Meteore contro alieni

I bolidi del 1997: INCOMPETENZA DEGLI PSEUDO-UFOLOGI, SUPERFICIALITÀ DEGLI SCIENZIATI

PAOLO TOSELLI

Il 1997, anno del cinquantennale, si è aperto veramente all’insegna degli UFO: la sera del 6 gennaio, poco dopo le 18.20, si è registrata una serie di segnalazioni provenienti inizialmente dalla sola zona del litorale romano, ma che ben presto si sono arricchite di avvistamenti da varie località della penisola. Secondo le prime descrizioni, uno o più corpi luminosi avrebbero solcato da est a ovest il cielo di una vasta area dell’Italia centrale. Gli avvistamenti che hanno avuto maggiore risonanza sono stati quelli all’aeroporto romano di Fiumicino, da parte di personale di terra, dalla torre di controllo e dal pilota di un volo Alitalia che stava per decollare. Tutti hanno osservato il rapidissimo passaggio con traiettoria discendente di un globo verdastro seguito da una breve scia luccicante, durato pochi secondi.

Secondo alcuni testimoni non meglio identificati, al passaggio dell’oggetto le luci di una pista dell’aeroporto si sarebbero spente e poi riaccese. Secondo altri l’oggetto si sarebbe spegnersi sopra i boschi di Fregene. Altre segnalazioni, con le medesime caratteristiche, sono immediatamente pervenute da varie zone del Lazio, delle Marche e dell’Emilia, alle quali si sono aggiunte nei giorni seguenti numerose altre testimonianze provenienti dall’Umbria, dalla Romagna, dalla Lombardia e dal Trentino Alto Adige.

 

L’UFO DELLA BEFANA

Al di là delle più o meno strampalate spiegazioni avanzate un po’ da chiunque, è risultata immediatamente evidente, in base alle descrizioni testimoniali, la possibile identificazione con un fenomeno meteorico. Si è comunque trattato di una serie complessa di segnalazioni sulle quali la struttura locale del CISU ha lavorato a lungo per dare risposta ad ogni singolo avvistamento. Ed ora finalmente rendiamo pubblici i risultati delle nostre indagini che smentiscono le ipotesi più fantasiose, ma modificano anche alcune ricostruzioni “ufficiali” forse pubblicate con troppa fretta.

Iniziamo con la grande enfasi profusa dai mass media nel trattare l’episodio. E’ proprio vero che ancor oggi è valido il detto Roma caput mundi. Probabilmente se tutto avesse avuto come epicentro mediatico altra zona d’Italia i fatti non avrebbero avuto un simile riscontro. Ad esempio, un evento similare, anche se successivamente ridimensionato, si è verificato a Potenza Picena, in provincia di Macerata, pochi mesi dopo - la notte del 7 maggio. Pur facendo scattare l’allarme alla base aerea di Martina Franca e la mobilitazione di Vigili del Fuoco, Carabinieri ed esercito, la vicenda non ha ottenuto alcuna menzione sui media nazionali.

Invece, la presenza massiccia in televisione e sui quotidiani dell’“UFO della Befana”, come venne subito pittorescamente battezzato il fenomeno, ha scatenato la fantasia di quanti, pur di commentare per primi gli eventi, si sono sentiti legittimati ad avanzare le ipotesi più inadeguate. Dal bengala al razzo, dal “raggio laser” (di quelli che si usano nelle discoteche) alle manovre militari, dal fuoco d’artificio al fenomeno ottico, di cui si sono fatti carico testimoni, piloti, giornalisti e sedicenti esperti, per non parlare delle frange folkloristiche dell’ufologia nostrana che non hanno esitato a parlare di astronavi extraterrestri e segni di fine millennio.

Tutto questo bailamme ha causato interventi e veri e presunti coinvolgimenti da parte delle stesse istutuzioni. In seguito infatti all’osservazione effettuata dal personale dell’aeroporto romano e dall’equipaggio di un aereo civile, sono state inviate squadre dei Vigili del Fuoco a verificare se nella pineta di Fregene fosse veramente caduto qualcosa, naturalmente con esiti negativi.

Sul fronte politico, i parlamentari Verdi, Mauro Paissan e Massimo Scalia hanno addirittura presentato il 13 gennaio un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Difesa affinché il governo chiarisse «nei limiti delle proprie conoscenze, quanto avvenuto dal 6 gennaio in poi nei pressi della capitale ma anche in Toscana, Umbria, Marche e Puglia».

In effetti, le preoccupazioni dei due deputati risiedevano, piuttosto che in ipotetiche minacce extraterrestri - come qualcuno ha voluto interpretare -, nel pericolo di eventuali incidenti aerei, sottostanti alla premessa che «il misterioso oggetto volante potrebbe anche essere l’effetto di sperimentazioni o esercitazioni militari segrete».

