LA FORMA DELL'ACQUA

Dai problemi metodologici della meccanica quantistica un approccio diverso all'ufologia

di Enrico Bernieri

"Quando i concetti comuni assodati e familiari cessano di convincere, E' necessario avere il coraggio di tentare vie fuori mano e di applicare senz'altro a noi stessi gli incantesimi degli antichi, ricorrendo ad ogni mezzo per appurare la verita'." [Plutarco]

L'impegno di coloro che con seria attitudine si occupano del fenomeno UFO E' rivolto alla comprensione delle sue cause, alla individuazione di eventuali leggi, alla dimostrazione della sua esistenza. Ci si rivolge ad esso appunto come ad un fenomeno - fisico, psicologico o sociologico che sia - appartenente cioE' al mondo esterno, oggettivo, con la convinzione implicita che sia possibile trovare un qualche tipo di regolarita' - per quanto complessa - ed esprimerlo nel nostro linguaggio: in tal modo esso sarebbe spiegato.

Questo approccio al problema E' collocato all'interno di una certa ontologia, di una certa visione o concezione del mondo, che E' quella moderna - usualmente definita come tecnico-scientifica - la quale permea la nostra cultura e determina molte delle nostre convinzioni. A cosa ha portato la sua applicazione finora?

Molto spesso, quando si sono strette le maglie dell'indagine attorno a fatti apparentemente bizzarri e contraddittori, questi si sono scomposti, disgregati, sono letteralmente evaporati; come un'immagine in uno specchio, che si fa nebulosa quando ci si avvicina troppo; come le particelle della meccanica quantistica che, per il principio d'indeterminazione, piu' sono intrappolate in un volume piccolo piu' si muovono vorticosamente ed un istante dopo possono essere da tutt'altra parte.

La situazione E' simile a quella di cercare di raccogliere acqua con una rete: qualsiasi forma si dia alla rete, qualsiasi dimensione alle sue maglie, essa alla fine restera' sempre vuota. C'E' da chiedersi quanto cio' sia legato alla natura dell'oggetto di studio e quanto a quella dell'indagine stessa.

Cosa resta di questo gesto, piu' volte ripetuto, di gettare una rete e di ritirarla ogni volta praticamente vuota?

Indubbiamente lo sforzo costante di pescare. Non E' poco. Molti si sono impegnati per anni, indagando, studiando, ruotando attorno a questa idea, oppure intorno alla definizione di un'idea. Ed un gesto ripetuto a lungo opera un cambiamento in chi lo attua; le mani del liutaio conoscono le equazioni che risolvono il problema della cassa armonica del violino, pur senza averle mai scritte.

Se si guarda all'aspetto umano della questione - ammesso che abbia senso fare questa distinzione - ci si puo' chiedere quanto l'occuparsi di questo tema abbia significato dare una direzione, un senso, alle proprie energie, ai propri sforzi, e quanto abbia voluto dire tentare di esprimere qualcosa di appartenente al proprio mondo interno, per cui non si trovava un linguaggio adeguato.

Da questo punto di vista, si potrebbe pensare che, se anche alla fine tutto evaporasse, non lasciando nulla di quantitativo, dimostrabile, misurabile, oggettivabile di tutto il fenomeno, ancora qualcosa resterebbe: il senso che ha avuto per chi se ne E' occupato.

Si potrebbe andare ancora oltre, ribaltare del tutto il punto di vista, suggerendo: il fenomeno UFO siamo noi.

Questa conclusione apparira' sconcertante solo a chi investigando il nuovo ed il diverso E' ancora legato all'uguale ed al vecchio. Infatti appartiene sicuramente ad un tradizionale schema di pensiero ritenere che molte di quelle che comunemente si considerano realta', lo siano nel senso piu' esterno, entita' che prescindono da qualsiasi osservatore.

Sappiamo bene che non E' cosi'; che gli elettroni e le buche che si muovono nei circuiti integrali del nostro televisore esistono solo nel momento in cui interagiscono con uno strumento di misura, che la profondita' di un disegno prospettico non esiste se non nella gestalt della nostra percezione, che un certo modo di organizzare gli elementi in un oggetto E' spesso un puro prodotto del nostro linguaggio e della nostra cultura.

Se si prova a seguire fino in fondo questa strada emergono conseguenze interessanti.

