PIACENZA 1966: AEREI A CACCIA DI UFO
L'indagine retrospettiva su un noto incontro UFO-aereo, piu' volte travisato
di Marco Orlandi
Quando cominciai a raccogliere il materiale da utilizzare per la realizzazione del catalogo del
Progetto AIRCAT [1] relativo agli avvistamenti UFO compiuti da piloti, mi resi ben presto conto che
molti di tali avvistamenti erano avvolti da un alone di mistero dovuto in gran parte, se non totalmente,
alla superficialita' con cui certe fonti di riferimento se ne erano occupate.
Questo e' purtroppo un problema consueto per chi si occupa di ufologia e si trova quasi
invariabilmente a dover studiare il rapporto e il testimone anziche' il fenomeno UFO vero e proprio,
che anzi e' subitaneo e sfuggente. La necessita' di affidarsi a fonti di riferimento, non potendo a volte
approcciare il testimone diretto, rende pertanto l'analisi della casistica ufologica ed in particolare la
redazione di cataloghi tematici, un terreno minato in cui sovente anche i ricercatori piu' esperti
rischiano di cadere senza scampo.
ALLA RICERCA DELLE FONTI
Uno dei casi piu' emblematici a questo proposito e' certamente l'avvistamento compiuto da piloti
militari in volo al di sopra dell'aeroporto di Piacenza, sede del 50§ Stormo CB (Cacciabombardieri)
dell'Aeronautica Militare, il 17 ottobre 1966.
Il caso, indubbiamente interessante anche se non necessariamente inspiegabile, e' caratterizzato dal
fatto di essere stato trattato da diversi autori in modo tale da far addirittura pensare a due distinti
avvenimenti svoltisi a distanza di anni l'uno dall'altro, con una dinamica peraltro molto simile.
La realta' e' ben diversa: tutte le versioni (quelle in mio possesso sono tratte da nove fonti diverse,
tutte sbagliate per quanto riguarda la data o l'esatto svolgersi degli avvenimenti) fanno in realta'
riferimento allo stesso caso !
La prima fonte consultata e' un ritaglio del" Giornale d'Italia" in data 25/10/1966: nell'articolo si
legge che il lunedi precedente (il giorno 17) diverse persone avevano avvistato da terra un oggetto
luminoso alto nel cielo in direzione della base aerea di S. Damiano Piacentino. Nello stesso
momento, una squadriglia di caccia F-84 si sarebbe alzata per dirigersi verso Roma.
Da una quota di 10.000 metri i piloti avrebbero potuto osservare meglio l'oggetto e darne una
descrizione sommaria: un apparecchio di forma triangolare assolutamente immobile sopra di loro.
Dovendo proseguire nella loro missione, i piloti avrebbero provveduto ad avvertire la base ""della
sensazionale scoperta"". Si sarebbero quindi alzati altri due jet che, giunti alla quota di sicurezza per
quel tipo di aereo (13.000 metri) avrebbero osservato ""distintamente"" l'oggetto. Il quotidiano
concludeva: "®"Naturalmente l'ipotesi di un veicolo extraterrestre e' quella che piu' ha sollecitato la
fantasia di tutti, ma a San Damiano non si esclude che possa trattarsi di un nuovo aereo spia in
missione¯.
IL "TRIANGOLO VOLANTE" IN COPERTINA
Il settimanale "La Tribuna Illustrata" del 6 novembre 1966 riprendeva la notizia dandole addirittura
l'onore della copertina (riportata a lato), dove si vedeva una specie di astronave triangolare con cupola
inseguita da due aerei da caccia a dire il vero molto piu' somiglianti a dei G-91 che a degli F-84F. Su
tutto appariva il titolo a grossi caratteri: "Lo hanno visto 4 piloti italiani".
Nell'interno, il fatto veniva descritto come segue. ®Sono le prime ore del pomeriggio di lunedi 17
ottobre. Immobile su Piacenza, quasi a perpendicolo sulla base aerea della NATO, un oggetto
misterioso, luminescente, richiama l'attenzione dei passanti. In quell'istante una squadriglia di F.84
(sic) si leva in volo. Il caposquadriglia nota la ""cosa"". Dirige su di essa. Il pilota comunica alla base:
""E' uno strano velivolo, mai visto prima. E' triangolare e immobile nello spazio"".