Di tutt’altra opinione Salvatore Marcelletti, generale dell’aeronautica a riposo e all’epoca presidente del Centro Ufologico Nazionale (CUN), che dalle pagine del mensile dell’insolito Oltre la conoscenza sentenziava: «Io ho volato per quarant’anni e in base a tutto ciò che ho sinora visto in cielo posso dire che abbiamo avuto a che fare con un oggetto che non era sicuramente terrestre. La colorazione verde non è attribuibile ad un rientro satellitare o a un meteorite».

Tale asserzione non fa altro che dimostrare l’ignoranza di certi personaggi nei confronti di fenomeni ben noti alla scienza. A parte il fatto che l’informazione relativa alla percezione di un colore - correlata inoltre alla breve durata del fenomeno - è fortemente soggettiva, se facciamo riferimento al catalogo dei bolidi osservati in Italia, il Firecat, nell’edizione del 1987, curata da R. Balestrieri e F. Fontanelli, su un totale di 782 osservazioni relative a 641 bolidi, ovvero meteore molto luminose, il colore verde è stato riferito nel 10% dei casi, una frequenza non disdegnabile quindi anche se parecchio inferiore al bianco, di gran lunga il più descritto col 30%, e al giallo (20%). E’ inoltre da rilevare anche la possibilità di confusione tra classi cromatiche vicine quali il verde e il blu/azzurro (riportato nel 15% dei casi), specie considerando il fatto che lo stesso bolide può presentare colorazioni diversi nel tempo ed anche nello stesso istante, tra parti diverse (nucleo, alone, scia, scintille, e così via).

Dello stesso tenore, forse per mantenere fede al titolo dell’articolo, “Roma, arrivano gli alieni”, e ai roboanti sottotitoli, “A Roma gli aeroporti vanno in tilt” e “I militari si allertano”, sono anche le altre affermazioni contenute nella suddetta rivista. Amos Migliavacca, collaboratore del CUN e sedicente esperto aeronautico, afferma: «Alcune testimonianze dimostrano in maniera incontrovertibile che l’oggetto avvistato a Fiumicino non poteva essere né un razzo segnaletico né un meteorite visto che ha inseguito due macchine in due località geograficamente molto distanti».

A parte l’errore commesso nel parlare di meteorite, in quanto con tale termine si indica solamente al frammento che viene recuperato al suolo, in realtà i casi cui viene fatto riferimento riguardano orari e fenomeni completamente diversi. Il primo, accaduto a Brescia alle 19.15, riguarda una donna che ha osservato per diversi minuti un «oggetto grande come la luna composto da una fila di luci rosse e bianche disposte a semicerchio», mentre il secondo, occorso alle due di notte (di che giorno?) a Pavia di Udine, riguarda un fascio di luce che avrebbe inseguito per alcuni minuti un’automobilista. Cosa abbiano a che fare i due casi (per orari, località, descrizioni e durate difformi) col bolide verde non ci viene naturalmente spiegato.

Altre dichiarazioni quantomeno fuori luogo sono quelle di Giorgio Pattera, secondo cui la durata dell’evento stimata in 3-4 secondi è «un po’ eccessiva per un fenomeno meteorico che si esaurisce di norma in meno di un secondo». Ebbene, nel catalogo Firecat sopra citato il 20% dei casi cha una durata di 3 secondi e il 27% dai 4 ai 30 secondi. Forse il rappresentante parmense del CUN fa confusione tra bolidi e stelle cadenti. Ma le incongruenze non si fermano qui. Come elemento contrario all’ipotesi meteorica segnala addirittura l’assenza di eco radar, come se tutti i meteoroidi venissero regolarmente intercettati dai comuni radar. E’ in verità raro, anzi rarissimo, che ciò accada, e comunque difficilmente con i radar utilizzati per la gestione del traffico aereo.

Sensazionali anche le affermazioni di Roberto Pinotti che, sull’organo ufficiale del CUN, Notiziario UFO da lui diretto, asserisce: «Un bolide verde smeraldo dalla corta coda conica ha attraversato l’aerovia e ha stazionato sull’aeroporto di Fiumicino, creando una serie di problemi alle strumentazioni di bordo di alcuni aerei e all’illuminazione di alcune strutture aeroportuali». E oltre a ipotizzare il passaggio di un oggetto artificiale continua: «parlando con personale militare di stanza a Roma, alla domanda se gli oggetti erano stati rilevati o meno dai radar militari, abbiamo ricevuto risposte affermative». Peccato che si tratti di semplici voci non confermate da alcun testimone diretto né suffragate da qualche riscontro probatorio e pertanto da considerare come pure illazioni.