Si tratta di un filo di pensiero che prende avvio da Kant, passa attraverso i problemi della percezione, si ramifica nella costellazione di idee che muovono il dibattito epistemologico contemporaneo, ed infine torna indietro, molto indietro nel tempo, alla ricerca di radici remote, fino alle origini della storia del pensiero occidentale e forse ancora piu' indietro, all'epoca in cui linguaggio e favola erano tutt'uno. E' un argomento per cui non basterebbe un trattato ed il cui interrogativo cruciale E': dove risiede il limite tra osservazione e creazione del mondo da parte dell'uomo?

Il fatto che questa domanda stessa sia formulata, implica la consapevolezza del ruolo non neutro giocato dal soggetto, dall'osservatore, nella determinazione dei fenomeni. Forse, pero', c'E' una consapevolezza minore del ruolo attivo giocato dai fenomeni sull'osservatore stesso. Proviamo ad analizzare quest'ultima questione nell'ambito che stiamo trattando.

Nel noto libro di Carl Gustav Jung Su cose che si vedono in cielo E' riportata la descrizione del sogno di una paziente: ®Mi schiaccio contro il muro ed osservo il cielo: ... vedo una specie di disco volante, cioE' una sfera metallica a forma di goccia¯.

Jung analizza questa immagine: una goccia metallica; la ricollega ad un'acqua che in un certo senso E' il deus ex machina di molti processi alchimistici, l'aqua permanens che opera nelle soluzioni - soluzione in senso chimico, ma che possiamo anche intendere metaforicamente come soluzione di un problema.

Questa acqua filosofale in alchimia E' il mercurio, metallico ma liquido, - ecco quindi la goccia metallica - dall'apparenza solida, ma facilmente evaporabile. Esso agisce nelle reazioni in veste di catalizzatore, ovvero consente la reazione, l'ottenimento della soluzione, ma di esso alla fine non resta traccia.

E' suggestiva questa immagine, che E' immediato associare al fenomeno UFO nella sua globalita'. Esso infatti si puo' considerare un potente catalizzatore, che agisce su di un flusso sciolto ed apparentemente scorrelato di idee e di pensieri, su di una mistura di molti elementi, facendoli reagire tra di loro. Questa reazione produce una nuova situazione, un nuovo contesto, in cui vengono alla luce elementi incommensurabili - e pertanto invisibili - del contesto precedente.

Per chiarire quest'ultimo punto E' utile rifarsi ad un esempio compiuto di questo tipo di processo, che E' quello della meccanica quantistica.

Questa teoria ha condotto a modi radicalmente nuovi di vedere la realta'. La realta' sperimentata a livello atomico E' cosi' diversa da quella di cui facciamo esperienza quotidianamente, che il nostro linguaggio ordinario E' verbalizzazione della realta' quantistica E' in un certo senso una "verita' parziale", un'ombra. Dire che un elettrone E' un'onda e al tempo stesso una particella - per quanto il nostro orecchio si sia abituato a questa espressione - non significa letteralmente nulla. E' come se qualcuno dicesse che al centro di una stanza "la sedia c'E' e al tempo stesso non c'E'". Questa proposizione non stona all'orecchio, ma non le si puo' attribuire un preciso senso conoscitivo od esplicativo oltre ad ammettere che si tratta di una proposizione formalmente corretta della lingua italiana.

E' intrinsecamente connesso al nostro modo di percepire la realta' e di descriverla - modo che si E' strutturato a contatto con la realta' macroscopica ordinaria, che E' quella di cui facciamo prevalentemente esperienza - che un qualcosa esiste o non esiste, c'E' o non c'E', E' bianco oppure nero.

A livello microscopico non E' cosi': le particelle in un certo volume ci sono e non ci sono; un sistema quantistico si trova contemporaneamente in molti stati, classicamente incompatibili tra loro, ed entra in uno stato definito solo all'atto della misura; quello che avviene in una zona dello spazio puo' influenzare cio' che accade in un'altra zona non collegata alla prima da nessun legame casuale.

Interagendo con questo tipo di realta' si comincia a pensare nella logica di questa realta'. E' quello che si fa utilizzando il formalismo della meccanica quantistica, che si puo' considerare il "supporto non contraddittorio di pensieri che si contraddicono".