Dalla base giunge l'ordine di proseguire il volo per Roma. Pero' vengono fatti decollare altri due F.84,
per osservare da vicino lo strano ""oggetto"".
Da 13 mila metri, il caposquadriglia comunica: ""E' triangolare, argenteo, immobile. Ha un oblo'
centrale illuminato"".
Pochi istanti dopo, la ""cosa"" ha un guizzo e scompare.
Il 21 settembre, un altro ""oggetto non identificato"", triangolare, era stato avvistato su Genova.
Molti aerei, oggi hanno una pianta triangolare; ma nessuno di essi e' in grado di restare immobile nel
cielo¯.
Questa versione e' stata ripresa in seguito da molti autori poco scrupolosi nel controllarla: infatti,
come vedremo, se e' esatta per quanto concerne la data e' invece alquanto scorretta per quanto
riguarda la dinamica dell'evento.
Nel numero del 17 dicembre 1966 di "Ali nuove" appariva un breve resoconto dell'avvenimento. Il
tono era alquanto ironico verso i ""discofili"" e l'oggetto veniva spiegato come ®un pallone-sonda
lanciato, come normalmente, dall'aeroporto di Linate, presso Milano¯, mentre i caccia non avrebbero
decollato per intercettare l'UFO ma solo per una delle solite missioni addestrative.
Forse equivocando l'articolo del "Giornale d'Italia" (uscito il 25 ottobre), "Ali nuove" situa la data
dell'avvistamento al 24 ottobre 1966.
Come gia' si e' detto, diversi autori hanno riportato nei loro testi questo caso seguendo pari pari la
ricostruzione effettuata dalla "Tribuna Illustrata" e citando in effetti il settimanale come fonte di
riferimento. Lo stesso fa il "Giornale dei Misteri" n. 160, dicembre 1984, a pag. 6.
LE NUOVE VERSIONI DEI FATTI
All'inizio degli anni '90 si aggiungono alle precedenti due nuove fonti, distanziate tra loro da un breve
lasso di tempo ma accomunate dal fatto che entrambe introducono nella trattazione della vicenda
alcuni importanti elementi nuovi: una diversa dinamica dei fatti, uno spostamento di due anni circa in
avanti nella collocazione temporale dell'episodio, i nomi di due dei piloti coinvolti nell'avvistamento.
Rispetto a quanto ho potuto appurare parlando direttamente con i testimoni, le due ricostruzioni
contengono alcune inesattezze anche non marginali, che evidenziero' piu' avanti.
Sulla rivista "UFO Express" n. 81 del dicembre 1991 appare un articolo, intitolato "Un argenteo
triangolo isoscele", a firma di Dante Golinelli, uno dei piloti testimoni del fatto.
La ricostruzione si puo' finalmente presumere aderente ai fatti, grazie alla testimonianza del com.
Golinelli, e vi appare per la prima volta una variante importante rispetto alle fonti precedenti: la data
indicata dalla rivista e' infatti ®settembre 1968¯.
Le cose si complicano sempre di piu', perche' se da una parte il coinvolgimento di uno dei testimoni
dovrebbe garantire l'esattezza della data riportata da "UFO Express", e' pur vero che qualcosa di
molto simile a quanto raccontato da Golinelli deve effettivamente essere avvenuto (anche) nel 1966,
come testimoniano la "Tribuna Illustrata" e le altre fonti citate.
A questo punto si rafforza il dubbio che possiamo trovarci davvero di fronte a due casi distinti, anche
se incredibilmente simili tra loro.
