IL RITORNO DELL’ORGONE

 

Wilhelm Reich e il segreto dei dischi volanti

Alessandro Zabini

Tre Editori, Roma 1996, 241 pagine

 

Quella di Alessandro Zabini è senza ombra di dubbio un’opera originale. Nel nostro paese non è mai stato pubblicato nulla anche solo vagamente affine, e in tutto il mondo esisteranno al massimo un paio di libri aventi un taglio analogo.

In questo libro Zabini, autore di testi a carattere storico, affronta l’opera di Wilhelm Reich, e in particolare le sue connessioni con la fenomenologia UFO. Non si tratta dunque di una generica biografia bensì, almeno nelle intenzioni, di una riflessione mirata a un tema ben specifico. Prima di proseguire è però forse opportuno rispondere a un quesito per nulla banale: chi è, o meglio, chi fu Wilhelm Reich?

Nato nel 1897 in Galizia, laureatosi nel 1922 in medicina, e specializzatosi l’anno successivo in neuropsichiatria, Reich fu uno dei principali collaboratori di Sigmund Freud alla clinica psicoanalitica di Vienna. Viene solitamente ricordato per le sue ricerche nel campo della psicologia (la sua opera La psicologia di massa del fascismo è tuttora considerata una pietra miliare) e della sessuologia (si veda ad esempio La rivoluzione sessuale). In realtà Reich si occupò anche di fisica, meteorologia, biologia, pedagogia e politica.

Dopo essere stato per un breve periodo comunista e per qualche tempo socialista, Reich sviluppò via via col passare degli anni una propria ideologia, denominata democrazia del lavor. Reich credeva però che tutte le ideologie, inclusa la sua, fossero inattuabili fino a quando la realizzazione di una rivoluzione sessuale di natura psicologica (e non politica) avesse reso le persone non più vergognose delle proprie funzioni corporali.

Egli sostenne, in aperto contrasto con l’American Medical Association (AMA), una posizione psicosomatica estremista, secondo la quale praticamente tutte le malattie sono causate dalla repressione, in senso sia freudiano che politico. Reich si inimicò anche la potente American Psychoanalytical Asso-ciation, dichiarando che la terapia freudiana non era in grado di curare nulla di per sé, e che necessitava di essere integrata da un insieme di tecniche mirate a rilassare i muscoli e a normalizzare la respirazione. Per finire entrò in conflitto col complesso militare-industriale, in seguito alla sua posizione che tutta l’energia nucleare (compresa quella per fini pacifi) è dannosa agli esseri umani e, per assicurare la propria impopolarità, congetturò l’esistenza di una nuova energia caratteristica degli esseri viventi, denominata orgone, concettualmente analogo alla forza vitale di Bergson e al prana delle teorie yoga.

Proprio in quest’ottica il caso Reich divenne un esempio vergognoso di nuovo fondamentalismo. Zabini discute efficacemente, e nei dettagli, la vicenda in un capitolo intitolato "La persecuzione".

Sebbene furono in molti a denunciare sui mezzi di informazione gli esperimenti di Reich (in una guerra di propaganda che vide in prima linea studiosi come Martin Gardner, ora attivista dell’associazione anti-paranormale CSICOP), furono in particolare i membri dell’American Medical Association e dell’American Psychoanalytical Association a fare pressioni sul governo americano affinché Reich fosse perseguito come ciarlatano. Reich, per manie di grandezza o per adesione di principio ad ideali libertari, si rifiutò di ammettere che il governo avesse qualsiasi diritto di pronunciare giudizi di valore su teorie scientifiche, e come risultato fu condannato per vilipendio alla corte.

Inoltre, nell’ottobre del 1957 agenti governativi si recarono alla Orgone Institute Press di New York City (casa editrice di Reich), dove confiscarono tutti i libri, li caricarono su un autocarro della spazzatura, li trasportarono all’inceneritore di Vandivoort Street, e li bruciarono... La combustione dei libri fu accompagnata anche dalla distruzione della strumentazione contenuta nel laboratorio di ricerca di Reich, il quale venne incarcerato e dopo pochi mesi morì di attacco cardiaco. Il suo collaboratore, Michael Silvert, si suicidò.

Non si è potuto ristampare legalmente negli USA nessuno dei libri di Reich fino al 1967.

