UFO-crash made in Italy

 

UNO STUDIO PER CONOSCERE I CASI Di "OGGETTI PRECIPITATI" ANCHE NEL NOSTRO PAESE

DI GIUSEPPE STILO

 

Quando, ai primi del 1995, decisi di proporre l’avvio nell’ambito del nostro Centro di un lavoro di individuazione ed analisi delle cadute dal cielo di presunti oggetti non identificati avvenute in Italia, dovetti dapprima superare alcune difficoltà, per così dire, di carattere ideologico.

Di fronte al dilagare, tra studiosi ed appassionati d’oltreoceano, della passione per gli UFO-crashes, intesi letteralmente come "dischi volanti alieni precipitati", mi posi la sfida relativa al modo in cui un ufologo europeo dovesse affrontare le domande poste da questo tipo di racconti senza nel contempo rinunciare all’impostazione e alle metodologie operative che negli anni sono state elaborate. E a tal proposito credetti opportuno, ancora una volta, di confrontarmi con la casistica e con il contesto a noi più vicini.

E’ in questo modo che è nata l’idea del CRASHCAT.

Per quanto mi risulta, mentre per tante altre categorie di segnalazioni ufologiche i lavori di studio coordinati da altri amici del C.I.S.U. trovano un parallelo in analoghe iniziative di colleghi stranieri, nel caso del Crashcat ci troviamo in una situazione di avanguardia.

Se certo non mancano gli studi su singoli episodi stranieri [1], è pur vero che dobbiamo all’ufologo americano Leonard Stringfield il rilancio dell’attuale interesse per queste storie.

Dal ‘78 e fino al momento della sua morte, nel 1994, Stringfield giunse a catalogare quasi 400 resoconti del genere.

Eppure, l’approccio che utilizzo nell’accostarmi a questo tipo di casistica è in larga misura diverso da quello degli appassionati statunitensi. Fin dall’inizio, infatti, negli USA apparve chiaro che il rinato interesse per queste vicende era rivolto in buona sostanza ad accertare se davvero sulla Terra, in qualche occasione, fossero precipitate astronavi extraterrestri con eventuali equipaggi a bordo.

Con il Crashcat, invece, si intende più modestamente creare le condizioni per lo studio di una categoria casistica con specificità che richiedono l’elaborazione di criteri metodologici particolari, che potrebbero magari contribuire a ri-modellare lo stesso problema dell’esame delle testimonianze ufologiche.

Più in dettaglio, il Crashcat, costituisce l’insieme delle segnalazioni della caduta apparente di corpi volanti verso la superficie terrestre o quella dell’acqua e sicuramente o probabilmente impattati con esse, senza che si abbia una successiva osservazione della ripartita verso l’alto dei corpi stessi.

Può sembrare che con ciò si delimiti l’oggetto dello studio in maniera sufficientemente netta, ma in realtà così non è.

Dato che ritengo di singolare rilievo - per uno studio serio della fenomenologia, non per propugnare la propria fede nelle visite aliene - le questioni definitorie, più oltre cercherò di circoscrivere in modo assai più preciso il concetto di crashes italiani.

Vediamo intanto il sistema che si è adottato per suddividerli.

 

Un sistema di classificazione

Come in realtà penso sia indispensabile per ogni categoria di eventi, pure io con i crashes mi sono trovato a ideare una tassonomia ad hoc, per l’occasione suddivisa in quattro sottotipi fenomenici. In essi rientra tutta la casistica finora raccolta:

• Categoria "A": corpi visti cadere al suolo e individuati o recuperati;

• Categoria "B": corpi visti cadere al suolo e non individuati o recuperati;

• Categoria "C": corpi visti cadere in acqua;

• Categoria "D": recupero o cattura di supposte entità con/senza connesso recupero di velivoli caduti.

