, il natalizio-surreale Il marziano di Natale, il buonista Uno sceriffo extraterrestre con Bud Spencer, o il demenziale Linvasione dei Killer-Clowns, rilettura grottesca del-lInvasione degli Ultracorpi.
Discorso a parte merita La torta in cielo, di Lino dal Frà, tratto da un racconto di Gianni Rodari, in cui si inneggia alla ribellione della fantasia sulle rigide regole della società; è la stralunata storia di un disco volante a forma di torta che mette a dura prova i militari di turno, capeggiati da un giovane e cattivissimo Paolo Villaggio: se la torta di panna e cioccolato è in qualche modo uno dei simboli dellinfanzia, lUFO viene visto come metafora del sogno che diventa realtà (analogamente a quanto avviene in Cocoon) e che solo la mente incontaminata di un fanciullo può comprendere.
Un piccolo cavolavoro, almeno per quanto riguarda il mondo ufologico, resta sempre Il disco volante, di un insospettabile Tinto Brass. Lo sguardo ironico sulla realtà contadina del nostro Paese (ma cosa cambierebbe se si trattasse del Texas?) è pretestuosamente esaminata attraverso un avvenimento straordinario come può essere latterraggio di un oggetto volante non identificato sul proprio campo coltivato.
«Dalla sua testa potrebbe uscire un disco volante»
[2]
La differenza apparentemente labile tra pellicole come queste ed un film come Men in Black in realtà esiste, eccome. Mirato esclusivamente alla comicità pura, con i due personaggi che si richiamano direttamente allicona dei Blues Brothers e sfruttano le regole principe del genere demenziale - che sono quelle di far ridere facendo cose apparentemente serie-, nascondendo le gag in profondità di campo e affidandone la recitazione ad attori noti per film drammatici, il film di Barry Sonnenfeld molto più che in una qualunque parodia del genere ufologico, usa la materia esclusivamente come pretesto per contestualizzare una situazione principalmente comica.
Anzi, in questa occasione, si sfrutta un argomento del tutto marginale nella problematica ufologica: non a caso si tratta di uno dei pochissimi film in cui appaiano i fantomatici uomini in nero (alla fine è proprio Occhi dalle stelle il più vicino a queste tematiche, il che è tutto dire), seppur in una storia che ha tutte le carte in regola per appartenere alle più classiche leggende in merito.
Le pellicole che usano tematiche ufologiche per fini di semplice contrappunto sono numerose: in un sottobosco che generalmente sfugge anche alle più attente disamine, la citazione consiste nella più moderna evoluzione in merito e le sceneggiature che inseriscono al loro interno, in modo apparentemente casuale, un cenno riferito alle nostre tematiche, ormai non si contano. Il tenore di queste battute o piccole sequenze, è standardizzato in tre o quattro figure, segno che il pubblico (la gente) percepisce il fenomeno UFO in maniera automatica e ormai pienamente assimilata, metabolizzata in una ottica comune, ben nota a Hollywood.
Disco volante, in una cinquantina di pellicole da noi raccolte richiama generalmente concetti quali follia, ironia e anormalità in genere. E forse lidea più frequentemente associata allubriacone di turno, che dopo un avvistamento decide di smettere di bere o cose simili, piuttosto che al folle che racconta di aver visto stranezze di ogni genere e che non viene mai preso sul serio. Figure spesso banali che solo saltuariamente riescono a sublimarsi nel grottesco e nel surreale: Brian di Nazareth è in questo senso lesempio più significativo, con lintrusione improvvisa nella storia di una scombinatissima astronave, al culmine di una sequenza parossistica e apparentemente insensata, nel perfetto stile dei Monthy Python.
Ad un livello di comicità ben inferiore al precedente, ma sempre al di sopra della media cui siamo abituati, sta un episodio di contorno di Spie come noi, di John Landis in cui la coppia Chase e Aykroyd, per confondere i nemici di turno, si traveste da extraterrestre, simulando un improbabile incontro ravvicinato.
