UFO e Ufologi in Lombardia

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UFO in Lombardia

UFO in LOMBARDIA

di Maurizio Verga (1993)

La Lombardia è la regione più popolosa ed economicamente avanzata della penisola italiana: registra, tra l’altro, la piu’ alta concentrazione di mezzi di informazione (stampa quotidiana e periodica e radio-televisioni, sia a carattere locale che nazionale), elemento, questo, di fondamentale importanza nell’ambito della valutazione di un fenomeno, come quello ufologico, che è indissolubilmente legato alle informazioni che vengono diffuse, a vari livelli e sotto diverse forme, su di esso.

 

CENNI SULLA STORIA DEL MOVIMENTO UFOLOGICO IN LOMBARDIA

Fino alla fine degli anni cinquanta del XX secolo l’interesse per l’argomento dei “dischi volanti” rimase limitato a singoli appassionati, alcuni dei quali trovarono un naturale punto di aggregazione nel Centro Italiano Studi Aviazione ElettroMagnetica (C.I.S.A.E.R.), un gruppo facente capo al diplomatico Alberto Perego fondato a Roma nel 1957. Erano presenti corrispondenti a Milano, Como, Varese e Brescia, e le “sezioni locali” da loro create riuscirono a costituire un punto di riferimento per quanti si avvicinavano alla questione “dischi volanti” tramite i libri dello stesso Perego, il quale si incontrò piu’ volte con loro, soprattutto in occasione di conferenze locali.

Dopo il 1963 il CISAER scomparve praticamente dalla scena ufologica nazionale ed i suoi rappresentanti locali confluirono in altri raggruppamenti, o seguirono la medesima sorte del Centro. Uno, in particolare, Giuliano Ravelli di Bergamo sembrò proseguire ancora qualche anno sulla scia di Perego, organizzando un convegno nel 1965 nella città orobica, che, quattro anni dopo, ospito’ anche una conferenza dello stesso Perego. Già intorno al 1959-60 si era creato a Milano un altro gruppo di appassionati di materie misteriose (dischi volanti e fenomeni fortiani, soprattutto), che prese il nome di CIRDOVNI e che ebbe come principale animatore Umberto Corazzi (a cui viene attribuita l'”invenzione” del termine clipeologia). Pur non essendo molto nota l’attività di questo gruppo, al di là di un paio di articoli pubblicati dallo stesso Corazzi su riviste specializzate dell’ epoca, sembrerebbe che siano stati instaurati una serie di rapporti epistolari con i pochi altri gruppi similari sparsi sul territorio nazionale, contribuendo alla “stabilizzazione” di quel movimento ufologico e clipeologico che avrebbe in seguito portato all’uscita della rivista “Clypeus” e, successivamente, alla nascita del “Centro Unico Nazionale per lo studio dei fenomeni ritenuti di natura extraterrestre” (CUN).

In ogni caso l’attività del CIRDOVNI, delle “sezioni locali” del CISAER e di altri singoli appassionati lombardi tra la fine degli anni cinquanta e la prima metà degli anni sessanta, fu essenzialmente caratterizzata dalla raccolta di materiale (tipicamente ritagli di giornale) e da contatti epistolari di discussione sull’argomento. Da ricordare una delle primissime inchieste su avvistamenti ufologici realizzate in Italia, condotta da Pino Carminati Ghidelli (a sua volta testimone di una osservazione avvenuta nel 1952 in provincia di Como) sul famosissimo caso di Abbiate Guazzone (Varese) del 24 Aprile 1950 e pubblicata sul primo numero della pioneristica rivista “Dischi Volanti”, nel 1960.

Un discorso a parte merita la presenza a Milano del gruppo “Amicizia” nei primissimi anni sessanta. Di origine pescarese, si radicò fortemente per alcuni anni nel capologuo lombardo, coinvolgendo parecchie persone in attività che avevano essenzialmente a che fare con lo sfruttamento – soprattutto, ma non esclusivamente – per fini economici degli appassionati/adepti reclutati. Questo gruppo fu un prolifico produttore di casi e fotografie (e addirittura filmati), venduti a giornalisti o presentati ai componenti del gruppo come prova inconfuntabile dei rapporti esistenti fra i promotori del gruppo stesso e gli extraterrestri che stavano combattendo una battaglia, in difesa degli abitanti del nostro pianeta, contro una razza aliena malvagia. Opera di questo gruppo fu, tra l’altro, la serie fotografica presentata dal pittore Gaspare De Lama sulle pagine della “Domenica del Corriere” ed altri settimanali dell’epoca (1962), concernente un classico disco volante sopra il cielo di Milano.

