Il ritorno dei foo fighters

 

DUBBI SULLE CELEBRI FOTO, MA TESTIMONIANZE ESCLUSIVE SU CASI INEDITI ITALIANI

DI GIUSEPPE STILO

 

Occorrerebbe essere assai più attenti al fatto che tutti gli ambiti della ricerca ufologica corrono costantemente il rischio di essere travolti dalla superficialità e mancanza di metodo degli appassionati che si credono studiosi, dalla carenza di verifiche sulle fonti primarie delle notizie, dalla mediocrità delle indagini sul campo. I rischi sono maggiori tanto più una vicenda è lontana nello spazio e nel tempo, come è appunto per quella dei foo fighters, ossia degli avvistamenti di strane luci effettuati soprattutto da personale militare nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Così, poco tempo fa al pubblico italiano è stata ripresentata per vera la leggenda del Sonder Büro n. 13, il fantomatico gruppo di studio militare tedesco istituito proprio sui foo fighters nel 1944 [1]. Francamente, qualche anno prima avevo sperato di aver contribuito a delineare meglio anche da noi i contorni di quella storiella [2]. Però sembra che quei chiarimenti che fornii nel ‘94 non abbiano sortito l’esito sperato [si veda riquadro a pag. 12].

Adesso, tuttavia, informazioni di recente acquisite direttamente dal C.I.S.U. consigliano di tornare più ampiamente su due punti specifici della saga dei foo fighters: il primo relativo all’origine delle varie foto di supposti fenomeni consimili, che figurano nella letteratura ufologica; il secondo circa i non pochi avvistamenti di foo fighters fatti (da piloti alleati) nei cieli italiani. Due vicende finora non adeguatamente chiarite e documentate, sia in Italia che all’estero.

 

Le foto dei foo fighters Giapponesi e Tedeschi

E’ oramai da decenni che, su pubblicazioni italiane e straniere circolano alcune immagini di luci fotografate in cielo insieme a velivoli militari (quasi invariabilmente giapponesi) della Seconda Guerra Mondiale e che, stando alle didascalie che le accompagnano, mostrerebbero appunto dei foo fighters.

Finora, la fonte originale di tali foto era rimasta nell’ombra [3]. E ciò è ancora più sorprendente se si pensa che fu proprio a partire dall’Italia - nel 1970 - che esse furono per la prima volta pubblicizzate in Occidente [4]. E’ quindi curioso che, in così tanto tempo, nessuno abbia mai cercato - almeno a quanto ci è noto - di chiarire l’origine di quelle sorprendenti immagini.

E’ ciò che il Centro Italiano Studi Ufologici ha preso l’iniziativa di fare, nell’ambito degli scambi telematici di informazione fra gli studiosi partecipanti al Progetto 1947 [si veda l’articolo di Jan Aldrich a pag. 24]. Ad una specifica richiesta di informazioni fatta circolare da Edoardo Russo il 31 gennaio scorso hanno risposto nei giorni successivi alcuni colleghi stranieri, in particolare lo svedese Anders Liljegren, il pioniere dell’ufologia giapponese Jun-Ichi Takanashi e gli americani Jan Aldrich e Jeff Lindell (quest’ultimo il maggior esperto di foo fighters) [5].

Fra i dati così acquisiti, risulta innanzi tutto che, mentre la quasi totalità delle testimonianze relative ad avvistamenti di foo fighters arriva da militari inglesi ed americani, non risulta praticamente nessuna foto di fonte anglo-americana di tali fenomeni. Di converso, tutte le foto note sarebbero state scattate da militari delle forze dell’Asse e però non risulta invece archiviata quasi nessuna testimonianza di militari tedeschi o giapponesi; il che è perlomeno curioso.

In secondo luogo, si è scoperto che, mentre sugli avvistamenti di foo fighters esiste una copiosa bibliografia internazionale, le foto in questione sono quasi sconosciute alla maggior parte degli stessi studiosi al di fuori dei confini italiani (gli ufologi americani e giapponesi ci hanno addirittura risposto inizialmente che non esistevano foto di foo fighters a loro conoscenza!), mentre nel nostro paese esse risultano abbondantemente riportate in libri e riviste.

Grazie alla collaborazione di alcuni colleghi, si è infine potuto chiarire che tutte le pretese foto esistenti dei foo fighters giapponesi sono state diffuse, tra il 1963 e il 1964, da un’unica fonte, assolutamente non attendibile: il gruppo contattista giapponese Cosmic Brother-hood Association (Associazione della Fratellanza Cosmica) diretto da Yusuke J. Matsumura [6]. Inoltre, tali foto erano molto più numerose di quel che in un primo momento sembrava, ma solo alcune erano state successivamente riprese dalle fonti ufologiche occidentali.

Una prima serie di ben sei immagini fu resa nota dalla CBA sul secondo numero dell’annata 1963 del bollettino Flying Saucer News. Le descriviamo in dettaglio:

Foto 1 - questa immagine, che mostra due aerei da combattimento leggero giapponesi Kawasaki Ki 48 Mod. 1 Lily, presenta una sferetta scura in coda al secondo dei velivoli e reca nella didascalia la data "1945" [7];

Foto 2 - anche questa immagine è quella di un bombardiere leggero Lily (stavolta al suolo) con una chiazza di luce proprio sopra l’abitacolo;

Foto 3 - tre aerei da caccia volano in formazione serrata e, in alto a sinistra, sono visibili sei lucine allungate;

Foto 4 - quattro grandi aerei sono ritratti in un cielo nuvoloso con un discoide grigio nell’angolo superiore destro [8];

Foto 5 - due bimotori o trimotori sorvolano una zona montuosa. Due macchie luminose sono visibili nella parte superiore ed un’altra verso il centro del fotogramma [9];

Foto 6 - circa dieci bimotori al suolo con una macchia luminosa a sinistra, nel cielo limpido [10].

Non soddisfatto, pochi mesi dopo Matsumura tornò alla carica e, sul n. 2-3 del 1964 di Flying Saucer News pubblicò un articolo di ben undici pagine che, oltre a tre delle immagini già esibite, ne presentava altre otto che mostravano contemporaneamente aerei militari e supposti foo fighters.

Eccole al completo:

Foto 7 - è forse la più riprodotta di tutte le immagini del genere. Una formazione di aerei da addestramento biposto Tachikawa Ki 36 Mod. 48 Ida, fra due velivoli, ostenta alcune luci a grappolo o triangolari. Nella didascalia si dice che essa sarebbe stata scattata nel 1945 sui monti Suzuka, nel Giappone centrale [11];

Foto 8 - è anch’essa molto nota, e sarebbe l’unica a riguardare il teatro bellico europeo. Si tratterebbe infatti di un "aereo da ricognizione tedesco" (ma qualche fonte parlerà poi di un "aereo alleato" [12]) in volo sulla "città di Kärnten (in Germania)" nel maggio del 1944. Mostra l’ala sinistra di un velivolo con sopra una sorta di medusa luminosa [13];

Foto 9 - due bimotori giapponesi Mitsubishi 21 Sally (Tipo 97) al suolo e, sopra al secondo di essi, quattro luci ovali [14];

Foto 10 - mostra un Lily 99 giapponese in volo isolato e, nell’angolo superiore destro, una macchia grigia dal contorno più chiaro;

Foto 11 - un Nate giapponese vola col carrello abbassato mentre quattro sferette nere seguite da una scia bianca sono visibili appena sopra la fusoliera. Si tratta con ogni evidenza di difetti delle emulsioni fotografiche utilizzate a suo tempo;

Foto 12 - un aereo Ann giapponese è in volo con tre sferette bianche nella parte destra della foto, sullo fondo del cielo;

Foto 13 - vista frontale di un Lily 99 al suolo con le eliche vorticanti. Una grossa chiazza bianca nel cielo, verso sinistra.