In altre occasioni il senso della citazione richiama il mistero che un oggetto non identificato tuttora evoca, con la sua aura di pericolosità inesplicata e impalpabile. A dimostrazione del fatto che il fenomeno UFO si sia in gran parte confuso con il mito, diffuso in particolare dal cinema, molte delle citazioni giocano su una dialettica autoreferenziale, seguendo la regola non scritta per cui ogni buon film di fantascienza, per diventare credibile, deve rendersi verosimile, concedendosi le medesime regole della vita comune, e in cui lo straordinario deve essere percepito come tale, almeno allinizio.
Solo in un secondo tempo la dimensione fantastica si insinua nella realtà, affiancando e talvolta superando la fantasia. Ed ecco perché in tantissimi film fantastici è abitudine inserire citazioni di film (sotto forma di manifesti, piccole sequenze di classici, pubblicità ecc.), spesso ammiccanti al film stesso. Gli invasori spaziali, Ritorno al futuro (lUFO appare sulle pagine di un fumetto), Creepshow (citato dal telegiornale), e fuori dallambito prettamente fantascientifico film come Broken Arrow, Lultimo cacciatore e Radio Days, nella più celebre e appassionata rievocazione filmica della burla di Orson Welles, sfruttano a dovere questo meccanismo ormai strutturalmente codificato nelle sceneggiature cinematografiche classiche.
In alcuni film degli ultimi due o tre anni, a conferma della moda per il complotto di cui parlavamo sopra, la similitudine con lUFO rimanda ad un segreto o comunque allidea di estrema copertura. «Cosa credi che si nasconda lì dentro, un disco volante?» è una frase tipica che ci conferma ancora una volta lalone di mistero che circonda la nostra materia e che difficilmente è riconducibile su di un piano scientifico, almeno agli occhi dellosservatore meno attento: una riflessione che ci fa capire, fra laltro, come lufologia spazzatura tiri più di quella seria, per le sue implicazioni tanto superficiali quanto meglio accessibili al grande pubblico.
A tal proposito, uno degli argomenti più gettonati è ancora una volta quello di Roswell e dei suoi misteri, che nellimmaginario collettivo degli americani ha ormai consolidato la sua posizione a fianco dei grandi misteri del secolo, alla stregua dellassassinio di Kennedy, diventando una vera e propria pietra di paragone dei più classici enigmi cinematografici (pensiamo ad esempio al fantapolitico The Rock).
Lesempio cinematografico più eclatante di tale filone non può che essere lormai notissimo Autopsia dellalieno. Sfruttando una delle regole della retorica più usate nella letteratura classica, il filmato parte dallidea del ritrovamento misterioso, che ne suffragherebbe la veridicità. Forse, da I promessi sposi a Communion, la trovata non è più così geniale, ma visto il successo, non si può negare una completa riuscita delloperazione. Dello stile mosso del filmato molto si è discusso: esso prende spunto da una esigenza principalmente narrativa che è quella di conferire veridicità storica allimmagine: Kubrick ne Il Dottor Stranamore, Stone in Nato il 4 luglio, Allen in Zelig e Zemekis in Forrest Gump sono solo alcuni degli esempi più significativi, in cui lo stile documentaristico si associa, oltre che al movimento apparentemente disordinato, ad un certo grado di sporcizia dellimmagine e naturalmente al concetto di camera come puro strumento di visione vouyeristica, che non implica una recitazione ma una pura registrazione dellevento.
E così, paradossalmente, lo stile del videoclip fra bianco-nero e camera a mano, si presta meglio di qualunque altra tecnica di ripresa per rappresentare unidea di storicità ben distante dai veri documenti filmati degli anni 50, girati in 35mm con inquadratura prevalentemente fissa, e avvicinandosi invece a certi finti documentari del francese Abdì Philippe, il più famoso dei quali mostra le immagini di un inesistente naufragio. [3]
Apprezzabile comunque, in questa ironica dialettica fra vero e falso, il fatto che il regista dellAutopsia non abbia voluto firmare la sua opera, caso più unico che raro nella storia del cinema, forse pensando che qualcuno avrebbe anche potuto crederci, in una sorta di rivelazione e nascondimento di sé: «è un film, ma facciamo finta di no», e la cosa ha funzionato.