Il saggista Robert Anton Wilson (che per oltre trent’anni ha studiato la vicenda Reich) cosi commenta: «Coloro i quali avessero avuto l’intenzione di formarsi un’opinione indipendente dei temi scientifici affrontati furono legalmente messi nell’impossibilità di vedere, toccare o persino annusare le pagine verboten. (...) Supponete solo per un attimo che Reich fosse anche solo parzialmente nel giusto. Dopotutto, anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno. Ma ad essere bruciati furono tutti i libri, tutti. (...) Trent’anni di analisi su pratiche psicoterapeutiche, osservazioni sociologiche dei membri dei partiti nazisti e comunisti, delle loro situazioni di lavoro e delle loro relazioni famigliari, ricerche di laboratorio su cariche e scariche bio-elettriche durante l’orgasmo, studi clinici della psicologia dei pazienti affetti da cancro e asma, decine di presunti esperimenti con la presunta energia ‘orgonica’».

Parte del lavoro trentennale di Reich ha, via via col tempo, ricevuto conferme: la sua formula sui quattro stadi dell’orgasmo, di eccitazione e rilassamento fisiologici, è stata confermata da Masters e Johnson; la sua analisi della personalità fascista è stata ampiamente accettata da altri psicologi; molte delle tecniche terapeutiche da lui ideate sono ora in uso negli Stati Uniti. Da questo non è lecito dedurre che tutte le idee di Reich furono corrette. Secondo Wilson occorrerebbero forse venti anni di lavoro, condotto da diversi gruppi scientifici indipendenti, per capire quanto della sua teoria sull’orgone è sensato e quanto invece è privo di senso .

Il testo di Zabini analizza soprattutto gli ultimi anni della vita di Reich, nei quali egli pensò di intravvedere negli avvistamenti di dischi volanti e nella loro correlazione con problemi di decadimento climatico, una manifestazione nociva di questa energia orgonica. Troviamo perciò riportati gli avvistamenti UFO di Reich e le tecniche da lui ideate per combatterli. Reich infatti, sulla base del proprio modello empirico-teorico sull’energia orgonica elaborò strumenti (denominati cloud-busters , nubifugatori) atti sia a neutralizzare i dischi volanti che a modificare su scala locale il clima. La scarsità di dettagli riportati da Zabini ci impedisce di giungere a specifiche identificazioni degli stimoli all’origine degli avvistamenti di Reich; sembra tuttavia che, almeno parte di essi, siano spiegabili in termini astronomici come misinterpretazioni di stelle, pianeti, ecc.

Nel libro vengono esaminati sei filoni della vicenda Reich: la teoria, gli esperimenti di ingegneria climatica e le osservazioni UFO di Reich sono oggetto di tre capitoli (a loro volta suddivisi in microcapitoli distribuiti nelle quattro parti che costituiscono il volume) intitolati "La teoria del Dr. Reich", "L’operazione nel deserto" e "Misteriosi fenomeni notturni". A questi si aggiunge un capitolo dedicato al briefing di William Moise, dell’"Orgone Institute", con alcuni rappresentanti dell’aeronautica militare nell’ottobre 1954, allo scopo di informarli sugli studi di Reich e sulle avvenute neutralizzazioni di dischi volanti ("Incontro con l’ATIC").

Abbiamo poi un capitolo interamente ufologico, intitolato "L’indagine sugli UFO", col quale l’autore tenta di contestualizzare l’attività di Reich all’interno del panorama ufologico dagli anni quaranta in poi. Tuttavia si tratta, per varie ragioni, della parte più insoddisfacente dell’intero libro. In primo luogo tale capitolo appare totalmente estraneo e slegato dal corpo del testo: quelle che vorrebbero essere pillole di storia dell’ufologia finalizzate a dare un senso all’impresa di Reich, finiscono solo con l’accrescere la confusione. Superfluo dedicare spazio, come fa l’autore, a Condon e McDonald: sbagliato discutere la teoria propulsionistica del tenente Plantier e i mutamenti di colore degli UFO rispetto alla velocità come se fossero teorie dimostrate o dati di fatto certi da cui partire; fuorviante legare le disavventure di Reich con accademia e magistratura a un presunto cover-up risalente all’UFO-crash di Roswell. Eppure a pagina 166 Zabini sembra dar credito all’opinione della figlia di Reich, Eva, secondo la quale il padre «commise l’errore di offrire [le proprie scoperte] al governo statunitense e, dopo aver fatto tanto, fu perseguitato, fu imprigionato, morì in carcere, vittima di una cospirazione per occultare le scoperte rivoluzionarie dell’orgonomia e la verità sugli UFO». Nessuna prova concreta sembra suffragare l’opinione che le disavventure di Reich derivassero da una congiura mirata a nascondere una presunta verità sugli UFO, in possesso del governo americano, piuttosto piuttosto che non una xxxxxxxx delle sue idee politiche.