Ulteriori complicazioni le crea il libro "UFO Scacchiere Italia" di Roberto Pinotti, pubblicato nel
luglio 1992, riportando il caso nei seguenti termini: ®Oggi 62enne e in congedo, il Comandante
Dante Golinelli (20 anni di servizio attivo nell'Aeronautica Militare Italiana, due dei quali nella
Pattuglia Acrobatica Nazionale) era decollato in una squadriglia di 4 caccia F84F (sic) da Piacenza
(sede del 50§ Stormo) una bella mattina del settembre 1968 per una missione di routine. Poco dopo,
un guasto gli impose di lasciare la formazione e di fare ritorno, e fu allora che egli noto' su Piacenza
una ""stella"" che poi si rivelo' ""un oggetto dall'apparenza metallica a forma di triangolo isoscele,
argenteo e brillantissimo"". Golinelli sali' fino a 13.500 metri, massima quota consentita al suo
aereo, ma l'UFO era almeno a 15.000 metri. Cosi' pure un altro F84F, decollato su ""scramble"" per
intercettare l'intruso con ai comandi l'allora ten. Bocca (oggi comandante Alitalia), dovette rinunciare
alla caccia. L'UFO rimase sulla citta' per altre tre ore circa prima di allontanarsi lentamente verso est,
in direzione di Bologna. Del fatto furono testimoni altri 8 ufficiali, e la consegna del comandante
della Base fu di mantenere sull'accaduto il massimo riserbo, ""in quanto della cosa si sarebbe
occupato il SIOS" "(il Servizio Segreto dell'Aeronautica). Il che non impedi' che la cosa finisse sui
giornali (ovviamente, allora, senza i nomi del personale aeronautico coinvolto) nel giro di qualche
giorno. La "Tribuna Illustrata" dedico' anzi la copertina a colori ad una ricostruzione
dell'avvistamento".
La versione di Pinotti e' sulla stessa linea di quella pubblicata da "UFO Express" con la quale
condivide, come gia' anticipato, un paio di inesattezze alquanto consistenti.
Il ten. Bocca non decollo' infatti su "scramble" per intercettare l'oggetto, bensi' per un normale volo
di routine gia' previsto e fu solo per curiosita' che punto' verso l'UFO.
L'indagine interna effettivamente ci fu ma non riguardo', se non marginalmente, l'osservazione
dell'oggetto, bensi' una fuga di notizie su informazioni di carattere militare riservato.
Pinotti inoltre afferma che il decollo dei quattro piloti del 50§ Stormo avvenne al mattino, mentre in
"UFO Express" si legge che essi partirono nel pomeriggio: come vedremo in seguito, ha ragione
"UFO Express".
Ma a prescindere da questi pur importanti particolari, cio' che soprattutto colpisce - e stupisce - e' il
fatto che anche Pinotti colloca l'avvenimento nel settembre del 1968.
La cosa e' inspiegabile, perche' l'autore cita espressamente come fonte la "Tribuna Illustrata" che,
che, come abbiamo visto, da' per il fatto una versione diversa ma, soprattutto, una data diversa.
Una quarta (!) data relativa al caso ci viene fornita dal gen. (a riposo) Salvatore Marcelletti durante il
suo intervento al Simposio Internazionale sugli UFO organizzato dal "Centro Ufologico Nazionale" a
San Marino nel maggio 1993. Marcelletti accenna molto sommariamente al caso Piacenza e nomina
il com. Golinelli come uno dei testimoni. Purtroppo pero' aumenta la confusione sul caso in quanto
cita come data il 1964.
Tale indicazione e' cosi' visibilmente in contrasto con quelle di tutte le altre ricostruzioni (che
Marcelletti dovrebbe conoscere) che possiamo addebitarla unicamente ad un lapsus o ad un errore di
battitura degli Atti del Simposio.
LA PAROLA AI TESTIMONI
Questa e' la situazione sconfortante che mi sono trovato di fronte nel procedere all'inserimento del
caso nel catalogo del Progetto AIRCAT.
Vista la confusione che regnava sovrana tra le fonti di riferimento e l'ovvia conclusione che parecchie
di esse erano in realta' inaffidabili, ho deciso di approfondire la questione e di cercare di parlare
direttamente con qualcuno dei piloti coinvolti.
Grazie alla cortese disponibilita' dei sigg.ri Golinelli e Bocca, testimoni principali del fatto, abbiamo
finalmente la possibilita' di ricostruire correttamente cio' che accadde quel giorno nel cielo di
Piacenza.