Nellambito stesso delle citazioni esistono anche sezioni marginali, ma non per questo meno significative. Una, più propriamente tecnica, in cui la sigla UFO ri-assume il suo più scarno significato militare originale di oggetto volante non identificato: è il caso del fantapolitico A prova di errore e di alcuni film di 007 oltre che di alcuni fantascientifici minori come In fuga dallo spazio o Spaceman contro i vampiri dello spazio in cui i radaristi annunciano fantomatici oggetti in avvicinamento, simbolizzati dai soliti bip-bip sullo schermo, sequenza vista e rivista, sempre con piacere, nelle serie televisiva di UFO-Shado, di cui alcune puntate sono state assemblate per il grande schermo.
Unaltro gruppo comprende tutti i film di animazione, in grande maggioranza realizzati montando episodi di serie televisive di successo, spesso indirizzati verso il mercato dellhome video piuttosto che il grande schermo. Lepisodio sullavvistamento di un disco volante daltra parte, è tipico di quasi tutti i serial televisivi, e i cartoni animati non sfuggono a questa regola. A parte gli scontati Goldrake e Mazinga, limmagine dellUFO ricorre con regolarità - sovente nelle sue classiche fattezze adamskiane, con tanto di oblò e cupoletta - nei cartoni di personaggi quali Bugs Bunny, i Puffi, per arrivare addirittura agli Antenati (forse unico esempio di archeologia spaziale a disegni animati...).
Meritano unultima menzione i film erotici e pornografici: Incontri erotici del quarto tipo (girato da Mario Gariazzo, lo stesso regista di Occhi dalle stelle, in contemporanea con questultimo e con gli stessi attori), Incontri erotici del solito tipo, Penetrator II, di cui vi risparmiamo la trama, sono i titoli che abbiamo catalogato, ma rappresentano solo una minima percentuale della produzione soft e hard in circolazione. Se in precedenza si parlava di UFO come contesto, qui si può parlare al massimo di pretesto o spunto divertito, ma sufficiente a provare la ormai avvenuta introduzione di queste tematiche nella nostra cultura.
«THE END?»
[4]
Per tirare le somme su alcune teorie possibili espresse a proposito di questa nicchia del genere fantastico cui siamo tanto affezionati, dobbiamo però tornare al film che più di ogni altro rappresentalufologia, Incontri ravvicinati del terzo tipo. Come mai era successo prima, né succederà nei due decenni seguenti nella storia del cinema, il lato psicologico, storico, fenomenologico e scientifico della disciplina è analizzato, diremmo quasi vivisezionato, da Spielberg, che crea un modello originario da citare e a cui ispirarsi, con una galleria di strutture e stilemi del tutto innovativi.
A parte le solite interpretazioni, a dire la verità un po stanche e fin troppo scontate, dellUFO visto come simbolo di un nemico da combattere o di un monito di pace, in questo film il disco volante può rappresentare il mito del viaggio: linterpretazione, che vede nel viaggio fantastico (da o verso altri mondi) «lespressione spontanea del meraviglioso tecnologico» [5], appaga il bisogno di sognare degli spettatori, rappresentato da Spielberg con lentità disco volante che media la contaminazione fra realtà e fantasia, allo stesso modo del «gentile ma mostruoso» [6] extraterrestre di E.T.
Il pathos del viaggio, anche se questo non è fisicamente rappresentato, consiste proprio nella sua evocazione: lidea di colmare una distanza irrapresentabile è il modo più diretto «per oltrepassare i confini del territorio della norma, che è la promessa più sicura per lincontro con lo straordinario» [7], e lastronave o il disco implicano al tempo stesso esplorazione, conoscenza e avventura, topos che da soli reggono metà della letteratura universale.
