Progetto 1947: ai primordi dell’era degli UFO

 

LE RICERCHE D’ARCHIVIO PER RICOSTRUIRE QUEL FATIDICO "PRIMO ANNO"

DI JAN ALDRICH

Lel luglio 1952 un medico che lavorava presso il Veteran Administration Hospital di Murfreesboro, nel Tennessee, scrisse al comando dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti circa la sua osservazione di un UFO fatta nella primavera del 1947 vicino all’aeroporto di Augusta, nel Maine. Nel marzo o nell’aprile di quell’anno, mentre di primo mattino una domenica viaggiava da Rumford (Maine) per andare a lavorare presso l’ospedale degli ex-combattenti di Togus, vide parecchi "oggetti discoidali" sull’aeroporto di Augusta. "Gli oggetti erano piuttosto vicini al suolo e sembravano arrampicarsi come un piattino da dolce nell’aria", scrisse. "Facevano capriole e stazionavano sul campo di atterraggio. Per quanto ne so, non erano velivoli convenzionali o in fase di atterraggio". Gli oggetti riflettevano il sole mattutino e "c’era una scia di fumo non più larga di quella di un’automobile che proveniva dal bordo degli oggetti, che roteavano su se stessi". Gli oggetti sembravano avere un diametro di quaranta piedi e vorticavano rapidamente. L’uomo non vide mai più gli UFO anche se si recò più volte presso quel campo d’aviazione. Sul momento pensò di aver visto velivoli sperimentali dell’Aeronautica Militare. Parlò dell’avvistamento solo ai suoi colleghi.

La lettera del medico non andò ad aggiungersi ai 122 casi d’archivio che l’Aeronautica aveva per l’anno 1947, ma insieme ad altri dodici casi dello stesso anno fu messa in un archivio piglia-tutto del Progetto Blue Book che conteneva centinaia di lettere - molte delle quali con segnalazioni UFO - denominato Risposta del pubblico all’articolo della rivista Life dell’aprile 1952. (Il celebre pezzo, intitolato Have We Visitors from Space? era apparso il giorno 7). Questi documenti non figurano più negli archivi del Blue Book. Il microfilm fu dapprima donato allo studioso Herbert Strentz insieme a più di 30 rullini di materiale microfilmato, fra il quale la grande raccolta di ritagli del 1952 dell’Aeronautica. Ora questo materiale è dell’ufologo Barry Greenwood, del gruppo CAUS [Citizens Against UFO Secrecy].

 

Nuova luce sul 1947

Migliaia di rapporti simili hanno languito negli archivi di vecchie associazioni ufologiche e di singoli appassionati, oppure nei giornali del 1947. Nel 1967 lo studioso Ted Bloecher compilò il suo famoso Report on the UFO Wave of 1947, che registrò oltre 850 episodi, la maggior parte dei quali relativi al periodo giugno-luglio. Nel redigere il suo studio, egli utilizzò 142 quotidiani nord-americani, cioè meno del 2% dei giornali pubblicati a quel tempo, ma, soprattutto, limitò il controllo alla data del 10 luglio. Dopo la pubblicazione del suo lavoro, Bloecher ed altri continuarono le ricerche sul 1947. Scrivendo al dottor James Mc Donald [docente di fisica atmosferica e studioso di UFO, attivo negli anni ’60, NdR], Bloecher annunciò che il numero di casi era ora di 1006, anche se i ritorni in termini di nuovi casi scoperti per ogni singolo giornale scrutinato andavano diminuendo.

Un altro studio di Loren Gross su più di cento periodici californiani (fra i quali per la prima volta molti settimanali e altri piccoli quotidiani) rinvenne 142 nuove segnalazioni. Fra le scoperte di Gross un rapporto di due adolescenti che pescavano a Fort Bragg, in California, intorno alle 15.30 del 7 luglio e che videro un oggetto che parve rapidamente avvicinarsi dall’oceano, perdere ben presto quota e cadere in acqua a non più di 400 metri da loro sollevando una colonna d’acqua. L’oggetto rimase sulla superficie per un po’ e poi sembrò affondare. I due ragazzi stimarono che le sue dimensioni fossero simili a quelle di uno pneumatico da automobile.