Innanzitutto chiariamo definitivamente che l'avvistamento e' uno soltanto e che la data esatta
dell'avvistamento e' il 17 ottobre 1966.
Tale data e' certa in quanto confermata da Dante Golinelli che l'ha controllata su mia richiesta nel suo
libretto di volo.
Pare inoltre assodato che il com. Golinelli sia stato l'involontario artefice dell'errore in cui qualcuno
e' caduto quando, su sua indicazione, ha preso per buona la data del settembre 1968 da lui citata a
memoria: un'ulteriore dimostrazione che, potendo farlo, e' sempre auspicabile controllare tutte le
informazioni disponibili col massimo scrupolo.
Risolto questo primo, fondamentale enigma, possiamo procedere con la ricostruzione dei fatti
definitiva.
E' un pomeriggio bellissimo, con cielo terso e limpido, visibilita' eccellente e nemmeno una
nuvoletta.
Il s.ten. Dante Golinelli decolla alle 16.55 con altri tre colleghi a bordo di cacciabombardieri F-84F
"Thunderstreak" per compiere una missione operativa in ambito NATO, consistente in una
penetrazione a bassa quota dal mare Adriatico per saggiare la prontezza delle nostre difese.
Ben presto pero' l'F-84F di Golinelli ha un problema tecnico: il carburante non viene travasato dai
grandi serbatoi supplementari esterni.
Mancando dell'autonomia necessaria per portare a termine la missione, il pilota chiede ed ottiene il
permesso di rientrare alla base.
In fase di rientro, egli osserva alta nel cielo, sulla verticale dell'aeroporto di Piacenza sede del 50§
Stormo CB cui appartiene, una fonte luminosa ben evidente nel cielo limpido.
A dire il vero, Golinelli ed altri colleghi piloti prima di decollare hanno gia' osservato da terra quella
specie di ""stella"", alquanto inusuale come orario di apparizione, ma non le hanno dedicato troppa
attenzione, presi com'erano dalla preparazione della missione.
Ma da quella nuova posizione, Golinelli puo' ora distinguerne la forma a triangolo isoscele, molto
brillante in quanto riflette la luce del sole. Non da' l'impressione di avere luci proprie e l'effetto
cromatico che il pilota ne ricava e' quello di un lucido paraurti d'automobile.
L'oggetto (senz'altro tale, non piu' genericamente una ""stella"") e' immobile ad alta quota sopra di
lui.
Incuriosito ed interessato, Golinelli comincia a salire verso l'oggetto: ben presto pero', giunto alla
quota di 13.000-13.500 metri, limite massimo tollerato dal suo aereo, deve rendersi conto che
l'oggetto e' per lui irraggiungibile, trovandosi a suo giudizio ad almeno 4.000 metri piu' in alto.
Non potendo fare altro e trovandosi ormai a corto di carburante, Golinelli rientra alla base alle ore
18.35.
Nel frattempo e' decollato un altro F-84F, pilotato dal ten. Vittorio Bocca.
A differenza di quanto qualcuno ha scritto, Bocca non e' partito in "scramble" per intercettare
l'oggetto, ne' esplicitamente comandato per avvicinarsi ad esso. Dovendo compiere un volo gia'
previsto ed essendo incuriosito dalla presenza dell'oggetto, che sulle prime ritiene un palloncino
sfuggito ad un bambino, decide di dirigersi verso di esso.
Anche lui, come Golinelli, deve prendere atto che l'oggetto si trova al di la' della portata del suo jet.
Ma mentre Golinelli, come abbiamo visto, aveva pensato che l'oggetto si trovasse circa quattro
chilometri sopra di lui, per Bocca esso e' invece molto piu' alto, almeno 30.000 metri.
Il suo primo pensiero, distinguendone la forma triangolare, e' che si tratti di una capsula spaziale, sul
tipo delle "Gemini "statunitensi. Poi si rende conto che una "Gemini "compie un tragitto orbitale in
circa 90 minuti mentre la ""cosa"" e' ferma da parecchio tempo sulla verticale dell'aeroporto, quindi
non puo' essere un satellite in orbita.
Per quanto riguarda la descrizione dell'oggetto, collima con quella di Golinelli.