Va subito fatta una precisazione sull’espressione visti usata in maniera più o meno esplicita per ognuno dei singoli sottotipi. Con essa, ci si riferisce sia all’osservazione diretta (visiva) che a quella effettuata attraverso strumentazioni di vario tipo (radar, macchine fotografiche, altri sensori elettronici, sismografi, telecamere, etc.).

La casistica non è affatto distribuita in maniera uniforme. Come si può constatare dalla tabella 1 (sono state elaborate tutte da Alessandro Fedi, che sta predisponendo anche un ipertesto per il Crashcat), le categorie di gran lunga più comuni sono la "A" e la "C". E del resto la categoria "B" possiede in un certo qual modo un carattere residuale, nel senso che in essa, per definizione, anche se riferita con chiarezza, la caduta non è mai confermata dal ritrovamento del corpo volante. Sotto questo aspetto si tratta dei casi più ambigui ma stimolanti: sono i crashes senza recupero, privi di un esito più o meno soddisfacente. Da soli, essi si presterebbero a considerazioni del tutto speciali e ad un trattamento in parte diverso da quello da riservare agli altri casi.

In un’atmosfera particolarmente rarefatta entriamo invece con le sei storie del sottotipo "D". Sono racconti e dicerie su veri e propri dischi volanti e sugli alieni catturati, vivi o morti.

In chiusura si accennerà anche a queste vicende.

Da un punto di vista temporale (tabella 2), non esistono concentrazioni casistiche particolarmente vistose. Ma alcune banali osservazioni si possono fare. A parte un generale infittirsi delle notizie sui crashes negli anni a noi più vicini - probabilmente soltanto per effetto di una maggior attenzione da parte degli ufologi per l’argomento - è da notare che, curiosamente, i periodi in generale più ricchi di segnalazioni ufologiche (gli anni 1973-79, e in specie il 1978) non sembrano aver prodotto alcun incremento nei fatti del tipo esaminato. Al contrario, l’ondata del 1954 vede, nel giro di due mesi e mezzo, ben undici casi. Il record assoluto. Ma ne è presto spiegato il motivo. Le intense attività condotte in quel periodo con palloni destinati a scopi scientifici o militari generarono infatti ben sette di quegli undici episodi. Una serie che non sarà più dato di riscontrare, in futuro.

La distribuzione geografica (tabella 3) riproduce invece una frequenza territoriale tutto sommato senza sorprese. Parecchie segnalazioni al nord, moltissime al centro, assai di meno al sud e nelle isole. Ma è proprio in questa parte d’Italia che, stranamente, si riscontra la proporzione più alta di casi che inducono tuttora perplessità, e che io ho denominato "informazioni insufficienti".

Anche su questa scelta onomastica avrò modo di tornare.

 

I Criteri di Esclusione

Nel Crashcat è stato adottato un set di parametri piuttosto forti per cercare di omogeneizzare almeno in parte la casistica presa in considerazione. La base di dati che si è inteso stabilire, infatti, non è caratterizzata dalla ricerca di un’assoluta esaustività (come invece si riscontra nei criteri d’inserimento propri ad altri lavori attivati anche nell’ambito del CISU, ad esempio nel Progetto Italia 3, che concerne gli incontri del terzo tipo), ma piuttosto è diretta a fornire materiale potenzialmente utile per analisi scientifiche degli eventi "caduta di oggetti volanti non identificati".

Così, è stato scartato pure un certo numero di segnalazioni in cui l’elemento principe per l’ingresso nel Crashcat, ossia l’osservazione (visiva o strumentale) della caduta di un corpo volante non era presente in maniera sufficientemente chiara.

Basti pensare ai numerosi episodi di scoperte di fori nel terreno che fanno pensare alla caduta di qualcosa dall’alto, ma senza che esse si accompagnino ad osservazioni di cadute, ma solo a deduzioni - magari del tutto plausibili - sul loro verificarsi [2].