La nascita del “Centro Unico Nazionale per lo studio dei fenomeni ritenuti di origine extraterrestre” non migliorò, praticamente, l’organizzazione del movimento ufologico in Lombardia, nonostante la presenza di un riferimento milanese mella persona di Giancarlo Barattini (scomparso nel 1992). Intorno alla fine degli anni sessanta compare a Milano la sezione locale del gruppo contattista “Centro Studi Fratellanza Cosmica” (CSFC), fondato dal catanese Eugenio Siragusa. Tale gruppo, capeggiato da Gianni Schmidt (personaggio dedito anche e soprattutto allo spiritismo, tanto da enfatizzarne un collegamento con il fenomeno ufologico) raccolse intorno a sè un certo numero di affiliati, trovando un momento di “notorietà” nei primi anni settanta, a seguito della partecipazione dello stesso Schmidt alla popolare trasmissione televisiva a quiz “Rischiatutto”.

Ma è nel 1972 che la situazione cambia radicalmente e si assite alla nascita di quello che può essere definito come un fenomeno “culturale” di associazionismo fino ad allora sconosciuto: la nascita dei cosiddetti “gruppi di ricerca”. Da un’idea del milanese Dario Spada (in seguito co-fondatore dello storico gruppo “Rigel 2001”), il mensile “Il Giornale dei Misteri”, nato un anno prima, promosse la fondazione di gruppi di appassionati dediti allo “studio” di materie misteriose (dall’ufologia allo spiritismo, dalla parapsicologia all’esobiologia). Il particolare momento socio-culturale e la diffusione di nuovi ideali ed interessi (propri dei movimenti “hippies” e di quelli piu’ genericamente giovanili della fine degli anni sessanta) rappresentarono il veicolo primario per la rapida diffusione, a livello nazionale, di tale fenomeno associazionistico. La Lombardia vide una vera e propria proliferazione di gruppi di giovani o giovanissimi (nel 1976 se ne contavano una quarantina circa), spinti da un genuino entusiasmo non egualmente corrisposto da un’effettiva preparazione ed organizzazione. Pur nella loro improvvisazione e completa inesperienza, questi gruppi, spesso animati dalla figura di un “presidente-fondatore-factotum” rappresentarono la principale struttura operativa capace di raccogliere materiale sull’argomento ufologico e di effettuare un primo abbozzo di inchieste sugli avvistamenti locali. E’, infatti, negli anni settanta che si realizza la copertura investigativa di buona parte del territorio nazionale, grazie all’azione, sì scoordinata e qualitativamente scadente, ma unica, di tali gruppi. Peraltro non era possibile pretendere altrimenti da giovani pieni di voglia di fare, ma assolutamente privi di reali guide organizzatrici o riferimenti locali da cui potere attingere un minimo di esperienza.

Il gruppo lombardo che piu’ di ogni altro si evidenzio’ per la sua attività fu senz’altro il milanese “RIGEL 2001”, che vide tra i suoi componenti il già citato Dario Spada, Patrizio Mafara, Riccardo Germinario e Angelo Ferlicca. Oltre all’attività investigativa (per la quale si ricordano le inchieste sul caso di Clusone (Bergamo) del 30 Dicembre 1954, Chignolo d’Isola (Bg) del 22 Ottobre 1973 e Abbiate Guazzone (Varese) del 24 Aprile 1950), il gruppo svolse anche una rilevante azione di divulgazione, culminata nella pubblicazione del “Rapporto UFO in Lombardia Anno 1974”, avvenuta nel 1976. Simile iniziativa, ma condotta su base più improvvisata e molto meno organica, venne ripresa negli anni ottanta dal gruppo milanese “Odissea 2001″ di Massimo Ferrante. Tale gruppo, tutt’ora esistente, rappresenta uno dei rarissimi sopravvissuti all'”epoca d’oro” degli anni settanta, conclusasi intorno al 1978/79 con il veloce dissolvimento di quasi tutte le associazioni ancora esistenti all’epoca. Nel 1977/78 ci fu un tentativo, patrocinato dalla Federazione Ufologica Piemontese, di costituire un’analoga struttura di gruppi di ricerca, tra loro collegati, in terra lombarda: la cosa comunque, non ebbe alcun seguito pratico.

