1954 – Cennina – IR3

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1 novembre 1954 – CENNINA

Una contadina di 40 anni, Rosa Lotti in Dainelli, si stava recando alla chiesa  di Cennina, camminando attraverso lo stretto sentiero di un bosco. Aveva con sé un  mazzetto di fiori, un paio discarpe ed uno di calze. Poco prima di arrivare in una radura notò un “qualcosa” di strano sporgere dai cespugli: arrivata alla radura stessa, vide che si trattava di un grosso “fuso”, molto panciuto centralmente e con le estremità appuntite.

Incontro Ravvicinato Cennina 1954
Domenica del Corriere 14 novembre 1954

L’oggetto era infisso verticalmente nel terreno: sembrava costituito da due coni uniti per le basi, con una lunghezza di circa due metri ed una larghezza, al centro, di circa un metro e venti centimetri. Era di colore marrone opaco, come “rivestito di cuoio”: nella parte centrale, opposti lateralmente l’uno all’altro, c’erano due oblò ed in mezzo a questi, nel cono inferiore, uno sportello di vetro chiuso.

Da alcuni cespugli di ginestra sbucarono improvvisamente due “esseri”, che tagliarono la strada alla donna. Alti circa un metro, proporzionati, di apparenza totalmente umana, erano “bellissimi”: apparivano “un pò anziani” e parlavano con voce normale, ma in una lingua sconosciuta. Entrambi sorridevano continuamente, probabilmente a causa del fatto che il labbro superiore appariva rialzato. Indossavano una tuta grigia aderente, un giubotto accollato con bottoni lucenti e, sulle spalle, una corta mantella. In testa avevano un casco simile a cuoio, con due “dischetti” in corrispondenza delle orecchie: sul viso si notava l’ombreggiatura di una barba tagliata recentemente.

Uno dei due esseri, ”il più anziano e più moretto”, cominciò a parlare alla teste, che non capì nulla (“sembrava cinese”). Ad un certo punto, gli tolse di mano, sempre sorridendo, il mazzetto di fiori ed una calza, esaminandoli, per poi avviarsi verso l’oggetto. La testimone lo seguì, protestando e chiedendo la restituzione, almeno,della calza: l’ometto sembrò capirla e le restituì una parte dei fiori. Quando giunse all’oggetto appoggiò una mano sullo sportello, che si aprì verso l’esterno, e gettò dentro i rimanenti fiori e la calza. La donna, da circa due metri di distanza, vide l’interno dell’oggetto:c’erano due piccoli sedili rotondi posti davanti ai due oblò laterali, collocati in uno spazio particolarmente ristretto.

Incontri ravvicinati del terzo tipo in Italia - Cennina 1954L’essere trasse allora dallo sportello un oggetto a forma di cilindro (un “rotolo” o un “lingotto”), di colore marrone e con la superficie liscia, lungo circaventi centimetri. Tenne questo oggetto all’altezza dello stomaco, puntandolo verso la teste, come se stesse per “fare una fotografia”. A questo punto, la donna, si preoccupò, tanto da allontanarsi con passo svelto dal luogo: nel far ciò, ebbe l’impressione che l’essere gli stesse porgendo l’oggetto marrone. Dopo alcuni metri si voltò e vide che i due esseri la seguivano con lo sguardo, sempre fermi vicino a “fuso”, parlando fra loro. Quindi proseguì il cammino, arrivando trafelata alla chiesa, dove raccontò quanto da lei visto a dei conoscenti.

L’intera esperienza durò circa dieci minuti. Dopo circa mezz’ora, alcune persone, a seguito del racconto fatto dalla donna, si recarono sul posto: vi trovarono un buco nel terreno, come prodotto da un grosso palo appuntito, del diametro di dieci centimetri ed una profondità di quindici circa. Nella zona, prima e dopo l’evento, vi furono avvistamenti di un oggetto luminoso visto atterrare e decollare dal bosco in cui avvenne l’incontro, come pure l’osservazione di un ordigno volante a bassa quota sempre nei pressi della zona.