Il sospetto che l’estrema discutibilità della tesi di Zabini affondi le proprie radici nella scarsa qualità e quantità delle fonti ufologiche utilizzate, è confermato da una lettura della bibliografia posta in fondo al volume.

Nel complesso va registrato il fatto che il taglio del libro di Zabini è decisamente pro-Reich, spesso con toni piuttosto acritici. Il volume è comunque arricchito da un’ampia bibliografia delle fonti primarie e secondarie utilizzate dall’autore, che, se si eccettua la parte ufologica, appare abbastanza completa. Notiamo tuttavia alcune curiose omissioni. Sembra che l’autore non sia a conoscenza di alcune importanti fonti secondarie sull’opera di Reich, quali i testi di Robert Anton Wilson e Colin Wilson, o gli articoli e libri critici a firma di Martin Gardner. Zabini inoltre non menziona alcuni autori di ricerche ufologiche rilevanti sul tema dell’orgone, tra i quali, solo per citarne alcuni Trevor James Constable, Ivan T. Sanderson (gli UFO come animali viventi nell’alta atmosfera), l’italiano Luciano Boccone, e, più recentemente gli inglesi Andrew Collins (orgone e cerchi nei campi di cereali), e Rupert Sheldrake ("risonanza morfica").

m. l.


 

INCONTRI DEL TERZO TIPO IN ITALIA

 

Alieni in Italia 1945-1995: 50anni di incontri ravvicinati

Moreno Tambellini

Mediterranee, Roma 1996, 237 pagine

 

Con questo libro Moreno Tambellini, ufologo cresciuto in seno al gruppismo sorto ed alimentato negli anni ’70 dalla rivista Il Giornale dei Misteri, tenta di darci un quadro degli incontri ravvicinati del terzo tipo verificatisi sul territorio italiano dagli albori dell’ufologia ai giorni nostri.

Come l’autore stesso precisa nell’introduzione, questo lavoro (come altri da lui prodotti) è inizialmente nato come "manuale" interno del centro di ricerca Shado di Lucca - fondato e diretto dallo stesso Tambellini -, con il principale scopo di fornire uno strumento di supporto nel corso di indagini relative a casi di IR 3.

Tambellini è conscio che tale catalogo (che contiene 92 casi, ognuno corredato da una ricostruzione grafica del tipo di entità avvistata) non ha la pretesa di essere esaustivo, soprattutto se messo in raffronto con le entrate relative al Progetto Italia 3 del CISU, che a tutt’oggi conta quasi 800 casi. All’occhio scrupoloso dello studioso non può non passare inosservata l’assenza di alcuni casi classici fondamentali, forse perché poco riproducibili graficamente.

Nonostante ciò occorre dire che, nel panorama editoriale italiano, questo libro ha certamente il pregio di uscire finalmente da certi schematismi prestabiliti e ripetitivi cui sia gli studiosi che gli appassionati si erano loro malgrado da tempo assuefatti.

Per ogni caso, sintetizzato in due pagine comprensive di illustrazioni, l’autore offre una breve e succinta descrizione degli avvistamenti, una ricostruzione grafica delle entità effettuata dallo stesso Tambellini in base alle fonti disponibili (spesso solo descrizioni verbali, perlopiù attinte dal Giornale dei Misteri), una tabella contenente informazioni relative al luogo, all’evento UFO contemporaneamente ossrevato (sebbene siano numerosi i casi, relativi ad avvistamenti di entità umanoidi isolate) e alla tipologia, di cui viene data una singolare classificazione degli alieni in base anche all’atteggiamento assunto nei confronti degli ignari terrestri.