Nel giugno 1977, in occasione del trentesimo anniversario dell’avvistamento di Kenneth Arnold, fu organizzato il 2° Congresso Nazionale di ufologia a Toscolano Maderno (Brescia), probabilmente l’evento congressuale piu’ importante del decennio, secondo solo al quasi “mitico” incontro dei gruppi di ricerca de “Il Giornale dei Misteri” tenutosi a Firenze nel 1978. Sempre nell’estate del 1977 un gruppo di appassionati di tematiche dell’occulto e di ufologia, riunitosi intorno alla contattista milanese Ercolina Saccani ed al giornalista Antonio Cosentino, si rese promotore di una serie di iniziative collegate ad annunciati incontri con presunte entità extraterrestri presso una località del lago Maggiore, dove, tra l’altro, fu istituito un apposito “ufoporto” (!). La copertura data dalla stampa a quegli avvenimenti fu notevole, tanto da determinare l’insorgere di un nutrito numero di avvistamenti nella provincia di Varese attraverso le pagine del quotidiano locale “La Prealpina”. L’attività del gruppo proseguì, anche se meno intensamente, anche durante gli anni ottanta.

Il 1978 fu l’anno di due altri episodi abbastanza significativi nella storia del movimento ufologico regionale. Il primo fu una mostra fotografica organizzata presso l’Arengario di Milano da un piccolo e fin a quel momento quasi sconosciuto gruppo,il G.R.A.L., Gruppo di Ricerche Astrofisiche Lombardo, composto di appassionati capeggiati da Mario Barnaba (già “testimone” di un incontro ravvicinato del secondo tipo e di altri avvistamenti, anche fotografici, e successivamente conduttore di una lunga serie di trasmissioni televisive dedicate all’ufologia ed altri misteri andate in onda su un’emittente locale e successivamente riproposta da molte altre). Il successo di tale iniziativa, patrocinata dal comune di Milano, sia in termini di visitatori che di conseguenti introiti fu realmente eccezzionale, tanto da avere una ampia eco sulla stampa regionale e nazionale. Il secondo evento da ricordare è il progressivo aumento dell’attività della sezione milanese del Centro Ufologico Nazionale, diretta da Massimo Pittella ed Antonio Chianese (allora segretario del Centro stesso). Seppure falsamente caratterizzata da connotati di “èlite” nei confronti degli altri gruppi di ricerca, la sezione non riuscì ad approfittare concretamente, quantomeno a livello organizzativo, dell’enorme aumento di interesse per la materia che si verifico’ tra il 1978 ed il 1979 e che porto’ moltissimi nuovi appassionati ad avvicinarsi al movimento ufologico. Sempre in quel periodo, che oggi appare “irripetibile”, vide la luce una rivista mensile che duro’ dodici numeri: “SOLARIS”. Miscelando ufologia, parapsicologia, contattismo e racconti di fantascienza e catturando l’attenzione con copertine riccamente disegnate, rappresento’ la classica mossa commerciale (tra l’altro non particolarmente economica per i lettori) a fronte del repentino aumento di entusiasmo per tali argomenti. Una volta che l’interesse del pubblico venne meno, la rivista (preceduta nella primavera del 1978 da un numero unico di un fascicolo chiamato “Qui UFO”) non ebbe piu’ ragion d’essere e cesso’, quindi, le pubblicazioni.