L’ufologo David Saunders, in precedenza, mentre lavorava per l’Università del Colorado aveva avviato uno dei primi grandi cataloghi computerizzati della casistica, l’UFOCAT. In seguito, egli lo passò al suo attuale depositario, Don Jonhson. Con l’eliminazione di alcuni doppioni, nell’Ufocat si contavano ben 1600 casi per il 1947.

Quando nel 1984, dopo un’assenza di diciassette anni, tornai all’ufologia attiva, il caso Roswell ossessionava la comunità degli studiosi americani, ma il contesto in cui il caso era collocato sembrava dimenticato per la maggior parte dei ricercatori.

Il Project 1947, uno sforzo da me iniziato il 1° febbraio del 1994, fu concepito sulla base dei lavori precedenti al fine di espandere la nostra conoscenza degli inizi dell’era ufologica contemporanea.

Lo scopo primario è quello di ricercare i casi del 1947, ma il tempo ci permetterà di perseguire altri fini: la scoperta di rapporti di tipo ufologico anteriori al ‘47; il rinvenimento di documenti che attestino l’interesse delle autorità e degli scienziati nei primi anni del fenomeno e, infine, l’ampliamento del quadro sino al 1965.

Grazie ad alcune brevi visite alle biblioteche e all’aiuto di altri investigatori il numero dei quotidiani del ‘47 scrutinati salì ben presto da 400 a 850. Fu allungato il periodo controllato, che va ora dal 25 giugno al 15 luglio per le aree ad est del Mississippi e dal 25 giugno al 31 luglio per quelle ad ovest del fiume e per il Canada. Ottenni dei piccoli rimborsi spese dai gruppi CUFOS, MUFON e FUFOR.

Grazie al contributo di ricercatori di tutto il mondo, oggi il numero di giornali controllati per il 1947 è balzato a 4700, e il numero di incidenti UFO noti per quell’anno è molto oltre i 2700!

I primi viaggi furono i più fruttuosi in termini di nuovi giornali controllati. Furono esaminati più di mille quotidiani negli stati della Virginia Occidentale, del Tennessee, del Kentucky, del Missouri, dell’Illinois e della Pennsylvania, e non solo per il ‘47. Fu individuato nuovo materiale relativo all’ondata del 1950, e controllati giornali del Medio Oriente, dell’India e dell’Estremo Oriente per il ‘47 e il ‘54. Fu facile assemblare grandi quantità di ritagli perché, al contrario che ai tempi di Bloecher, oggi sono attivi nella maggior parte degli stati degli USA progetti per la centralizzazione e la microfilmatura dei giornali e per metterli a disposizione del pubblico con buone attrezzature per la riproduzione.

Tornando a casa, trovai offerte di collaborazione da tutto il mondo. Alcuni furono in grado di controllare soltanto un giornale, ma altri lo hanno fatto per centinaia di testate.

In passato, i sostenitori dell’ufologia, esaminando i primi tempi del fenomeno, hanno ripetuto più volte di non riuscire a comprendere perché gli UFO non siano stati presi subito sul serio. Purtroppo, in molti casi non si aveva il quadro preciso delle sciocchezze vere e proprie che avevano preso a circolare. Molti pubblicitari vedevano i dischi volanti come una manna dal cielo. Volantini e piatti volanti di carta venivano lanciati dagli aerei o dall’alto degli edifici. Parecchi quotidiani reclutarono ragazze avvenenti per formare club di "avvistatori dei dischi". Molti chiamavano i giornali dicendo di aver visto i dischi volanti solo per avere il proprio nome stampato. Alcuni davano generalità false o quelle di un amico, per burlarsene. Alcuni redattori e cronisti non stettero al gioco e controllarono l’identità dei supposti testimoni telefonandogli a casa per verificare le loro storie. Altri giornali non disponevano di uno staff tanto scrupoloso, e quando i "testimoni" chiamavano per negare la faccenda, dovetttero pubblicare una smentita. Hal Boyle, popolare responsabile di una rubrica giornalistica, scrisse un pezzo in due parti dicendo di esser stato rapito da un bar dell’Oklahoma da un marziano capelluto (ho visto questi pezzi comparire su almeno mille quotidiani). Molti testimoni - in specie se donne - si sentivano in dovere di concludere le loro narrazioni con una dichiarazione sulle quantità di alcool che erano soliti consumare.