 

IL MISTERO AD OGNI COSTO

Considerazioni analoghe possono alle precedenti essere espresse nei confronti del comunicato stampa rilanciato dall’agenzia ADN Kronos il 20 gennaio, in cui l’ufologo pordenonese Antonio Chiumiento, consulente scientifico del CUN, dichiara che la sera del 6 gennaio «in un certo momento, l’oggetto volante di presunta origine extraterrestre, da una velocità quasi nulla, ha avuto un’accelerazione di circa 27.000 chilometri all’ora in pochissimi secondi». Chiumiento sostiene di aver avuto l’informazione «da fonti militari attendibili» e che «esistono dei tracciati rilevati da apparecchiature radar di installazioni militari della zona», ovvero il litorale romano.

Affermazioni sensazionali anche quelle di Chiumiento, ma quali sono le sue non meglio identificate fonti militari attendibili? A distanza di otto mesi qualche chiarimento arriva grazie ad un articolo a firma di Pier Luigi Sani pubblicato sul Giornale dei Misteri. Su richiesta di quest’ultimo, Chiumiento precisa quanto segue. «La mia fonte informativa iniziale è oltremodo attendibile: un ispettore capo di Polizia di una questura del Friuli-Venezia Giulia. Mi ha contattato per telefono e poi ci siamo incontrati in occasione di una mia conferenza sugli UFO presso la sede di Alleanza Nazionale di Monfalcone. In quella occasione mi ha fatto parlare con un suo collega della Polizia di Stato che si trova all’aeroporto di Fiumicino, che, a sua volta mi ha messo in contatto con un ‘X’ dell’Aeronautica Militare. Conclusione: esistono dei tracciati radar etichettati ‘top secret’ che dimostrano che l’oggetto in questione, nei pressi della pineta di Fregene (sulla verticale circa di questa località) da una velocità quasi nulla ha subito un’accelerazione di circa 27.000 chilometri all’ora. E ciò in pochi secondi!»

E prosegue: «Qualunque ricercatore serio può venire a trovarmi ed io gli farò conoscere l’ispettore capo di Polizia in questione». Battuta che ricorda una vecchia storiella americana che dice pressappoco così: «Ieri il mio gatto è caduto in strada dal 37° piano, senza farsi neanche un graffio: se non ci credete, vi porto a far vedere il gatto».

Senza dubitare della buona fede di Chiumiento, mi sembra molto significativo a tal proposito un commento tecnico a caldo del nostro consulente Goffredo Pierpaoli: «Non è chiaro come si possa credere (o far credere) che radar utilizzati per intercettare superfici riflettenti grandi come aerei e lavoranti su determinate frequenze anche per seguire la traiettoria di un velivolo in genere lento, possano avere catturato un oggetto in rapidissima accelerazione da zero a 27.000 km/h. Non conosciamo inoltre le caratteristiche tecniche del radar in questione, né quanto spazio in quei pochi secondi avrebbe percorso l’UFO e a che distanza fosse! Insomma, giocando con l’ambiguità e la mancanza di dati, si può dir niente e soprattutto tutto».

A fugare ogni residuo dubbio è comunque lo stesso Stato Maggiore dell’Aeronautica militare italiana che, dietro nostra richiesta, ci ha formalmente smentito per iscritto che i radar militari, in particolare quello di Pratica di Mare, abbiano rilevato il passaggio o la presenza del fenomeno luminoso osservato nel pomeriggio del 6 gennaio. Ad analoghe conclusioni è pervenuto l’ENAV (Eente Civile Nazionale di Assistenza al Volo), che non ha neppure attivato le procedure previste nei casi di potenziale pericolo per la navigazione aerea.

A questo punto ci attendiamo che quanti sostengono il contrario forniscano agli studiosi dei dati concreti, che consentano un serio approfondimento, senza trincerarsi dietro l’alibi della congiura del silenzio, di cui altrimenti verrebbero a fare attivamente parte.

Considerazioni a parte meritano poi un paio di testimonianze particolari, che secondo alcuni dimostrerebbero una sorta di mimetismo attuato dal fenomeno UFO, altrimenti detto “parassitaggio”, che viene tirato in ballo ogni rientro atmosferico o passaggio di meteora che interessa vaste aree geografiche. Gli UFO utilizzerebbero cioè questi eventi per mascherarsi e operare in incognito.

In questo contesto si potrebbe inserire l’esperienza dell’attore romano Maurizio V. che, secondo quanto riferito dalla stampa, trovandosi intorno alle 18.20 in auto da solo sulla strada che unisce Fregene all’Aurelia, all’apparire della sfera verde avrebbe constatato l’improvviso spegnimento dell’autoradio e del motore della sua vettura. L’attore avrebbe cercato di chiamare con il cellulare GSM, ma anche questo non funzionava. Una mezz’ora dopo tutto sarebbe tornato normale. A parte che in una successiva puntata della trasmissione Fatti e misfatti su Italia Uno il testimone non ha minimamente accennato ai problemi dell’autoradio e ha ridotto il tempo del black-out a circa un quarto d’ora, i fenomeni descritti - sempre che siano accaduti nei termini sopra menzionati - non possono avere alcun relazione col fenomeno in oggetto che, come vedremo tra breve, si trovava in tutt’altra zona.