Sotto il profilo cronologico, sono state eliminate le osservazioni anteriori all’anno 1870. E ciò per considerazioni che ritengo possano estendersi ad altre categorie di presunti eventi ufologici. Gli episodi antichi andrebbero infatti studiati con criteri metodologici e filologici differenti da quelli applicati alla casistica contemporanea, e non invece giustapposti e paragonati ad essa.

Possono tuttavia esistere episodi che, per motivi eccezionali, credo sia bene prendere in considerazione. Per ora, di fatto, si tratta di un solo caso che si sarebbe verificato nel XVI secolo [3].

Dal punto di vista tipologico, invece, non sono state prese in esame le tradizionali "piogge fortiane" (cadute di blocchi di ghiaccio, di pesci, di altri animali, etc.), né (per ciò che riguarda il sottotipo "C") quelle "immersioni" in acqua di corpi non identificati che siano precedute da manovre complesse da parte delle "cose" viste scendere dal cielo.

E non è tutto. La volontà di non creare un super-catalogo mi ha spinto ad eliminare persino quei casi in cui i fenomeni scendono fino ad arrivare a contatto con il suolo o con l’acqua, ma la cui supponibile ripartita verso l’alto non viene notata non perché il fenomeno si è davvero concluso con la caduta, bensì per altre circostanze (spesso, per l’allontamento dell’osservatore).

In altri termini, gli eventi inseriti nel Crashcat devono considerarsi qualcosa di assai diverso dagli atterraggi.

Così facendo, mi sono ritrovato con 129 casi.

 

Il messaggio degli "Identificati"

Per ben ottantasei casi, chi scrive ha ritenuto di poter avanzare delle ipotesi esplicative. Ma bisogna intendersi: soltanto per 44 di questi ottantasei episodi gli elementi disponibili sono al momento tali da potersi parlare di identificazioni certe. Per gli altri, ho preferito limitarmi a supporre cause probabili o addirittura a suggerirne di solo possibili, mano a mano che gli elementi a favore di cause convenzionali si rivelino meno numerosi e solidi.

Tutto ciò non significa affatto che le identificazioni (magari anche qualcuna fra quelle certe) costituiscano la chiusura definitiva del dossier riguardante quel singolo fatto. Ulteriori indagini e l’apporto di elementi nuovi potrebbero contribuire a modificare il quadro. Un’eventualità che tutti i ricercatori, a mio avviso, dovrebbero tenere maggiormente presente di quanto non sia finora avvenuto.

Quanto ai tipi di stimoli che più spesso concorrono ad innescare l’esperienza dell’UFO-crash, essi sono presentati in dettaglio nella Tabella 4. Fra di essi primeggiano le possibili cause aeronautiche. In assoluto, palloni-sonda e giocattolo, mongolfiere e paracadute che scendono al suolo sono il motivo più frequente di misinterpretazione, ed anche quello che - grazie alla facilità di ritrovamento e di recupero - permette identificazioni certe.

Ma non mancano neanche le perdite da parte di velivoli di vario tipo di pezzi più o meno voluminosi ed importanti.

Il secondo gruppo di identificati è quello generato da rientri atmosferici. I bolidi che, dissolvendosi nell’aria, danno spesso l’impressione di impattare con il suolo sono assai ricorrenti. Più raro si tratti invece di vere e proprie meteoriti, cioè di frammenti pietrosi extraterrestri arrivati davvero sulla Terra senza bruciare del tutto. In un caso, poi, la notte sul 18 luglio 1967, un frammento del satellite russo Cosmos 169 cadde vicino ad Imola.