Un lavoro, quindi, originale e promettente in fieri, ma che nel contempo è purtroppo limitato da numerose lacune dovute all’elaborazione dell’autore sia nella sintesi descrittiva dei casi, che spesso non tiene conto di tutti gli elementi emersi in sede d’indagine, sia delle ricostruzioni grafiche delle entità. Sarebbe stato infatti plausibile utilizzare unicamente quelle prodotte dagli stessi testimoni (anche se meno gratificanti agli occhi dei lettori credenti) o, in alternativa, dai vari inquirenti, evitando manipolazioni della testimonianza proprie di certi cataloghi di fantascienza cui Tambellini - per sua stessa ammissione - si è ispirato.

Vengono inoltre a mancare (e non certo per ragioni di asetticità) le valutazioni dei casi trattati, sia da parte dell’autore che da parte di quanti hanno investigato i casi, per cui chi legge può essere convinto di trovarsi di fronte a testimonianze sempre genuine e verificate. Il che non è per la stragrande maggioranza dei casi, mancando spesso rapporti dettagliati o addirittura minimi riscontri a livello di indagine sul campo.

Un siffatto quadro, di conseguenza, non può che contribuire ad alimentare il mito degli alieni presenti tra noi, siano questi extraterrestri in carne ed ossa o esseri provenienti dal cosiddetto mondo parafisico, chiamato in causa nella prefazione da Gianfranco De Turris.

Meglio sarebbe stato un approccio maggiormente in sintonia con la realtà del fenomeno UFO che è e rimane, fino a prova contraria, essenzialmente testimoniale e come tale particolarmente complesso e non facile da riportare senza distorsioni, forzature o manipolazioni.

Paolo Fiorino

 


 

ROSWELL: RICOMINCIO DA CAPO

 

Accadde a Roswell

Charles Berlitz e William L. Moore

Sperling & Kupfer, Milano 1981, 1996, 224 pagine

(Incident at Roswell, USA 1980)

 

Riproporre dopo quindici anni una ristampa di questo libro, identico in ogni singola pagina alla precedente edizione italiana (a pag. 7 si dice che «mentre questo libro è in stampa» il CAUS ha intentato una causa contro la CIA, il che avvenne nel 1979!) è operazione palesemente solo commerciale, alla luce del revival ufologico e soprattutto del rinnovato interesse innescato anche in Italia per il caso Roswell, a seguito dello strombazzato e controverso filmato della cosiddetta autopsia dell’alieno di Roswell (che poi col caso Roswell c’entra alla fine proprio poco).

Al tempo stesso, però, l’editore ha il merito di consentire ai numerosi nuovi appassionati di prender visione del testo (esaurito da anni) che ha fatto letteralmente nascere il caso Roswell e che ancora oggi, dopo una decina di altri libri che hanno preteso di fornirci il vero scenario di cosa accadde a Roswell (si veda UFO n. 12),propone la ricostruzione generale dei fatti forse più aderente ai dati.

Peccato che alla casa editrice nessuno si sia posto il problema che forse in quindici anni il libro era invecchiato e forse avrebbe avuto bisogno almeno di un’appendice di aggiornamento. Visto però che in copertina campeggia l’affermazione che si tratti della «storia, completa e documentata, dell’atterraggio di un UFO nel Nuovo Messico» viene il dubbio che alla Sperling & Kupfer il libro non l’abbiano neanche letto.

Lo stesso Moore avrebbe probabilmente avuto diverse cose da ridire, da correggere e da aggiungere. Basti pensare che già nel 1981, all’annuale congresso della maggiore associazione ufologica americana, la MUFON, Friedman e Moore prendevano le distanze dalle imprecisioni e dalle affermazioni introdotte nel libro dal co-autore Berlitz, e nel 1985 lo stesso Moore precisava che i dati pubblicati nel libro erano già allora ampiamente sorpassati dalle indagini successive.

Restando al libro, valgono - ora come nel 1980 - le stesse osservazioni già mosse da diversi studiosi, prima fra tutte il fatto che il volume ha pesantemente risentito delle esigenze commerciali. Le indagini sui luoghi e presso i testimoni furono condotte (tra il 1978 e il 1979) dagli ufologi William Moore (un insegnante, attivista dell’associazione storica dell’ufologia americana, l’APRO) e Stanton Friedman. Nel libro Friedman non figura, mentre Charles Berlitz (uno scrittore di successo, considerato il vero padre di miti popolari degli anni ‘70 come il triangolo delle Bermude e l’esperimento Filadelfia) è servito soprattutto come marchio di garanzia di uno sperato successo editoriale (non a caso il suo nome figurava, e figura, a grandezza doppia rispetto a quello di Moore).