Vista l'inutilita' dei suoi sforzi per raggiungere l'oggetto beffardamente immobile fuori portata, anche
Bocca rientra a Piacenza.
Sia Bocca che Golinelli mi hanno confermato che l'oggetto e' rimasto visibile da terra sotto forma di
""stella"" per diverse ore, al punto che anche l'iniziale interesse per la sua presenza e' via via scemato
negli osservatori.
Secondo i testimoni l'inconsueto visitatore ha infine preso a spostarsi lentamente in direzione di
Bologna, fino a scomparire dalla vista.
UN'INDAGINE LUNGA VENT'ANNI
Nel 1969 Renzo Cabassi, oggi consigliere del "Centro Italiano Studi Ufologici", tento' di
approfondire la notizia pubblicata dalla "Tribuna Illustrata" chiedendo chiarimenti al direttore della
stessa nel periodo in cui era avvenuto il fatto, che pero' non rispose alle tre lettere inviategli. Egli si
rivolse anche al Comando del 50§ Stormo di Piacenza, che invece gli comunico' che l'avvistamento
era da addebitare ad un pallone sonda e che il resoconto giornalistico era da considerarsi
completamente errato. Dallo Stato Maggiore Aeronautica di Roma Cabassi ricevette inoltre qualche
informazione e dei "depliants "pubblicitari relativi alla metodologia d'impiego dei palloni sonda.
Essendo sconosciuti fino a non molto tempo fa i nomi dei testimoni, nessun altro tentativo di
inchiesta venne compiuto dalla fine degli anni '60.
Per quanto mi riguarda, oltre ad effettuare qualche ricerca d'archivio ho ritenuto prioritario contattare
i due piloti, Golinelli e Bocca, per conoscere la loro eventuale disponibilita' a discutere del caso con
me.
I due testimoni sono stati subito molto aperti e disponibili, fornendomi una notevole quantita' di dati e
informazioni.
Purtroppo un terzo pilota coinvolto, contattato da Golinelli, che si e' gentilmente offerto di fare da
tramite, ha preferito non esporsi e quindi per correttezza non ne citero' in questa sede neanche il
nome ne' le iniziali. E' il caso di accennare che il pilota in questione avrebbe visto, piu' o meno al
centro dello oggetto, una specie di cupoletta o struttura: questo dato pero' non e' stato confermato
dagli altri testimoni e non puo' quindi essere considerato come accertato.
Gli elementi emersi durante i colloqui sono molto interessanti sotto diversi punti di vista.
L'aspetto piu' considerevole mi pare senz'altro quello delle reazioni e delle impressioni a caldo di
uomini particolarmente preparati come i piloti militari operativi quando si trovano a contatto con un
fenomeno almeno in quel momento definibile come "non identificato".
Personalmente sono propenso a considerare i piloti - ed in particolare quelli militari - come
testimoni piu' affidabili di altri a causa della loro qualificazione professionale. Cio' evidentemente
non puo' essere generalizzato in assoluto perche' in qualunque aspetto della vita esistono eccezioni: e'
comunque un elemento di questo tipo di avvistamenti che va tenuto presente.
E' pertanto molto interessante, prima ancora di capire cosa possano aver incontrato i nostri piloti nel
cielo di Piacenza, valutare innanzitutto le loro reazioni, tenendo anche conto del fatto che il periodo
era quello della "guerra fredda" e le tensioni internazionali erano all'ordine del giorno.
Dante Golinelli e Vittorio Bocca hanno un curriculum professionale di tutto rispetto. Come molti
altri colleghi, dopo il periodo di servizio nell'A.M. sono diventati piloti civili, il primo per l'ATI (oggi
e' in pensione), il secondo per l'Alitalia.
Si tratta di uomini seri ed equilibrati, certamente non inclini a creare un'aura di mistero attorno al
fatto che li ha visti protagonisti.
Parlando con loro ho potuto cogliere, pur a distanza di tanti anni, una certa emozione nel descrivere
l'incontro (in verita' non certo ravvicinato) con l'oggetto misterioso.