Subito dopo, segue il gruppo delle cause "psico-sociologiche". Si tratta di un nucleo di fatti in cui è più difficile etichettare come certamente identificati i casi. Io l’ho fatto solo due volte su dodici episodi ma me classificati come tali (si veda la tabella 4). Abbiamo infatti un discreto numero di occasioni nelle quali i crashes sono spiegabili come semplici dicerie o burle, magari anche non di tipo strettamente ufologico, come avvenne a Cerano (Novara) il 12 novembre del 1957, quando probabilmente uno scherzo legato all’entusiasmo collettivo per il lancio dei primi Sputnik sovietici provocò una burla di paese, o quanto verificatosi il 2 ottobre 1976 a Portaria d’Acquasparta (Terni), che forse fu soltanto una sofisticata commedia messa in atto da giovani della zona che avrebbero impersonato anche "tecnici in tuta" muniti di apparecchiature misteriose.

Alla stessa categoria generale, ma stavolta a veri e propri fallimenti della percezione potrebbero invece essere ricondotte le segnalazioni di cadute di aerei che si ripetono periodicamente e che restano invariabilmente prive di conferme anche dopo le inevitabili, talora massicce mobilitazioni di soccorritori civili e militari.

Infine, non c’è da stupirsi che a volte razzi di segnalazione o fuochi d’artificio e simili, ricadendo al suolo, a qualche osservatore che non riesce a vederne il punto di lancio diano l’impressione di qualcosa di misterioso, e così via.

Come si vede anche graficamente, dunque, gli stimoli IFO generanti le segnalazioni di cadute sono in fondo riconducibili a sole cinque macro-categorie.

 

L’intervento delle autorità

I crashes spaventano. È questa la sfumatura emozionale che più salta agli occhi nell’esaminare il contenuto narrativo di questo tipo di casistica. In almeno i tre quarti delle occasioni, l’osservazione della caduta di qualcosa dal cielo fa temere un disastro aeronautico, o un pericolo per la popolazione, oppure il rilascio di sostanze nocive o esplodenti, o addirittura azioni belliche o terroristiche.

Naturalmente, va da sé che a molte delle carenze d’intervento degli ufologi hanno ampiamente supplito le indagini degli organismi preposti a tali eventualità. Per gli studiosi è perciò proprio questo tipo di segnalazioni di fenomeni insoliti che più di tutti si presta alla richiesta di accesso a documentazioni relative agli accertamenti condotti.

In un’occasione o nell’altra, praticamente tutte le possibili agenzie del Ministero degli Interni, della Difesa o della Protezione Civile sono state coinvolte in queste vicende.

E’ un aspetto sul quale particolare discrezione ci è richiesta ma sul quale, come per altri tipi di fenomeni ufologici, i risultati dovrebbero cominciare a manifestarsi in un prossimo futuro.

 

"Informazioni Insufficienti"

Esaminiamo dunque la categoria che, con maggior plausibilità, potrebbe contenere potenziali casi di tipo ufologico in senso stretto. Come accennato, il fatto che al momento non si sia ritenuto di dover classificare come ufologico nessuno degli episodi del Crashcat, dipende da motivi di opportunità e fattuali, e non certo da una volontà di ridurre a tutti i costi la fenomenologia a motivi convenzionali.

Intanto, va spiegato che solo per il 22% degli eventi si dispone di qualcosa di paragonabile a un’inchiesta sul campo.

Ma non basta: dei 43 casi rientranti fra quelli ad "informazioni insufficienti", non risultano indagini effettuate dagli studiosi in ben 31 occasioni. Gli altri sono infatti documentati soltanto da fonti di stampa, o da lettere di testimoni che non hanno mai avuto alcun seguito.

E ancora. Se suddividiamo i casi in discorso nei primi tre gruppi classificatori (nessun episodio è stato per ora ritenuto degno di figurarvi fra quelli del sottotipo "D"), risulterà evidente la netta prevalenza (20 episodi) del gruppo "C", ossia quello riguardante le "cadute in acqua" di corpi volanti non identificati. Non risulterà certo difficile comprendere come eventi del genere si prestino con assai maggior difficoltà all’effettuazione di indagini davvero efficaci, sia da parte delle autorità che degli ufologi. Non deve certo stupire, dunque, che ben il 59% dei casi "C" si collochi fra le "informazioni insufficienti"

A corollario di questa osservazione, va aggiunto che i casi "A" che si reputa tuttora di origine incerta sono 12 (appena il 20% circa del totale) e quelli del sottotipo "B" 11 (il 39% dei casi del tipo suddetto).