Foto 14 - Un bimotore in volo sopra le nubi con due sferette bianche sulla sinistra.

Oltre a questa serie, comunque, anche se finora quasi del tutto ignorate, pare possibile che negli archivi storici delle forze armate dei paesi occidentali esista qualche - forse più credibile - immagine dei foo fighters [15].

Ma quel che più rileva è il fatto che, come accennato, a partire dal 1970, senza che chi le diffuse le corredasse mai delle informazioni sulla fonte primaria, le più spettacolari fra le foto qui elencate (in particolare la 1, la 3, la 7 e la 8; e proprio nel ‘97, anche la 4 e la 5) sono state riprodotte abbastanza di frequente anche su pubblicazioni italiane. Di quelle più brutte e più palesemente causate da difetti fotografici (quali la 11) e che giunsero in un unico blocco con le altre, invece, il pubblico non è stato messo in alcun modo a conoscenza.

La cosa che pare più probabile è che l’exploit fatto da Matsumura fra il ‘63 e il ‘64 sia stato ispirato da un articolo - pubblicato dall’ufologo Gordon Creighton sul numero di luglio-agosto 1962 dell’allora prestigiosa rivista inglese Flying Saucer Review che, piuttosto sobriamente, si limitava a riprodurre quanto allora noto, spesso grazie a dichiarazioni di prima mano degli stessi piloti testimoni.

Come si può dedurre dai resoconti di avvistamenti effettuati sull’Italia da piloti inglesi e americani, il problema dei foo fighters è lungi dall’essere risolto, è appassionante e ancora aperto. Ma invocare a tutt’oggi ad evidenza di esso le "foto Matsumura" significa rendere un cattivo servigio allo studio critico della fenomenologia UFO e attingere, ancora una volta, a storie discutibili veicolate dalle frange più credule e folcloristiche del microcosmo ufologico internazionale.

Passiamo ora invece ad alcuni inediti casi italiani di veri avvistamenti di foo fighters.

 

Foo Fighters sopra l’ Italia

Per molti versi, ci pare che il manifestarsi dei foo fighters possa esser considerato nient’altro che una sfaccettatura dell’importantissima casistica degli incontri tra UFO e aerei. Una casistica della quale, per l’Italia del periodo bellico, finora si sapeva assai poco.

Il solo episodio documentato a sufficienza è quello raccontato nel 1954 a Ernesto Thayaht - uno dei pionieri dell’ufologia italiana - da un capitano di quella che fu la Regia Aeronautica, Mario Rossi, che all’alba del 10 ottobre 1936 seguì, con il suo idrovolante S.62 bis, una "luce accecante" su Capo Talamone [16].

Ma quasi tutte le testimonianze italiane sui foo fighters, che riportiamo nelle pagine seguenti, sono del tutto inedite. Il C.I.S.U. le presenta per la prima volta all’attenzione del pubblico e degli studiosi.

Ad onor del vero, si direbbe che non molti abbiano finora notato che uno dei casi classici della fenomenologia dei foo fighters ebbe - almeno in parte - svolgimento nello spazio aereo italiano. E’ quello verificatosi il 24 novembre del 1944 e che in genere si ritiene (erroneamente) che abbia avuto l’intero svolgimento nei cieli di Klagenfurt, in Austria, protagonista il maggiore americano William D. Leet. "L’equipaggio del mio B-17 ed io - scrisse Leet per la prima volta alla fine degli anni ‘50 - fummo accompagnati da un foo fighter, un piccolo disco color ambra, per tutto il percorso da Klagenfurt fino al mare Adriatico. Accadde durante una missione notturna in solitaria, mentre servivo nel 2º Gruppo da Bombardamento del 5º Stormo (15ª Forza Aerea). L’ufficiale addetto alle informazioni che ci interrogò disse che si trattava di un nuovo caccia tedesco, ma non poteva spiegarsi perché esso non ci sparò, oppure, se stava segnalando la nostra direzione, altezza e velocità, perché non subimmo fuoco antiaereo".

Leet era partito dall’aeroporto di Amendola (Foggia) e avrebbe dovuto partecipare a un’azione contro i nodi ferroviari di Salisburgo, ma un problema tecnico costrinse lui e suoi nove uomini d’equipaggio a colpire da una quota molto più bassa del previsto (circa 6.000 metri) le officine ferroviarie di Klagenfurt. Dopo aver sganciato il pesante carico di bombe, il B-17 diresse verso Trieste e, tutto ad un tratto, a poca distanza dall’ala sinistra comparve "una luce tonda di color ambra". Era un cerchio perfetto giallo-arancione forse a non più di 40 metri dal velivolo, e doveva avere un diametro di tre metri. I mitraglieri chiesero a Leet di ordinare il fuoco, ma lui rifiutò e il corpo li affiancò nel volo di rientro verso il Gargano per almeno 45 o 50 minuti, finché semplicemente scomparve [17].

Ma ciò che ci induce a dedicare oggi tanto spazio a questo fenomeno è rappresentato da ben altre notizie.

Si tratta di descrizioni che, evidentemente, giunte spesso a decenni di distanza dai fatti, vanno prese con una buona dose di prudenza. Però, esse non appaiono mai banali: parlano di inseguimenti, di mancate collisioni, di accelerazioni folgoranti: un patrimonio descrittivo poi divenuto parte integrante della vastissima casistica degli incontri Ufo-aerei.

Un primo gruppo di questi resoconti sono giunti a conoscenza di uno dei più noti studiosi del fenomeno dei foo fighters, l’ufologo Andy Roberts, dirigente della British UFO Research Association, in seguito alla pubblicazione di un suo articolo su questo tipo di casi nella rivista inglese di aeronautica Air Mail dell’agosto 1987. Nei mesi successivi, fra le risposte alle sue richieste di testimonianze su quei remoti avvenimenti, Roberts ricevette anche alcune relazioni riguardanti il fronte italiano.

Nel 1943-44, Pat H. Wells, oggi ottantenne e abitante in Sudafrica, prestò servizio in due unità: in Tunisia, quale tenente pilota del 73º Squadrone Caccia Notturni dotato di Hurricane e, in seguito, quale Squadron Leader, in Sicilia e in Italia, nel 255° Squadrone Caccia Notturni dotato di Beaufighter.