E’ anche importante il contesto: le storie di dischi volanti precipitati (che avevano fatto la loro prima apparizione alla fine degli anni ‘40, contemporaneamente ai primi avvistamenti) erano rimaste per oltre 25 anni un soggetto tabù per l’ufologia, da quando si era scoperto che si era in gran parte trattato di montature giornalistiche, così che le varie sporadiche voci che di tanto in tanto venivano fuori erano quasi censurate dagli stessi studiosi. Finché nel 1977 Leonard Stringfield ne aveva riferito in un suo libro, divenendo così destinatario di una ventina di storie simili nel giro di pochi mesi e facendo esplodere la bomba al congresso della MUFON nel 1978.

In effetti, i racconti dei testimoni riportati nel libro (sia pure già vecchi di 30 anni) furono raccolti prima della pesante contaminazione che sul caso Roswell si è avuta dopo la pubblicazione di questo libro e i vari documentari televisivi degli anni ‘80 (a seguito dei quali sono venuti avanti fin troppi sedicenti testimoni, alcuni dei quali smascherati dagli stessi ufologi). Proprio perché grezzi e non ancora condizionati dagli scenari preferiti dei vari studiosi di Roswell, questi resoconti sono parzialmente contraddittori fra loro, così come alcune delle ricostruzioni presentate dagli autori (l’oggetto sarebbe esploso in volo a pag. 89, ed invece schiantato al suolo a pag. 101, sempre secondo Jesse Marcel; il luogo di impatto vicino a Socorro sarebbe in contrasto con la testimonianza di McBoyle a pag. 25, che però Moore respinge su questo dettaglio per accettarne il resto; la descrizione delle entità contiene particolari esattamente opposti, come le unghie, a pag. 135 e a pag. 140).

Fra le altre cose, il testo fa addirittura riferimento - senza nominarlo esplicitamente - al cosiddetto "progetto Mogul" relativo al lancio di palloni sperimentali dalla base di Alamogordo ed invocato dall’USAf nel 1994 come responsabile del crash di Roswell [Vedi UFO n. 15].

Purtroppo gli anni passati hanno anche portato a smentire o ridimensionare diverse storie riportate nel libro: il resoconto del cine-operatore Nicholas Von Poppen (pagg. 133-136), le foto del marzianino di Wiesbaden (pagg. 144-145), la testimonianza di Gerald Light sull’UFO di Eisenhower (pagg. 163-168), peraltro relative ad episodi che col caso Roswell non avevano comunque a che fare.

Recensendo il libro di Moore, lo scrittore ed esperto aerospaziale americano James Oberg scriveva nel 1981 che il caso Roswell era di gran lunga la più convincente fra le storie di dischi volanti precipitati e asseritamente recuperati, e preconizzava: «Ne sentiremo parlare per parecchio». Non aveva torto.

e.r.

 


 

ULTIME NOTIZIE SUI RAPITI

 

Rapite dagli UFO

Karla Turner

Mediterranee, Roma 1996, 231 pagine

(Taken, USA 1994)

 

Incontri ravvicinati tra umani ed extraterrestri

Richard J. Boylan

Gruppo Futura, 1996, 239 pagine

(Close Extraterrestrial Encounters, USA 1994)

 

Attualmente, negli Stati Uniti, una frazione considerevole di testi etichettabili come ufologici riguarda il fenomeno delle cosiddette alien abduction (rapimenti alieni). Volumi come quelli della Turner o di Boylan sono ormai piuttosto diffusi nelle librerie degli ufologi americani e dei presunti "rapiti" da loro studiati. Leggerli rappresenta quindi un’ottima occasione per scoprire di cosa attualmente si stanno cibando i nostri colleghi oltre-Atlantico. I due testi sono strutturati in modo identico: introduzione - casistica di rapimenti (ogni capitolo dedicato a un caso diverso) - riflessioni conclusive. L’unica differenza stilistica riguarda la parte sulla casistica: mentre la Turner riassume le varie testimonianze, Boylan fa raccontare in prima persona agli stessi rapiti le loro storie. Naturalmente si tratta di una diversità solo apparente, poiché in entrambi i casi la mediazione dell’inquirente e il condizionamento prodotto dall’ambiente sociale sono elementi inscindibili dalla testimonianza del rapito.