Dopo il 1979 l’interesse per gli UFO incomincio’ a scemare rapidamente, fino a trasformarsi in un vero e proprio “periodo buio” tra il 1981 ed il 1984, durante il quale l’attività del movimento ufologico in Lombardia fu particolarmente ridotta. Nel giugno 1980 una sessantina di persone parteciparono al “Primo Incontro Interregionale” di ufologia tenutosi a Milano, una manifestazione che avrebbe in seguito rappresentato il punto di partenza per il rafforzamento del legame tra un gruppo di ricercatori italiani che, tra alterne vicende e successive iniziative, avrebbe costituito la nascente “intellighenzia” ufologica italiana e fondato, alla fine del 1985, il Centro Italiano Studi Ufologici (CISU). Dal 1985 la situazione registrò un cambiamento. Nel febbraio fu organizzata a Brescia una conferenza, con relativa mostra fotografica, per “lanciare” un libro scritto dal ricercatore bresciano Massimo Greco: buona fu la partecipazione di pubblico ed il risalto dato dalla stampa locale. Ma un evento divulgativo di portata ben piu’ ampia fu il congresso organizzato a Cernobbio (Como) il 10 Novembre di quello stesso anno: numerosi ricercatori italiani (gli stessi che avrebbero, poco dopo, dato vita al nuovo C.I.S.U.) presentarono relazioni di carattere generale sulla fenomenologia ufologica, mentre una mostra fotografica, sistemi per la proiezione automatica di diapositive e di schermate di computer (allora in una fase assolutamente pioneristica), ed una mostra di libri e riviste di carattere ufologico completarono l’ evento. Il successo di pubblico fu veramente notevole, ma l’aspetto piu’ importante fu la copertura quantitativa e qualitativa data dai mass-media all’evento: per la prima volta, i giornalisti lasciarono da parte commenti ironici ed ispirati dal radicato folklore popolare per presentare la questione ufologica nella giusta prospettiva di serietà e critica portata avanti dagli stessi relatori. Probabilmente per la prima volta in Italia, quindi, si riuscì a presentare perfino ai mass-media la “nuova ufologia scientifica” nelle sue corrette linee direttive.

Purtroppo, la nuova immagine dell’ufologia che si era riusciti a trasmettere tramite il convegno di Cernobbio fu presto compromessa dall’azione di un gruppo milanese, “Le Pleiadi Arcadia” e dalle sue dichiarazioni sulla stampa a base di improbabili incontri ravvicinati di chiara matrice extraterrestre e supposti legami con organizzazioni ufficiali (Protezione Civile, NASA, Guardia Nazionale Americana, ecc …). L’attività di questo gruppo, presente anche attraverso un bollettino ciclostilato e la “ristampa” di estratti di libri, culmino’ nell’organizzazione di un convegno a Milano nel 1988 e nella partecipazione regolare ad una trasmissione televisiva del filone “demenziale”, “Lupo Solitario”, sull’emittente Italia Uno. In essa i componenti del gruppo erano gli “ufologi” che scrutavano il cielo alla ricerca di avvistamenti e si prestavano ad assurde situazioni, classico esempio di come si poteva sfruttare l’ufologia per mettersi in mostra (sic) e trasformarla, nel contempo, in un fenomeno da baraccone. L’attività del gruppo e la sua presenza nelle cronache cittadine dei quotidiani di informazione ebbe breve durata, anche in relazione ai guai giudiziari in cui sarebbe successivamente incorso l’animatore principale del gruppo stesso.

Nel 1988 due componenti del C.I.S.U., Angelo Ferlicca e Maurizio Verga, cercarono di organizzare una struttura milanese del Centro stesso e, più in generale, di coinvolgere i vari appassionati lombardi in una serie di incontri dove promuovere discussioni ed attività comuni. Purtroppo, il tentativo non ebbe praticamente seguito anche a causa della scarsa partecipazione registrata ed a una serie di difficoltà logistiche. Fino alla fine del 1992 la situazione non subì mutamenti: nonostante la presenza di un grosso centro metropolitano come Milano e di una regione di nove milioni di abitanti, non esisteva un gruppo organizzato di appassionati capace di portare avanti una serie di attività nel campo della ricerca ufologica. Ma a partire da quel periodo un nuovo tentativo di aggregazione fu nuovamente intrapreso in seno al C.I.S.U. ad opera di un nucleo di appassionati (tra cui Maurizio Verga, Giancarlo D’Alessandro e Roberto Farabone), portando alla costituzione, seppure per un breve periodo, di un gruppo di una quindicina di persone che si incontrava mensilmente a Milano per discutere su argomenti tematici ed organizzare attività di investigazione e divulgazione.