Pittoresco invece il racconto dello scultore di origine austriaca Upert U., che avrebbe rinvenuto due strane impronte a forma di zampe di rana e grandi 30 centimetri, nei pressi dell’attracco della sua barca proprio la sera del 6 gennaio. Nella puntata del 23 marzo ’97 sempre di Fatti e misfatti intitolata “Il rettile extragalattico”, il teste - presentato dallo stesso conduttore Cesare Medail come uno «strano personaggio che vive nei pressi del canale di Fiumicino in un barcone», aggiunge nuovi sconcertanti particolari alla sua storia. Oltre alle impronte a tre dita, gli sarebbe apparsa anche dal nulla una figura, una sorta di rettile umano, altri cinque esseri, più distanti, lo avrebbero accompagna. Poi, tutti assieme, si sarebbero come dissolti.

Che dire poi delle affermazioni dell’ufologo/contattista romano Eufemio Del Buono al Maurizio Costanzo Show del 16 aprile 1997 che un attimo prima del passaggio dell’UFO della Befana, sarebbe stato avvisato nientemeno che da Loro di alzare gli occhi al cielo con una chiamata al suo cellulare! Ma come, i cellulari non avevano smesso di funzionare?

Invece che di presunto mimetismo dovremmo parlare piuttosto di code di gaussiana, fenomeno noto nella scienza sperimentale a proposito dell’inevitabile fluttuazione nella misura delle grandezze fisiche e della sua rappresentazione attraverso una curva probabilistica a forma di campana rovesciata che concentra il maggior numero di dati intorno ad un valore medio. Al contrario degli scienziati che considerano significativi i valori centrali, ossia quelli a più alta probabilità, alcuni sedicenti ufologi commetto l’errore di concentrarsi solo sulle code della gaussiana dimenticandosi del resto della curva, ovvero di tutte le altre numerose testimonianze che concordano tra di loro e che possono concorrere alla corretta interpretazione dello fenomeno osservato.

 

ALLA RICERCA DELLA TRAIETTORIA

Chi continua inoltre a riferirsi al fenomeno in questione come all’“Ufo di Fiumicino” ignora o finge di ignorare - il che sarebbe più grave - che le osservazioni non si sono limitate al litorale romano, ma hanno interessato, intorno alle ore 18.22 locali, una vasta area geografica comprendente le provincie di Bolzano, Trento, Brescia, Bologna, Forlì, Ferrara, Lucca, Pesaro, Terni, Perugia, Ancona, Macerata, Viterbo e Roma. In totale sono 40 i casi riferiti a singole località o testimoni indipendenti raccolti dal CISU.

Tuttavia, a causa della diffusa presenza di nubi in quel momento sull’Italia, come dimostra la ripresa alle ore 18 (ovvero circa 20 minuti prima del fenomeno) effettuata dal satellite Meteosat, alcune zone sono state privilegiate da momentanee localizzate schiarite mentre in altre l’osservazione del fenomeno è stata completamente impedita. Ciò ha anche contribuito a rendere, in alcuni casi, disomogenee le descrizioni effettuate dai testimoni, in particolare per quanto riguarda la traiettoria. Arresto improvvisi o apparenti cambi di traiettoria dovuti al passaggio tra zone di cielo quasi sereno e altre coperte da nubi più o meno dense, hanno fatto sospettare la concomitanza di più eventi, possibilità comunque scartata da un’analisi più approfondita dei dati a disposizione.

Le zone con maggior concentrazione di testimonianze sono i dintorni di Roma, il triangolo Perugia-Ancona-Macerata, la regione del bolognese e il Trentino Alto Adige.

Tra le altre, è importante sia per l’indicazione della traiettoria e sia per dimostrare che nulla è in realtà transitato da Fregene, è la testimonianza raccolta in loco dal rappresentante CISU Massimo Valloscuro, e confermata da una lettera inoltrataci dalla Polizia di Stato, di due agenti Polfer della stazione di Orvieto, in provincia di Terni. Costoro, assieme ad altre persone in attesa del treno 2315 Firenze-Roma, hanno notato l’oggetto, descritto come «qualcosa di indecifrabile di forma circolare di colore verde fluorescente, contornato da una luce violacea», attraversare in pochi attimi la vallata alle spalle della stazione ferroviaria, ovvero da Todi verso nord. Il fenomeno era ben visibile, malgrado una leggera foschia e la presenza di nuvole basse che l’oggetto ha attraversato nel suo percorso.