Vi è un altro punto di contatto tra i due testi. Karla Turner analizza «otto casi di donne prelevate e studiate dagli alieni» (come recita il sottotitolo in copertina). Le loro testimonianze sono emerse come conseguenza della precedente opera della stessa autrice (Into the Fringe, non tradotto in italiano). Nelle prime cinque righe del primo capitolo del libro l’autrice ci ricorda che «come Pat, Beth ed Amy, anch’io sono stata rapita. Sono stata presa con la forza e controllata da entità non-umane. Quando raccontai la mia storia di incontri alieni in Into the Fringe, fui contattata da queste donne e da molte altre persone con esperienze simili, bisognose di aiuto e assistenza».

Nel libro di Boylan invece «uno psicologo americano analizza queste straordinarie esperienze». Naturalmente lo psicologo sarebbe lo stesso Boylan, presentato come "dottore in medicina, libero professionista, psicologo, consulente e ricercatore». Altrettanto naturalmente nel testo non si menziona del fatto che, più di un anno fa, Boylan è stato radiato dall’albo degli psicoterapeuti per aver fatto uso di tecniche regressive eticamente discutibili (come rivivere l’esperienza di rapimento insieme alle testimoni, nude e poste in una sorta di vasca da bagno). E, curiosamente, non viene detto in modo esplicito che "«il racconto del Dr. Rich», descritto nella parte casistica, riguarda lo stesso Boylan... lui stesso protagonista di casi di abduction.

Turner e Boylan fanno dunque parte di quella categoria, sempre più ampia, di ricercatori sui rapimenti che sarebbe stati loro stessi oggetti di rapimento, ovvero di studiosi del fenomeno che entrano a far parte del fenomeno stesso (altri esempi celebri sono quelli di Leo Sprinkle, Raymond Fowler e Whitley Strieber).

Cosa hanno da aggiungere i due autori a quanto già noto sul fenomeno abduction, che non siano semplicemente resoconti di testimonianze emerse sotto ipnosi? Non molto.

Tra i due, il libro della Turner è forse quello meno ipocrita, in forza di una minore pretesa di scientificità: lo scopo principale del libro - a detta della stessa autrice - «non è quello di offrire dati scientifici, o di convincere un pubblico incredulo che gli UFO e gli alieni esistono veramente. La gente da sé sta giungendo a questa consapevolezza, un po’ alla volta (...)". La Turner fa seguire alla propria casistica una «tabella comparativa delle esperienze delle otto donne». In questa vengono elencati, classificati e correlati 114 dati ricavati dai resoconti (su contatti, entità, esami, attività, comunicazioni, sfondo, effetti sul corpo, effetti esterni, effetti postumi e dati personali). Un grave limite di questo lavoro consiste nel carattere estremamente contenuto del campione: 8 casi, emersi nel modo descritto dalla Turner, non hanno alcuna rilevanza statistica. Qua e là spuntano però alcuni dati comunque di un certo interesse qualitativo.

Fra tutti il più significativo riguarda il fatto che «quattro di queste donne non si sono mai sottoposte a ipnosi regressiva e dunque riferiscono solo eventi che ricordano consapevolmente. Le altre quattro invece si sono sottoposte ad ipnosi». La Turner osserva che il primo gruppo ha elencato un minor numero di particolari «anche se non in modo troppo significativo. (...) Quasi tutti i particolari, da ciascun resoconto delle otto donne, derivano da ricordi preipnotici». Queste osservazioni si inseriscono nell’acceso dibattito sull’efficacia dell’ipnosi come strumento per il recupero di ricordi sepolti.

Recentemente il folklorista americano Thomas Bullard (cfr. il suo The Eye on Investigator) ha evidenziato su base statistica come l’effetto dell’ipnosi non sia tanto quello creare la testimonianza (la cui struttura non sembra dipendere dalle idiosincrasie dell’inquirente), quanto quello di arricchirla sotto il profilo dei particolari e dei dettagli. E l’ormai noto psichiatra americano John Mack (si veda Rapiti, Mondadori 1996) ha osservato che una fetta considerevole delle testimonianze da lui studiate viene alla luce senza uso di ipnosi, ma in seguito all’innesco di tutta una serie di ricordi da parte di uno stimolo visivo, uditivo, olfattivo o di altro genere.