Quindi i nonsense quantistici possono essere descritti, studiati, conosciuti, utilizzando il formalismo matematico della meccanica quantistica: i simboli ci permettono di operare (nel senso di preparare esperimenti e predire risultati) su di una realta' che non comprendiamo nel senso usuale che si attribuisce a questo termine, e di cui non possiamo parlare fino in fondo nel nostro linguaggio ordinario.

Un'altra cosa che emerge dalla meccanica quantistica, e che probabilmente E' all'origine del disagio con cui fu accolta da molti e dei dibattiti ancora vivi al riguardo, E' che con essa sembra di essersi imbattuti in una superficie senza profondita', come quella dei quadri dei pittori medioevali prima che nascesse la prospettiva, in una descrizione del mondo che in un certo senso torna ad essere un mero elenco di singole esperienze. Una certa interpretazione della meccanica quantistica ci dice infatti che essa descrive come potrebbe essere il mondo, - fornendo le probabilita' per le singole possibilita' - ma come in realta' il mondo a livello quantistico sia, E' detto solo dal risultato delle singole misure. In questo schema perde di significato una visione delle cose in cui c'E' un mondo, una realta' soggiacente, noumenica o meno, di cui sperimentiamo solo le apparenze. Nella visione quantistica il mondo E' le sue apparenze.

E' intuibile come in quest'ottica le differenze tra il mondo e la sua conoscenza, tra la realta' e la sua rappresentazione si facciano sottili e di come il ruolo di chi costruisce le rappresentazioni, ovvero l'essere umano, divenga determinante nella definizione della realta'.

Ritorniamo alla questione che stiamo analizzando, allo strano Koan che E' il fenomeno UFO.

Sembra che esista un insieme di dati oggettivi, che sono i rapporti di avvistamento; che esista una qualche forma di coerenza globale del fenomeno, che, se vogliamo, E' la sua stessa incoerenza. Eppure, quando andiamo a fondo del singolo dato, del singolo evento, del singolo rapporto, capita il piu' delle volte che tutto puo' essere ricondotto a qualche forma di spiegazione convenzionale, intendendo con cio' anche spiegazioni molto complesse e per nulla banali: fenomeni fisici rari e non, componenti sociologiche o psicologiche, traumi di nascita, ecc.

Il fenomeno evapora.

Anche quando capita di scontrarsi con casi che mantengono, dopo un'accurata analisi, una certa inesplicabilita', non puo' abbandonarci la sensazione che se avessimo piu' elementi a disposizione, se disponessimo di piu' dati, informazioni, elementi oggettivi, il tutto potrebbe essere ricondotto a fenomeni gia' noti.

Insomma, quando isoliamo gli elementi dal tutto, essi in qualche modo cessano di esistere, e del tutto non siamo in grado di parlare perch‚ il nostro modo di costruire i concetti, i linguaggi e la conoscenza in genere, parte dai singoli elementi. C'E' la casa, costituita da mattoni, ma i mattoni non ci sono.

Siamo, un po' come in meccanica quantistica, davanti a qualcosa che c'E' e non c'E', davanti ad una situazione di bootstrap, che letteralmente significa tirarsi su per i lacci delle proprie scarpe.

Sembra che in questo ambito, piu' che in altri, l'oggetto esterno, il fatto, agisca come evento elementare, come punto senza attributi, come stato non ulteriormente scomponibile, lasciando che ad emergere siano le relazioni che costituiscono le connessioni della nostra rappresentazione, le maglie della nostra rete. Per cui, alla fine, forse ci troviamo ad avere a che fare con la mappa che noi stessi abbiamo costruito; una mappa che venendo a mancare il territorio, non E' altro che una rappresentazione di se stessa, una rete che abbiamo lanciato per pescare acqua e che ritorna alla superficie vuota, ma mostrando tutte le sue trame.

In questo senso il fenomeno UFO siamo noi.

Cosa si puo' imparare, osservando questa mappa, diventando consapevoli di una inadeguatezza, giungendo alla fine di questa trasformazione alchemica catalizzata da una goccia di mercurio nel cielo?

Forse che la comprensione passa attraverso modi diversi di costruire la reti, attraverso cambiamenti radicali di punto di fuga (quello a partire dal quale, nel disegno architettonico, si costruisce la prospettiva); che solo transazioni radicali in un nuovo contesto, incommensurabile con quello precedente, possono consentire di "portare alla realta'" fenomeni che altrimenti ci sfuggiranno sempre. Cio' che accade E' che nel nuovo contesto E' il fenomeno stesso per il quale cerchiamo cause e spiegazioni nel vecchio contesto - a diventare causa, spiegazione, nei termini della quale altre cose si spiegano.