Inizialmente scettico su quanto gli avevano narrato i colleghi, più di una volta in seguito egli fu testimone, da bordo del suo aereo, della presenza di fenomeni aerei insoliti. Una prima volta, in Tunisia, fra il maggio ed il luglio del ‘43; un’altra sul territorio italiano, fra il settembre del ‘43 e il febbraio del ‘44. Generalmente i corpi, di colore bianco, piuttosto brillanti e rotondi e dai contorni indefiniti, si muovevano un po’ al di sopra del suo aereo. Comparivano sempre uno per volta, e in un’occasione lui e gli altri tentarono vanamente di inseguirlo. Di solito all’inizio stavano immobili, poi si spostavano da un lato all’altro dell’aereo. Insieme a lui c’era sempre il navigatore, sergente pilota Izowsky, un canadese.

Ma i dettagli più interessanti sono altri. Sia Wells che gli altri aviatori chiamavano il fenomeno semplicemente "The Light" (la luce). Parecchi equipaggi sia del 73º Squadrone che del 255º ne furono testimoni e almeno una volta Wells li annotò sul log book - il diario di volo - in data 18 dicembre 1943. Quella sera, in occasione di un pattugliamento sulla zona di Napoli, Wells scrisse di un dog-fight (avvicinamenti ed allontanamenti reciproci) con "la luce". Un documento che l’ex-pilota ancora conserva, e di cui ci ha fatto pervenire una copia.

Un’ancor più stupefacente testimonianza giunse a Andy Roberts da un ex-aviatore residente a Londra, Eric Anderson, che volava su un Boston nel 55º Squadrone Cacciabombardieri della RAF. Essa è particolarmente significativa, perché implica una vera e propria scaramuccia tra l’aereo e il fenomeno non identificato: quasi un prologo ai numerosi casi del genere che presenterà poi la casistica Ufo-aerei contemporanea.

Ecco quanto Anderson scrisse a Roberts: "Al tempo dei fatti facevo parte delle Forze Aeree Sudafricane ed ero distaccato per le attività di volo presso la RAF. Eravamo stati arruolati come equipaggio in Egitto e l’episodio si verificò in occasione del nostro ottantreesimo o ottantaquattresimo raid: tutti i dettagli li devo ricavare a memoria, perché non conservai il mio log book dopo la guerra, quando tornai a vivere in Sudafrica. L’equipaggio comprendeva il pilota e ufficiale di volo Dave Urry, il sottoscritto nel ruolo di navigatore e bombardiere, Dennis Evers quale mitragliere e marconista e il mitragliere in torretta Murphy. Urry e Evers sono tuttora vivi. Dalla nostra base di Forlì la rotta seguita è segnata con una matita rossa sulla cartina che le allego. Il briefing fu tenuto alla base dal nostro comandante di stormo, Lionel Leon, della RAF. Eravamo in volo da circa due ore e mezzo e stavamo rientrando alla base. Erano le due del mattino circa. Tornati a terra l’intero equipaggio effettuò, insieme al personale di terra, un’attenta ispezione della parte inferiore del velivolo poiché avevamo imbarcato acqua dalla coda toccando il mare a soli 4 o 5 minuti dalla costa, dove fummo costretti a un’azione evasiva finché non perdemmo di vista le sei palle di fuoco! Il pilota fu avvisato dal marconista e io gli chiesi di salire immediatamente a 10.000 piedi, in caso fossimo stati danneggiati e avessimo dovuto paracadutarci sull’Adriatico. Ciò per fortuna non accadde, ma chiedemmo al comandante della stazione radar una rotta che ci conducesse dritti alla base. Il motivo per cui ritenevo essenziale rimanere a 10.000 piedi era anche il mio turbamento per il fatto che avevamo toccato l’acqua mentre l’altimetro segnava ancora cento piedi, e lo stesso valeva per lo strumento del pilota (...) Fummo interrogati al 232º Stormo dall’ufficiale di volo Lancaster, cui fornii tutti i dettagli sulle palle di fuoco sconosciute e dissi sia a lui che all’ingegnere di volo che sospettavo che i nostri strumenti fossero stati influenzati dalle palle di fuoco (...).

La notte in discorso avevamo raggiunto il nostro obiettivo sulle Alpi e lo bombardammo da un’altezza ottimale. (...) C’erano tre quarti di Luna e la visibilità era eccellente. Volavamo lungo la costa a 10.000 piedi quando il marconista e il pilota annunciarono all’unisono la presenza dei globi volanti. L’intero equipaggio li esaminò, discutendo su che sorta di arma potesse trattarsi. Ci aspettavamo un attacco e chiesi al pilota di compiere un largo giro intorno ad essi ad un’altezza di 2.000 piedi, la stessa a cui si trovavano le palle di fuoco. Così vidi che ce n’erano addirittura sei, grandi tre volte la Luna. Si allineavano come una collana sfilacciata nella notte, ma apparivano ben distanziate l’una dall’altra, la più vicina a un terzo di miglio, la più lontana tra le otto e le dieci miglia. Erano delle sfere perfette, senza ammennicoli o proiezioni di luce o linee che le collegassero. Non potevano neanche essere palloni di sbarramento. Brillavano di un rosso intenso come se fossero state sfere di ferro incandescente nel cielo, e potevamo agevolmente paragonarle con la Luna. Avevamo appena compiuto un giro completo intorno ad esse che mi sembrarono muoversi improvvisamente a grande velocità verso di noi. Chiesi subito al pilota di intraprendere un’azione evasiva. Per dieci minuti continuai a domandare al pilota una serie di manovre che mai più effettuammo nelle nostre sortite: risalite e picchiate su un fianco, procedure di stallo, avvitate e frequenti inversioni di direzione. Il comandante si comportava come il pilota di un caccia. Fece schizzare letteralmente l’aereo da un capo all’altro del cielo in un triangolo compreso fra l’Italia del nord-est e la parte più meridionale delle Alpi [in pratica tutto l’episodio si svolse sul Friuli, NdR]. Infine, gli chiesi di volare a bassa quota e di dirigersi verso la costa adriatica a sud di Trieste. Cinque minuti dopo aver superato la costa toccammo l’acqua a una velocità di 250 miglia all’ora (_). Effettuammo un circuito di 25 miglia intorno alle sfere tenendo il nostro bimotore Boston a una quota media di 2.000 piedi, così che la vista di esse avveniva sempre dai finestrini di sinistra.

In quel momento (marzo 1945) nessuno di noi sapeva nulla su tali oggetti, e questo fu il primo ed unico avvistamento che avemmo durante la guerra. Alcune settimane dopo ricevemmo copia della rivista americana Stars and Stripes e di quella inglese Union Jack (...) Uno o forse tutti e due i giornali davano particolari sulle osservazioni di tali oggetti effettuate da alta quota da parte di equipaggi di aerei americani".