Ma, al di là delle storie della silly season giornalistica, vi furono anche falsi veri e propri.

Un pilota affermò di aver fatto precipitare un disco nel Montana utilizzando un ex- caccia militare del tipo P-38. Raccontò che il vento prodotto dall’elica aveva causato l’apertura del disco, che si era rotto come una conchiglia, cadendo al suolo. La storia ebbe risonanza mondiale. Alcuni giornali stranieri scrissero che il pilota aveva abbattuto il disco. Il giorno dopo il pilota ammise placidamente che si trattava di un’invenzione, ma non tutti i giornali riportarono questa seconda parte della vicenda.

Inoltre, si moltiplicarono spiegazioni sia da esperti di vario tipo che da persone comuni, il che contribuì ulteriormente alla perdita di interesse da parte dei media. A partire dal 7 luglio Howard Blakeslee, redattore scientifico dell’agenzia Associated Press scrisse due articoli citando un’inesistente "legge della visione oculare" che avrebbe fatto apparire rotondi gli oggetti lontani. E non fu questo il suo primo maldestro tentativo di spiegazione di fenomeni insoliti. Quando i foo-fighters fecero la loro prima apparizione sulla stampa, agli inizi del 1945, egli annunciò che doveva trattarsi di un qualche tipo di fenomeno elettrico. Pubblicata dal New York Times, questa pretesa riduzione dei fatti è stata ripetuta più volte dagli scettici e in libri scarsamente documentati sui fenomeni UFO.

Altri scienziati ed esperti di aviazione in Australia, in Germania e presso l’Università dell’Oklahoma affermarono che granelli di polvere in movimento nell’umor vitreo dell’occhio provocavano le visioni dei dischi volanti. Di nuovo, anche questa è una spiegazione che era stata già utilizzata nella Seconda Guerra Mondiale da ufficiali dei servizi di informazione per accantonare qualsiasi avvistamento inusuale. L’idea circolava ancora nel 1952, tanto è vero che uno specialista in oculistica sottopose una lunga relazione all’ATIC [Air Technical Information Center] (si suppone con l’approvazione dell’astronomo scettico Donald Menzel) in cui si elencava un gran numero di disturbi visivi che potevano indurre la gente a vedere i dischi volanti. Il capitano Edward Ruppelt, direttore del Blue Book, prese il rapporto e vi allegò una breve nota per i suoi superiori in cui si diceva: "abbiamo un gran numero di avvistamenti che coinvolgono più testimoni. Questa idea non spiegherà questi rapporti".

Tuttavia, nel ‘47 questa posizione fu largamente accettata. Ancora una volta i giornali mostrarono una bella ragazza che sorrideva al fotografo mentre si stropicciava gli occhi sotto il titolo: "vedere i dischi volanti". Dopo la fine dell’ondata un noto cartone animato rappresentò questi fatti, dicendo alla gente come avrebbe potuto vedere i dischi semplicemente sdraiandosi e fissando il cielo.

Subito dopo il falso del caccia P-38 i titoli dei giornali annunciavano che un disco era stato catturato presso la base dell’Aviazione dell’Esercito a Roswell, nel Nuovo Messico.