Significativa la considerazione dell’ispettore capo che firma la lettera: «E’ stato naturale collegare l’avvistamento con gli altri, per la risonanza che ha avuto la questione a livello nazionale sui mass-media, anche se in un primo momento si era pensato a una meteora».

Queste informazioni, assieme alla osservazione effettuata a Calcinelli, in provincia di Pesaro, di un raggio verde trasformatosi in una palla apparsa quasi allo zenith e alle testimonianze raccolte nei dintorni di Bologna riferite a un bagliore seguito da un rumore simile a un boato, nonché alle rilevazioni delle stazioni sismologiche, fanno ritenere che il bolide abbia seguito la direttiva Pesaro-Bologna e pertanto SE-NW.

Anche le testimonianze da noi raccolte di automobilisti che si trovavano sul Grande Raccordo Anulare di Roma indicano come punto di inizio dell’osservazione una zona di cielo in direzione nord-est, tant’è che uno di questi, in transito tra la Tiburtina e la Nomentana, ha sottolineato l’incongruenza che «la cosa» avesse potuto cadere a Fregene, in quanto si trovava decisamente più ad est.

In effetti, anche tutte le testimonianze provenienti, ad esempio, dalla zona di Bologna riferiscono di un grande bagliore osservatore tra le nubi in direzione nord-est a cui è seguito un rumore sordo, tipo boato cupo, o tuoni in lontananza (brontolii).

Ciò, correlato alla registrazioni sismiche effettuate dalle stazioni di Fiorile d’Albero e Pontisette della rete della Protezione Civile di Ferrara e dalla stazione di Sant’Agata del Mugello (FI) dell’Istituto Geofisico Toscano e riferite alle ore 18.24 e 18.25 - con un ritardo dai due ai tre minuti dell’onda sonora rispetto all’esplosione luminosa - conduce a considerare il termine della corsa del bolide proprio nei pressi di Bologna. Di fatto, i fenomeni sonori connessi a questo genere di eventi si generano quando il corpo cosmico raggiunge gli strati più bassi, poco prima del punto di arresto, dove la compressione dell’aria genera un’onda di pressione che produce il rumore e non di rado fa tremare i vetri delle finestre.

Le precedenti considerazioni contrastano con le conclusioni inerenti la rotta e la provenienza del meteoroide avanzate da Giordano Cevolani, ricercatore del FISBAT-CNR di Bologna, sulle pagine del mensile L’Astronomia (luglio e dicembre 1997). Secondo lo studioso, che tuttavia ipotizziamo non abbia avuto modo di verificare attentamente le testimonianze oculari, il bolide - identificato erroneamente come appartenente allo sciame delle Quadrantidi - avrebbe percorso una traiettoria dal Trentino a Fregene, e pertanto da NNW a SSE, con un frammento esploso nel cielo di Bologna.

Un nuovo elemento, giunto a nostra conoscenza di recente grazie alla preziosa collaborazione dell’astrofilo Alberto Latini di Como, conferma da un lato l’errore commesso dal ricercatore bolognese e dall’altro la natura meteorica dell’oggetto in questione. Il passaggio del bolide è stato infatti immortalato in una foto scattata quella sera da una stazione di rilevamento della European Network tedesca. La stazione, contrassegnata con la sigla E.N. 88 e dotata di una all-sky camera per la fotografia della volta celeste a 360°, è posta in località Wendelstein, sul confine tra la Germania e l’Austria. Grazie alla sua quota (1.838 metri s.l.m. - è la stazione più alta della E.N.) è stato superato l’impedimento visuale delle Alpi. Nella foto il bolide si presenta come una breve traccia molto vicina all’orizzonte sud, ed è evidente che non proviene da nord, bensì da est. Secondo le misure effettuate da Latini, l’oggetto ha quindi attraversato il meridiano locale (N180°E) con un moto apparente blandamente in discesa.

In conclusione, sia le numerose testimonianze raccolte dal CISU, seppur non riferite da astrofili, sia le segnalazioni sismiche, sia quest’ultimo importante riscontro, di alto valore scientifico, concordano con una traiettoria sudest - nordovest. Le indagini di Alberto Latini - ancora in corso - condurranno a breve ad una triangolazione che stabilirà con maggior precisione l’effettivo tragitto del meteoroide, grazie anche alla collaborazione da noi prestatagli.

 

SIGNORI, SI REPLICA

Ma eventi di tale portata non sono poi così rari. A distanza di otto mesi esatti, per una fortunata combinazione di giorno, ora e condizioni meteorologiche - una serata serena e particolarmente calda - sono stati probabilmente migliaia le persone che hanno osservato su gran parte dell’Italia centro-settentrionale l’oggetto luminoso transitato sulla nostra penisola circa 27 minuti dopo la mezzanotte tra sabato 6 e domenica 7 settembre 1997.