Un altro inglese, Eric Myring, aveva a suo tempo ventisei anni. Anche lui tentò di sfuggire all’azione di una strana "luce" nei cieli del nostro paese. Era un ufficiale pilota del 272º Squadrone Costiero della RAF equipaggiato con Beaufighter Mk. X, impegnato soprattutto in attacchi a naviglio e a obbiettivi portuali, ma in quella specifica occasione - la notte del 2, del 5 o dell’8 giugno 1944 - stava compiendo una sortita nell’interno. Era forse mezzanotte, e Myring volava lungo una strada di collegamento tra Firenze e Roma, comunque a sud-ovest di Firenze. Probabilmente si trovava a tre o quattromila piedi nel cielo limpido, illuminato dalla Luna. Era decollato insieme agli altri da Alghero, e con i suoi compagni doveva attaccare qualsiasi veicolo che da nord si muovesse lungo le strade che conducono verso la capitale.

Ad un tratto, un migliaio di metri sotto di loro, Myring e il suo navigatore, Tom Corlett, videro una luce rossa, assai brillante, che inizialmente gli ricordò un altro aereo. Per un tempo che a Myring parve infinito - in realtà per cinque o forse dieci minuti - la luce li inseguì in qualsiasi direzione andassero e qualsiasi azione evasiva tentassero. Il tallonamento (la luce si mantenne sempre a una distanza costante dall’aereo, un altro particolare che ricorrerà spesso nella futura casistica Ufo-aerei) era tanto persistente che i due pensarono che si trattasse di un velivolo dotato di un sistema radar avanzato. Il Beaufighter, però, era un aereo assai manovrabile e l’equipaggio era esperto nel volo a bassa quota. Si abbassarono tra montagne e colline e riuscirono a scrollarsela di dosso.

Tornati ad Alghero, riferirono quanto avevano visto non al loro ufficiale addetto alle informazioni, che era in licenza, ma a un giovane ufficiale che, quando gli dissero di esser stati seguiti da un aereo con una luce rossa, obiettò: "Avete visto che era un aereo? Si è stagliato contro la Luna, ad esempio?" Risposero di no, e l’ufficiale ribatté: "Allora come sapete che era un aereo?" Concluse che non poteva registrarlo come "un aereo", e decise di stendere un rapporto sul fatto che erano stati seguiti da "una luce rossa volante". Poi, l’incalzare degli avvenimenti bellici li distrasse dal pensiero di quell’incontro notturno.

Un altro classico incontro UFO-aerei nel periodo della fenomenologia dei foo fighters verificatosi nei cieli italiani è stato raccolto negli Stati Uniti nell’estate del 1995 da Max Calderwood, un inquirente del CUFOS (il Center for UFO Studies).

Walt Humphrey, un ex-ingegnere meccanico del Maine, nel giugno 1944 aveva ventisei anni, e prestava servizio nell’Army Air Force. Ecco la traduzione del suo racconto:

"Capeggiavo un volo di addestramento condotto da tre P 38 Lightning che dirigevano verso nord volando sull’Adriatico. Uno dei miei uomini chiamò segnalando un possibile nemico proprio sopra di noi. Eravamo poco a nord-est di Bari. Pensavo alla missione e mi aspettavo che i miei uomini stessero all’erta alla ricerca di eventuali nemici. L’oggetto apparve direttamente sopra di noi. Stimo che la mia altezza in quel momento fosse di 33.000 piedi. Il disco, argenteo e rotondo, da 50.000 piedi scese fino a 40.000 circa e rimase con noi per circa tre minuti. Via radio discutemmo di cosa potesse trattarsi, visto che era molto grande. Improvvisamente accelerò verso nord. Dato che l’oggetto scomparve in uno o due secondi, valutammo la sua velocità a 16.000 km/h. In occasione del rapporto dopo il volo, dato che l’avvistamento era così insolito, intervenne il nostro colonnello. Io ero membro del 1º Gruppo da Caccia, e pensavamo potesse trattarsi di un’altra delle armi segrete di Hitler".

Nel disegno di paragone che accompagna la relazione di Humphrey il corpo volante, apparso argenteo ed enorme nel cielo sereno, era accostato nelle dimensioni apparenti a più di tre volte quelle del disco lunare.

A parte un altro avvistamento di cui sappiamo ben poco, non disponendo della fonte primaria [18], e che avrebbe coinvolto un bombardiere sulla zona del Brennero nel marzo del 1945, sarà bene precisare che le testimonianze sui foo fighters in Italia non derivano soltanto da racconti come quelli appena presentati, giunti agli studiosi quaranta o cinquant’anni dopo i fatti. Negli ultimi tempi, sono infatti emerse anche documentazioni originali del tempo, finalmente declassificate o comunque reperite dagli studiosi americani direttamente presso gli archivi dei vari stormi aerei anglo-americani.

E’ il caso dei "Rapporti Quotidiani Operativi" del 416° Stormo Caccia Notturni dell’USAAF, dotato di Mosquito Mk. XXX, che operava sul fronte italiano e le cui note - in precedenza "confidenziali"- sono divenute di pubblico dominio nel luglio ‘93 [19].

I rapporti concernenti il mese di febbraio 1945 presentano varie notizie per noi interessanti.

A parte le generiche descrizioni di "razzi" o le frasi purtroppo illeggibili, il compilatore dei rapporti, capitano C.S. Miller, annotava ad esempio che durante una missione sulla parte centrale del Po effettuata dalle 17.55 alle 19.15 del giorno 17 "ad ovest di Massa, a 5-6000 piedi, è stata vista dirigersi verso ovest quella che è sembrata una palla di fuoco rossa che si muoveva con traiettoria curvilinea. Dapprima è salita di quota, poi è parsa scomparire alla vista in una valle a sud di Massa. Non emetteva getti di fiamme né sembrava un aereo a reazione". E il giorno dopo, addirittura, erano riferiti tre avvistamenti verificatisi durante un attacco nelle zone tra Livorno e La Spezia durato dalle 20.10 alle 23.10. "2. Alle 20.30 è stata vista una luce bianco-rossastra che emetteva getti accendersi e spegnersi a circa 6-8 miglia di distanza, vicino a La Spezia e dirigere a nord-ovest a una quota di 10.000 piedi. E’ stata inseguita a una velocità di 280 miglia all’ora per un minuto e mezzo. Si è mossa zigzagando ed è scomparsa... 4. Alle 21.55, 10 miglia a sud della Spezia ne è stata inseguita un’altra che si è diretta oltre La Spezia, dove il pilota l’ha seguita. Scomparsa 10 o 15 miglia a nord della città. Il nostro aereo volando a 300 miglia all’ora non ha potuto agganciarla. 5. Alle 22.50, cinque miglia a sud di Pisa, vista una luce da una distanza di 10 miglia. Inseguita per due minuti o due minuti e mezzo. Si è diretta a nord ed è scomparsa. Si trovava a 10.000 piedi. E’ stata descritta lampeggiare alternativamente in maniera debole e brillante. Nessun contatto radar. Non constatato alcun disturbo elettronico".

E ancora, la notte sul 21 febbraio, durante una missione fra Parma, Cremona e Piacenza: "Alle 00.45 osservate due grandi palle di fuoco rosse ad un’altezza di 4.000 o 5.000 piedi. Si sono librate in aria per circa dieci minuti sopra Piacenza".