La Turner riferisce poi che uno dei dettagli più comuni dello scenario della visita fisica «è quello che riguarda il volto di un alieno vicinissimo a quello della persona rapita». Sulla ripetuta presenza di questo elemento (denominato staring, sguardo fisso) aveva già posto l’accento l’ufologo David Jacobs (cfr. Secret Life).

Rimangono a livello aneddotico e non verificato tutti quei riferimenti ai presunti effetti fisici prodotti dai rapimenti (dalle cicatrici agli implants), mentre deve essere motivo di riflessione il fatto che tre delle otto testimoni hanno subito abusi sessuali nell’infanzia, che sei di esse hanno avuto problemi ginecologici e che tutte dichiarino di aver vissuto un qualche tipo di esperienza paranormale.

In sostanza, nonostante la Turner vorrebbe fare credere altrimenti, rimane privo di risposta il quesito posto da Gianfranco De Turris nella sua introduzione: «che [queste esperienze] siano soggettivamente reali non c’è il minimo dubbio, ma che cos’è oggettivamente accaduto ai protagonisti di questi rapimenti?».

Del libro di Boylan probabilmente vi è ben poco da salvare, una volta constatato che se un rapimento è avvenuto questo riguarda il senso critico dell’autore. E però meritevole di lettura la testimonianza del «Dr. Rich», comprendente, tra l’altro, il singolare avvistamento di un UFO camuffato da automobile!

Un esempio preso a caso, comune a entrambi gli autori, può dare la misura della solidità delle argomentazioni di Boylan: consideriamo l’affermazione secondo la quale molti rapiti hanno membri della famiglia che appartengono a organizzazioni militari o ai servizi segreti.

Su questo particolare punto la Turner mostra una certa prudenza: «se è vero che molte persone rapite hanno un membro della famiglia nell’esercito, lo stesso si può dire di quasi ogni altro americano, sicché questo non può essere un fattore significativo».

Boylan intravvede invece una diversa spiegazione: «i figli dei funzionari del controspionaggio, degli alti ufficiali dell’esercito e dei militari in posizione strategica possono essere stati contattati perché i loro genitori, che spesso non si sentono liberi di parlare con ricercatori civili, erano stati contattati a causa del loro coinvolgimento in operazioni che comportavano incontri formali tra gli extraterrestri e il governo, la copertura di notizie spionistiche sulla presenza di extraterrestri sulla Terra e il lavoro su veicoli spaziali ad alta tecnologia o su sistemi di armamento molto sofisticati.».

No comment.

A parte altre affermazioni, sempre di questo livello, il libro di Boylan contiene un esilarante capitolo sui «venti sintomi indicativi di incontri ravvicinati con ET». L’indizio numero 4 è «il fatto di pensare ripetutamente durante il giorno agli UFO, agli ET o agli incontri ravvicinati» e quello numero 5 è il "comportamento ossessivo riguardo agli UFO o agli extraterrestri, come ad esempio molte letture sull’argomento». Gli ufologi sono avvertiti! Per non parlare dell’indizio numero 6 «inspiegabile irritabilità o malumore in seguito ad un fatto anomalo»_ che potrei applicare a me stesso dopo la lettura di questo libro.

Nonostante le apparenze, per concludere, sarò clemente, è cercherò di riportare qui di seguito quello di buono che ho trovato nel volume di Boylan. Nel capitolo intitolato "In che modo gli incontri ravvicinati influenzano gli esseri umani" Boylan critica l’idea che la «sindrome da stress post-traumatico» sia necessariamente associata alle abduction. Si tratta di un’obiezione non nuova, sulla quale il dibattito è ancora aperto, e che quindi è giusto tenere in considerazione. Da questa e altre constatazioni Boylan ne deriva una concezione di rapimento come fenomeno positivo per la crescita interiore del percipiente (concezione simile a quella di Mack, Nyman e Sprinkle). Oppure sono tali constatazioni a discendere dalla concezione che Boylan ha di abduction?