Per un totale, appunto, di 43 episodi.

Ma scendiamo nel concreto con tre esempi ognuno dei quali appartenente ad uno dei sottotipi da "A" a "C".

Attorno al 1983-85 un ufficiale superiore dell’Esercito che allora prestava servizio in un comando di Roma, avrebbe avuto modo di leggere documenti relativi alle analisi su un corpo metallico, di forma cubica, non di natura meteorica, caduto dal cielo in data e località non precisabili e "costruito in una lega non conosciuta sulla Terra". L’oggetto sarebbe stato poi trasportato negli Stati Uniti per ulteriori analisi in sofisticati laboratori. Molti anni dopo l’ufficiale informò del fatto un inquirente del C.I.S.U., che tuttora indaga in merito.

Il 13 luglio 1967, a Broni (Pavia), alle 08.30, una "palla infuocata" precipitò nel centro cittadino sprofondando nell’asfalto di via Emilia, dove si dissolse in pochi minuti. Nel cadere sfiorò un fruttivendolo, che stava camminando verso il proprio negozio. L’uomo riportò un forte choc. L’asfalto si sollevò nel punto dell’impatto.

A metà marzo del 1977, da Sarnico, un paese della provincia di Bergamo posto sulle rive meridionali del lago d’Iseo, in località Fosio un corpo volante sconosciuto fu visto cadere in acqua nei pressi di una diga. I due testimoni, poco prima delle 13, udirono un gran boato. Uno dei due, una donna, affacciatasi alla finestra scorse una specie di mastello di ferro di colore celeste scuro che scivolava nell’acqua dalla riva con un tonfo e un’alta colonna d’acqua. Poi, l’oggetto parve scindersi in due sotto il pelo dell’acqua e una parte avrebbe attraversato velocemente il lago controcorrente. La parte posteriore, che fuoriusciva dall’acqua, aveva come un "becco". Infine sparì. Un uomo, invece, dal bagno di casa fece in tempo a vedere una colonna d’acqua e, subito dopo, "una forma scura" attraversare il fiume Oglio, che lì sbocca nel lago. Sommozzatori fecero immersioni sul posto senza trovare nulla. Del fatto s’interessò anche la Stazione Carabinieri di Sarnico.

Tutto lascia intuire che lo svolgimento di ulteriori indagini e ricerche porterebbe a restringere il gruppo dei casi ancora ambigui. Ma in qualche rara occasione le cose potrebbero andare diversamente. L’esempio più clamoroso è quello dell’intrigante episodio di Guardiaregia, paesino molisano dal quale, nel pomeriggio del 6 marzo 1994, un oggetto volante sarebbe stato visto cadere su una zona innevata del vicino monte Mutria. Le accurate indagini di Renzo Cabassi e di Roberto Raffaelli [4] sono giunte ad un verdetto sostanzialmente aperto, mentre, al contrario, i Carabinieri del luogo hanno addirittura denunciato il testimone principale per procurato allarme.

La categoria informazioni insufficienti, insomma, in un certo senso va considerata a volte sostitutiva della più impegnativa etichetta di "non identificato", quasi una necessità cui spinge la prudenza. Se c’è infatti una riflessione cui questo tipo di episodi mi sta conducendo, è proprio il disagio amplificato dall’idea che nel caso delle "cadute" di oggetti volanti non identificati le ambiguità e le incertezze dovrebbero essere meno pesanti che in altre situazioni.

E dunque, quanti casi ad "informazioni insufficienti" in più dovremmo annoverare fra quei fatti ufologici di altro genere che invece etichettiamo come IFO, o, viceversa, come "probabili UFO"?

