WOW... ALLARME DALLO SPAZIO

 

Era una notte dell’agosto 1977. Jerry Ehman, professore di astronomia alla Franklin University, stava controllando alcuni tabulati originati dal computer collegato a Big Ear (Grande Orecchio): l’antenna dell’Ohio State University - più simile a un campo da football e che a un radiotelescopio - costruita negli anni ‘60 dal radioastronomo John Kraus al fine di completare la mappatura del cielo nella banda radio. L’interruzione dei finanziamenti per la mappatura aveva fatto sì che, a partire dal 1973 Big Ear diventasse il primo radiotelescopio utilizzato a tempo pieno per un progetto di ricerca di segnali extraterrestri.

I dati scorrevano monotoni sui tabulati quando, improvvisamente, Ehman urlò «Wow!». Cos’era accaduto? Ehman aveva rilevato la presenza di un segnale caratterizzato da numerosi segni di intelligenza.

Il segnale era captato alla frequenza di 21 centimetri (corrispondente alla transizione tra i livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di idrogeno); quella, per varie ragioni, solitamente utilizzata nei progetti di radioascolto. A nessuna trasmittente terrestre o satellitare è consentito utilizzare tale frequenza. Questo non costituisce, di per sé, prova sufficiente dell’origine extraterrestre di un segnale: altri segnali - apparentemente intelligenti - rilevati da Frank Drake nel 1960 nell’ambito del Progetto Ozma, erano in seguito risultati essere prodotti da rumore terrestre inseritosi nella banda radio protetta. Cosa aveva di speciale quello che sarà noto come segnale "Wow!"?

In primo luogo si trattava di un segnale molto intenso, circa trenta volte più del rumore di fondo. Era stato ricevuto attraverso solo uno dei cinquanta canali del ricevitore, dunque era un segnale a banda stretta, e aveva inoltre un aspetto artificiale. Il suo ritmo di passaggio attraverso il lobo del radiotelescopio mostrava che si muoveva con le stelle: era perciò un segnale extraterrestre, avente un moto assai dissimile da quello di un aeroplano o di un satellite. L’indizio più consistente di intelligenza è però il modo con cui il segnale si era acceso - o spento - mentre si trovava nel lobo dell’antenna.

Big Ear, tramite la sua strana forma, produce simultaneamente due lobi (e quindi due vedute del cielo, leggermente sfasate l’una dall’altra); dopodiché confronta automaticamente le due vedute per cancellare le interferenze terrestri. Tipicamente un oggetto celeste viene registrato due volte all’Ohio State, una per ciascun lobo. Questo particolare segnale appariva invece un’unica volta. Si era spento dopo essere apparso nel primo lobo. Oppure si era acceso poco prima che il secondo lobo intercettasse quell’area di cielo. In entrambi i casi il segnale era intermittente - come lo squillo di un telefono o il click-clack del codice Morse - e non un ronzio stazionario. Gli astronomi hanno spesso discusso della possibilità che i segnali extraterrestri siano transitori, come questo, piuttosto che continui.

Il segnale "Wow!" rimane notevole ancora ai nostri giorni. Come commenta Frank Drake, «tra tutti i segnali captati, è uno dei nostri migliori candidati di tutti i tempi ad essere un indizio a di intelligenza extraterrestre. Ma, come tutti gli altri candidati raccolti sono ad ora, non si è più ripetuto. Nessuno ha più udito il medesimo segnale all’Ohio State o altrove. Dobbiamo concludere che si è trattato o di un incidente fortuito piuttosto difficile da spiegare, oppure della cosa reale».

In relazione al segnale "Wow!" Drake ha elaborato alcune interessanti speculazioni che, pur essendo totalmente congetturali e non verificate, sono interessanti sotto il profilo della metodologia del radioascolto.

Egli ci dice in sostanza: supponete di essere una civiltà tecnologicamente avanzata che intende comunicare con altre civiltà del cosmo. Avrete di fronte a voi diverse possibilità. Potreste trasmettere continuamente in tutte le direzioni, tramite una singola antenna che illumini metà sfera celeste per volta - oppure l’intera sfera celeste, utilizzando un’altra antenna agli antipodi del pianeta. Così facendo chiunque guardi nella vostra direzione, alla frequenza corretta, e disponendo di strumentazione sufficientemente sensibile, sarà in grado di captare il vostro segnale. Il problema è che in questo modo si spenderà una quantità enorme di energia per creare un segnale debole, diffuso, e non rilevabile a grandi distanze.

Alternativamente potreste pensare di focalizzare la stessa quantità di energia in un fascio più ristretto. Così potrete illuminare il vostro obiettivo con un segnale un milione di volte più intenso, captabile a distanze assai più elevate. In questo modo, tuttavia, illuminerete solo un milionesimo della sfera celeste per volta. Perciò la probabilità che un’altra civiltà vi rilevi sarà al massimo di una su un milione...anche ammettendo che questa sappia in che direzione cercarvi!

Probabilmente la vostra migliore opzione sarà quella di trasmettere un fascio a ventaglio. Questo tipo di trasmissione fa sì che l’energia sia concentrata in un ristretto angolo solido di cielo, un po’ come il segnale di un faro. Con la rotazione del vostro pianeta, questo raggio spazzerà il cielo, illuminando buona parte della sfera celeste per un certo periodo di tempo ogni giorno. In questo modo, oltre ad avere un segnale intenso, potrete probabilmente illuminare l’intero universo. Tuttavia, a seconda della rotazione del vostro pianeta, ciascuna entità riceverà il vostro segnale forse per soli dieci minuti all’anno, o per dieci minuti al decennio. Drake congettura che «forse fu proprio un segnale di questo tipo a creare il ‘Wow!’ e i diversi altri candidati rilevati. Come vedete, questa strategia, pur essendo ottimale per il trasmettitore, rende il lavoro dell’ascoltatore alquanto difficile».

p. l.

Fonti

Frank Drake e Dava Sobel, Is Anyone Out There?, Delacorte Press, New York 1992.