Nelle loro parole affiora ancora la crescente sorpresa che li colse via via che si avvicinavano
all'oggetto e si rendevano conto che esso era ben piu' lontano (e quindi piu' grosso e di conseguenza
""piu' preoccupante"", essendo ancora sconosciuto) di quanto avessero immaginato. A tale stato
d'animo si puo' probabilmente addebitare la macroscopica divergenza di opinioni che li divide nel
quantificare la quota stimata dell'oggetto.
Questa considerazione contribuisce anche a rendere ai nostri occhi piu' umana e meno robotizzata la
figura del pilota che, pur essendo piu' preparato e piu' in forma di altri, puo' come tutti provare
sentimenti di disorientamento e di sconcerto trovandosi all'improvviso a confronto con un fenomeno
di natura ignota.
E' molto evidente anche la loro delusione - inevitabile, trattandosi di uomini d'azione - nel non aver
potuto proseguire nella salita verso l'oggetto a causa delle limitazioni nelle prestazioni dell'aereo di
cui disponevano, affidabile ma alquanto superato.
Da qui l'accenno, da parte di entrambi, al fatto che sarebbe stato il caso di inviare un ben piu' prestante
F-104 con pilota dotato di equipaggiamento per le alte quote.
UNA DIFFICILE ANALISI
Messa a fuoco la dinamica dei fatti, la nostra discussione si e' quindi spostata sulla possibile
identificazione dell'oggetto come un manufatto di natura convenzionale.
A questo proposito e' necessario aprire una breve parentesi. Nella seconda meta' degli anni '60 furono
parecchi i casi di avvistamenti - in Italia e nel resto dell'Europa, in particolare in Spagna - effettuati da
terra o dal cielo, di misteriosi oggetti luminosi che si spostavano lentamente nell'aria oppure vi
rimanevano praticamente immobili per ore.
Osservati con l'ausilio di strumenti ottici quali binocoli e cannocchiali, tali oggetti rivelavano
invariabilmente forme piramidali o triangolari, piu' o meno regolari.
Molti di questi avvistamenti, che ebbero come testimoni migliaia di persone, vennero spiegati
abbastanza agevolmente chiamando in causa i palloni sonda d'alta quota lanciati dal poligono francese
del "Centre National d'Essais Spatiaux", sito nella localita' di Aire-sur-Adour. La forma triangolare
degli oggetti era effettivamente riconducibile a quella reale di questi palloni (a volte danneggiati o
parzialmente sgonfiati da eventi atmosferici), mentre la luminosita' era dovuta alla riflessione dei
raggi solari. A quest'ultimo proposito giova ricordare che nel momento in cui il pallone usciva dalla
zona illuminata dal Sole la sua luminosita' cessava immediatamente, dando quindi a volte
l'impressione di una repentina scomparsa dell'oggetto.
Analoghe segnalazioni si sono verificate, piu' sporadicamente, anche in anni piu' recenti, causando
sempre una ricaduta di centinaia o migliaia di avvistamenti. [2]
Una prima impressione che si ricava dal racconto dei nostri piloti e' che l'oggetto potesse essere
proprio uno dei palloni lanciati dalla base francese: pertanto si e' deciso di approfondire l'argomento,
cercando di ricostruire date e ore dei lanci che vennero effettuati in quel periodo. La ricerca e'
evidentemente molto complicata, ma il fatto che quei palloni fossero dotati, tra le altre, anche di
strumentazioni italiane e che ai loro lanci partecipasse personale pure italiano, in particolare
dell'Universita' di Bologna, fa sperare che un'indagine approfondita presso le persone coinvolte possa
dare buoni frutti.
In questo senso Renzo Cabassi sta gia' da tempo prendendo gli opportuni contatti e qualche risultato
comincia ora a vedersi.
Contro l'ipotesi del pallone stanno comunque emergendo elementi contrari, rappresentati dai calcoli
sulla effettiva possibilita' di illuminazione da parte dei raggi solari di un ipotetico pallone in volo sul
cielo di Piacenza all'ora riportatta dai testimoni. I risultati sono riassunti nel riquadro dedicato ai
palloni sonda e , se confermati, potrebbero portare addirittutra all'esclusione certa di questo tipo di
spiegazione.