Anche in questa occasione, la descrizione base è quella tipica di un bolide: un corpo principale seguito da scia gialla/verde/arancione che ha prodotto un paio di lampi che hanno illuminato a giorno il cielo e il paesaggio circostante, trasformandosi nell’arco di pochi secondi in una colonna di luce di color bianco-bluastro, che è poi scomparsa nuovamente nel buio della notte. Non mancano, come sempre in questi casi, descrizioni in parte diverse circa il colore e la posizione dell’oggetto.

In varie località, distanti fra loro centinaia di chilometri, i testimoni hanno avuto l’impressione che l’oggetto fosse caduto poco distante. Chi si trovava a nord l’ha osservato basso sull’orizzonte meridionale, mentre alla latitudine della Toscana i testimoni se lo sono visti passare quasi sulla verticale.

Sono stati anche segnalati disturbi di apparente natura elettromagnetica (fulminazione di lampadine, arresti di elettrodomestici, caduta di comunicazioni telefoniche radiomobili), mentre nulla sarebbe stato rilevato dai radar e dai sismografi. Esiste almeno una chiara ripresa filmata, effettuata in Umbria da un gruppo di redattori della rivista UFO Contact che si trovavano casualmente in osservazione del cielo.

Il Centro Italiano Studi Ufologici, in collaborazione con gli astrofili (alcuni dei quali hanno anche osservato l’evento), ha lanciato vari appelli ai testimoni raccogliendo oltre ottanta testimonianze provenienti da Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna, Abruzzi, parte del Lazio, della Liguria e della Lombardia. Contrariamente a quanto verificatosi per il caso del 6 gennaio, i media nazionali non hanno pressoché riferito del-l’evento, mentre ampio spazio gli è stato dato solo nelle cronache locali, in particolare della Toscana e Umbria.

Il comandante della stazione dei Carabinieri di Grassina, paese della cintura sud di Firenze, sarebbe stato il primo a dare l’allarme. Mentre assieme a un altro milite stava parlando con quattro ragazzi davanti al localecircolo Acli, la zona si è illuminata improvvisamente a giorno. Alzando lo sguardo i sei hanno notato una lunga scia bianca preceduta da un globo di luce che correva da sud verso nord. Il maresciallo ha valutato in 4-5 secondi il tempo dello straordinario evento. Mentre avvisava il centro operativo dell’Arma, secondo quanto riferito dai giornali ma non confermato da altre fonti, avrebbe constatato un continuo disturbo, come un fruscio, sul suo telefono cellulare.

Secondo invece la testimonianza - raccolta per il CISU da Massimiliano Grandi - del signor Remo P., che ha osservato il fenomeno dalla riva est del lago Trasimeno, in località Monte del Lago, comune di Magione (PG), dapprima è comparsa una «palla» illuminata molto bassa sull’orizzonte. Dalla palla, descritta anche come un fungo, sarebbe partita una «saetta», di colore bianco che in un battibaleno sarebbe sparita in lontananza. La saetta avrebbe emesso una luce fortissima permettendo al testimone di distinguere anche alcune piccole scritte su di un cartello a 20 metri di distanza.

Il fenomeno si sarebbe svolto in silenzio, anche se un attimo prima del suo inizio, il signor Remo percepì un rumore siimle a quello di un aspiratore. Il teste si è voltò pensando che potesse provenire dal suo locale, un ristorante, e effettivamente il rumore venne seguito da forti tremiti che avrebbero interessato le sue celle frigorifere, che però non hanno dispositivi in grado di mantenere memoria di eventuali guasti. Un attimo dopo l’inizio di questi tremiti si è svolto il fenomeno e, dopo la sua rapidissima conclusione, ci sono voluti altri cinque minuti perché le celle frigorifere tornassero alla normalità. l’uomo ha anche riferito che la mattina dopo trovò tre lampade al quarzo, che erano rimaste spente durante quella notte, e che erano state da poco sostituite, fulminate. Purtroppo, senza curarsene, le buttò via.

A Umbertide, nei pressi di Città di Castello (PG) sarebbe stato registrato un altro tipo di interferenza. Secondo alcune fonti giornalistiche vari allarmi sarebbero scattati in seguito al boato che avrebbe seguito la comparsa del fenomeno luminoso. Tuttavia, le testimonianze riferite a tali disturbi, se non suffragate da prove documentarie, hanno un valore aneddotico e comunque potrebbero non avere alcuna relazione col fenomeno in discussione.