 

La Moda dei Dischi Precipitati arriva anche in Italia

Un discorso a parte meritano i sei racconti su UFO-crashes nel senso più tradizionale del termine. Due di essi sono storie diffuse in un periodo antecedente alla moderna rinascita di interesse per l’argomento.

Secondo una rivistina di ufologia americana del tempo, il 10 novembre 1959 una stazione radiofonica di Ottawa, nel Canada, avrebbe annunciato che il giorno prima militari dell’Esercito Italiano avevano catturato sei extraterrestri atterrati con il loro disco vicino ad una caserma situata "115 chilometri a nord di Roma". Sei prigionieri in una volta sola non sono male_

Ai primi del 1974, invece, circolarono voci su un "recupero" di un UFO abbattuto sul sud del Piemonte e trasportato in una piccola base dell’US Army allora situata sull’appennino savonese. Paolo Fiorino ha studiato il caso con attenzione, ma non ha potuto ottenere nulla di meglio che la conferma da parte del giornalista che aveva diffuso la notizia di aver davvero raccolto discorsi fatti da alcuni civili italiani impiegati presso la base e visitarne le strutture, ormai abbandonate [5].

E veniamo invece alle quattro storie circolate dopo l’esplodere dell’interesse popolare per gli "UFO precipitati" e in primis per il caso Roswell.

Sempre Paolo Fiorino, nella primavera del 1995 ha appreso da un giornalista milanese il ricordo di quanto il padre di costui, originario di Sant’Agata di Puglia, nel foggiano, gli raccontava sulla cattura, avvenuta nel 1910-15 nelle campagne della zona, di un "omino verde" da parte dei Reali Carabinieri, e negli stessi mesi un veneziano riferiva su Internet indiscrezioni secondo cui, forse nel Veneto, alcuni Vigili del Fuoco avrebbero partecipato al recupero di un alieno con la sua astronave, entrambi poi immancabilmente trasferiti negli USA (un topos non solo italiano di questo genere di narrazioni).

Entrambe queste storie sono tuttora prive di sviluppi.

Così come forse da ricondurre alla leggerezza con cui certe vicende oggi troppo di moda circolano sull’autostrada (o vicolo) telematico di Internet è la notizia (giunta nel dicembre ‘96) della scoperta da parte di un appassionato di Latina di articoli di un giornale locale concernenti un velivolo misterioso precipitato in un paese circostante il 18 settembre del 1913, con il conseguente recupero di due corpi umanoidi poi inumati in un cimitero del posto.

Il calco del crash pontino sulla leggenda dell’"aeronave" caduta ad Aurora nel 1897 [6] è fin troppo evidente per non indurre legittimi sospetti. L’omaggio ai tempi, però, impone delle innovazioni: stavolta, nella storia che ci arriva da Latina, non manca un accenno ad "autopsie" condotte sui cadaveri degli "alieni"_

Ultima storiella del genere è quella rivelata da Il Gazzettino (ediz. di Udine) del 16 aprile scorso, che ha riferito delle lettere scritte per burla a vari giornali da un giovane di Dan Daniele del Friuli per sostenere di aver recuperato 28 anni da un disco precipitato e due cadaveri di alieni, il tutto narrato in toni demenzial-umoristici.

La moda dei crashes, insomma, è arrivata, ed ha portato con sé le prime conseguenze pubbliche. Dall’autunno del ‘96, ad esempio, vari esponenti del Centro Ufologico Nazionale (C.U.N.) si sono avventurati in collegamenti che non si può esitare a definire arditi tra certe presunte segnalazioni UFO e supposti UFO-crashes. Così, per il presidente del C.U.N. il meteorite caduto presso Fermo il 25 settembre dell’anno scorso [7] farebbe sospettare un cover-up di qualcosa di ben più tenebroso [8], mentre il bolide verde del 6 gennaio del 1997 per l’organo di quell’associazione avrebbe avuto natura anomala, e sarebbe forse caduto a Fregene, vicino Roma [9].