Il viaggio vissuto in prima persona implica una maturazione costante e inarrestabile, ma molto lenta. Il cammino allegorico che ripercorre la struttura biblica delle stazioni di Cristo comporta un cambiamento che solo al termine si compirà pienamente, e che film di fantascienza come Star Trek: the motion picture, Dark Star, Guerre Stellarri e soprattutto 2001: odissea nello spazio, hanno rappresentato fra mille altri esempi possibili.
Il disco che arriva sulla Terra dopo un percorso di anni luce comporta un analogo cambiamento, ma con alcune differenze sostanziali. Innanzitutto, la mutazione dei protagonisti è istantanea, in coincidenza con lapparizione stessa delloggetto e non diluita nel continuum di un lungo viaggio che ne attenuerebbe limpatto finale; inoltre è curioso osservare come la maturazione avvenga in seguito ad un viaggio di qualcosa di altro e non vissuto direttamente. Dunque, loggetto disco, un segno più che un mezzo, denota nella sua forma limmagine e il significato stesso del viaggio iniziatico, del suo impatto sulle persone e della sua capacità educativa, alla stregua del ruolo dei Chopper in Easy rider [8] e nei road-movie che lo seguirono.
Una teoria che ci piace ricordare e leggere come un omaggio allufologia in celluloide consiste nella percezione dellastronave spielberghiana come essenza stessa del cinema. Il luogo dellatterraggio è un palcoscenico allestito appositamente per latterraggio. Le luci, laddetto al sonoro, il regista stesso delloperazione interpretato dal più importante esponente della nouvelle vague Francois Truffaut: tutto fa pensare alla produzione di un film.
Lidea del palcoscenico metafora del cinema può sembrare astrusa ma non è assolutamente nuova neppure nellambito della cinematografia di fantascienza: un altro esempio ce lo fornisce lindimenticabile 2001: odissea dello spazio. Nel capolavoro kubrichiano il monolito che viene rinvenuto sulla Luna è esaminato dagli scienziati in un palcoscenico caratterizzato da riflettori che lo illuminano come se fosse al centro di un set cinematografico. Anche in questa circostanza si è parlato del parallelepipedo come essenza stessa del cinema: sfuggevole, fascinativo e foriero di una meta-realtà.
Il disco volante di Spielberg, «che sembra un lampadario da Vienna straussiana» [9] ha il medesimo potere seduttivo nei confronti degli attoniti spettatori, e come in 2001 solo un eletto è scelto per comprenderne i segreti più nascosti. Il disco volante inventato da Spielberg, «non è altro che il prezioso, misterioso, affascinante oggetto di ogni ripresa cinematografica, lessenza della creazione da vincere, da catturare nella visione impressionata di una pellicola» [10].
Cervellotiche interpretazioni da critico forse, ma per laffetto cui siamo legati al mondo del cinema e dellufologia, ci piace pensare che sia proprio così.
NOTE
[1] Non a caso lorigine stessa dei personaggi del film consiste nelle figurine della Topps che spopolarono negli Stati Uniti alla fine degli anni 60, manifestazione tipica della cultura "bassa" che lAmerica ha da sempre saputo divulgare su scala mondiale.
[2] Citazione da Seven, David Fincher, USA, 1997.
[3] I filmati di Abdì Philippe sono stati prposti alcuni anni fa da Enrico Ghezzi nellambito di Fuori orario, su RAI3.
[4]Questo è linquietane titolo di coda di Blob, il fluido che uccide
[5] Enrico Magrelli, Tendenze del cinema fantastico, ed. Il Lavoro, Ancona, 1985, pag. 28
[6] Ibid.
[7] Ibid.
[8] Anche Easy Rider fa parte dei film in cui appare una piccola sequenza dedicata agli UFO. Si parla infatti di viaggi da altri pianeti da parte di fantomatici dischi davanti ad un falò e con laiuto di qualche spinello: lambiguità fra trip e viaggio non è casuale.