 

Le Meteore, queste sconosciute

Diversa considerazione meritano invece i resoconti - una decina - inerenti la percezione di suoni, quali fruscii, contemporanei all’osservazione visuale. La comunità scientifica sin dal 1700 si è dovuta confrontare con le descrizioni rese da alcuni testimoni di rientri meteorici particolarmente spettacolari, in relazione all’ascolto di questi strani suoni: borbottii, scoppi, fischi. Non è raro che un bolide generi suoni di solito percepiti dopo un tempo più o meno lungo dalla manifestazione visiva, ma percepire i due effetti (visivo e auditivo) assieme è altamente anomalo in quanto le due velocità di propagazione - della luce e del suono - non sono rapportabili fra loro.

All’inizio del nostro secolo la questione era ancora molto dibattuta tra chi sosteneva la realtà di questo fenomeno (non riuscendo però a darne un’adeguata spiegazione scientifica) e chi liquidava il tutto come un effetto psicologico dell’osservatore. Bisognerà attendere la fine degli anni ‘70 per veder spiegato questo problema grazie al contributo del ricercatore australiano Colin S.L. Keay. Nonostante la comunità scientifica non abbia espresso un parere definitivo, si è ormai giunti a considerare sotto il termine di elettrofonia quel fenomeno fisico in cui tramite determinati oggetti (per forma, dimensione e composizione) si attua una conversione diretta di onde elettromagnetiche emesse da bolidi particolarmente luminosi nel campo delle ELF/VLF (Extremely Low Frequency/Very Low Frequency) in onde sonore. Sottoponendo vari oggetti fra cui capelli, occhiali, arbusti a determinate intensità di campo elettromagnetico compreso tra 1 Hz e 100 Khz, Keay dimostrò che questi emanavano suoni paragonabili a quelli descritti nei resoconti testimoniali.

Grazie a questo fenomeno possono forse essere interpretate le incongruenze tra testimoni che dallo stesso luogo percepiscono i suoni anomali e altri che non ne fanno menzione. Con molta probabilità quelli che li hanno percepiti si trovavano in prossimità di alberi o arbusti, oppure indossavano occhiali o altri oggetti che si sono comportati da trasduttori.

Numerosi testimoni hanno avuto l’impressione che la corsa dell’oggetto fosse terminata a poche centinaia di metri da loro. Ad esempio un senese ha riferito di aver sentito una botta fortissima appena 10 secondi dopo l’avvistamento e si è detto convinto che l’oggetto fosse caduto vicino a dove si trovava, più o meno tra San Piero e Bossi. Un gruppo di ragazzini, a Rimini, ha raccontato di aver visto cadere in una vigna un altro pezzo del meteorite. Particolare non suffragato da eventuali ritrovamenti. Un agricoltore di Castelplanio, in provincia di Ancona, era sicuro fosse precipitato nei campi vicini. Secondo Fiorella B. abitante ad Ameglia, La Spezia, testimone anche lei dell’evento, la mattina dopo il campo di erba medica nei pressi della sua casa, che era stato tagliato una decina di giorni prima, avrebbe presentato strani segni, strisce e striature, come piccole bruciature sparse.

L’accostamento delle tracce col passaggio del globo luminoso è tuttavia gratuito in quanto quest’ultimo, sia per la descrizione che per l’orario, può essere tranquillamente ricondotto all’evento meteorico di cui sopra. Inoltre, essendo questi testimoni distanti tra loro anche centinaia di chilometri ed avendo avuto tutti l’impressione di una caduta ravvicinata è inevitabile concludere che si sia trattato, come spesso accade in questi casi, di una comune illusione ottica e di un errore di interpretazione percettiva.

Del tutto inconsistenti sono anche le notizie pubblicate su alcuni quotidiani - che se ne sono serviti per archiviare il caso - del ritrovamento di frammenti. La pietra lunga cinque centimetri, larga tre, con una colorazione antracite da una parte, giallo ocra con venature rossastre e verdi dall’altra, ritrovata casualmente in un frutteto a Calci, in provincia di Pisa non ha nulla a che fare con una meteorite. Secondo La Nazione del 9 settembre, un cameraman di Telemaremma, Antonio Anselmi, avrebbe rinvenuto nel cortile della scuola materna di Cinigiano, in provincia di Grosseto, dei misteriosi sassolini profumati di zolfo. Li avrebbero sentiti cadere in un cespuglio due signore dopo che sabato notte avevano osservato il passaggio della scia luminosa. In realtà, in seguito a verifica, è emerso che la notizia è stata montata da alcuni giornalisti che raspando hanno raccolto qualche sasso e pezzi di asfalto: le testimoni hanno smentito di aver ritrovato detriti.