Da ultimo, nel mese di febbraio, altri esponenti del C.U.N. hanno parlato con apparente sicurezza di un UFO caduto nell’inverno ‘96 nel laghetto di Germagnano, nei pressi di Torino, il cui crash sarebbe stato dedotto dal presunto innalzamento del livello e della temperatura delle acque [10]!

Personalmente continuo a credere che prudenza, riservatezza e senso critico siano i presupposti generali per le indagini ufologiche. A maggior ragione ciò deve valere per storie dal contenuto emotivo così elevato come quelle sugli UFO-crashes. E’ su questa strada che ritengo le analisi del C.I.S.U. proseguiranno, con coerenza e fermezza.

 

NOTE

[1] Fra tutti, si veda quello sul caso francese del 18 marzo 1972, su cui: Perry Petrakis, "18 mars 1972_ Roswell-en-Provence", su Phénomèna n. 7 del gen.-feb. 1992, pp. 4-8.

[2] È il celebre caso del "foro di Tromello" rinvenuto il 28 ottobre del 1957, sul quale si veda AA.VV., UFO in Italia. Il periodo 1955-1972, Upiar, Torino 1990, pp. 261-2.

[3] Si tratta della presunta caduta dal cielo di un "carro" che sarebbe avvenuta nell’agosto del 1576 o del 1580 a Sampeyre [Cuneo]. Renzo Rossotti, che ne parla in Piemonte Magico e Misterioso, Newton Compton, Roma 1994, pp. 120-3, ne fa chiaramente un qualcosa di fin troppo simile agli odierni UFO-crashes.

[4] Sulle quali vedi: Renzo Cabassi, "UFO-crash a Guardiaregia?", su UFO n. 18 del luglio-dicembre 1996, pp. 8-14.

[5] Sul caso l’articolo di G. Stilo, "Roswell all’taliana", su Il Giornale dei Misteri n. 294 aprile 1996, pp. 59-60.

[6] Una ricostruzione in G. Stilo, "Ritorno ad Aurora", su Il Giornale dei Misteri n. 291 genn. 1996, pp. 63-5.

[7] In merito: Paolo Toselli, "Qualche volta piovono pietre", su UFO n. 19 del gen.-lug. 1997, pp. 6-7.

[8] Per le opinioni del C.U.N., Salvatore Marcelletti: "Troppo rumore per nulla" su Notiziario UFO n. 9 del nov.-dic. 1996, p. 67.

[9] Redazionale: "L’intruso dell’aeroporto di Roma", su Notiziario UFO n. 10 del gen.-feb. 1997, pp. 68-70.

[10] È quanto dichiarato da Danilo Tacchino, responsabile della sezione torinese del C.U.N., sul Corriere di Moncalieri del 23 febbraio 1997, e ripreso su La Stampa del 1º marzo.

 

 

 

SUL MONTE VETTORE È CADUTO UNUFO?

 

Indagare un presunto UFO-crash è un lavoro complesso e faticoso, che richiede una particolare cura nel ricostruire i fatti e nel ricercare la collaborazione dei vari enti, civili e militari, che spesso risultano coinvolti.