[9] Franco La Polla, "Lucas e Spielberg: quando hai visto unastronave di plastica le hai viste tutte", da Cinema & Cinema, ed. Marsilio, Venezia, 1978, pag. 89.
[10] Ibid., pag. 92
UFO, FANTASCIENZA E CINEMA: UN LEGAME DASTUDIARE
Il rapporto tra UFO e cinematografia è loggetto di un progetto di ricerca del CISU che raccoglie e cataloga le pellicole che in qualche modo hanno punti di contatto con lufologia. Si tratta di un catalogo che, a differenza di altri elenchi incentrati sul tema fantascientifico dellinvasione aliena, è costruito in un ottica fortemente ufologica. Delle tre categorie principali nelle quali sono suddivise le pellicole, la prima è infatti riservata ai film ufologici in senso stretto, quelli cioè che sono legati ad aspetti significativi del fenomeno UFO e del suo studio, quali ad esempio Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma anche Strange Invaders, Occhi dalle stelle, o il più recente Bagliori nel buio. Alla seconda categoria appartengono invece quei film che prendono spunto dallarrivo dellastronave aliena come semplice punto di partenza per sviluppare tematiche - fantascientifiche e non -, comunque non collegate direttamente con la fenomenologia UFO. Esempi di questo tipo possono essere La cosa di un altro mondo, o Le ragazze della terra sono facili oppure Fratello di un altro pianeta. La terza categoria, infine, comprende tutte le citazioni - più o meno fortuite - degli UFO o dellufologia sotto forma di brevi sequenze o di semplici battute.
Parliamo ora di numeri. Centottantasei sono i film catalogati dalla nostra ricerca, compresi nelle tre categorie citate. La cosa dallaltro mondo e Ultimatum alla terra entrambi del 1951 danno inizio allepopea dei dischi volanti come meglio non si sarebbe potuto. In percentuale, i film di categoria A, direttamente legati a tematiche ufologiche, sono la minoranza con il 22%, appena un quinto dellintera produzione cinematografica analizzata.
A seguire, con il 30% dei titoli, si pone la categoria B, il restante 48% riguarda invece film della categoria C.
Questi ultimi formano la grande maggioranza delle pellicole, a dimostrazione di un legame proporzionale con il crescente interesse dellopinione pubblica e ad una sua conoscenza più precisa del fenomeno. A riprova di ciò possiamo osservare il grafico dei dati della distribuzione per decennio dei film di categoria C. Se trascuriamo un lieve calo del numero di film di questo gruppo raccolti negli anni 70, peraltro parzialmente compensato da un picco nella produzione di film della categoria A, notiamo una crescita costante rispetto agli anni 50. Gli anni 90 sono sotto di qualche unità, ma non dimentichiamo che manca più di un anno al 2000 ed è conseguentemente plausibile unulteriore crescita del 20-25%. Ciò conferma le nostre precedenti ipotesi in merito ad una sempre più diffusa conoscenza dellargomento, ormai stabilmente radicato nellimmaginario collettivo.
Le poche unità C degli anni 50 fanno da contrappunto al picco record di categorie B. Infatti questi anni corrispondono alla grande stagione della fantascienza classica, e non solo cinematografica; nel contempo il fenomeno degli avvistamenti ufologici e della lor indagine, in parole povere la nascita dellufologia in quanto disciplina specifica di studio, non sono ancora pienamente codificati dai media di quel periodo. E quindi normale che la fantascienza dinvasione prevarichi lufologia molto più di quanto accadrà nei decenni seguenti.
Unultima considerazione: il picco di film di categoria A, ben al di sopra della media annua degli altri decenni, si manifesta negli anni 70 e, a ben guardare, il grosso dei film di questo genere si concentra alla fine del decennio, non a caso sullonda del capolavoro di Spielberg Incontri ravvicinati del terzo tipo.