 

Fonti principali

La Nazione 2/11/1954; Il Giornale del Mattino 2-3-5/11/1954 + 2/3/1955; GdM 2, 17, 7-9; Notiziario UFO 13, 77, 10-15: UFO in Italia II, 287; Nazione Sera & Corriere della Sera 2/11/1954; La Provincia & Corriere della Sera 3/11/1954; Giornale del Mattino 12/11/1954; relazione G.R.S.F.; relazione Pinotti- Sani; Notiziario UFO 7, 44, 11-15; NOBILE I, 16-22; GdM 14, 152, 10; Oggi 15/4/1078; Eva Express 23/3/1978; Grand Hotel 18/6/1978; Panorama 1/11/1973 & 14/3/1978; MANZI I, 50-51; BULGARINI I, 67; relazione S.Becciolini; FSR 18, 5 + BOWEN I, 63

 

COMMENTO

La prima inchiesta su questo, per molti versi, “straordinario” evento, fu effettuata molti anni dopo: probabilmente la prima in assoluto fu condotta dal gruppo pratese G.R.S.F. di Siro Menicucci nel 1972, seguita l’anno dopo da una visita del ricercatore Paolo Fiorino.

Le tracce di cui si parlò all’epoca furono viste solo da poche persone, ma, stranamente, non risulta essere stata scattata alcuna fotografia alle stesse. Alcuni mesi dopo si venne a sapere che due bambini, Ampelio (6) e Marcello (9) Torzini, mentre stavano sorvegliando dei maiali nel stesso bosco, sentirono delle voci e videro la Lotti parlare con gli “omini” nella radura dell’incontro. Il maggiore dei due andò a chiamare il padre, ma quando giunse sul posto tutto era finito, anche se poté constatare lui stesso la presenza della traccia. I bambini, interrogati poi dai giornalisti, caddero in contraddizione e la loro testimonianza, scaturita da un esercizio scolastico di Ampelio, rimane molto ambigua, tanto da gettare seri dubbi sull’autenticità della vicenda (fantasticherie infantili?).

Secondo il marito della teste, un guardiacaccia di nome Rossi che si trovava nei pressi della famosa radura (a circa duecento metri di distanza), a lui nascosta da un rialzo del terreno e della vegetazione, sentì una conversazione, ma, attribuendola a “chiacchiere di donne”, non ci fece caso. La sera precedente l’incontro, in casa della Lotti, si sarebbe parlato di “dischi volanti”, argomento in quei giorni di grande popolarità, vista l’ondata di avvistamenti che era in corso in Italia.

Qualcuno, a proposito della testimonianza della donna, avanzò l’ipotesi dell’”allucinazione”, ancora più difficile da provare rispetto ad altre e, comunque, abbastanza inverosimile alla luce delle caratteristiche del racconto della donna. Una lettera pervenuta al “Giornale del Mattino” alcuni giorni dopo, sotto forma di cartolina impostata a Roma, riferiva le dichiarazioni di un anonimo, secondo cui era lui stesso l’ideatore della messinscena architettata ai danni della testimone.
cennina-luoghi1.jpgNella zona vi furono molti altri avvistamenti, precedenti e successivi l’osservazione della Lotti. Quest’ultima ha confermato, anche in occasione di un colloquio avvenuto nel gennaio 1993 con un appassionato di ufologia, di avere avuto numerose visite in seguito alla divulgazione della sua esperienza. Una, in particolare, si riferiva ad una donna di Genova che avrebbe avuto un avvistamento molto simile al suo. Sempre nel corso di questa nuova inchiesta fu ascoltato un uomo (all’epoca un ragazzo) che avrebbe direttamente visto le tracce sul luogo dell’incontro della Lotti-Dainelli. Si sarebbe trattato di un “buco” profondo circa quindici centimetri, tutt’attorno a cui c’erano delle tracce di bruciato; sul luogo, inoltre, sarebbe stato presente, fortissimo un odore tipo di “freni surriscaldati”. Visto che questa è la prima volta che si parla di bruciature (che avrebbero dovuto essere già state evidenziate all’epoca, in quanto ulteriore, logico, elemento probante dell’incontro), è lecito nutrire qualche dubbio sulla validità o credibilità del ricordo di tale testimone.

Pronunciarsi su una possibile interpretazione di questo particolare episodio (probabilmente il più famoso nel suo genere in Italia e piuttosto conosciuto anche all’estero) non è facile, viste le sue caratteristiche, nè ragionevolmente possibile. Purtroppo la mancanza di indagini svolte all’epoca non permette di avere a disposizione ulteriori informazioni sulla testimone e sul contesto in cui maturò e fu divulgato questo racconto. Alcuni punti poco chiari (per esempio le tracce non fotografate) sono presenti nell’ambito del caso.

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