E per concludere, la sera dopo, durante una missione fra Genova e Parma: "Dieci o dodici miglia ad ovest di Parma, a 4.000 piedi, una forte luce bianca durata circa quattro minuti. E’ sembrata immobile. Nessun velivolo osservato".

Certo, non è da escludere che queste scarne descrizioni possano riferirsi ad attività condotte dai tedeschi: già allora, infatti, sul fronte italiano operavano alcuni aerei a reazione nazisti [20]. Ma che l’osservazione di fenomeni aerei insoliti non dovesse essere un fatto isolato pare confermato dai rapporti di un’altra unità dell’USAAF impegnata nella stessa zona: il 416º Squadrone Caccia Notturni, che nel marzo 1945 era dislocato sul campo di volo di Pontedera, nel pisano.

I compilatori dei fogli, un tempo segreti, il maggiore David B. Hamilton e il capitano Harold C. Davidson, tra una spigolatura e l’altra, con apparente noncuranza annotano per la sera del 13: "verso Bologna un foo fire [li chiamavano così, NdR] è stato osservato dai tenenti Schaeffer, Ayres, Price e dall’ufficiale di volo Wilkinson". E di nuovo, il 21: "niente di più eccitante di un foo fire è stato segnalato da altri equipaggi che pattugliavano le aree del fronte tra Bologna e Firenze: il tenente Evans e l’ufficiale di volo Campion, i tenenti Baker e Brown, il tenente Weaver e l’ufficiale di volo Kalan". Più dettagliate le notizie per il giorno 23. "Il tenente Gravel e l’ufficiale di volo Moore hanno compiuto un’incursione sulle aree di Bergamo e Ghedi e hanno raccolto altri indizi sulla natura dei foo fire. Alle 20.15, a 1.500 piedi sopra Casimoro, entrambi hanno osservato raffiche di mitragliatrice al suolo e subito dopo due palle di foo fire sono apparse a circa 500 metri proprio dietro il loro velivolo. Quarantacinque minuti dopo l’esperienza si è ripetuta in un altro punto, tranne che invece di esaurirsi dopo tre o quattro minuti, una delle palle è bruciata come un proiettile mentre l’altra continuava a brillare... L’azione di artiglieria campale e i foo fire sono stati segnalati da altri equipaggi...".

Tali resoconti, insieme a decine di altri, sono stati ritrovati dalle pazienti ricerche dell’ufologo americano Jeff Lindell, che da alcuni anni si sta dedicando esclusivamente ai foo fighters, rintracciando e consultando gli archivi e i log books dei reparti anglo-americani operanti sui fronti europeo ed asiatico, e ha inoltre raccolto centinaia di ore di registrazioni di interviste dirette con i piloti che ne furono testimoni.

Questo è il modo corretto di affrontare l’argomento dell’ufologia storica, non limitandosi a copiare e ricopiare all’infinito le stesse storie senza curarsi di verificarle, ma al contrario cercando nuovi dati di prima mano.

E questo è l’aspetto serio e certamente più sconcertante del fenomeno dei foo fighters, il cui enigma ad oltre cinquant’anni di distanza rimane irrisolto.

 

 

 

NOTE

[1] Gianfranco Degli Esposti, "Foo fighters" su Notiziario UFO, n. 9, novembre-dicembre 1996, pp. 20-27.

[2] Giuseppe Stilo, "I ‘dischi’ di Hitler" (4° Parte), su Il Giornale dei Misteri n. 268, febbraio 1994, pp. 62-64.

[3] Solo pochi anni fa, l’ufologo francese Joel Mesnard si è posto il problema di quante fossero in effetti le foto di foo fighters, in margine all’articolo "Tout ça ne date pas d’hier", su Lumières dans la nuit n. 313, gennaio-febbraio 1992; si veda anche: Giuseppe Stilo, "Le foto dei foo-fighters", su UFO Forum n. 4, luglio 1996, p. 33.

[4] Per la precisione sul numero 7, maggio 1970, del mensile fotografico bolognese Skema, interamente dedicato a "I Marziani?" e curato da Roberto Pinotti per il CUN.

[5] Lo scambio di messaggi è avvenuto su Internet, nell’ambito della circolare telematica Project-1947 Mailing List, tra il 31 gennaio e il 9 febbraio 1997. Gli interventi più interessanti sono stati tradotti in italiano da Marco Orlandi: "Tornano le foto dei foo-fighters", su UFO Forum n. 7, luglio 1997, pp. 45-47.

[6] Intorno alla metà degli anni ’50 Yusuke Matsumura già diffondeva bollettini ciclostilati in inglese a nome di un gruppetto di appassionati denominato Flying Saucer Research Group. Ma nel 1958, a Yokohama, egli creò la CBA International (Cosmic Brotherhood Association) assieme al fiduciario in Giappone del contattista americano George Adamski, Hachiro Kubota, e avviò la rivistina Flying Saucer News. Improvvisamente, però, Matsumura si staccò dallo stesso Kubota e diede una svolta se possibile più estremistica alla sua associazione: affermò di aver incontrato lui stesso i "Fratelli dello Spazio", che lo avevano condotto su un’astronave atterrata in un località del Giappone sud-occidentale, disse di aver parlato con vari extraterrestri per le vie di Tokyo e anche di esser stato attaccato dai leggendari "uomini in nero" in un celebre quartiere della capitale nipponica! A partire dal ‘57 Matsumura cominciò a diffondere dozzine di foto di nubi di foggia un po’ insolita, spacciandole per "ricognitori" e "navi madri" scattate da lui stesso. E finalmente, nel più perfetto stile delle sette pseudo-religiose a sfondo para-ufologico, giunse la previsione di un cataclisma che avrebbe sconvolto il mondo nel 1960 in seguito a un capovolgimento dell’asse terrestre con inondazioni e morte del 96% della popolazione del globo: inizialmente preventivata per febbraio, la data della catastrofe fu poi fissata per il 21 giugno. La CBA chiese ai suoi adepti di vendere tutti i loro beni e di accumulare cibo e medicine in attesa dell’arrivo di centinaia di "dischi" che avrebbero salvato i fortunati. La concentrazione dei seguaci doveva avvenire sulle rive del lago Biwa, che è il maggiore dell’arcipelago giapponese. Naturalmente non accadde nulla e alcuni fra quelli che avevano alienato le loro proprietà per raccogliere fondi da donare alla CBA citarono in giudizio l’associazione di Matsumura. Uno dei sostenitori del gruppo, uno studente delle scuole superiori colpito da una grave depressione per l’annuncio del disastro, si era suicidato tempo prima (Jun-Ichi Takanashi, "Foo Fighters Photographs in Japan", Project-1947 Mailing Lists, 7 febbraio 1997). Pochi anni dopo, oltre alle supposte immagini dei "foo fighters giapponesi", quello che non pochi autori italiani hanno a lungo presentato al pubblico come un "ufologo" diffondeva, fra centinaia di altre pretese foto di UFO, alcune delle più note e pubblicate fotografie di UFO "scattate dagli astronauti", alcune delle quali si scoprì poi che erano state grossolanamente ritoccate (in particolare la celeberrima foto della Gemini 7, che nella "versione Matsumura" ha soppresso l’antenna lasciandone visibile solo la punta illuminata dal sole).