Sedicenti ufologi hanno poi farneticato al riguardo di ipotetici tunnel spazio-temporali per spiegare lo sconcertante bagliore luminoso. È utile ricordare che la luminosità di questi fenomeni non è prodotta per combustione. Durante la penetrazione nell’atmosfera, la superficie del corpo viene surriscaldata ed evapora, emettendo degli atomi che collidono con quelli dell’aria circostante ad una velocità almeno pari a quella del bolide (tra gli 11 e i 72 km/s, cioè tra i 40.000 e i 20.000 km/h) eccitandoli e ionizzandoli (e viceversa, venendo eccitati e ionizzati). L’emissione luminosa che ne deriva proviene quindi da una regione molto più grande del frammento solido - incrementata nel caso di frammentazione - ed è questo che rende il fenomeno altamente spettacolare.

 

ANCHE GLI ASTRONOMI SBAGLIANO!

Tentando quindi di ricostruire il fenomeno del 7 settembre, si può asserire che si è trattato di un bolide molto luminoso che ha sorvolato parte dell’Italia spostandosi da SE a NW, seguendo un tragitto da Spoleto verso Arezzo. La sua durata massima si può stimare in cinque secondi, considerando che nella videoripresa effettuata da Spoleto l’oggetto appare inquadrato all’inizio del suo tragitto per circa 3 secondi e mezzo, dopodiché scompare dal campo visivo della macchina. La sua magnitudine visuale è aumentata da -9 a -14 (superiore quindi alla luna piena) per poi diminuire fino allo spegnimento.

Anche in questo caso dobbiamo purtroppo constatare che le ricostruzioni del fenomeno effettuate da esperti del settore non sono del tutto corrette a causa di aggiustamenti operati su alcuni dati e del limitato numero di testimonianze prese in considerazione. Ad esempio, sia la traiettoria proposta da Giordano Cevolani che quella ricostruita da Francesco Vitale, astrofilo dell’UAI, sulle pagine di Coelum e de L’Astronomia presentano evidenti lacune. D’accordo per un tragitto da sud-est a nord-ovest, ma il fenomeno è transitato, anche secondo le ricerche di Alberto Latini, più ad est, perlomeno per quanto riguarda la parte terminale. Più corretta l’identificazione proposta da Vitale secondo cui il meteoroide sarebbe appartenuto allo sciame delle Piscidi, visibile dal 31 agosto al 30 ottobre con un primo massimo l’11 settembre. In effetti il radiante di provenienza del bolide (il punto, che per effetto prospettico, indica l’ingresso in atmosfera) corrisponde con quello appartenente a tale sciame, costituito dalla polvere dispersa da comete lungo la loro orbita.

In conclusione, dovrebbe essere evidente come lavorando sui grandi numeri anche le descrizioni prodotte da testimoni occasionali, per quanto imprecise, possano fattivamente contribuire a una ricostruzione corretta di un fenomeno celeste, forse comune per molti ma non per coloro che in buona fede lo scambiano per UFO, o per i mezzi di comunicazione che hanno tutta la convenienza in termini di appetibilità della notizia a sbattere l’UFO in prima pagina piuttosto che la meteora.

Passaggi di meteoroidi o bolidi particolarmente appariscenti e visibili da vaste aree geografiche sono stati osservati abbastanza di frequente sull’Italia e scambiati spesso per UFO (accade puntualmente 3/4 volte l’anno). Ci limitiamo a ricordare i casi del 14 ottobre 1954 dove un oggetto apparentemente sigariforme, scuro, sprigionante fiammelle multicolori, ha attraversato l’Italia del centro-nord. Pochi giorni dopo, il 25 ottobre, una specie di palla seguita da una scia luminosa ritornava a solcare le regioni dell’Italia Centrale.

Altre clamorose serie di avvistamenti su tutta la penisola dovuti a meteore sono avvenuti il 10 agosto 1968, il 14 settembre 1978 e l’11 novembre 1980. Degni di nota anche i fenomeni del 6 giugno 1983, con osservazioni non solo dall’Italia ma anche dalla Spagna, Francia e Svizzera - e il cui passaggio ha lasciato una scia persistente alcuni minuti - e del 19 gennaio 1993 che presenta, tra l’altro, numerose analogie col bolide della Befana ‘97.

Ci auguriamo pertanto che la prossima volta i mass media e i “cacciatori di alieni” affrontino con toni meno sensazionalistici e più obiettivi questi fenomeni, che rappresentano comunque delle ottime occasioni, per noi ufologi, per lavorare sul campo e, come in questi casi, per diventare validi interlocutori di ricercatori e scienziati.

 

Si ringraziano per la collaborazione Alberto Latini, Alessandro Cortellazzi, Goffredo Pierpaoli, Renzo Cabassi, Massimiliano Grandi, Massimo Valloscuro, Giordano Cevolani, Enrico Stomeo, Romano Serra, Roberto Labanti, Paolo Fiorino, Simone Grandicelli, Massimiliano Silvestri.