 

CONSIDERAZIONI SULLA CASISTICA UFOLOGICA LOMBARDA

La casistica lombarda relativi ad avvistamenti di presunti fenomeni aerei anomali catalogata fino a tutto il 1992 contava circa 600 casi, un dato questo che si ritiene ben al di sotto della reale consistenza della documentazione effettivamente accumulabile. Pare infatti abbastanza strano che la regione più popolosa e caratterizzata dalla maggiore concentrazione di mezzi di informazione faccia registrare, pur con una presenza non particolarmente incisiva e costante di appassionati di ufologia, una quantità di avvistamenti inferiore ad altre regioni della penisola. In realtà, una imperfetta copertura del territorio da parte dei già citati appassionati, un controllo non sistematico dei mezzi di informazione e la dispersione di buona parte della documentazione disponibile hanno determinato questo tipo di situazione.

Liste preliminari relative a casistiche provinciali sono state a suo tempo realizzate da Gilberto Cavallini (Pavia), Maurizio Verga (Como, Bergamo e Varese, insieme a Stefano Becciolini) e Massimo Greco (Brescia), ma con l’eccezione di Como (di cui è stato realizzato anche un catalogo completo di riassunti dei singoli casi) il loro aggiornamento non ha praticamente avuto seguito regolare. Solo recentemente il progetto di catalogazione della casistica è stato ripreso sistematicamente e si prevede la stesura di una versione aggiornata di una lista entro pochi mesi.

La maggior parte degli avvistamenti lombardi attualmente disponibili trae origine da fonti giornalistiche, come sempre caratterizzate da una qualità informativa ed un’attendibilità particolarmente scarse. La grande maggioranza dei 600 casi così raccolti non puo’ essere certamente considerata come una seria base di studio per la disamina delle relative testimonianze, ma tutt’al piu’ come materiale per un’esame della copertura giornalistica assicurata agli avvistamenti locali. In ogni caso, oggigiorno non è ancora stato realizzato un controllo sistematico e completo della stampa periodica lombarda: alcuni quotidiani (e soprattutto settimanali) locali o regionali, ma con cronache locali, non sono mai stati consultati alla ricerca di ritagli relativi ad avvistamenti locali. Cio’ implica che una significativa quantità di eventi deve, probabilmente, essere ancora scoperta, con la concreta possibilità di potere modificare i rapporti percentuali oggi esistenti tra le varie province.

Relativamente poche sono le relazioni d’inchiesta su casi ufologici lombardi, senz’altro limitatissime quelle ben condotte e comprendenti una sufficiente quantità di informazioni e controlli. Tale situazione va ovviamente ricondotta alla ridotta azione investigativa dei vari gruppi di appassionati che hanno operato sul territorio nazionale ed alla cronica mancanza di una metodologia-guida nell’espletamento delle indagini, caratteristica piuttosto comune, questa, a tutte le nazioni in cui agiscono gli ufologi. In considerazione di quanto sopra non si ritiene utile presentare, al momento, delle semplici distribuzioni di frequenza relative alla manifestazione temporale o a certi parametri descrittivi della casistica lombarda fin’ora raccolta, tanto piu’ che nessun tipo di selezione è stata operata sulla stessa al fine di eliminare, quantomeno, casi registrati piu’ volte o con informazioni errate. Una prima, veloce e sommaria, analisi condotta alcuni anni or sono ha comunque evidenziato risultati quasi del tutto equivalenti con quelli riscontrati su altre casistiche regionali italiane.