E' possibile che esista una realta', costruita a partire da eventi nonsense, cosi' come i nonsense quantistici sono alla base della nostra realta' ordinaria? E, se E' cosi', come vi si accede?

In meccanica quantistica c'E' una descrizione formale e simbolica della realta'. Sappiamo usare i simboli, conosciamo le loro regole di composizione, e tramite questi siamo in grado di prevedere i risultati di un esperimento. Il linguaggio ordinario si avvicina solo in maniera metaforica a cio' che i simboli rappresentano, essi sono l'unico tramite che ci permette di conoscere la realta' quantistica e di agire su di essa, anzi, in un certo senso essi sono la realta' quantistica.

In ambito soggettivo, le rappresentazioni simboliche e le immagini agiscono sui nostri stati interiori e spesso sono l'unica possibile loro rappresentazione; anche in questo caso si puo' giungere ad una pressoch‚ totale identificazione tra rappresentazione e stato reale. Si pensi all'indiscutibile fatto che, per esempio, la nostra sensazione di bellezza, diventa reale solo quando usiamo la parola "bello" e che, viceversa, lo stato interiore di un altro individuo viene per noi all'esistenza solo quando questi lo verbalizza, lo traduce in simboli, gesti od immagini. Quando le immagini e le rappresentazioni provenienti dall'esterno mutano, si modificano gradualmente gli stati interni fino a una loro parziale o totale trasformazione. Questo puo' implicare una modifica dei meccanismi percettivi e rappresentativi e quindi della realta' e del mondo.

Forse i simboli associati al fenomeno UFO - gocce, dischi, entita' surreali, rapporti che sembrano favole echeggiando l'antico potere mitico del linguaggio - agiscono in noi; essi sono attivi, anche al di la' della nostra consapevolezza, e nuovi stati emergono alla coscienza.

Invece di cercare di immettere questo fenomeno cosi' fluido negli schemi rigidi della nostra conoscenza precedente, cosa che sistematicamente facciamo adottando l'ontologia di cui si parlava all'inizio, forse dovremmo provare ad accettare la fluidita' come un dato di fatto e tentare di sciogliere con essa, con il nuovo atteggiamento mentale che ne deriva, le cristallizzazioni in cui abbiamo congelato il mondo dei fatti noti, dati, scontati.

In tal senso il fenomeno UFO E' un elemento di fluidificazione, ed il nostro interesse per esso manifesta una profonda esigenza interiore di rompere gli schemi rigidi della maniera in cui conosciamo.

Quello che spesso accade E' che questa esigenza viene proiettata fuori, criticando il conservatorismo e la rigidita' delle strutture esterne, cercando di convincere gli altri, come se questo convincimento desse piu' realta' a cio' che ci sembra di percepire.

Il suggerimento in stile copernicano, che emerge da tutto questo discorso, si muove in definitiva forse piu' nell'ambito della riconsiderazione del bagaglio di conosciuto, noto, scontato, che ci accompagna e che, nel bene e nel male, ci guida nel nostro approccio al fenomeno UFO. Si tratta di una strada difficile e probabilmente poco allettante sul piano del raggiungimento immediato di risultati. Tuttavia, un apparente aumento dell'ignoranza, un atteggiamento di attesa, e spesso una regressione a sistemi meno strutturati di spiegazione (a teorie e concezioni piu' primitive), sono spesso condizioni estremamente fertili per profondi mutamenti concettuali.

Ovviamente questo stesso discorso non puo' esimersi dall'essere a sua volta una sorta di rete. Del resto, come dice Novalis, "le teorie sono reti, solo chi le butta pesca", anche se nessuna avra' mai la forma dell'acqua.

(Enrico Bernieri E' ricercatore presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a Frascati. E' uno dei soci fondatori del Centro Italiano Studi Ufologici)

Tratto da 'UFO - Rivista di informazione ufologica' n. 15, gennaio 1995, semestrale a cura del Centro Italiano Studi Ufologici, Casella postale 82, 10100 Torino, tel. 011-329.02.79