[7] Secondo Wendelle Stevens, nel libro firmato con Paul Dong, UFOs Over Modern China, (Aztec, 1983, p. 18), la foto sarebbe stata scattata "in Manciuria nel 1942". Si noti che in questo volume del controverso sponsor americano del contattista svizzero Billi Meier, tutte le foto dei foo fighters giapponesi (ne sono riprodotte sette della "serie Matsumura") sono spostate nei cieli della Cina, probabilmente perché il libro riguarda proprio gli avvistamenti UFO in quel paese. Di recente, nell’opera collettiva UFO Dossier X, Sezione III -Tracce nella storia, pp. 71-72, l’"adattamento" di quattro delle foto Matsumura operato da Stevens è purtroppo reiterato senza alcun controllo, e le immagini sono con poca prudenza definite "sensazionali fotografie".

[8] In Stevens, op. cit., p. 16 si parla di "bombardieri Nakajima".

[9] Per Stevens, op. cit., p. 16, il fatto sarebbe accaduto "in Manciuria nel 1941".

[10] Stavolta il già citato Stevens, a p. 15 del suo libro colloca il presunto episodio "in Manciuria nel 1940" e parla di bombardieri Mitsubishi 97.

[11] Justo Miranda e Pedro Mercado, appassionati madrileni degli aspetti meno noti e più controversi della storia dell’aviazione, nel loro testo Strange Phenomena in the German Sky, The Reichdreams Research Service (Dossier n. 11, Madrid, edito presso gli Autori, senza data ma probabilmente 1995) identificano gli aerei in tre addestratori Tachikawa Ki 55 (non 36) della Scuola di Volo dell’Esercito Imperiale basati a Kumagaya. Da notare però che tali autori non citano nessuna fonte giustificativa di questa e di altre informazioni inedite.

[12] L’affermazione circa i "piloti alleati" comparve, ad esempio, nella didascalia che corredava la foto in un articolo di Roberto Pinotti, "L’enigma dei foo fighters - Parte 1" su Notiziario UFO n. 45, maggio-giugno 1972. Stupisce che nella seconda parte dell’articolo, comparsa sul numero successivo della stessa rivista, lo stesso Pinotti parli di "una bellissima foto scattata su Kärnten da due piloti tedeschi". E’ appena il caso di notare che Kärnten non è affatto una città tedesca (come ripetutamente affermato da tutte le fonti italiane), ma bensì il nome tedesco della regione austriaca della Carinzia! Anche a questo proposito, non sembra che nessuno dei vari autori italiani che si sono diligentemente ricopiati l’un l’altro si sia mai peritato di aprire un atlante.

[13] La fonte originale della foto risulta però un’altra, purtroppo dello stesso livello di inattendibilità della CBA giapponese: la rivista tedesca di contattismo UFO Nachrichten, che per prima pubblicò la foto sul n. 37, settembre 1959, senza altri dettagli che la seguente didascalia: "UFO sulla Carinzia, maggio 1944 - Foto messaci a disposizione da un pilota che durante la Seconda Guerra mondiale aveva ricevuto l’ordine di andare a Monaco di Baviera. In seguito all’avvicinarsi di aerei nemici non gli fu possibile di seguire gli ordini e preferì, come nativo della Carinzia, cercare rifugio sulle montagne della sua regione. Nel corso di questo volo, si accorse di un velivolo non identificato che lo accompagnava. Da quando gli fu chiaro che l’altro non aveva cattive intenzioni, prese la sua fotocamera e fotografò il suo accompagnatore. In primo piano, elica ed ala del suo aereo". Secondo Miranda e Mercado si sarebbe trattato di un caccia notturno Junkers Ju 88C del Nachtjäger Geschwader 2 della Luftwaffe, ma non riportano la fonte da loro utilizzata. La sagra dei dettagli, ogni volta diversi ma tutti orfani di padre potrebbe del resto, proseguire con uno dei più prolifici scrittori spagnoli di libri sugli UFO, il giornalista Juan José Benitez, che nel suo libro fotografico Los Visitantes (Editorial Planeta, Barcellona 1982) a p. 26 ci informa seriosamente che l’aereo era un Focke Wulf al rientro da una missione sulla Norvegia!

[14] Stevens, op. cit., p. 15 parla di "Manciuria 1940".

[15] Secondo lo studioso americano Jeff Lindell una foto interessante si troverebbe presso gli archivi del 444° Gruppo da Bombardamento dell’USAAF. L’ufficiale addetto alle informazioni di quel reparto avrebbe partecipato a una missione portando con sé una macchina fotografica con cui avrebbe ripreso uno strano fenomeno. La foto si troverebbe tuttora nell’albo storico della succitata unità. Lindell ha poi trovato un’altra foto negli archivi del 504° Gruppo Bombardieri, in cui si vedono dei traccianti sparati contro quella che sembra la Luna (Jan Aldrich, "Foo Fighters Photographs?", Project-1947 Mailing List, 3 febbraio 1997). Invece, secondo quanto riferito da Jerome Clark e Lucius Farish sulla rivista UFO Report della primavera 1975, l’ufologo americano Len Stringfield avrebbe raccolto la testimonianza di certo C.J.J., membro di uno squadrone di aerei antisommergibile che nel novembre 1942 pattugliava il golfo di Biscaglia, al largo delle coste atlantiche francesi. Un giorno, per quindici minuti, tutto l’equipaggio avrebbe seguito da vicino le manovre di un "massiccio oggetto senz’ali" che volava intorno all’aereo. Il sergente M.F.B. avrebbe scattato più foto con una macchina K-20 prima che l’UFO scomparisse non senza aver prima compiuto un’improvvisa inversione di 180°. Una sola foto - presa con un filtro - sarebbe riuscita, e sarebbe risultata di qualità "perfetta".

[16] Ernesto Thayaht, "Saucers in Italy", su Flying Saucer Review, vol. 1 n. 2, estate 1955; trad. it. in UFO Dossier X, Sezione III - "Tracce nella storia", Fabbri, Milano 1997, p. 65.

[17] Il caso fu riferito brevemente dapprima da Donald E. Keyhoe nel suo libro Flying Saucers: Top Secret, Putnam, New York, 1960, pp. 193-194, e poi da Gordon Lore e Harold Denault, Mysteries of the Skies — UFOs in Perspective, Prentice-Hall 1968, p. 118 (e la lettera di Leet a Keyhoe fu pubblicata nel rapporto The UFO Evidence, che il NICAP inoltrò a tutti i parlamentari americani nel 1964), ma il resoconto di gran lunga più completo è quello che fornì lo stesso Leet nell’articolo "The Flying Fortress and the Foo-Fighter", sul MUFON UFO Journal n. 133, gennaio-febbraio 1979, pp.3-4.

[18] Si tratta della rivista americana Official UFO vol. 1 n. 2, estate 1975; si veda anche Michel Bougard, La chronique des OVNI, Delarge, Bruxelles 1977, p. 273.