Occorre fermarsi un attimo e ponderare ciò che era stato detto. Oggi, per molti, se non per tutti, i termini "UFO" e "disco volante" sono sinonimi di "velivoli extraterrestri". Il deputato Steven Shift, nel commentare i fatti di Roswell si è chiesto perché il comunicato stampa della base di Roswell abbia utilizzato il termine poi dicendo che si era trattato di un pallone meteorologico. Nel 1947, dire di avere in mano un disco volante non significava automaticamente detenere un velivolo ET. Voleva dire che avevate qualcosa che tutti dovevano vedere. In un sondaggio Gallup fatto subito dopo l’ondata del ‘47, la voce "astronavi extraterrestri" non è neanche registrata come una di quelle prese in considerazione dal pubblico americano quale spiegazione per i dischi volanti. Si ebbero dozzine di "dischi precipitati" di cui parlò la stampa. Risultarono essere apparecchiature meteorologiche o falsi costruiti ad arte nella speranza di vincere i premi in denaro offerti da più parti per un disco volante.

L’annuncio che il disco di Roswell era un pallone portò alla conclusione dell’ondata del ‘47. Un dispaccio pubblicato in tutti gli Stati Uniti spiegava come le ultime storie sugli UFO si erano sfaldate e molti giornali riportavano foto di palloni meteo lanciati da installazioni dell’Esercito, della Marina e del Servizio Meteorologico [riprese da queste, ne comparvero anche sulla stampa italiana il 10 luglio, NdT]. Tranne che per qualche segnalazione dall’estero e per le vignette umoristiche i dischi quasi scomparvero dalle linee telex nazionali e dei singoli stati americani. E tuttavia, alcuni resoconti ancora apparivano sulla stampa locale. Il Palestine Post ostentava sorpresa nel ricevere storie sui dischi volanti dall’Italia. E citava il fatto che l’episodio di Roswell sembrava provare che tutto era dovuto soltanto a palloni meteorologici.

Testimonianze potevano ancora esser rintracciate sulla stampa canadese, dove la spiegazione offerta per Roswell non sembra che abbia avuto lo stesso impatto degli Stati Uniti. Gli avvistamenti americani proseguirono, ma scomparvero gradualmente con la fine di luglio. A Mountain Home, nell’Idaho, intorno alle 16.15 del 16 luglio due uomini videro un disco sorvolare in tondo la zona per quasi quindici minuti. Era grigio-brunastro da un lato e argento brillante sull’altro. I due dissero che guadarne il lato color argento dava fastidio agli occhi (Mountain Home News del 17 luglio 1947, p. 1). A Boise, nell’Idaho, alle 12.30 del 22 agosto, due piloti - Glenn Eichelberger, istruttore di volo, e Ray William, un venditore di velivoli - osservarono da terra due oggetti. Il più vicino aveva la parte inferiore piatta e quella di sopra a forma di cupola e sembrava ruotare in cielo. Al di sopra delle colline ondeggiò più volte, poi riprese a muoversi decisamente in linea retta, effettuò una virata ad angolo retto e scomparve (Idaho Daily Statesman del 22 agosto 1947).