 

I CASI PIU’ SIGNIFICATIVI

La ricchezza della casistica lombarda, pur nei suoi soliti limiti di qualità delle fonti di informazione, pone qualche problema nel selezionare un gruppo di casi che ne sia sufficientemente rappresentativo, specie nell’ambito di una trattazione limitata. Al fine di facilitare il compito, si è deciso di far ricorso, essenzialmente, alla casistica dei cosiddetti “incontri ravvicinati”, che dovrebbe costituire, già di per sè, un esempio particolarmente interessante, anche se non esaustivo, della fenomenologia ufologica. Uno dei casi piu’ importanti, un “classico” incontro ravvicinato del terzo tipo italiano (conosciuto, peraltro, anche all’estero) si verifico’ il 24 Aprile 1950, di notte, ad Abbiate Guazzone (Varese). Un operaio di 40 anni fu attratto da uno strano scintillio, poco dopo che era cessato un forte temporale: credendolo un inconveniente di una vicina linea elettrica, si diresse verso la fonte di luce. Arrivato sul posto, vide uno strano oggetto al suolo: era come una palla schiacciata, con la superficie “quadrettata da striscie verticali ed orizzontali, posti ad intervalli regolari”, che sembrava toccare terra solo tramite una scaletta esterna sorretta da due tiranti e conducente ad un’apertura rettangolare, illuminata, e dotata di un “portello aperto”. All’interno v’era un’altra scala, come pure dei tubi, delle bombole collegate in fila e dei manometri.L’oggetto era alto circa 10 metri: il teste si trovava a 4/5 metri di distanza. Presso la scaletta v’erano due esseri, un terzo era posto sopra una specie di “elevatore meccanico” e stava saldando un “mazzo” di tubi esterni all’ordigno, producendo lo scintillio che aveva notato il testimone. Gli individui indossavano degli scafandri e delle maschere trasparenti all’altezza degli occhi: all’interno pareva esserci del “liquido”, attraverso cui si notava un viso di carnagione molto chiara. In corrispondenza della bocca penzolava un tubo terminante con un bocchettone; la loro altezza era di circa 1,7 metri ed apparivano simili ad esseri umani. L’uomo, credendoli piloti, si mostro’, chiedendo loro se avessero bisogno d’aiuto: gli esseri compirono, allora, strani gesti, emettendo suoni grutturali. Spaventato il teste scappo,notando che uno degli individui aveva impugnato un oggetto che aveva al collo, puntandoglielo contro: da esso si sprigiono’ un raggio che lo colpì alla schiena, facendolo cadere. Noto’ in seguito che i tre (o quattro) esseri rientrarono nell’oggetto, chiudendo il portello esterno: il ronzio precedentemente emesso aumento’ d’intensità, finche l’ordigno decollo’ a forte velocità, sparendo alla vista. Al mattino, tornato sul luogo, il Facchini trovo’ 4 orme circolari di 1 metri di diametro ciascuna,poste in quadrato, a 6 metri di distanza l’una dall’altra. Alcune zone d’erba erano bruciacchiate e, fra esse il teste raccolse alcune schegge di metallo: quest’ultime vennero fatte analizzare e furono definite come “metallo antifrizione”. (UFO in Italia I, 120-125; GdM 3, 30, 11-15; inchiesta gruppo “RIGEL 2001”; DISCHI VOLANTI I, n.1, 18-20)

Nel 1954, l’anno della grande ondata autunnale che interresso’ praticamente tutta la pensiola, vi furono almeno due casi di incontro ravvicinato particolarmente significativi. Il primo si verifico’ il 14 Ottobre a Erba (Como), in località Parravicino ed ebbe come testimone il signor Renzo Pugina. Il 30 Dicembre di quello stesso anno, alle 6.30 del mattino, il signor Pietro Trussardi, un campanaro di 62 anni, stava percorrendo un sentiero nei pressi di una chiesetta, in località Sommaprada, nel comune di Clusone (Bg): improvvisamente, udì un rumore simile a quello di un “motore”, ma, non riuscì a vedere nulla. Dopo qualche metro sentì nuovamente il rumore;sollevato lo sguardo, vide un “sigaro” piuttosto rigonfio nella parte centrale, fermo a pochi metri di quota. Era di colore “ottone lucente”; aveva sei “eliche”, tre che uscivano dalla parte superiore, e tre da quella inferiore. Ad esse “erano attaccate come delle strutture simili a lische di pesce”; l’estremità posteriore dell’oggetto era trasparente ed all’interno v’erano due esseri piccoli “come bambini”, vestiti di nero, e con uno “stranissimo casco”. Tali entità fissarono l’uomo per qualche minuto, con un’espressione gaia e sorridente. Impaurito, il teste si dovette aggrappare ad un muretto per non cadere a terra, poi la paura scomparve, tanto che rimase ad osservare il fenomeno per quattro o cinque minuti. Ad un certo punto il Trussardi decise di andarsene, riprendendo il cammino e perdendo di vista l’oggetto; lo rivide poco dopo quando stava decollando. (La Domenica del Corriere 9/1/1955; Inchiesta “RIGEL 2001”; GdM 5, 49, 4-6; UFO in Italia II, 393-397)

