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Crop Circles e UFO. O no?

Ufo e crop circles, uniti nella credenza popolare

 

Immaginiamo di trovarci su un’altura, che affaccia su una aperta campagna disegnata da distese di campi di grano a perdita d’occhio. Immaginiamo poi di scorgere, nel bel mezzo di questo panorama, un qualcosa di insolito che non abbiamo mai visto prima, un simbolo, un disegno, impresso sul grano. Suggestivo, di enormi dimensioni, dai tratti perfetti, e apparentemente inspiegabile. Apprezzabile solo d’alto. Magari la sera prima non c’era, ma al primo mattino del giorno seguente è lì, incantevole ed esuberante a dominare incontrastato la scena. Cosa può essere? Come può essere? Il primo pensiero corre inevitabilmente all’atterraggio, notte tempo, di un velivolo che deve aver impresso quell’orma, schiacciando il grano. La forma però è geometrica ed evocativa, affatto compatibile con nessun veivolo convenzionale. Il pensiero corre, inevitabilmente, agli UFO.  Difficilmente mancherà qualcuno che, quella notte, deve aver visto delle luci in cielo.

Questa potrebbe essere una prima spiegazione, banale e rudimentale se vogliamo, del legame che nella credenza popolare si è ormai affermato tra crop circles e ufologia. In modo spontaneo. Naturale. 

Si va allora a cercare informazioni su questi misteriosi disegni, e si scopre che il mistero si infittisce. Le piante sono piegate e non spezzate, i nodi sono piegati e allungati, i chicchi interni ingrossati e abbrustoliti, ci sono fonti di calore coinvolte in questa storia. Magari il glifo è un simbolo che rimanda a conoscenze esoteriche o avanzatissime, oppure è la rappresentazione/predizione di un evento astronomico futuro, o chissà che altro. Magari è allineato al perfetto Nord, ha misure che rispettano la sezione aurea, proporzioni che riproducono una ratio musicale, e chissà che altro. Di questo si parla, nove volte su dieci in modo approssimativo e senza contraddittorio, su quasi tutte le fonti di informazione e divulgazione mediatiche e telematiche. Di questo hanno parlato anche diversi ricercatori, anche quelli considerati in qualche modo autorevoli o attendibili. Di conseguenza il legame crop circles – UFO si fortifica. Il sigillo a questa fratellanza tra Grigi e cerchi nel grano viene indelebilmente impresso nell’immaginario collettivo dal film “Signs” (manna da cielo per cronisti locali che troveranno sempre una frase adatta per i loro articoli sulle successive apparizioni di pittogrammi, e  autentica sciagura per la ricerca – quella seria - sui crop circles). Signs esce però nel 2002. Il percorso di avvicinamento tra ufologia e crop circles comincia molto prima.

Vediamo di fare brevemente il punto della situazione.

Negli anni ottanta si aveva notizia solamente di formazioni circolari, che si riteneva potessero essere generati da eventi nuaturali, in particolare vortici plasmatici. Lo sosteneva il fisico e metereologo George Terence Meaden. Questa teoria dei vortici cadde in disgrazia negli anni novanta, quando alle semplici forme circolari inziarono a sostituirsi delle geometrie complesse, non più imputabili ad un vortice o tornado. A Meaden si sostituì allora una schiera di appassionati e ricercatori che cominciarono a sospettare ipotesi non convenzionali o ufologiche. Tra questi Colin Andrews e Pat Delgado, che già nel 1989 avevano pubblicato il libro “circular evidence”, in cui venivano raccontati dei casi di crop circles associati ad avvistamenti ufologici, e con “evidenze” (appunto) di un intervento non umano sulle spighe appiattite. Se queste considerazioni si basavano principalmente sulla constatazione che fosse impossibile, per l’uomo, realizzare simili manufatti, la smentita non sarebbe tardata ad arrivare. Dapprima nel 1991, quando Doug Bower e Dave Chorley realizzarono dei cerchi nel grano di fronte a degli osservatori del giornale “Today” (che tirarono un’imboscata a Delgado, il quale  dichiarò che il crop circle relizzato da Bower e Chorley era verosimilmente non umano). Poi l’anno seguente, allorchè si tenne il “circle hoax contest”, una sorta di concorso per circlemakers. Questi ultimi, armati di strumenti rudimentali, di notte, realizzarono in poche ore diversi cerchi nel grano di eccellente fattura, ben oltre le aspettative (documentato in: “Science 257, July 24, 1992: 481”).

Ovviamente Delgado, Andrews & Company non ritenevano che questo dimostrasse l’autenticità dei pittogrammi genuini, che – a loro dire - presentavano caratteristiche irriproducibili.

Quali caratteristiche? Qui sono intervenuti gli studi di Levengood e del BLT Research Team (vedi già "Anatomical anomalies in crop formation plants" del 1994) nei quali si parla di steli piegati ma integri, nodi apicali allungati, gonfi, curvi, espansione molecolare, germinazione anomala ecc. Tutto ciò contribuiva ad avvalorare una ipotesi non convenzionale, anche attraverso una nutritissima documentazione scientifica (o meglio pseudoscientifica, poi ampiamente messa in discussione da successivi studi) avente ad oggetto queste anomalie riscontrate all’interno dei cerchi nel grano.  Anomalie – ancora una volta – non imputabili all’azione dell’uomo. Al loro fianco una serie di ricercatori ed entusiasti che, giorno dopo giorno, cerchio dopo cerchio, registravano nuove incredibili anomalie e indicavano possibili e sensazionali risvolti, inconsapevolmente (o no) coadiuvati dall’eco mediatica e dalla suggestione popolare.