Agli inizi, il famoso caso dell’isola Maury non fu coperto con ampiezza dalla stampa americana. Nel mese di giugno una piccola imbarcazione che operava vicino all’isola di Maury, lungo le coste del Pacifico, nello stato di Washington, incontrò un gruppo di oggetti volanti uno dei quali sembrava in difficoltà. All’altezza della barca lasciò cadere dei frammenti metallici che furono raccolti dai testimoni. Il giornalista che parlò con i due non gli credeva, in particolare dopo che la moglie di uno di essi lo minacciò con un coltello dicendogli di dire la verità. Il reporter della Reuter però era meglio disposto e così, mentre gli americani continuavano a sapere poco di questa strana storia, la Reuter la diffuse in tutto il mondo. Solo in agosto il pubblico degli Stati Uniti ne venne al corrente, quando due agenti del Corpo di Controspionaggio della 4º Armata Aerea rimasero uccisi in un incidente aereo. Essi avevano interrogato i testimoni del caso dell’isola Maury alla presenza di Kenneth Arnold e del capitano E.J. Smith, pilota e testimone di un famoso avvistamento effettuato dal suo aereo il 4 luglio. Agli agenti furono dati campioni del supposto materiale caduto dall’UFO, ma gli inquirenti pensavano ad un falso. Un quotidiano locale giunse a supporre che l’aereo era stato abbattuto da un raggio sparato da un disco volante: un bell’esempio di deontologia professionale! Un portavoce della 4ª Armata Aerea comunicò che le indagini sull’incidente erano chiuse. La stampa riferì su scala mondiale dalla base aerea Hamilton, in California, che l’Aeronautica aveva cessato le sue investigazioni sui dischi volanti! Il tenente Springer, ufficiale addetto all’intelligence della 4ª Armata Aerea, si scusò con L’Air Materiel Command, presso la base aerea Wright di Dayton (Ohio) per la misinterpretazione delle sue dichiarazioni, ma nessuno si preoccupò di informare la stampa dello sbaglio. Né la stampa controllò l’esattezza della notizia presso il Pentagono. Così, l’impressione finale fu che l’indagine sugli UFO fosse ormai chiusa (Air Force Historical Research Archives, microfilm n. 33764, Archivio Generale della 4ª Armata Aerea, Oggetti Volanti non-Identificati, 1947-1949 e De Wayne Johnson, Flying Saucers - Fact or Fiction?, Tesi di dottorato, Università della California, Los Angeles, 1950).

Mentre il 1947 si avvicinava alla fine, diventava sempre più difficile trovare notizie di avvistamenti. Tuttavia Dave Johnson, redattore aeronautico dell’Idaho Statesman, quotidiano della città di Boise - e uno dei primi appassionati di UFO - scrisse all’US Air Force dopo un avvistamento fatto da membri della Marina al largo delle coste occidentali degli USA. Johnson chiese se l’Air Force si occupava ancora dei dischi. I problemi che la letterà generò sono documentabili negli archivi del servizio di intelligence dell’Aeronautica. La risposta fu soppesata parola per parola, e il 18 dicembre 1947 sul suo giornale Johnson annunciò che "Il generale Spaatz dice che le indagini sui dischi volanti sono ancora in corso". Il generale Carl A. Spaatz, capo di stato maggiore dell’USAF disse che non era convinto che gli oggetti esistessero davvero, ma che non voleva scartare la possibilità che si trattasse di sperimentazioni straniere. Spaatz aggiunse di non credere che potesse trattarsi di velivoli costruiti in Spagna o in Germania, come era stato riferito in precedenza da fonti di stampa, e concluse chiedendo al pubblico l’invio delle loro segnalazioni.

Barry Greenwood e Larry Fawcett, coautori nel 1984 del libro Clear Intent, giunto ora alla sua ottava edizione, hanno validamente documentato l’ampiezza degli archivi sugli UFO di vari enti governativi statunitensi. Sebbene lo scopo principale del gruppo che hanno sostanzialmente sostituito, il CAUS, fosse agli inizi quello di aggiornare quanto già riferito in Clear Intent e di continuare lo sforzo per il rilascio di documenti ufficiali, essi divennero ben presto un punto di riferimento per la ricerca storica sul fenomeno. Ricercatori di tutto il mondo hanno scambiato con Greenwood grandi quantità di materiale sui primi anni dell’ufologia. Molti gli hanno donato i loro archivi. La raccolta di carte di Greenwood è così divenuta una delle più grandi biblioteche private del mondo. Egli ha inoltre scoperto altre centinaia di pezzi giornalistici sul 1947.