Non ha fatto eccezione la vicenda seguita per il C.I.S.U. da Carlo Cruciani, che ha preso le mosse dalla pubblicazione di due articoli sulle pagine locali di Ascoli Piceno dei quotidiani Il Resto del Carlino e Corriere Adriatico il 12 dicembre 1996. Essi, facendo riferimento ad un fatto accaduto nella mattinata del giorno precedente, titolavano, il primo "Allarme UFo, arrivano anche i pompieri in elicottero da Pescara" e "Una palla di fuoco sul Vettore". Pare che fosse solo un effetto ottico"; il secondo"Allarme slavine. Un elicottero per controllare il monte Vettore" . E mentre il Corriere Adriatico si limitava a riferire - con alcuni dati che si riveleranno inesatti - della notizia di un "vuoto di neve" sul Monte Vettore e del conseguente intervento di un elicottero dei Vigili del Fuoco, Il Resto del Carlino presentava uno scenario dai contorni decisamente drammatici: "Molte persone giurano di aver visto piombare dal cielo una grossa palla di fuoco e abbattersi contro una parete innevata del Monte Vettore. Subito hanno epnsato a un ‘UFO’ oppure a un aereo che si fosse incendiato precipitando sulla montagna. (_) I montanari che hanno visto con i loro occhi la ‘palla’, sono pronti a giurare che si trattava di un vero e proprio UFO".

Per capire la reale portata degli eventi, Cruciani ha preso contatto con tutte le persone a vario titolo coinvolte: i giornalisti, i Vigili del Fuoco di Ascoli, i Carabinieri di Montegallo, la questura di Ascoli Piceno e una delle testimoni del fenomeno. Ha inoltre effettuato sopralluoghi in zona e conversato con numerosi potenziali osservatori, fino a ricostruire in modo preciso lo svolgimento dei fatti.

La mattina dell’11 dicembre, alle 7.40, una donna telefona alla questura di Ascoli per segnalare l’osservazione di un "oggetto luminoso" che, dopo essere "esploso in aria" senza emettere alcun suono, avrebbe perso quota abbassandosi verso i monti Sibillini, in direzione Ovest, senza peraltro oltrepassarli. La questura, a sua volta, allerta la caserma dei Vigili del Fuoco che, autonomamente, riceve una seconda segnalazione alle ore 8.00. Anche in questo caso si tratta di una donna, la signora M., che in seguito confermerà direttamente a Cruciani la sua testimonianza: mentre accompagna il figlio a scuola, nota "un razzo di segnalazione" di colore rosso che esplode in cielo ricadendo poi con una scia di fumo. Il figlio, un giovane boy-scout che ha da poco frequentato un corso per l’utilizzo di strumentazione del genere, non ha dubbi a sua volta per l’identificazione con un razzo da segnalazione. La stessa conclusione viene indipendentemente fornita - in un secondo tempo - anche da un altro testimone, un Vigile del Fuoco, che a sua volta sta portando a scuola il figlioletto.

I Vigili del Fuoco, dopo le due segnalazioni, danno regolare corso alla loro procedura d’intervento per il soccorso di possibili incidenti ed allertano quindi il gruppo elicotteristico dei VV. FF. di Arezzo, che interviene ed effettua una ricognizione sul monte Vettore, con a bordo un Vigile della stazione di Ascoli. Non vengono trovati resti di velivoli né oggetti anomali di qualunque tipo; solo in un punto, poco sotto la cresta del Monte Banditello, affiorano chiazze di erba e rocce tra l’abbondante neve che ricopre la montagna, con verso il basso i segni inconfondibili di una valanga di fondo.

Vengono messi anche in allarme i Carabinieri della stazione di Montegallo, ma dal paesino prospiciente la zona montuosa nessuno ha visto o udito nulla di anomalo né in quel giorno, né in quelli antecedenti e successivi.

In definitiva, se è da escludere la possibilità (incautamente prospettata da alcuni) che il bagliore sia stato causato da un effetto ottico legato ad una slavina, l’identificazione con un razzo da segnalazione è praticamente certa. Rimane da capire chi e per quale motivo ha lanciato il razzo, ma in ogni caso l’intero episodio, una volta indagato minuziosamente, risulata assolutamente circoscritto. In quanto alla palla luminosa schiantata sul fianco della montagna e alle presunte convinzioni dei montanari, siamo di fronte alle solite coloriture che tanto piacciono a certi giornalisti e che le solite riviste ufologiche commerciali non hanno esitato a riprendere ed enfatizzare, senza la benché minima verifica.

g.p.g.