[19] I primi archivi storici, contenenti rapporti di avvistamento, furono recuperati nel 1992 da Barry Greenwood, che ottenne dall’USAF i microfilm del 415° Squadrone Notturno, quello i cui piloti coniarono l’espressione foo fighters (Barry Greenwood, "Official Foo-Fighter Records Revealed", su Just Cause n. 32, giugno 1992). Greenwood, Jan Aldrich e Jeff Lindell hanno in seguito reperito decine di segnalazioni finora sconosciute negli archivi degli altri stormi aerei inglesi ed americani, scoprendo che in realtà i piloti alleati usavano parecchi nomi diversi per indicare i misteriosi avvistamenti. Le segnalazioni di osservazioni avvenute sopra l’Italia sono state trasmesse al CISU nell’ambito della nostra collaborazione al Project 1947.

[20] Marco Orlandi, "German Jets in Italy in WWII", Project-1947 Mailing List, 12 marzo 1997.

 

 

 

MA QUALE OPERAZIONE URANO! LA FARSA DEL SONDERBÜRO

Nel 1970 il giornalista e scrittore francese Henry Durrant pubblicò nel suo primo libro ufologico, Le livre noir des soucoupes volantes, alcune affermazioni clamorose circa un asserito interesse da parte dell’aeronautica militare nazista, nell’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, per quello che sarebbe stato il primo studio ufficiale degli UFO condotto nell’Europa continentale, prima ancora che venisse coniato il termine "UFO". Senza citare la fonte delle sue informazioni (a differenza di tutti gli altri fatti descritti nel libro), Durrant scriveva che, nel 1944, I’Oberkommando der Luftwaffe, in seguito all’accumularsi dei rapporti di awistamento di corpi volanti non identificabili e misteriosi velivoli da parte di piloti e militari tedeschi in varie zone dell’Europa occupata, avrebbe creato un apposito organismo di studio, il Sonder Büro N. 13, chiamato in codice "Operazione Urano". Formato da "ufficiali piloti, ingegneri aeronautici, consulenti scientifici" esso avrebbe raccolto, sotto la guida di certo "prof. Georg Kamper", numerose "testimonianze", alcune delle quali Durrant riportava nel suo libro. Fra queste, la "balena aerea" del 1942 sopra Banak (Norvegia) e il clamoroso filmato della sfera invisibile durante il lancio di un missile da Kummersdorf nel febbraio 1944, alla presenza di Goebbels e Himmler [1].

Questa notizia venne in seguito ripresa — come al solito, senza alcuna verifica - da numerosi autori, soprattutto in Francia [2] e in Italia [3], dove il libro di Durrant era stato tradotto l’anno successivo [4]. Già nel 1979, però, l’ufologo francese Thierry Pinvidic ebbe modo di avanzare dubbi su questa e su altre storie di "armi segrete tedesche", riferendo gli esiti negativi di una inchiesta svolta in Germania [5]. Proprio le pressioni esercitate da Pinvidic su Durrant portarono infine quest’ultimo ad ammettere, nel 1982, che il Sonder Büro N. 13 altro non era che una sua invenzione giornalistica, anzi una "trappola per i copiatori". La rivelazione ebbe non poca risonanza e suscitò alcune polemiche e perfino ulteriori precisazioni dello stesso Durrant [6].

A causa del tipico provincialismo (per non dire disinteresse a documentarsi e auto-correggersi) di una certa "ufologia", fuori dai confini francesi, invece, la storia dell’Operazione Urano ha proseguito a circolare indisturbata, senza che nessuno dei vari "studiosi" che l’hanno riportata si sia mai preso la briga di tentare una verifica [7].

In realtà, però, Durrant non fu l’inventore della storia, ma si limitò a sua volta a copiarla, e — per ironia della sorte — proprio da una fonte italiana! Solo di recente ci siamo infatti resi conto che il testo di Durrant ricalcava quasi perfettamente un articolo apparso nel 1966 sulla rivista Clypeus (alla quale Durrant era all’epoca abbonato) a firma di Alberto Fenoglio [7]: autore di numerosi testi di aeronautica e uno dei primi studiosi italiani di dischi volanti, Fenoglio non esitava a pubblicare articoli ufologici inventandosi di sana pianta fatti e persone inesistenti [8]. E’ quindi alla sua inventiva che va correttamente ricondotta la bufala del Sonder Büro 13.

Con l’occasione, merita segnalare che — per una curiosa simmetria — è con tutta probabilità una montatura anche l’analoga commissione proto-ufologica che sarebbe stata creata dall’Esercito britannico nel 1943 per raccogliere e studiare gli avvistamenti di foo fighters. La fonte originale della notizia fu un altro giornalista-scrittore-ufologo, l’americano Frank Edwards, in un suo libro del 1967 [9], secondo il quale la commissione sarebbe stata diretta dal generale Massey. Anche di questa storia non viene fornita alcuna fonte documentaria, ma questo non ha impedito — ancora una volta — che abbia circolato indisturbata per oltre 30 anni e che sia stata ampiamente ripresa e chiosata (e mai verificata) da un numero di autori ancora maggiore che l’Operazione Urano [10], anche dopo (e nonostante) che sia stata inequivocabilmente sconfessata e smentita con precisi dati di fatto e documentari, sulle pagine (stavolta) di una notissima pubblicazione ufologica internazionale, dallo stesso sir Victor Goddard, già Air Marshall e fra i massimi dirigenti dell’intelligence britannica in quel periodo, oltre che un grande appassionato di UFO [11].

D’altra parte possiamo star certi che anche questa nostra rivelazione (inedita per il nostro paese) non impedirà in futuro ai soliti scribacchini nostrani di proseguire a sbandierare le parallele "commissioni segrete militari che inglesi e tedeschi crearono durante la seconda guerra mondiale".

e.r.

FONTI

[1] Henry Durrant, Le livre noir des soucoupes volantes, Laffont, Paris 1970, pp. 84-86.

[2] Robert Frederick, A la recherche des ET, Bordas, 1973; François Gardes, Chasseurs d’Ovni, Albin Michel, Paris 1977, p. 193 (tr. It. Cacciatori di UFO, Salani, Firenze 1979, p. 175); Yves Naud, Les ET et les OVNI dans l’antiquité, Famot, Ginevra 1977; e più recentemente perfino sul peraltro documentato Timothy Good, Above Top Secret: The Worldwide UFO Coverup, Sidgwick & Jackson, London 1988, p. 19.

[3] Gianfranco DeTurris e Sebastiano Fusco, Obiettivo sugli UFO: fotostoria dei dischi volanti, Mediterranee 1975, pp. 32-35; Marcello Coppetti, UFO: arma segreta, Mediterranee, Roma 1979, pp. 67-69; Franco Ossola, Dizionario enciclopedico di ufologia, Siad, Milano 1981, pp. 350 e 890-891.

[4] Trad. it.: li libro nero dei dischi volanti, Dellavalle, Torino 1971, pp. 69 e 71-73.

[5] Thierry Pinvidic, Le noeud gordien, ou: la fantastique histoire des Ovni, France Empire, Parigi ’79, pp. 221-229.