Un caso concernente l’osservazione di uno strano oggetto evoluente a bassa quota sopra alcune macchine fu riferito nell’aprile del 1962. Anche se le caratteristiche dell’evento non si presentano particolarmente “anomale” e le informazioni disponibili sono esclusivamente di fonte giornalistica, il caso ebbe una non indifferente pubblicità sui mezzi di informazione dell’epoca. L’11 Aprile, alle 23.00, Iller Benazzi (27 anni), tappezziere, si trovava in auto con la propria fidanzata,fermo ai margini di una strada nei pressi di Rescaldina (Varese);a pochi metri di distanza, c’era un’altra auto, con a bordo un’altra coppia di fidanzati. Ad un certo punto, mentre il Benazzi stava mettendo in moto l’auto, venne abbagliato da due potentissimi fari;essi provenivano da una massa scura che oscillava sopra di loro. Aveva una forma lenticolare e due fari bianchi; improvvisamente, l’ordigno scese in picchiata su di loro, ripetendo poi questa operazione per tre volte. Ad ogni passaggio scendeva sempre piu’ in basso,tanto che all’ultimo parve sfiorare l’auto. Nella parte posteriore c’erano alcune luci rosse molto intense. In seguito, si allontano’ silenziosamente, pare dopo essersi “posata” ad una certa distanza da tutti e quattro i testimoni. (La Nazione & Il Resto del Carlino 14/4/1962; Settimana INCOM 6/5/1962; Il Tempo 22/2/1963)

Otto mesi dopo, il 18 Dicembre 1962, a Milano si verifico’ un incontro ravvicinato del terzo tipo che si potrebbe definire “classico” per le caratteristiche descrittive e per la situazione in cui si sarebbe verificato. I giornali all’epoca ne parlarono diffusamente, forse troppo perchè, a quanto pare, il teste ebbe dei seri problemi con il proprio lavoro e, in seguito, lascio’ la città. Alle 2.20 di quella notte, un vigile notturno di trentasei anni, Francesco Rizzi,si trovava nel cortile di un’azienda per un giro d’ispezione, quando sentì un “qualcosa che gli sibilava dietro la nuca”, aumentando d’intensità. Voltandosi vide uno strano oggetto discoidale ad un metro da terra, proprio a pochissimi metri da lui. Era di metallo chiaro, “forse alluminio”, con dei riflessi argentei: nella parte superiore aveva una torretta ed intorno vari oblo’. Il sibilo cesso’ e nella “pancia” dell’oggetto si aprì un portello,da cui si affaccio’ uno strano essere. Non era alto piu’ di un metro, aveva la testa completamente nera ed indossava una tuta fluorescente, “che confondeva la vista”. Punto’ l’indice della mano destra verso l’uomo e con l’altra gli fece cenno di avvicinarsi e di non aver paura, ma il teste era come paralizzato e non riusciva a muoversi. Dalla luce azzurrina proveniente dal portello aperto emerse un secondo essere, “che fece un gesto alla prima creatura, come per intimargli di ritirarsi”. Dopo che l’essere fu rientrato, il portello si chiuse silenziosamente e il sibilo si fece di nuovo sentire. L’oggetto decollo’, sparendo in una nuvola di fumo bianco e, contemporaneamente l’uomo fu di nuovo in grado di muoversi liberamente. (Corriere della Sera 19/12/1962; Il Tempo 22/2/1963; Perego III, 413-414; Notiziario UFO 14, 80, 15)

Un altro evento di un certo interesse, ma dall’attendibilità piuttosto discutibile, interesso’ un professionista cremonese sotto forma di una serie di avvistamenti, di cui due incontri ravvicinati particolarmente “strani”, di cui uno verificatosi nella provincia cremonese nel 1954 (un IR 3 con tracce al suolo) e l’altro nel novembre 1972 (un presunto IR 3, anch’esso caratterizzato dal ritrovamento di “reperti”).