 

Al di là degli USA

Al di fuori degli Stati Uniti, gli avvistamenti proseguirono anche dopo il 10 luglio su entrambe le coste oceaniche del Canada malgrado la cessazione dell’interesse da parte della stampa americana. In America del sud, in particolare in Cile e in Argentina, i rapporti iniziarono più tardi ma durarono di più, fino agli ultimi di luglio. Segnalazioni sono note anche da Messico, Guatemala, Panama, Perù, Uruguay, Brasile, Venezuela, Suriname e da alcune delle isole caraibiche. Si ebbero alcuni avvistamenti anche in Africa, in India e in Australia. ll Dipartimento di Stato Americano e il servizio consolare degli USA tradussero un certo numero di quotidiani cinesi che indicavano anche lì un’attività UFO. Il resto dell’Asia non è ben documentato, con l’eccezione di alcuni rapporti ufficiali e ufficiosi da parte di personale militare americano in Giappone.

Il reale livello dell’attività in Europa deve ancora essere determinato. Si conoscono meno di 150 avvistamenti. I giornali tedeschi e austriaci nel 1947 erano ancora strettamente censurati dagli alleati e pubblicarono ben pochi avvistamenti. Sono stati controllati alcuni quotidiani per la Svizzera, l’Italia [in merito al nostro paese vedi l’articolo a pag. 28, NdT], la Spagna e il Portogallo. In Francia il 12 luglio due oggetti volanti furono visti su Le Mans (dispaccio Associated Press del 14 luglio). Il 1º agosto ad Areches, quattordici chilometri ad est di Albertville, in Savoia, due donne osservarono tre dischi dall’aspetto metallico con cupola che volavano in formazione a triangolo e che sembravano provenire da dietro le montagne. La parte inferiore di essi, al contrario dell’altra, che era immobile, pareva ruotare. Il capitano Norman E. Waugh, pilota della ditta Airwork di Londra stava trasferendo un aereo verso l’Argentina quando l’equipaggio vide un oggetto grigiastro che sembrava un tappo volante. L’avvistamento ebbe luogo sopra il golfo di Biscaglia alle 10 ora di Greenwich. L’aereo volava sopra le nuvole ad 8000 piedi e l’oggetto apparve a una distanza di cinque o sei miglia. Il capitano Waugh aveva sedici anni di esperienza di volo e aveva servito nei Comandi Bombardieri e Trasporti durante la guerra. Il primo ufficiale Peter Roberts, già Squadron Leader della RAF, e il marconista S.J.R. Chineck videro anch’essi l’oggetto (Buenos Aires Herald del 13 luglio).

Una petroliera della Marina statunitense, la USS Chipola, stava rientrando in America dal Golfo Persico. Il diario di bordo rivela che un avvistamento si verificò il 6 settembre del 1947. Alle 21.40 "fenomeni luminosi non identificati" furono visti dieci gradi sopra l’orizzonte e una distanza stimata di meno di cinque miglia. Due gruppi di otto oggetti bluastri ed ovaliformi furono scorti mentre si muovevano a una velocità di circa cinque nodi. Scomparvero dopo circa otto secondi. Furono visti dall’ufficiale di plancia, tenente R.L. Simmons e da altri due membri dell’equipaggio (il diario della Chipola è oggi presso gli Archivi Nazionali di College Park, nel Maryland).

Si ebbero riferimenti ad "aeroplani fantasma" in Inghilterra a marzo e ad aprile, avvistamenti in Belgio ad aprile e a maggio, e resoconti giornalistici in Ungheria a maggio e a giugno. E’ possibile addirittura trovare riferimenti sulla stampa argentina ad avvistamenti svizzeri. I giornali di Londra e di Parigi in generale ridicolizzarono il fenomeno come un’aberrazione americana. Tuttavia, vari riferimenti sulla stampa indiana di Hong Kong e di Singapore su avvistamenti in luglio a Liverpool, Birmingham e Manchester, nell’Irlanda del Nord e nelle campagne francesi indicano che gli UFO furono segnalati in Europa più di frequente di quanto non si pensasse in precedenza. Gli studiosi scandinavi hanno fornito parecchi rapporti tratti dai loro archivi, ma la copertura europea rimane sporadica.

L’estensione dell’attività iniziale del fenomeno UFO in Europa diverrà chiara soltanto quando un maggior numero di studiosi di quel continente avrà controllato gli archivi dei quotidiani locali.