A questo proposito occorre anche tenere presente che i due testimoni intervistati hanno, per via di
motivazioni diverse anche se ugualmente accettabili, almeno in linea di principio, differenti opinioni
sull'accettabilita' dell'ipotesi del pallone.
L'indagine comunque e' in corso anche in altre direzioni, non certamente agevolata dal fatto che a
distanza di tanti anni dagli avvenimenti in questione e' molto difficile determinare circostanze che
potrebbero essere utili per giungere a conclusioni certe.
Non e' possibile, in questo momento, trovare un'ipotesi convenzionale che spieghi in maniera
inequivocabile cio' che i testimoni hanno visto. Per ora quindi siamo di fronte ad un caso UFO a tutti
gli effetti.
Credo comunque che l'aver messo un po' di ordine per quanto riguarda la dinamica del fatto e la sua
collocazione temporale costituisca gia' un risultato apprezzabile e un buon punto di partenza per
ulteriori approfondimenti.
UN CASO SPAGNOLO CON MOLTE ANALOGIE
A titolo di raffronto col caso di Piacenza di cui ci stiamo occupando (e sempre tenendo presente che
non siamo giunti ad una identificazione definitiva con un pallone sonda) ricorderemo ora un caso
molto simile avvenuto in Spagna il 5 settembre 1968 e ampiamente ripreso dalla stampa, anche in
Italia: a titolo di esempio posso citare gli articoli apparsi sul "Carlino Sera" del 6 settembre e sul
"Messaggero "e sul "Corriere della Sera" del 7 settembre.
Dopo parecchie settimane di avvistamenti verificatisi in tutto il Paese, tra le sei e le otto pomeridiane
del 5 settembre 1968 moltissimi abitanti di Madrid ebbero agio di osservare un piccolo oggetto
lucente nel cielo della capitale. L'oggetto si librava ora qua ora la', emanando raggi di luce; sembrava
innalzarsi, poi alla fine scomparve alla vista.
In precedenza un caccia F-104 del-l'Aeronautica Spagnola era stato inviato ad intercettare l'oggetto,
apparso per la prima volta sugli schermi radar di Barahona, a nord-est di Madrid. L'aereo era giunto a
15.000 metri di quota nel tentativo di avvicinarsi all'oggetto, ma aveva dovuto desistere per mancanza
di carburante, in quanto il "target "si trovava molto piu' in alto.
L'oggetto fu osservato anche dal pilota di un altro aereo militare che volava all'altezza di 10.000
metri, che lo descrisse come una piramide con tre globi di luce nella sua parte inferiore.
Nella stessa giornata l'oggetto fu nuovamente inquadrato dai radar della difesa aerea mentre si
spostava lentamente ad una quota apparente di 27.000 metri.
La spiegazione ufficiale fornita dall'Aeronautica Spagnola fu che con ogni probabilita' si era trattato di
un pallone meteorologico. L'Ufficio Meteorologico di Madrid pare comunque aver affermato di non
essere responsabile del lancio di un simile pallone.
Tale presa di posizione non esclude la spiegazione piu' probabile, che si trattasse cioe' di uno dei
palloni sonda lanciati dal poligono francese di Aire-sur-Adour.
NOTE
[1] Marco Orlandi, "UFO e aerei", su "UFO "n.14, luglio 1994.
[2] Paolo Toselli, "E se l'UFO non c'e' ce lo inventiamo", su "Notiziario UFO" n. 93, febbraio 1980;
GianPaolo Grassino, "Flap in Piemonte", su "UFO "n.2, dicembre 1986.
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano, oltre ai gia' ricordati sigg.ri Dante Golinelli e Vittorio Bocca, il dott. Roberto
Farabone, per i calcoli sulle quote di illuminazione di oggetti dopo il tramonto; il prof. Corrado
Bartolini, del Dipartimento di Astronomia dell'Universita' di Bologna, per la paziente e costruttiva
discussione su questi dati; il cav. Nicola Malizia, scrittore e storico dell'Aeronautica, per aver
gentilmente messo a disposizione la foto del Republic F-84F riportata a corredo dell'articolo.