Nell’ottobre 1973 una serie di avvistamenti fu registrata nella bassa bergamasca, culminando, a Chignolo d’Isola, in un presunto atterraggio; i testimoni non riferirono direttamente la presenza di un fenomeno luminoso al suolo, ma trovarono successivamente ampie tracce di bruciature. L’intero autunno del 1973 fu caratterizzato da una rilevante quantità di avvistamenti anche in Lombardia; si tratto’, per lo piu’, di luci notturne in quota,nella maggior parte dei casi spiegabili in termini astronomici o sotto forma di passaggi di aerei. Anche il 1974 fu un anno ricco di segnalazioni, come dimostrano i 128 casi raccolti all’interno del “Rapporto UFO in Lombardia Anno 1974” edito dal gruppo milanese “RIGEL 2001” nel 1976, ma fu nel bienno 1977-78 che si assistè ad una vera e propria “esplosione” di avvistamenti, seguendo una tendenza comune a livello nazionale.

Tra la fine di luglio ed i primi di agosto del 1977 una numerosa serie di avvistamenti avvenne a Sesto San Giovanni ed ebbe un certo risalto sulla stampa nazionale in virtu’ di numerose foto scattate a gruppi di strane luci nel cielo. Nessuna indagine fu condotta all’epoca, ma certe notizie riportate dalla stampa, come pure la presenza di un fotografo professionista tra i due autori delle foto e la ripetività dei fenomeni inducono piu’ di un dubbio. Un recente tentativo di contatto epistolari con entrambi gli autori delle foto, come pure con uno dei principali estensori degli articoli di stampa dell’epoca, non ha portato ad alcun risultato.

Nel ricordare una nutrita serie di avvistamenti nella provincia di Varese tra il Luglio ed il Settembre 1977, probabilmente favorita dall’ampio spazio dedicato dalla stampa all'”Ufoporto” di Arona, fra i casi lombardi piu’ interessanti di quel periodo è opportuno ricordare un incontro ravvicinato del terzo tipo poco conosciuto verificatosi nel luglio 1978. L’evento fu riportato da un appassionato locale, Ferdinando Guazzotti;una guardia notturna di 26 anni stava compiendo il suo giro di vigilanza all’interno di uno stabilimento di Corsico (Milano), procedendo a bordo della sua auto. Ad un certo punto noto’ una sagoma scura nel mezzo di uno spiazzo; pensando a dei ladri, l’uomo scese con la pistola in pugno, nascondendosi per osservare di cosa si trattava. La sagoma aveva le dimensioni di un autotreno ed era distante una decina di metri da lui. Guardando meglio, la guardia si rese conto che si trattava di un oggetto a forma di “tazza rovesciata” che poggiava su tre o quattro piedistalli e che sembrava avere una piccola cupola nella sua parte superiore. Attorno ad esso si aggiravano due individui di media statura e di aspetto normale, ma vestiti da “sommazzatori”; di tanto in tanto si chinavano come per raccogliere qualcosa da terra. Il teste rimase nel suo punto di osservazione per circa “due ore” (indicazione questa che non sembra essere molto congruente nè con la supposta eccezionalità del fenomeno nè con le caratteristiche peculiari del tipo di casistica a cui l’evento appartiene NdA), poi, all’improvviso, gli esseri “sparirono alla vista”. Subito dopo l’oggetto si rialzo’ a circa un metro da terra, rimanendo fermo per alcuni secondi, per poi decollare verticalmente.

 

Marzo 1993

 

1-Da notare che il termine “clipeologia” fu usato dallo stesso Corazzi in un articolo apparso su “Spazio e Vita” nel 1959.

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