Ed ecco arrivare le cosiddette BOL, o sfere di luce.  Il fisico Eltjo Haselhoff pubblicò nel 2001 un documento su una rivista scientifica che accreditava queste sfere luminose come le ultime responsabili di questi cerchi nel grano. Numerose sono del resto le testimonianze di persone che avrebbero avvistato queste sfere o altre luci, oppure udito suoni insoliti, in corrispondenza del ritrovamento di un agroglifo. Quasi cooptate dall’ufologia (che da sempre si avvale di testimonianze su fenomeni luminosi) le BOL sono entrate di diritto anche nella materia strettamente “croppistica”, ritenute poi misteriose entità di luce plasmatica dotate di superiore intelligenza. L’attuale legame tra crop circles e ufologia si gioca molto infatti sul ruolo di queste BOL, che rappresenterebbero proprio il trait-d’union tra i due fenomeni. Come manifestazione di una intelligenza aliena, e al contempo come strumento per la creazione degli agroglifi. Vale però la pena ricordare che non esiste alcuna evidenza che queste sfere di luce (di cui sappiamo davvero poco) siano delle entità intelligenti, né che siano direttamente mai state coinvolte (con una relazione di causa-effetto) con alcun pittogramma. Salvo forse il famoso caso filmato ad Oliver Castle del 1996, che tuttavia si è rivelato essere – con ogni probabilità – una falsificazione.

Non bastasse tutto ciò, gli elementi a sostegno dell’intervento di ET sono ancora numerosi:  assenza di segni d’accesso ai campi di grano, ritrovamento di materiali insoliti nelle formazioni o nelle immediate prossimità, elementi di geometria cydoniana riscontrati in alcuni glifi e presso il sito di Stonehenge, cerchi mutanti e cerchi-fantasma (ghost crops), teorie degli archetipi, del salto dimensionale, Leylines e chi più ne ha più ne metta.

Tutte le considerazioni fin qui svolte, costituiscono di fatto il fertile ed ampio retroterra su cui prolifica la presunzione di un legame, più o meno diretto, tra cerchi nel grano e ufo.

Ora, gran parte di questi assunti, e la specifica documentazione prodotta dai rispettivi fautori durante gli anni, potrebbe essere confutata passo-passo. E’ ciò che è stato fatto soprattutto da organizzazioni sul modello del Cicap, e da molti altri studiosi e ricercatori scettici (tra cui il sottoscritto spera di essersi ritagliato un modestissimo ruolo, se non altro di cinica informazione e divulgazione - con il libro “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”).

Sul perché i cerchi nel grano non siano misteri insondabili, men che meno realizzati da intelligenze aliene, potrei dilungarmi molto. Qui però – vista la centralità del tema prettamente ufologico del portale che cortesemente ospita questo mio umile articolo – vorrei provare a proporre una risposta concettuale, dal punto di vista dell’ufologia. Pur non essendo un esperto ufologo, personalmente sono propenso a ritenere che non ci sia mai stato il famoso contatto tra la nostra civiltà e una qualche civiltà aliena (sulla cui esistenza, invece, non ho grandi dubbi).  Se la nascita dell’Universo è stimata circa 15 miliardi di anni fa, possiamo discutere sulla datazione della nascita della nostra civilità, ma mi sembra di poter dire che c’è certamente meno dello 0,01% di possibilità che questo eventuale contatto possa essere avvenuto proprio al’interno della comunque piccolissima finestra temporale che riguarda la nostra giovanissima civiltà. Percentuale che si riduce considerevolmente se pensiamo che la nostra galassia si trova nelle zone periferiche dell’Universo, in cui è presumibilmente più difficile che possa esserci una interazione tra intelligenze.  Se la nostra civiltà è troppo giovane per presupporre un contatto con altre civiltà aliene, a maggior raggiore ritengo improbabile che questo contatto possa essere rappresentato dagli ancor più giovani cerchi nel grano. Perfino embrionale è poi il nostro attuale stadio di avanzamento tecnologico, che solo potrebbe permetterci di recepire un eventuale tentativo di comunicazione esperito da eventuali civiltà aliene. La finestra temporale si riduce ancor più drasticamente, avvicinandosi allo zero assoluto.  Statisticamente parlando, è una eventualità del tutto trascurabile, pressoché impossibile.  Inoltre, se si ritiene che i cerchi nel grano siano manufatti alieni, atti – si deve presumere - a comunicarci qualcosa di significativo, è lecito chiedersi come mai utilizzino questo metodo, piuttosto curioso. La quantità e la qualità delle informazioni che possono essere contenute in un fazzoletto di spighe è enormemente inferiore a quelle che potrebbe produrre, in modo più semplice, una qualsiasi comunicazione a onde radio. Inoltre il grano non cresce ovunque, non cresce sempre, è soggetto alle intemperie. E ancora: perché solo di notte? Perché una comunicazione così ambigua, criptica, eterogenea? Non esiste un filo conduttore o un’unica chiave di lettura per le migliaia di raffigurazioni riprodotte dai crop circles. Dunque, se si sta comunicando qualcosa, di che si tratta? Sono tutte considerazioni elementari, che nondimeno mi portano a dubitare fortemente che si tratti di una qualche comunicazione di questo genere.  Vero è che qualcosa che non comprendiamo possa apparirci insignificante o insensata solo finchè non venga compresa. Ma onestamente non mi sembra questo il caso.

In conclusione si potrebbe brutalizzare nel concludere sommariamente che:

1-      È verosimile che esistano altre forme di civiltà evolute, enormemente distanti e differenti dalla nostra;

2-      È improbabile che queste forme di civiltà siano mai entrate in contatto con la nostra (è però verosimile che ciò possa accadere in futuro);

3-      È pressappoco impossibile che i cerchi nel grano abbiano a che fare con tutto ciò.

Nondimeno, è bello illudersi che non sia così.

 


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