[6] Thierry Rocher, "Sonder Buro.. c’etait trop gros!", su Ovni et compagnie, n. 29, gennaio-marzo 1983; UFO-lnformations n. 39, 1° trimestre 1983, Thierry Pinvidic, "De natura rerum ufologicarum", su OVNI Prèsence n. 27, settembre 1983, pp. 7-8; Henry Durrant, "OP 27: Henry Durrant répond", su OVNI Prèsence n.28 del dicembre 1983, pp.27-29; Thierry Pindivic, "Tant va la cruche à l’eau..", su OVNI Prèsence n.30 del giugno 1984 pp. 12 e 14; Jean Giraud, "L’OVNI-suiveur-de-V2 ne répond plus", OVNI Prèsence n.30, giugno 1984, pp. 27-31.

[7] Alberto Fenoglio, "Ordigni misteriosi nei cieli germanici", su Clypeus, ottobre 1966, pp. 26-27, 29.

[8] La più celebre e diffusa delle quali fu la "sfera argentea" con umanoide scesa ad Avignone (Francia) nel 1790, ampiamente ripresa da numerosi libri e riviste in tutto il mondo, anche dopo che le ricerche condotte negli archivi dipartimentali dell’Orne dimostrarono l’inesistenza della stessa inchiesta dell’"ispettore Liabeuf" (si veda: Christiane Piens, Les OVNIs du passé, Marabout 1977, pp. 82-83).

[9] Frank Edwards, Flying Saucers Here and Now, Lyle Stuart, New York 1967, p. 43.

[10] Fra le "vittime" di quest’altra storia vi è lo stesso Durrant, che la riporta a pag. 83 del suo libro citato (pag. 69 dell’edizione italiana); inoltre John Keel, UFOs: Operation Trojan Horse, 1970 (trad.it. UFO: operazione cavallo di Troia, MEB, Torino 1975, p. 38); nonché i già citati De Turris e Fusco, op. cit., p. 32; Ossola, op. cit., p. 890; Gardes, op. cit., pp. 174-175; Good, op. cit., pp. 18-19.

[11] Victor Goddard, "Governmental Reports on UFOs", su Flying Saucer Review, vol. 24 n. 1, giugno 1978, pp. 30-31.

 

 

FOO FIGHTERSD A LEGGERE: UNA BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

La saga dei foo fighters venne avviata con l’articolo di Jo Chamberlin, "The Foo Fighter Mystery", sulla rivista The American Legion Magazine del dicembre 1945, che riportò alcune testimonianze di piloti alleati. Questo testo, quasi mai citato, è in realtà la fonte dalla quale hanno copiato gli autori successivi.

Il primo articolo che inquadrava i foo fighters nel fenomeno UFO fu quello dello scrittore Harold Wilkins, "The Strange Mystery of the Foo Fighters", pubblicato sulla rivista americana dell’insolito Fate nel numero di agosto-settembre 1951 e successivamente incluso come capitolo ("The Coming of the Foo Fighters") nel libro di Wilkins, Flying Saucers On The Moon (edito in Gran Bretagna nel 1954 e pubblicato negli USA da Citadel Press col titolo Flying Saucers on the Attack).

L’articolo di Gordon Creighton, citato nel testo dell’articolo, si intitolava semplicemente "Foo Fighters", su Flying Saucer Review vol. 8 n. 2, marzo-aprile 1962, e riassumeva il testo di Wilkins (che a sua volta era in gran parte basato su quello di Chamberlin).

Diversi altri casi, pervenuti all’organizzazione ufologica NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phenomena), furono raccolti in due capitoli ("The ‘Foo Fighters’" e "Foo Fighters on the Home Front") del libro di Gordon Lore e Harold Denault sui casi ufologici anteriori al 1947: Mysteries of the Skies: UFOs in Perspective, Prentice-Hall 1968.

Diversi altri casi furono raccolti e pubblicati da Jerome Clark e Lucius Farish nell’articolo "The Mysterious Foo fighters of World War II", sulla rivista UFO Report, vol. 2 n. 3, primavera 1975 e da Loren Gross nella monografia Charles Fort, the Fortean Society and UFOs, edito privatamente dall’autore nel 1976.

Un tentativo infruttuoso di verificare il versante tedesco venne condotto dall’ufologo francese Thierry Pinvidic e pubblicato nel capitolo "Les armes secrètes allemandes" del suo libro, Le noeud gordien ou: la fantastiques histoire des OVNIs, France-Empire 1979.

I primi risultati delle ricerche di Andy Roberts furono pubblicati nel suo articolo "The Foo Fighters: the Story So Far", sul BUFORA Bulletin n. 29, luglio 1988.

Esiste inoltre un catalogo di tutti gli avvistamenti dell’ultimo periodo bellico (A Bibliography of References to UFO Incidents during World War II), curato ed aggiornato dall’ufologo svedese Anders Liljegren, con la collaborazione di studiosi di tutto il mondo.

In Italia il primo articolo dedicato all’argomento fu quello di Alberto Fenoglio, "Ordigni misteriosi nei cieli germanici", su Clypeus, ottobre 1966, che non citava alcuna fonte e riportava casi inediti ma fortemente dubbi, peraltro ripresi senza controllo - unitamente alla storia della commissione ufficiale nazista - da vari autori successivi, fra cui in particolare Henry Durrant nel libro Le livre noir des soucoupes volantes, Laffont 1970 (ed. it. Il libro nero dei dischi volanti, Dellavalle 1971), che a sua volta costituirà la base per varie ricopiature acritiche in Francia e Italia.

I foo fighters rivestivano un ruolo centrale nell’interpretazione degli UFO come velivoli segreti basati su progetti nazisti, avanzata da Renato Vesco nei suoi tre libri, e in particolare in Intercettateli senza sparare! La vera storia dei dischi volanti, Mursia 1968 (capitolo "Strani bagliori notturni nel cielo della Renania").

La principale fonte italiana è però stato Roberto Pinotti, con l’articolo "L’enigma dei ‘foo-fighters’ - Gli UFO nella seconda guerra mondiale", pubblicato in due parti su Notiziario UFO n. 45, maggio-giugno 1972, e n. 46, luglio-agosto 1972 e poi in gran parte ripreso come capitolo ("L’enigma dei foo-fighters") sul suo libro Visitatori dallo spazio, Armenia 1973 e più volte in altri successivi libri ed articoli dello stesso autore, oltre che più o meno diligentemente ricopiato da altri autori nostrani.

Dei testi italiani merita ancora ricordare il capitolo "Il mistero dei foo-fighters" sul libro di Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco, Obiettivo sugli UFO: fotostoria dei dischi volanti, Mediterranee 1975, contenente oltre ad alcune foto anche un elenco degli avvistamenti; ed il capitolo "I servizi segretii e gli Ufo tra il ’34 e il ‘45" del libro di Marcello Coppetti, Ufo: arma segreta (Mediterranee 1979), che riporta circostanziandoli - con dati probabilmente di fantasia - alcuni dei casi fasulli, inventati da Fenoglio (e diffusi da Durrant).

e.r.