Nel capitolo sui "Risultati delle ricerche sui contattati" (basati su un campione di 104 persone) emerge che il 91% dei testimoni ha avuto le proprie esperienze in camera da letto o in località lontana ed isolata. Questo dato ci suggerisce una riflessione che sembra sfuggire del tutto a Boylan: la differenza esistente tra fenomeno UFO (in senso classico) e fenomeno abduction. L’esperienza di rapimento sembra essere, molto di più della tipica esperienza UFO (ammesso che esista una "tipica" esperienza UFO), un fenomeno centrato sul testimone e nel quale l’ambiente esterno sembra essere solo marginalmente coinvolto.

Aspetto, questo, che in passato era già stato notato dall’ufologa inglese Jenny Randles, la quale osservava che «in media vi sono 2,56 testimoni per ogni avvistamento UFO - cifra, tra parentesi, non molto distante dal numero medio di testimoni di rapine in banca - ma solo 1,29 testimoni nei casi di abduction».

m. l.

 


 

DEDICATO AI NUOVI UFOLOGI

 

Annuario Nazionale UFO 1996-97

Autori vari

Diffusione Nazionale, Milano 1996, 158 pagine

 

Questo Annuario (di recente riproposto con il supplemento Project UFO su CD-Rom multimediale) è - a detta degli autori - destinato «agli ufologi della prossima generazione_».

Come preannunciato dalle varie pubblicità proposte con insistenza su riviste dell’insolito e dell’ufologia commerciale, cerca di rispondere a numerose domande che, in un’ottica tipica dell’ufologia credente e cospirazionista, sono di fatto delle vere e proprie affermazioni dicertezze, supportate da un’iconografia a dir poco penosa ed in ogni caso altamente discutibile.

Oltre a riesumare (anche qui riuscendoci senza non poche distorsioni) temi classici dell’ufologia (Kenneth Arnold, propulsione degli UFO, gli UFO nel passato, UFO e astronauti, ecc.) vengono sommariamente proposti argomenti tipici dell’attuale ufologia extraterrestrialista irrazionale: i cerchi nel grano; l’incidente di Roswell; gli UFO crash; i monumenti marziani; l’autopsia dell’alieno e relativo filmato; gli impianti di Derrel Sims; i contatti con razze aliene; l’Area 51; le mutilazioni animali; il cover-up; ecc.

Il panorama italiano - per fortuna succinto - recupera alcuni aspetti propri di una certa sub-cultura ufologica nostrana facenti parte di un folklore demenziale e, a nostro avviso, spesso volutamente menzognero: tracce dovute a «cottura da microonde»; inverosimili incontri con umanoidi volanti simili a tartarughe ninja; presunte «sostanze gelatinose» reperite nel 1983 sul luogo dell’atterraggio di Varzi (PV) e provocate dal passaggio di una «creatura»; il discutibile "caso Lonzi"; la foto di un presunto umanoide scattata a Fossano (CN) nell’agosto 1973 e della quale non viene propostea alcuna risultanza d’indagine; i «lucertoloni» del ferrarese_ e via di questo passo.

Dobbiamo rimarcare che per molti di questi episodi esistono altre fonti d’informazione spesso in grado di fornire delle letture diverse se non opposte dei singoli casi, come ad esempio per l’improbabile caso di abduction ai danni di una signora dell’hinterland milanese su cui il nostro Centro, nella persona del sottoscritto, ha a suo tempo condotto un’accurata indagine.

Conclude il tutto un’appendice dedicata alle "ragioni di un successo" dei telefilm X-Files.

Il lettore avveduto, con un minimo di senso critico (e che peraltro ha acquistato l’Annuario a scatola chiusa, pagandolo in contrassegno), si può rendere subito conto, ad una rapida scorsa, non solo di aver sprecato il proprio denaro, ma soprattutto di avere a che fare con quella realtà ufologica che ha da proporre pochi dubbi e troppe certezze. Essendo il fenomeno UFO (pag. 3) considerato «di portata mondiale che volenti o nolenti ha condizionato il modo di pensare di tutti», ne emerge una filosofia in cui è prioritario non tanto come se ne parli, ma che se ne parli.

Il milanese Marco Fornari (uno dei principali curatori di questo Annuario, insieme ad Alfredo Lissoni) scrive nell’introduzione: «Spesso si perde un po’ il lume della ragione e ci si dimentica che prima di giudicare il fenomeno quale che sia, è necessario conoscerlo». È lo stesso augurio e consiglio che rivolgiamo agli autori. Non è mai troppo tardi!

p. f.